"Quasi 200mila sterline di carburante rubato al giorno", la 'risposta' degli inglesi al caro benzina
(Adnkronos) - Quasi 200.000 sterline, circa 235.000 euro, di carburante rubato ogni singolo giorno dalle stazioni di servizio del Regno Unito. È la fotografia scattata dall'ultimo report di Forecourt Eye, società britannica specializzata nella prevenzione dei reati presso gli impianti di rifornimento. Da quando l'escalation militare in Medio Oriente e il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz hanno sconvolto i mercati energetici a partire dal 28 febbraio scorso, le rapine e le fughe alla pompa di benzina oltremanica hanno subito un’impennata senza precedenti. I dati raccolti evidenziano un fenomeno in drastica crescita: nei primi cinque mesi di conflitto, quelli compresi tra marzo e luglio, i casi di rifornimento non pagato sono balzati del 20%. In valori assoluti significa che la quantità di carburante sottratto quotidianamente è passata da 87.000 a oltre 108.900 litri. Poiché nel frattempo i listini sono schizzati alle stelle, il valore economico complessivo del carburante rubato è aumentato del 48%, raggiungendo la cifra record stimata di 194.000 sterline al giorno suddivise sulle circa 8.359 stazioni del Paese. A spingere questa scia di furti non sono soltanto le bande criminali organizzate.
L'elemento più sorprendente riguarda i guidatori senza precedenti: tra gli automobilisti "incensurati" si è registrato un incremento del 23% nei furti e del 26% nel volume sottratto. Le modalità prevalenti restano due: la classica fuga a tutta velocità subito dopo il pieno e la finta impossibilità di pagamento, in cui il cliente riempie il serbatoio e poi dichiara alla cassa di non avere con sé contanti né carte. Ascoltata da Adnkronos, Michelle Henchoz, direttrice generale di Forecourt Eye, non ha nascosto una certa sorpresa nel redigere il report: “Immaginavamo che l’aumento del costo del carburante dovuto al conflitto in Medio Oriente avrebbe influenzato notevolmente la vita delle persone in negativo. Ma mai avremmo immaginato una risposta, anche se solo da una piccola parte di essi, di questo genere, tanto da spingerli a commettere degli illeciti così importanti”. Ad oggi il costo della benzina nel Regno Unito oscilla tra 1,56 e 1,61 sterline per litro, ossia 1,82 e 1,88 euro; il diesel tra 1,74 e 1,81 sterline per litro, circa 2,03 e 2,11 euro. Facendo dei paragoni con l’Italia, dove l'impatto sul prezzo finale è storicamente legato alle accise e all'Iva, che da sole arrivano a coprire oltre il 55% del costo al litro, nel Regno Unito la struttura del prezzo risponde a dinamiche simili. Oltre alla "fuel duty", che può essere considerata una sorta di accise britannica dal valore fisso, pari a 52,95 pence al litro, e alla Vat, ossia l’Iva, al 20%, a pesare sul mercato inglese è la forte dipendenza dalle oscillazioni del cambio tra sterlina e dollaro unitamente ai margini di raffinazione e alla gestione commerciale delle singole catene di distribuzione.
"Quando la quotazione del greggio sale e la sterlina perde terreno, il rincaro ai distributori inglesi è immediato e violento, trasformando il semplice gesto di fare rifornimento in un fattore di forte tensione sociale. Questo è quanto stiamo osservando ormai su base quotidiana in ogni angolo del Paese - aggiunge Michelle Henchoz -. Per tale motivo che stiamo supportando i proprietari dei distributori di carburante nel cercare di arginare le infrazioni che stanno diventando sempre più organizzate e sofisticate. Per diminuire le perdite, diversi distributori stanno iniziando ad adottare piattaforme di segnalazione rapida e reti di riconoscimento facciale in grado di allertare il personale all'arrivo di veicoli o soggetti già segnalati”.
Sempre nel Regno Unito, il caro carburante sta anche creando delle realtà opposte. Questa mattina Il colosso energetico britannico Bp ha pubblicato i risultati del secondo trimestre dell'anno in corso registrando un utile di 5,73 miliardi di dollari, quasi il doppio di quanto registrato nel primo trimestre, 3,2 miliardi, trainato proprio dall'impennata delle quotazioni petrolifere e delle materie prime energetiche seguita alle tensioni in Medio Oriente. (di Alessandro Allocca)