Logo Il Foglio
internazionale/esteri

Dall'Iraq alla Giordania, fino ad Arabia Saudita ed Egitto: guerra Iran-Stati Uniti rischia di allargarsi

30 LUG 26

(Adnkronos) - Dall'Iraq alla Giordania e al Libano fino all'Arabia Saudita, il Kuwait e l'Egitto dove un drone ieri ha colpito una metaniera americana nel porto di Damietta. Dopo giorni di calma apparente il conflitto contro l'Iran iniziato con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele dello scorso 28 febbraio si sta allargando pericolosamente con un numero crescente di Paesi coinvolti. L’Arabia Saudita - assediata su tre fronti dall’Iran, dagli Houthi yemeniti e dalle milizie filoiraniane in Iraq -, ha messo fine alle sue reticenze e lo scorso 29 luglio insieme agli Stati Uniti ha colpito obiettivi delle Forze di mobilitazione popolare in Iraq.  

Nella notte tra il 28 e il 29 luglio l'Iran, dal canto suo, ha lanciato missili balistici contro una base statunitense in Giordania. La notte scorsa invece è arrivata la risposta puntuale degli Stati Uniti con raid sull'Iran in linea con le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che aveva promesso di colpire duramente Teheran dopo l'attacco alla base Usa. Dopo un raid iraniano in Kuwait oggi è morto un dipendente di un'azienda cinese nel nord del paese.  

L'escalation, osserva il 'New York Times', "arriva mentre i tentativi di riprendere i negoziati di pace si sono arenati e la portata del conflitto sembra essersi ampliata". Dalla rottura del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, i gruppi legati a Teheran in tutta la regione hanno aperto nuovi fronti e ne hanno riaperti di vecchi, coinvolgendo forze in Arabia Saudita, Iraq, Libano e Giordania. "La partecipazione dell'Arabia Saudita agli attacchi di mercoledì - scrive il quotidiano Usa - ha rappresentato un'escalation. Il regno finora aveva evitato di diventare apertamente un combattente diretto nella guerra Usa-Israele contro l'Iran". L'esercito saudita aveva lanciato alcuni attacchi di ritorsione contro l'Iran, ma erano stati compiuti in segreto, secondo alti funzionari statunitensi. 

Una reazione di Riad che arriva dopo che questa settimana, l'Arabia Saudita ha dovuto affrontare decine di attacchi di droni contro le proprie strutture petrolifere. Gli attacchi alle petroliere saudite da parte dei militanti Houthi, l'alleato iraniano in Yemen che controlla ampie fasce di quel Paese lungo il Mar Rosso, hanno ulteriormente minacciato le rotte di navigazione petrolifera, con conseguenze potenzialmente disastrose per i Paesi del Golfo che fanno forte affidamento sulle forniture del Medio Oriente. "L'espansione dei combattimenti in Medio Oriente - sottolinea il New York Times' - rischia di complicare la possibilità per l'amministrazione Trump di uscire da questa guerra impopolare" e questo mentre si stanno avvicinando le elezioni di mid term previste per quest'autunno negli Usa. La nuova escalation rischia di peggiorare la situazione economica e in particolare di provocare una nuova impennata del prezzo del petrolio spingendo di conseguenza al rialzo l'inflazione. 

L'esercito statunitense ha spiegato che i raid di mercoledì in Iraq sono stati una rappresaglia per oltre 30 attacchi di droni compiuti da gruppi proxy iraniani nelle 72 ore precedenti. Un funzionario statunitense ha riferito che gli obiettivi erano membri delle Forze di Mobilitazione Popolare, una coalizione di milizie basate in Iraq con legami con l'Iran. I raid hanno ucciso circa 20 consiglieri iraniani, tra cui alti consulenti tecnici e ufficiali di collegamento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Nessun gruppo di miliziani iracheni ha rivendicato la responsabilità degli attacchi con i droni. E anzi oggi, Sabah Al-Numan, il portavoce del primo ministro iracheno ha spiegato all'agenzia di stampa irachena, che non ci sono prove che il territorio iracheno sia stato utilizzato per lanciare attacchi contro l'Arabia Saudita all'inizio di questa settimana: "nessuna parte ha fornito finora alcuna prova a sostegno di queste affermazioni".  

Anche il cessate il fuoco in Libano sta reggendo a fatica mentre Israele e Beirut stanno cercando di attuare l'accordo per porre fine a mesi di combattimenti che è stato respinto da Hezbollah. Ieri l'esercito israeliano ha accusato Hezbollah di una "palese violazione del cessate il fuoco", affermando che il gruppo militante sostenuto dall'Iran ha lanciato un drone contro un veicolo israeliano nella zona del Libano meridionale attualmente controllata dall'esercito israeliano. 

Secondo Dana Stroul, alta funzionaria del Pentagono durante l'amministrazione Biden, citata dal 'Washington Post', sia Trump che Teheran sembrano essere in una situazione di stallo, poiché nessuna delle due parti vede vantaggi nel proseguire il conflitto o ritiene che i negoziati possano portare a un esito decisivo. "C'è un crescente pessimismo in entrambe le capitali riguardo all'incapacità delle parti di impegnarsi in un accordo diplomatico", ha osservato. Stroul, oggi direttrice della ricerca presso il Washington Institute for Near East Policy, ha aggiunto che "sembra quasi che entrambe le parti continuino a lanciare attacchi militari da una posizione di debolezza". Secondo la sua analisi, Trump appare riluttante ad avviare operazioni militari su larga scala che potrebbero compromettere il sostegno della sua base elettorale in vista delle elezioni di mid term mentre l'Iran sembra ritenere di trovarsi in "un momento unico di massima leva strategica" Finora, secondo il Pentagono, nel conflitto sono morti 18 militari statunitensi e oltre 600 sono rimasti feriti. Il ministero della Salute iraniano invece parla di oltre 3.500 morti iraniani.