Ogni giorno se ne scopre uno. Di partito. O di pseudo-partito. O di partito-non-partito. Movimento, meglio. Deve essere l’effetto M5s: il nome ha poca importanza, il simbolo più è brutto (esteticamente parlando) e più piace. Si è scoperto così, nelle ultime ore, il Partito Liquido – situato tra la politologia e l’happy hour – di Michele Santoro, che a quanto pare partito si chiama, ma giura Santoro che partito non è (come nella poesia di Eduardo, “c’addora di rosa / ca rosa nunn’è”), e anzi assicurano i suoi che “abbiamo pensato di tutelarci proprio per non scendere in campo”.