“Ci fa ancora molto male. Quando alleni il figlio di qualcun altro, finito l’allenamento non ci parli più. Con tuo figlio invece tutto si porta a casa", dice il padre e allenatore dello scheletista ucraino che è stato squalificato perché voleva gareggiare alle Olimpiadi con un casco sul quale erano raffigurati i volti degli atleti suoi connazionali caduti in guerra