Finita l’emergenza dello spread alle stelle tra Btp italiani e Bund tedeschi, anche grazie alle riforme del governo Monti, in questa fase ogni partito sembra voler sfoggiare nel dibattito pubblico la sua “riforma strutturale” preferita. Nessuna novità, a questo proposito: il centrosinistra rimane mosso da un istinto punitivo verso ricchezza e risparmio, il centrodestra vuole alleviare il fardello fiscale ma non sempre si concentra su quei fattori che più garantirebbero mobilità e crescita, sindacati e Confindustria invece si battono come un sol uomo per attingere ai soldi pubblici (che siano sussidi alle imprese o sgravi per i neoassunti poco importa, purché non si debbano rispettare condizionalità esigenti, come dimostra l’accordo al ribasso tra le parti sociali sui fondi per il salario di produttività).