Evitare le emozioni forti è stato sin da subito uno dei principali obiettivi di questa stagione elettorale iraniana e, bocciati i candidati scomodi, pareva scontato che stavolta i dibattiti presidenziali non ci sarebbero stati. Nel 2009, durante il confronto tra Mahmoud Ahmadinejad e Mir Hossein Moussavi, volarono offese mai udite dai telespettatori dell’Irib (Islamic Republic of Iran Broadcasting), lo share ha raggiunto vette ineguagliate e quando i manifestanti occuparono le piazze, il “consiglio di guerra” della Guida suprema, Ali Khamenei, sancì che di quel disastro era corresponsabile la tv. Ma la campagna elettorale moralmente bonificata provoca soltanto sbadigli nei cittadini-elettori.