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Salmonella sul guscio, richiamato anche lotto di uova Despar e Fattorie Natura Coop

15 set 2026

Inaugurata a Strasburgo 'Just Euman', mostra Pro Vita su sviluppo embrione

(Adnkronos) - Far vedere l'inizio della vita umana, fin dalla fecondazione, e il suo sviluppo nel grembo materno fino al momento del parto, affinché "chi deve legiferare possa prima guardare e toccare con mano cosa dimostra la scienza". È l’obiettivo dell'esposizione 'Just Euman - Come nasce un cittadino europeo', inaugurata oggi al Parlamento europeo di Strasburgo, nello Spazio Emilio Colombo dell'edificio Weiss, promossa dall’eurodeputato Paolo Inselvini (Ecr) e curata da Pro Vita & Famiglia. Ad assistere all'evento, tra gli altri, gli eurodeputati Carlo Fidanza, Nicola Procaccini, Mariateresa Vivaldini, Sergio Berlato, Marion Maréchal Le Pen, Margarita de la Pisa Carrión, Elisabeth Dieringer-Granza. 

L'iniziativa si compone di quattordici pannelli alti due metri e la proiezione in loop del video 'Baby Oliver', visibile già da ieri e lo sarà fino a giovedì 17 settembre. "È una giornata storica, perché stiamo facendo ciò che non è mai stato fatto in questa sede: rendere visibile l'origine della vita e metterla davanti agli occhi di chi, in questi luoghi, decide sul futuro di milioni di nascituri e lo facciamo alla vigilia del discorso sullo stato dell'Unione che Ursula von der Leyen terrà domani, proprio qui", ha dichiarato Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia, che ha lanciato un appello e una provocazione: "Sentiamo sempre parlare di 'scelta', 'cura', 'diritti riproduttivi', 'autodeterminazione' e di 'My voice My choice'. Tutte parole per nascondere il volto del nascituro, per negare l'umanità del concepito, per insabbiare la realtà di una pratica che in tutta Europa provoca milioni di esseri umani eliminati. Volete difendere l’aborto? -ha dichiarato Ruiu-. Fatelo pure, ma per quello che davvero è, per quello che questi pannelli oggi non dimostrano: non la soppressione di un grumo di cellule, ma di una vita umana".  

Ruiu ha inoltre ricordato che il Parlamento europeo "nei mesi scorsi si è reso protagonista di decisioni gravissime, inserendo un fantomatico 'diritto' all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione e stabilendo che il Fondo sociale europeo Plus possa finanziare l’accesso all'aborto negli Stati membri. Da oggi in poi nessuno in Europa potrà votare sull’aborto fingendo che non riguardi l’eliminazione di un essere umano".  

Presente all'inaugurazione anche il presidente di Pro Vita & Famiglia, Antonio Brandi, che ha sottolineato che "una società non si valuta secondo la legge del più forte, ma secondo quanti sforzi fa per proteggere i suoi membri più deboli e fragili, come appunto i nascituri. E senza il diritto alla vita non ci possono essere altri diritti, perché senza vita non vi è persona, senza persona non vi è bene comune, senza bene comune non vi è una società giusta e senza una società giusta non vi è pace. Fermiamo questo genocidio!", ha concluso Brandi.  

"Fino a poco tempo fa portare dentro il Parlamento europeo una mostra in difesa della vita nascente sembrava impossibile, ma oggi quella voce entra finalmente in queste istituzioni e lo fa con fierezza e senza arretrare di un millimetro. Siamo qui, ed è solo l’inizio", ha invece dichiarato l’eurodeputato Paolo Inselvini del gruppo Ecr, mentre l'eurodeputato Carlo Fidanza ha ringraziato Pro Vita & Famiglia per la sua attività nonostante i continui attacchi che subisce con l'obiettivo di censurarne la voce. 

