C’è un termine di paragone che sovente si usa, ormai, quando si vuole segnalare l’eccessiva riduzione di una città d’arte a mero approdo turistico, quando la si ritenga troppo imbalsamata, ingessata e bloccata nel suo aspetto di entità esclusivamente monumentale: Disneyland. Un luogo cioè dove il tempo della vita quotidiana è relegato in secondo piano e domina invece una sorta di gioiosa atemporalità che offre al turista l’illusione di poter attraversare, spesso nell’arco di una giornata o addirittura di qualche ora, i secoli, come in una sorta di viaggio nel tempo la cui scenografia appare miracolosamente apparecchiata di fronte agli occhi. di Marco Pierini