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Iran, Trump: "Decida tra accordo o resa totale". Teheran e fonti Usa smentiscono nuovi colloqui

(Adnkronos) - Nuovo botta e risposta tra Stati Uniti e Iran sui negoziati per il nucleare e sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz. Teheran dovrà scegliere tra "accordo o resa totale", ha detto il presidente americano Donald Trump in un post su Truth Social, all'indomani dell'annuncio di una ripresa dei colloqui con Teheran, smentita dalla controparte. "In Iran non arriva nulla, a meno che non lo vogliamo noi, e nulla arriverà, a meno che non si giunga a un accordo o a una resa totale - si legge nel post - Che l'Iran voglia ammetterlo o meno, stiamo, di fatto, parlando di una soluzione a un problema che loro stessi hanno causato, per decenni". 

Il presidente americano ha poi definito "incredibilmente ipocrita" la leadership iraniana. "Chiedono un incontro - alcuni direbbero addirittura che 'supplicano' di averlo - quindi inizano, con altri in programma nell'immediato futuro, e poi affermano, apertamente e con orgoglio, che non stanno conducendo alcuna discussione, che non si sta parlando di nulla e che stanno trattando solo con 'l'Oman'", ha scritto Trump. 

"Proseguono poi con le loro solite chiacchiere, affermando che lo Stretto di Hormuz sarà gestito con fermezza da loro, quando in realtà è già completamente controllato dalla Marina degli Stati Uniti e dal nostro 'blocco' o, come alcuni lo definiscono, 'il muro d'acciaio degli Stati Uniti!'", ha aggiunto. 

 

Le dichiarazioni arrivano dopo che, a bordo dell'Air Force One, Trump aveva annunciato l'avvio di nuovi negoziati a partire da oggi, lunedì 3 agosto, sostenendo di aver sospeso un attacco contro la Repubblica islamica, pianificato insieme a Israele, per favorire una soluzione diplomatica. "Naturalmente non vogliono essere attaccati. Conoscevano la portata di quell'attacco perché lo hanno visto prendere forma... Ciò che stiamo facendo ora è dialogare con loro attraverso un negoziato. Inizia domani pomeriggio (lunedì, ndr)", aveva dichiarato il presidente americano. 

Trump aveva inoltre spiegato che sia l'Iran sia gli alleati degli Stati Uniti nella regione - Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar - avevano chiesto di rinviare l'operazione militare. 

"Quando gli alleati chiedono di annullare l'operazione, devi dire: 'Beh, vediamo'. E il motivo per cui lo chiedono è che ritengono possibile un accordo", aveva affermato, aggiungendo che "c'è un accordo sullo Stretto di Hormuz e poi ce ne sarà uno sul nucleare, o meglio sulla denuclearizzazione dell'Iran". Trump ha infine sostenuto che il piano militare avrebbe rappresentato "il più grande attacco dalla Seconda Guerra Mondiale". 

La versione della Casa Bianca è stata però ridimensionata da funzionari statunitensi, che alla Cbs hanno riferito che non sono previsti nuovi negoziati tra Washington e Teheran. Restano invece aperti i contatti già in corso tra l'inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, Jared Kushner, il team negoziale americano e i rappresentanti iraniani, attraverso la mediazione di Paesi terzi. 

Anche Teheran ha escluso colloqui diretti con gli Stati Uniti. "Per evitare qualsiasi equivoco, è importante chiarire su cosa vertono gli attuali negoziati e con chi si svolgono. Al momento non stiamo negoziando con gli Stati Uniti - ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei - I nostri negoziati con l'Oman sono incentrati sul raggiungimento di un'intesa che garantisca il passaggio sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz". 

Baghaei ha aggiunto che l'intesa con l'Oman sulla navigazione non equivale alla riapertura dello Stretto e che, finché continuerà quella che Teheran definisce l'"aggressione" americana, la situazione resterà invariata. 