15 set 2026

Giampiero De Cecco, dichiarata morte cerebrale dell'imprenditore

15 set 2026

Usa ammettono: "Abbiamo armi nello spazio". Allarme di Cina e Russia

(Adnkronos) - Gli Stati Uniti dichiarano per prima volta pubblicamente di aver dispiegato armi nello spazio affermando di essere pronti ad usarle per difendere le forze americane. L'annuncio è arrivato durante l'intervento del segretario dell'Air Force, Troy Meink, durante l'annuale conferenza della Air and Space Forces Association in Maryland. "Oggi continuiamo a garantire di essere pronti ad affrontare le sfide di minacce in evoluzioni dovunque queste siano - ha detto l'esponente dell'amministrazione Trump - per questo gli Stati Uniti ora posseggono armi di controllo spaziale in orbita in grado di difendere le forze congiunte contro azioni ostili di nemici".  

Meink non ha fornito dettagli sul tipo di armi e non ha risposto alle richieste di fornire ulteriori dettagli sul tipo di armi e sui tempi del dispiegamento. Ma le sue dichiarazioni sono state sufficienti a provocare le reazioni da parte di Cina e Russia, i due Paesi che il sito dell'Us Space Force indica come i suoi principali competitor. "La Cina sviluppa ed opera capacità spaziali come parte della strategia di modernizzazione militare", si legge sul sito della forza creata da Donald Trump nel 2019, aggiungebdo che la "Russia considera lo spazio un dominio per lo scontro bellico e crede che la supremazia spaziale sarà un fattore decisivo nei conflitti futuri".  

Pechino ha condannato la mossa di Washington, criticando "la trasformazione dello spazio in un'arma, in un campo di battaglia" dove condurre "una corsa alle armi". "Noi chiediamo alla parte americana di fermare l'espansione delle capacità militari e la preparazione di una guerra nello spazio", ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun. Anche la Russia ha affermato che bisogna mantenere lo spazio "libero da armi". "Noi contiamo su un ampio consolidamento internazionale per poter lavorare verso la completa smilitarizzazione dello spazio", ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.  

Dopo le parole di Meink, anche il portavoce della Space Force ha confermato il dispiegamento in orbita di armi, senza fornire anche in questo caso dettagli su tipologia e numeri. "Il controllo spaziale racchiude le aree di missione necessarie per contestare e controllare il dominio spaziale, impiegando mezzi cinetici e non cinetici per influenzare le capacità dell'avversario", ha dichiarato ancora il portavoce, sottolineando che "queste capacità possono essere impiegate a fini offensivi e difensivi". Tra i mezzi non cinetici potrebbero esserci i laser per accecare i satelliti, o persino il disturbo elettromagnetico o informatico dei loro collegamenti dati. 

15 set 2026

Caro energia e smart working, quanto costa lavorare da casa tra pc e climatizzatore

(Adnkronos) - Con la ripartenza di settembre gli uffici tornano a riempirsi e gli italiani tornano al lavoro ma non per tutti il rientro coincide con il ritorno in sede. Sono infatti più di 3 milioni gli italiani che lavorano da remoto, almeno per una parte della settimana, confermando una modalità di lavoro ormai entrata stabilmente nelle abitudini di molti. Lo smart working continua però a dividere, se da una parte c’è chi lo apprezza per il tempo risparmiato negli spostamenti e per una maggiore libertà nell’organizzazione della giornata, dall’altra chi ne sente soprattutto il lato meno positivo, quello economico. 

