La faccia di Di Maio

Andrea Marcenaro

Fermiamoci alle cose certe. Se un ministro che voleva chiudere l’Ilva e farne un parco giochi; che voleva abolire la gara; che ha definito la conclusione della stessa un delitto perfetto; che ha copiato poi, in peggio, la faticosa soluzione del ministro precedente; che è arrivato ad accusare il medesimo ministro precedente di aver fatto flanella; che adesso quindi è tutto merito suo; ora via però, al lavoro, che dobbiamo far diventare Taranto la nuova Parigi, ecco, se una cosa certa c’è, si diceva, è che un tipo così (come usano complimentarsi tra loro le debuttanti a Vienna) tiene davvero la faccia come il culo. E non ci piove. Ma mai come quelli del Corriere.

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