A sei mesi e mezzo dal primo “venerdì della collera” siriano, la protesta di piazza ha ceduto il passo al kalashnikov. Molti analisti, alle prime manifestazioni contro il regime di Bashar el Assad, avevano detto: l’opposizione siriana è notoriamente disarmata, l’unico problema può venire dall’esercito, formato in gran parte da sunniti comandati dalla minoranza alawita che decide le sorti del paese. Infatti i primi focolai di dissidenza, quelli che il regime imputava a “bande di terroristi armati”, erano spuntati in città periferiche, a nord e a est.