La gente ha fermato le macchine, ha spalancato le portiere, è corsa verso il riparo più vicino, si è sdraiata lunga a terra, secondo le procedure imparate nelle esercitazioni che si fanno ogni anno, lontano da veicoli che diventano trappole se il missile colpisce in strada. Le sirene hanno suonato a Tel Aviv ieri per la prima volta dal 1991, quando arrivavano gli Scud lanciati da Saddam Hussein. Questa volta il tempo di preavviso prima dell’impatto, calcolato da computer che fanno migliaia di conteggi e tracciano infinite possibilità di traiettoria nel giro di decimi di secondo, è molto, troppo breve.