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Mai una volta che Prodi abbia ammesso: sì, al Quirinale ci terrei tuttora

Andrea Mercenaro

Chi vide nel professore una persona dotata senz’altro di capacità e di notevole talento, così come in balìa di un’ambizione personale tanto debordante quanto goffamente mascherata, si deve ricredere

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Si ricreda chi, come noi stessi, vide in Romano Prodi una persona dotata senz’altro di capacità e di notevole talento così come in balìa di un’ambizione personale tanto debordante quanto goffamente mascherata. Si ricreda per un motivo semplice: non era vero. Già Prodi assorbì con rara sensibilità ed encomiabile senso dello Stato la bocciatura al Quirinale cucinatagli a suo tempo dal più elusivo serpente della sinistra. Ed espulse da sé il rancore. Non solo, però. Non si è fatto tentare dall’idea stessa di una rivincita. Fateci caso. Nelle ultime settimane, e in questi stessi ultimissimi giorni che di Presidenza si discute molto, Prodi rilascia interviste a dozzine, presenta libri, corre in televisione appena lo chiamano e mai e poi mai, ma proprio mai, neppure una volta, in cui abbia ammesso: sì, al Quirinale ci terrei tuttora. Al contrario: ma questa poi, ma figuriamoci, ma non ci penso proprio, ma io sto bene con i miei studi, ma poi l’età, ma che sciocchezza, ma è una domanda cui non voglio nemmeno più rispondere. E via così. Una tale sicurezza, una nobiltà d’animo talmente alta, una trasparenza così limpida, che nei panni di Bettini avviseremmo sottovoce un centinaio tra senatori e deputati di tenersi pronti al bis.

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