Con l’aumento dei costi dell’energia, infatti, la domanda principale diventa: quanto costa davvero lavorare da casa rispetto ad andare in ufficio? Per provare a rispondere, SmartBilly, startup innovativa per la gestione e il confronto delle forniture di energia, ha elaborato una simulazione riferita al mese di settembre 2026, considerando i 22 giorni lavorativi e un costo marginale dell’energia elettrica pari a 0,352 euro/kWh. "Il dibattito sullo smart working ha riguardato negli anni molti aspetti, dalla produttività all’organizzazione del lavoro, dal tempo risparmiato negli spostamenti alla sostenibilità . L'analisi di SmartBilly, quindi, non intende stabilire quale sia l'opzione 'migliore' ma evidenziare che quando il luogo di lavoro cambia, anche una parte dei suoi costi energetici cambia e bisogna tenerne conto”, ha commentato Giovanni Delle Donne, ceo e co-founder di SmartBilly 

Per chi si reca ogni giorno in ufficio la spesa è facilmente riconoscibile mentre da casa il costo di una giornata lavorativa tende a confondersi con quello della normale vita domestica. 

Partendo dal costo del lavoro per una giornata di 8 ore, SmartBilly stima infatti un consumo aggiuntivo di circa 0,5 kWh per una postazione composta da computer e monitor. Considerando i 22 giorni lavorativi di settembre, si arriva a circa 11 kWh, con un costo di 3,88 euro di elettricità nell’intero mese. Una cifra decisamente contenuta se confrontata, per esempio, con i 39 euro dell’abbonamento mensile ordinario ATM per viaggiare all’interno del Comune di Milano. Insomma, se il lavoro da casa significasse semplicemente accendere il computer, la bilancia penderebbe senza troppi dubbi dalla parte dello smart working. 

Ma una giornata di lavoro non è fatta soltanto di computer ma anche di costi necessari per renderla sostenibile in casa. A settembre, soprattutto nelle giornate ancora calde, anche mantenere fresca la stanza entra nel conto e il climatizzatore può diventare infatti la variabile decisiva. Considerando infatti un assorbimento nominale di circa 750 W, in linea con la media del mercato, e un utilizzo di 8 ore al giorno, il consumo teorico arriva a circa 6 kWh al giorno, pari a 132 kWh nei 22 giorni lavorativi. Sommando questo dato ai consumi di computer e monitor, il costo energetico mensile arriva a circa 50 euro, superando quindi il prezzo dell’abbonamento preso come riferimento. La simulazione permette anche di individuare un vero e proprio punto di pareggio. Mantenendo costanti tutte le altre ipotesi, bastano circa 6 ore di utilizzo quotidiano del climatizzatore per raggiungere il costo dei 39 euro dell’abbonamento. 

Il computer, quindi, pesa relativamente poco sul conto finale ma è la climatizzazione, insieme alle spese aggiuntive legate alla casa, più di ogni altro consumo della postazione di lavoro, a spostare l’ago della bilancia. “Il confronto tra smart working e lavoro in ufficio viene spesso fatto considerando soltanto il costo del trasporto. Ma lavorare da casa significa anche spostare una parte dei consumi energetici dall'ufficio alla propria abitazione. Abbiamo provato a quantificare questo effetto. Il risultato è interessante: il computer incide pochissimo, mentre il climatizzatore può cambiare completamente il conto. Non significa che lavorare da casa sia più costoso in assoluto, ma che il costo energetico dello smart working dipende molto dalle abitudini dei singoli e dalle variazioni del costo dell’energia", ha concluso Delle Donne.  

15 set 2026

Luca Burini aggredito a Milano, il racconto choc: "Più di 20 pugni senza alcun motivo"

(Adnkronos) - Luca Burini, direttore di Novella 2000, è stato aggredito in pieno centro a Milano. L'episodio risale a dieci giorni fa, quando il giornalista stava tornando a casa intorno alle 6 del mattino. Ospite oggi a La volta buona ha raccontato i momenti dell'aggressione.  

Burini si trovava in Porta Romana e stava aspettando il tram: "Tre ragazzi di circa 20 anni hanno attraversato la strada e sono venuti verso di me". Mi hanno chiesto una sigaretta, ma non ce l'avevo". Pochi secondi dopo la situazione è degenerata: "Mi sono ritrovato contro un muro, con uno davanti e due ai lati. Pensavo volessero derubarmi, poi è partito un pugno sul naso. Ho ricevuto una ventina di colpi". Il giornalista ha raccontato di avere "la bocca piena di tagli. Ormai sono passati dieci giorni, ero giallo. Ho fatto fatica a mangiare per tre giorni".  

