Un think tank di Washington smentisce il capo di stato maggiore americano, Martin Dempsey, che il 19 luglio in una lettera al Congresso ha spiegato che un intervento militare in Siria è rischioso, costosissimo, richiede l’impiego di centinaia di aerei, navi e sommergibili e si trasformerà in un impegno a lungo termine. I numeri allarmanti del generale sono: un’operazione di almeno un anno e dodici miliardi di dollari, con la possibilità concreta di essere costretti infine a mandare anche le truppe di terra (l’incubo “boots on the ground”, l’esatto contrario della politica del presidente Barack Obama). Il paper che sbugiarda la cautela del Pentagono è del 31 luglio ed è firmato da Christopher Harmer.