 

Intanto, l'annuncio di Trump ha avuto immediate ripercussioni sui mercati energetici. Nelle contrattazioni asiatiche il Brent è sceso del 4,69% a 83,81 dollari al barile, mentre il Wti ha perso il 4,67%, attestandosi a 80,72 dollari. 

Nella notte, inoltre, un'esplosione è stata segnalata nelle vicinanze di una petroliera nello Stretto di Hormuz. L'agenzia britannica per la sicurezza marittima Ukmto ha riferito che non si registrano vittime. "L'equipaggio ha riferito di aver udito un'esplosione nelle immediate vicinanze della nave. La nave e l'equipaggio sono tutti al sicuro", ha comunicato l'agenzia, precisando che l'incidente è avvenuto a circa 20 miglia nautiche a nord-est della città omanita di Khasab, senza indicarne le cause. 

3 ago 2026

Ucraina e primarie, Schlein frena Conte: "Non funziona così, prima il programma e poi il candidato"

(Adnkronos) - Prima il programma condiviso da tutta la coalizione, poi le primarie per scegliere il candidato alla guida del centrosinistra. Elly Schlein replica così alle parole del leader del M5S Giuseppe Conte sul percorso verso le prossime elezioni, ribadendo la linea del Partito Democratico sul futuro del campo largo. Il tema è tornato al centro del dibattito da ieri, dopo le dichiarazioni del leader M5S sul 'nodo Ucraina' e in generale sul tema delle posizioni relative alla politica estera. "Il nodo ucraina? Lo scioglieremo con le primarie", le parole di Conte PiazzAsiago.  

La segretaria dem, inoltre, invita a spostare il confronto dai rapporti interni all'opposizione ai temi sociali, rilanciando la proposta unitaria sul congedo parentale paritario. "Non funziona così. Prima il programma condiviso da tutta l'alleanza e poi le primarie, perché chi le vince deve guidare tutta la coalizione, non soltanto il proprio partito", afferma Schlein rispondendo a una domanda del Tg3 sulle dichiarazioni di Conte. 

La leader del Pd prova quindi a raffreddare le tensioni tra gli alleati: "Ma adesso non perdiamoci in discussioni tra di noi. Concentriamoci sui fallimenti di questo Governo e sulle nostre proposte concrete". 

Tra queste, Schlein richiama la proposta sottoscritta da tutte le opposizioni sul congedo parentale paritario: "Abbiamo firmato tutti una proposta per sostenere milioni di famiglie italiane con cinque mesi di congedo pagati al 100% per entrambi i genitori". Un tema che il Pd continua a indicare come prioritario dopo la bocciatura parlamentare della misura da parte della maggioranza nei mesi scorsi, nonostante il sostegno unitario delle forze di opposizione. 

3 ago 2026

Leao resta al Milan? La situazione dopo i 'no' alle offerte dalla Turchia

3 ago 2026

"L'alcol mi ha quasi ucciso". Phil Collins racconta il ricovero e la rinascita

(Adnkronos) - "I miei reni stavano cedendo, i miei organi avevano semplicemente smesso di funzionare. Le persone venivano a salutarmi". Con queste parole Phil Collins ha raccontato di aver rischiato la vita a causa della sua dipendenza dall'alcol. In un'intervista al quotidiano britannico "The Times", il musicista ex frontman dei Genesis ha ripercorso il drammatico ricovero che lo ha tenuto per mesi in un ospedale svizzero. 

Il cantante e batterista britannico, 75 anni, ha spiegato di non ricordare quei momenti: "Non avevo idea di cosa stesse accadendo. Tutti erano convinti che non mi avrebbero più rivisto". Al suo fianco, secondo il quotidiano, c'erano i figli Joely, Lily, Simon, Nicholas e Matthew. 

