Non avrà il respiro filosofico e narrativo dell’isola di “Lost” ma l’ultimo film di Martin Scorsese promette benissimo. Su “Shutter Island”, poco più di uno scoglio impervio al largo di Boston, c’è un manicomio criminale diretto da uno psichiatra in camice bianco e pipa come non se ne vedono più da certi film americani anni cinquanta. Allontanarsi sembra impossibile, se le due paia di scarpe in dotazione a ogni ricoverato sono rimaste nell’armadietto.