Uno di loro ha poi provato a derubarlo ma gli è andato il sangue addosso e "si è spaventato" tanto da invitare l'altro a lasciarlo andare. Burini ha approfittato di quel momento per provare a scappare: "Uno di loro mi atterra a faccia, questa mossa mi ha dato tanti problemi alle ginocchia. Credo di aver tirato un calcio, non so dove. In quel momento è passato un tram, io mi butto sul tram per fermarlo, ero pieno di sangue, avevo sangue che colava ovunque. C'era della gente sul tram, nessuno ha chiamato aiuto", ha raccontato.  

Dopo l'aggressione, Burini ha cercato di fuggire correndo lungo la banchina del tram. "Uno di loro mi ha afferrato per la camicia, ma era già strappata e ho continuato a correre". Poco dopo ha incontrato un signore chiedendogli di aiutarlo a chiamare i soccorsi.  

Nonostante la paura, il giornalista ha raccontato di essere rimasto lucido: "Cercavo di capire come uscirne. Ho pensato di vivere un incubo, ho pensato che non fosse possibile quello che mi stava accadendo". Burini ha infine spiegato di aver dovuto presentare personalmente denuncia: "Dopo un pestaggio del genere doveva partire d'ufficio".  

15 set 2026

Torino, 13enne molestata: obbligo di firma revocato, scatta la custodia cautelare in carcere per il bengalese

15 set 2026

Migranti, Viminale proroga di 15 giorni controlli a frontiere con la Spagna

15 set 2026

Linfoma cutaneo a cellule T, esperta: "Diagnosi difficile per sintomi dermatologici"

(Adnkronos) - Colpisce principalmente la pelle e che può presentarsi per anni con segni simili a patologie dermatologiche comuni come dermatite, eczema o psoriasi: è il linfoma cutaneo a cellule T (Ctcl), un raro gruppo di linfomi non-Hodgkin il cui percorso di diagnosi spesso è lungo e complesso. Oggi, nella Giornata mondiale della consapevolezza sul linfoma (World Lymphoma Awareness Day), Kyowa Kirin richiama l’attenzione sul Ctcl con iniziative come ‘Ctcl Answers’, una piattaforma (ctclanswers.com/it-it ) dedicata a pazienti e caregiver con informazioni sulla patologia, sul percorso diagnostico e sugli aspetti pratici della gestione della malattia. La Ctcl - riferisce una nota - rappresenta circa il 4% di tutti i linfomi non-Hodgkin e fino all’80% di tutti i linfomi cutanei primitivi e che colpisce circa 240 persone su milione in Europa. La micosi fungoide e la sindrome di Sézary sono le forme più frequenti della patologia. Di fronte a manifestazioni cutanee persistenti o non responsive ai trattamenti abituali, è importante rivolgersi allo specialista per una valutazione clinica appropriata. 

Ricevere una diagnosi di Ctcl è spesso un momento di profondo disorientamento. Oltre alla complessità clinica di una malattia rara, la persona si trova improvvisamente a fare i conti con dubbi, paure e domande sul futuro. In questa fase, accedere a informazioni chiare e affidabili non è un dettaglio: è parte integrante del percorso di cura. “Il linfoma cutaneo a cellule T è una patologia complessa, che si colloca tra dermatologia ed ematologia: nasce e si manifesta sulla pelle, ma porta con sé anche il peso psicologico di una diagnosi oncologica rara”, spiega Silvia Alberti Violetti, professoressa associata di malattie cutanee e veneree e direttrice della Scuola di specializzazione in Dermatologia e venereologia dell'Università degli Studi di Milano, nonché dermatologa presso la Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico ed esperta nella diagnosi e nella gestione dei linfomi cutanei. “Rendere il paziente consapevole è parte integrante della cura - aggiunge - conoscere la propria malattia aiuta a distinguere i cambiamenti realmente significativi dalle variazioni quotidiane della pelle, riducendo ansia e incertezza e favorendo una partecipazione più attiva al percorso terapeutico”. 