Secondo "The Times", Collins era stato ricoverato una prima volta nel novembre 2023. Dopo essere stato dimesso poco prima di Natale, le sue condizioni si sarebbero nuovamente aggravate, rendendo necessario un secondo ricovero in terapia intensiva. Complessivamente, il musicista avrebbe trascorso circa sette mesi in ospedale. All'origine della crisi ci sarebbe un consumo di alcol ormai fuori controllo. "Bevevo vino appena sveglio. Era quello che volevo per colazione: un bicchiere di vino", ha raccontato Collins, aggiungendo di considerarsi fortunato per essere sopravvissuto. "Da allora non ho più bevuto una sola goccia di alcol". Il musicista vive oggi da solo in Svizzera, assistito da un'infermiera. Nonostante le difficoltà, ha confidato di desiderare ancora una relazione: "Mi piacerebbe innamorarmi ancora. Vorrei avere una relazione. Mi piacerebbe baciare qualcuno, anche solo le cose più semplici". Phil Collins è stato sposato tre volte ed è padre di cinque figli, tra cui l'attrice Lily Collins. Nella sua autobiografia aveva già raccontato di essersi rifugiato nell'alcol dopo il divorzio dalla moglie svizzera Orianne nel 2006. (di Paolo Martini) 

3 ago 2026

Don Mazzi, folla a Milano per i funerali: "Testimone di speranza, giustizia, accoglienza"

(Adnkronos) - Folla oggi nella chiesa di Sant’Ambrogio a Milano per i funerali di Don Antonio Mazzi, il fondatore della comunità Exodus morto venerdì scorso all’età di 96 anni. Tra i presenti, il sindaco Giuseppe Sala, il prefetto Claudio Sgaraglia e l’ex agente dei vip, Lele Mora. A rendere l'ultimo saluto al religioso anche il presidente del Gruppo Rcs, Urbano Cairo, il presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, e don Luigi Ciotti. 

Per lui niente composizioni floreali appariscenti sulla bara: ad accompagnare il feretro all'ingresso in basilica è solo un girasole, tra la commozione de presenti. Al termine delle esequie sono state le note di Io Vagabondo dei Nomadi, cantata dagli amici e collaboratori di Exodus, a dare l’ultimo saluto a don Antonio Mazzi. Sulla bara, poco prima che lasciasse il piazzale della chiesa, è stata deposta una maglia della Curva Sud del Milan. 

“C’è una parola che risuona in questa abbazia e che don Antonio apprezzava: è 'ciao'. Oggi qui comprendiamo che quel ciao non era una semplice parola, era il riassunto del suo Vangelo”. È stato il ricordo di don Massimiliano Parrella durante l’omelia pronunciata in occasione dei funerali del religioso. “Dietro quel ciao - ha proseguito - c’era tutto, il detenuto che non voleva più il suo futuro, l’operatore, il tossicodipendente, un dio che non chiude mai la porta a nessuno. Oggi non ti salutiamo guardando indietro, ma guardando avanti perché il tuo ciao non chiude una storia, ma ne apre infinite altre”. Quindi ha concluso. “Ciao don Antonio, proveremo a credere in chi non crede più, proveremo a costruire avamposti. Chiameremo figli quelli che il mondo chiama falliti, per tutti. E quando un giorno ci chiederanno cosa ci ha lasciato don Antonio, risponderemo che ci ha lasciato una vita, la sua, ma anche una parola piccola come un saluto ma grande come il Vangelo: 'ciao". 

Tra i presenti, anche Don Luigi Ciotti: “Mi pare di dire di lui che ha fatto davvero un grande percorso educativo. È stata la testimonianza cristiana che ha portato, evangelica, ma anche la responsabilità civile. Tre parole sono fondamentali nel Vangelo: speranza, giustizia, accoglienza. Lui ha testimoniato questo con Exodus. La nostra amicizia è stata saldare assieme la terra con il cielo”, ha detto alla fine della funzione.  

