Allorché nel 1993, in piena epoca di Mani pulite, la procura di Palermo decise di avviare un’inchiesta su Andreotti, in mezzo al generale plauso del mondo di sinistra si levò una voce solitaria, quella di Emanuele Macaluso, dirigente storico del Partito comunista, che mise in guardia dai rischi legati a quell’iniziativa giudiziaria. La tesi di Macaluso, che ricordo colpì molto anche me, allora giovane studente di giurisprudenza vicino alla Rete di Orlando, in buona sostanza era che bisognava evitare di mettere sotto processo, attraverso Andreotti, l’intera politica italiana del Dopoguerra, perché non è il processo penale il luogo deputato a esprimere giudizi, valutazioni e sanzioni che riguardano condotte politiche. di Alfredo Bazoli