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Le tre domande che tutti i giornalisti dovrebbero fare a Zingaretti

Andrea Mercenaro

Raccomandazioni professionali per le prossime interviste al segretario dem. Almeno verifichiamo se il Pd sia un carro sul quale davvero valga la pena di salire

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Raccomandazioni professionali ai giornalisti che numerosi intervisteranno nelle prossime settimane Nicola Zingaretti. Nella prima domanda, qualsiasi cosa si intenda poi chiedere, deve comparire l’espressione: “Lei, come capo del Pd…”. Così il neo segretario risponderà: “Io non sono un capo, sono il leader di una comunità politica che sostituisce l’io con il noi”. La seconda domanda dovrà riguardare “il partito che volta pagina”. Lì risponderà: “Nessuna rivoluzione, unità e cambiamento sono la strada maestra”. Evitare di chiedere: unità con chi, cambiamento con chi. La premessa alla terza domanda non potrà che cercare di sbrogliare il senso delle prime due risposte, recitando con nonchalance: “La derenzizzazione in corso nel Pd…”. E Zingaretti risponderà: “La interrompo, non è in corso alcuna derenzizzazione, Renzi è una risorsa del Pd, più punti di vista sono vitali per come concepiamo noi la democrazia interna”. Tutto qui. Solo più tardi, solo cioè dopo aver verificato se il Pd sia un carro sul quale davvero valga la pena di salire, oppure no, ma attenzione, solo in questo secondo caso, il vero giornalista potrà sciogliere le briglie alla propria, intrattenibile, natura curiosa: “Scusi, segretario, ce stava a cojona’?”.

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