Don Antonio Mazzi “ha interpretato il vero valore cristiano del perdono ed è sempre riuscito ad accompagnare coloro che sono caduti e metterli sulla retta via. È una persona a cui dobbiamo tanta riconoscenza e che ci dobbiamo sempre portare nel cuore”, è stato invece il commento del presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, a margine del funerale del religioso, mentre Lele Mora lo ha definito “un secondo padre”. La salma verrà ora trasportata al tempio crematorio del cimitero di Lambrate. 

3 ago 2026

Trump, il Marocco gli dedica davvero un'autostrada: la conferma del re e la reazione del tycoon

(Adnkronos) - Il Marocco ha effettivamente intitolato un’autostrada a Donald Trump. Dopo la promessa, ecco la conferma del re Mohammed VI, che in una lettera indirizzata al leader americano ha definito la scelta "un'espressione personale della mia alta stima". 

L'arteria, lunga 1.055 chilometri, finora portava il nome 'Tiznit-Dakhla': si tratta di un’autostrada che collega il nord e il sud del Paese, attraversando anche il Sahara. La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi dallo stesso Trump, che sul social Truth aveva ringraziato il sovrano per il 'dono'. In quell'occasione, però, non era arrivata alcuna conferma ufficiale da parte delle autorità marocchine. A chiarire la vicenda è stata l'agenzia di stampa statale del Marocco, che ha pubblicato la lettera del re del 2 luglio.  

Nel messaggio, Mohammed VI ha voluto sottolineare il ruolo svolto da Trump durante il suo primo mandato alla Casa Bianca, ricordando il riconoscimento, nel 2020, della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. "Lo storico riconoscimento della sovranità del Marocco sul suo Sahara rimarrà per sempre impresso nella memoria dei marocchini, di generazione in generazione", scrive il sovrano, aggiungendo che le relazioni tra Rabat e Washington "non sono mai state così vigorose e fruttuose come durante i vostri due mandati presidenziali". 

Nel post pubblicato su Truth, Trump ha condiviso anche un video della strada, il cui costo viene stimato in circa un miliardo di dollari, commentando: "Non vedo l'ora di percorrere un giorno, si spera presto, tutta questa grande autostrada!". 

3 ago 2026

Sal Da Vinci nella bufera, abbraccia e bacia una bambina disabile durante il concerto: è polemica

3 ago 2026

Fifa, Infantino trema e chiede aiuto a Trump (che non risponde)

(Adnkronos) - Gianni Infantino "supplica" Donald Trump ma non riceve segnali dalla Casa Bianca. Il presidente della Fifa è sempre più sotto pressione dopo il naufragio del controverso progetto di apertura a investitori privati. Di fronte all'opposizione della Uefa e alle forti perplessità espresse dalle confederazioni asiatica (Afc) e americana (Concacaf), il presidente della Fifa - secondo il New York Post - starebbe cercando il sostegno dell'amministrazione Trump per mantenere salda la propria posizione al vertice del calcio mondiale. 

Secondo quanto riferito da fonti al quotidiano, Infantino avrebbe in programma in giornata un colloquio telefonico privato con il segretario di Stato americano Marco Rubio. Ufficialmente, al centro della conversazione ci sarebbe il ruolo del calcio come strumento di soft power per gli Stati Uniti. Secondo fonti vicine alla vicenda, tuttavia, l'obiettivo reale del dirigente italo-svizzero sarebbe ottenere una sponda politica per difendere la propria posizione. Infantino si sentirebbe infatti "isolato" a causa delle durissime critiche seguite al fallimento del piano, che prevedeva di affidare a investitori privati una quota delle attività commerciali legate ai Mondiali. 

Il Dipartimento di Stato, però, smentisce tutto. Dylan Johnson, assistente del segretario di Stato per gli affari pubblici globali, smentisce su X le indiscrezioni del New York Post che "dovrebbe verificare le proprie fonti o... avrebbe potuto semplicemente chiederlo a noi". 

