Non è la lotta “zenga zenga”, vicolo per vicolo, che Gheddafi giurò ai ribelli libici poche settimane prima di perdere il potere e la vita, con buona pace per chi vede dittatori e rivolte ovunque si posi lo sguardo. Ma le inchieste e i processi contro i volti più noti dell’opposizione russa non sono neppure un grande colpo per il futuro del paese e per il nome del suo leader, Vladimir Putin. Da qualche settimana procure e tribunali paiono impegnati in una caccia contro musicisti, deputati e blogger che hanno guidato le proteste antigoverno d’inizio anno, come se fosse arrivato il momento di regolare i conti per i cortei nelle strade di Mosca.