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Il mistero della Stanza 39

La Casa Bianca ha colpito la Corea del nord con nuove sanzioni, in vigore da lunedì. Tra i bersagli c’è il misterioso Ufficio 39 (o anche Stanza 39), un dipartimento segretissimo che ha il compito di rifornire il regime di Pyongyang di beni di lusso, alcolici e droghe pesanti con cui corrompere i propri ufficiali. Ufficialmente l’Ufficio 39 si occupa dell’esportazione di funghi esotici, alghe e ginseng.

4 Settembre 2010 alle 10:30

La Casa Bianca ha colpito la Corea del nord con nuove sanzioni, in vigore da lunedì. Tra i bersagli c’è il misterioso Ufficio 39 (o anche Stanza 39), un dipartimento segretissimo che ha il compito di rifornire il regime di Pyongyang di beni di lusso, alcolici e droghe pesanti con cui corrompere i propri ufficiali.
Ufficialmente l’Ufficio 39 si occupa dell’esportazione di funghi esotici, alghe e ginseng. Più che altro prodotti tipici locali, come i crostacei che sarebbero dovuti essere in un pacco inviato da una graziosa signora nordcoreana, Chen Mei-ling, a una famiglia che la stava per ospitare a Sunnyvale, in California, nel luglio 2008. Gli addetti dell’aeroporto di San Francisco hanno aperto il dono per un controllo di routine, trovando 380 mila dollari falsi clonati alla perfezione.

Spedizioni di questo tipo sono ordinaria amministrazione per l’Ufficio 39, una divisione speciale di circa 130 persone che da un impenetrabile edificio nel centro di Pyongyang orchestra una rete criminale integrata alla perfezione con il regime. “In un certo senso, è come una banca d’investimento che dà a Kim Jong Il i soldi di cui ha bisogno – dice David Asher, ex ufficiale del dipartimento di stato americano – è un lavoro molto complicato, bisogna tenere il conto di dove girano tutti questi soldi e fare in modo che il boss sia pagato. Se un membro dell’organizzazione sbaglia una consegna, viene ucciso”.

La Corea del nord ha un deficit che cresce più di un miliardo di dollari l’anno e il regime, per pagare i propri sfizi e per ingozzare i propri generali, chiede all’Ufficio 39 di esporsi negli ambiti più svariati: contraffazione di dollari statunitensi, medicine o sigarette. Per poi rifornire gli ufficiali di qualsiasi lusso richiesto, dalle auto in su. Secondo il New York Times, il governo italiano è riuscito a bloccare la vendita di alcuni yacht direttamente a Kim Jong Il, un affare da 15 milioni di dollari. Il capo dell’Ufficio 39, l’ex industriale Kim Tong-un, gestisce anche gli investimenti del leader nordcoreano in giro per il mondo, compresi i conti bancari in Svizzera – affidati, fino al 2004, alla nazionalizzata Golden Star Bank, che aveva sede a Vienna. Il dipartimento del Tesoro americano stima che Kim Tong-un controlli un giro d’affari che sfiora il miliardo di dollari, a stretto contatto con l’Ufficio 99 – che si occupa dello sviluppo delle armi dell’esercito nordcoreano – e l’Ufficio 35, che invece si interessa esclusivamente di danneggiare i vicini sudcoreani.

Mentre il regime sponsorizza la campagna “mangiamo soltanto due pasti al giorno”, Kim Tong-un spedisce carichi di sigarette contraffatte verso la California. Questa era la prima mansione dell’Ufficio 39, un mercato che ora gli rende almeno 720 milioni di dollari all’anno. Poi si è passati al narcotraffico, che garantisce alla Corea del nord un posto di rilievo nel mercato delle anfetamine e degli oppiacei. Lo dimostrano alcuni sequestri eccellenti: nel 2003 la marina australiana ha fermato la nave nordcoreana Pong Su, su segnalazione dei servizi segreti americani, scoprendo 150 chili di eroina pura. Le aziende controllate dall’Ufficio 39 hanno affinato la loro arte a tal punto che anche gli scanner elettronici faticano a distinguere i dollari falsi da quelli veri – ci cascano anche le slot machine di Las Vegas, dice l’intelligence statunitense.
Il regime di Pyongyang non può avere accesso al credito dagli anni Settanta, almeno in via ufficiale. Kim Jong Il ha voluto risovere il problema adottando sotto l’ombrello della pubblica amministrazione un dipartimento che rastrella finanziamenti direttamente da attività criminali. Per questo, durante la visita di Kim Jong Il in Cina, la Casa Bianca ha calibrato le sanzioni esattamente sull’Ufficio 39.

Marco Pedersini

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