3 ago 2026

Il maltempo ferma il tennis tra Canada e Usa: cosa sta succedendo

(Adnkronos) - Il maltempo continua a essere il grande protagonista del tennis nordamericano. Dopo aver stravolto il programma del torneo di Washington, la pioggia ha rallentato anche l'avvio del Masters 1000 di Montreal. Nella capitale statunitense le due finali del torneo sono state rinviate alla giornata di oggi, lunedì 3 agosto. Quella femminile tra Jessica Pegula e Alexandra Eala era stata sospesa con l'americana avanti 6-4 1-2, mentre la sfida per il titolo maschile tra Taylor Fritz e Rafael Jodar, inizialmente in programma ieri, non ha nemmeno preso il via e si giocherà in serata. Dopo il torneo di Washington, i quattro i finalisti si trasferiranno in Canada, dove sono attesi per disputare il Masters 1000 di Montreal e il Wta 1000 di Toronto, appuntamenti cruciali verso gli Us Open. 

La pioggia ha condizionato in modo pesante anche il programma di Montreal, con numerosi incontri rinviati. Tra questi l'esordio di Matteo Berrettini contro Mariano Navone, match che si giocherà in giornata. Oggi toccherà anche a Lorenzo Sonego, impegnato contro Tallon Griekspoor, e a Mattia Bellucci, che sfiderà Sebastian Baez (entrambi i match previsti nella serata italiana). Per i prossimi giorni, resta però l'incognita del meteo: le previsioni indicano ancora precipitazioni e rovesci. Caos anche a Toronto. Prima che il programma di ieri venisse cancellato, si era fermata la corsa dell'azzurra Lucrezia Stefanini (battuta dalla colombiana Osorio). La partita tra Elisabetta Cocciaretto e Talia Gibson dovrebbe invece giocarsi oggi dopo il rinvio.  

3 ago 2026

Ceuta, ancora 5mila migranti in città: "Emergenza non è finita"

(Adnkronos) - Tra i 3.000 e i 5.000 migranti restano a Ceuta quattro giorni dopo l'inizio della crisi migratoria nell'exclave spagnola in Africa. E' la stima arrivata dal presidente della "città autonoma", Juan Jesús Vivas, che ha parlato di una "valanga di 80.000 persone", quasi l'equivalente degli abitanti. Qui non si è tornati alla "normalità", ha detto, insistendo per "misure" affinché "non si ripeta" quanto accaduto la scorsa settimana. 

In dichiarazioni a Telecinco, Vivas ha affermato che l' "integrità territoriale" della Spagna è stata "violata" a Ceuta "con una valanga di 80.000 persone". E ha anche confermato che giorni prima dell'arrivo di una marea umana dal Marocco, la sua amministrazione aveva "timori evidenti" a causa di "movimenti" che indicavano la necessità di adottare misure eccezionali perché erano riuscite ad arrivare a nuoto tra le 1.800 e le 2.000 persone. 

"Quello che è successo è gravissimo. L'integrità territoriale della Spagna è stata violata qui a Ceuta. È come se 50 milioni di persone fossero entrate nel resto della Spagna in un solo giorno, senza sapere perché ci stessero andando", ha aggiunto. 

Intanto la portavoce del governo, Elma Saiz, ha dichiarato che l'esecutivo non aveva ricevuto alcun avviso dai servizi segreti in merito a una crisi migratoria e ha evidenziato la risposta "senza precedenti" del governo del primo ministro Pedro Sanchez. A Saiz, in un'intervista all'emittente RTVE, è stato chiesto più volte se il governo avesse ricevuto avvisi preliminari dai servizi segreti: "Non c'era alcun rapporto che ci avvertisse della portata dei numeri a cui dovevamo far fronte". La portavoce ha ribadito che "l'entità" della situazione era sconosciuta. "Non c'era assolutamente modo di prevedere qualcosa di così senza precedenti", ha dichiarato. 

3 ago 2026

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