Non ha voluto difendere Fofana, il musulmano rapitore e seviziatore dell’ebreo Ilan Halimi, ma sogna di poter difendere un giorno Osama bin Laden. Jacques Vergès ha già pronta la strategia di difesa: l’occidente, lo sfruttamento, il risentimento, ma forse è troppo sperare che accadrà. A vederlo così, mentre mangia come un commesso viaggiatore in un ristorante di Spoleto, dov’è venuto per presentare al Festival dei due mondi “Serial Plaideur”, il monologo teatrale che da un anno domina il cartellone parigino, l’avvocato più mefistofelico del mondo, difensore di un’infinta serie di indifendibili, sembra serissimo.