Forse per adeguarsi all’atmosfera rilassata del paese, quest’anno le polemiche sul premio Strega partono preventivamente, quando ancora non è nemmeno chiaro chi e se parteciperà alla contesa letteraria più famosa e denigrata d’Italia. Lo scrittore e votante “amico della domenica” Emanuele Trevi scopre, con una ventina d’anni di ritardo, nientemeno che i candidati sono “scelti dalle case editrici”, e che “molti giurati sono stipendiati dagli stessi editori che poi gli chiedono il voto”. Chi l’avrebbe mai detto? Nel paese in cui, come diceva Mario Missiroli, “non si può fare la rivoluzione perché ci conosciamo tutti”, inutile sperare che si possa metter su una gara leale tra romanzieri.