La carriera politico-elettorale di Mario Monti è stata breve e un po’ rovinosa, qui l’abbiamo già scritto. D’altronde tre milioni di voti per Scelta civica al primo tentativo non sono poi così pochi, eppure lo stesso presidente del Consiglio uscente ammette il “non successo” dell’iniziativa. Tuttavia è fuori strada chi oggi – come Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera di domenica – imputa a Monti la scarsa “capacità di parlare ai cuori più che alle menti”, o dipinge la sua discesa in campo come un’operazione neocentrista (prendendo troppo sul serio quell’errore di percorso che fu l’alleanza con Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini).