Il silenzio del sabato

Mariantonia Avati ci racconta la gloria della Madre di Gesù, eterna vita, eterna musica del suo tacere
3 APR 18
Ultimo aggiornamento: 18:14
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"Arrivò il freddo e tutti lo avrebbero sofferto", forse non tutti e forse soprattutto, lo si attendeva, il freddo, e insieme respingeva, una sacralità che inchioda all’avvenire della Croce e alla bellezza, la sofferenza spesso è un dono, soffrire è dolce quando si attende qualcosa di al di là, e questa meraviglia avvenne: “Un velo di brina coprì ogni cosa offuscando i colori… le mucose delle labbra e degli occhi si facevano viola, e i loro respiri mutavano l’aria in nebbia. Poi, lei lo ebbe tra le braccia. E la natura si placò”. Il suo freddo era caldissimo, tutti possiamo godere di quel silenzio, la meraviglia del silenzio che “significa non far rumore, non confondere con parole quel che i fatti avrebbero reso comprensibile poi.
In uno splendido “Silenzio del sabato”, navigando su una ‘Nave di Teseo’, Mariantonia Avati ci racconta la gloria della Madre di Gesù, eterna vita, eterna musica del suo silenzio. Con penna alata Mariantonia parla di Maria, di Cristo e di sé; Maria di Nazareth parla di tutti noi, a noi tutti. Io balbetto qualcosa, un po’ qui un po’ là.