Il Ctcl si manifesta frequentemente in età adulta, in una fase della vita in cui molte persone ricoprono un ruolo centrale in famiglia come genitori, partner o caregiver. Una diagnosi di malattia rara può cambiare profondamente questi equilibri. Non di rado il paziente tende inizialmente a minimizzare le proprie difficoltà per non gravare sui propri cari — proprio quando avrebbe più bisogno di supporto.  

 

Oggi - si legge nella nota - sono disponibili opzioni terapeutiche che hanno ampliato le possibilità di trattamento per molte persone con Ctcl. La collaborazione tra dermatologi, ematologi e altri professionisti sanitari è un elemento centrale della presa in carico, così come il supporto psicologico e informativo lungo tutto il percorso. Accanto ai pazienti, un ruolo fondamentale è svolto dai caregiver — spesso familiari chiamati a condividere l’impatto emotivo, pratico e organizzativo della malattia. Essere vicini a una persona con Ctcl richiede ascolto, orientamento e strumenti: per questo la rete familiare, sociale e associativa è un pilastro del percorso di cura. 

“In Kyowa Kirin riconosciamo il valore fondamentale del ruolo svolto dai caregiver e dalle associazioni pazienti - afferma Angela Gonzalez Fernandez, Southern Cluster Corporate Affairs & Patient Partnership Director, Kyowa Kirin - Accanto alla ricerca e all'innovazione terapeutica, le persone hanno bisogno di ascolto, orientamento e informazioni affidabili che consentano loro di comprendere meglio la malattia e affrontarla con maggiore consapevolezza. Nel caso di malattie rare e complesse, come i linfomi cutanei, le associazioni svolgono un ruolo chiave perché contribuiscono a dare voce ai bisogni dei pazienti e delle loro famiglie. Per questo sosteniamo iniziative e collaborazioni volte ad accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura”. 

L'impegno a favore della comunità dei pazienti prosegue anche attraverso la collaborazione con La Lampada di Aladino Ets, con cui Kyowa Kirin sta sviluppando un leaflet informativo dedicato alle persone che convivono con il Ctcl e ai loro familiari. “Quando arriva una diagnosi rara, non è coinvolta soltanto la persona che la riceve. Anche i familiari si trovano ad affrontare dubbi, paure e la necessità di comprendere cosa accadrà dopo”, commenta Davide Petruzzelli, presidente de La Lampada di Aladino Ets e vicepresidente Favo, Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia. “In questo scenario - prosegue - le associazioni pazienti esprimono oggi una pluralità di funzioni che superano il ruolo puramente vicario: oltre a rappresentare un punto di riferimento e di conforto fondamentale per malati e famiglie, rivendicano un ruolo attivo nella programmazione all’interno delle Reti oncologiche/ematologiche regionali, un diritto oggi formalmente normato ma che richiede ancora una piena applicazione pratica. Nessuno dovrebbe sentirsi solo di fronte a una diagnosi di Ctcl”. Nella Giornata mondiale della consapevolezza sul linfoma, l’invito a pazienti, familiari e operatori sanitari - conclude la nota - è di non sottovalutare segni e sintomi persistenti della pelle e di rivolgersi allo specialista in caso di dubbi. Nelle malattie rare, la consapevolezza è spesso il primo passo verso una diagnosi e verso un percorso di cura più sereno e partecipato. 

15 set 2026

Intelligenza artificiale, Italiano (Luiss): "Allarme Onu va preso sul serio, costruire regole e controlli"

(Adnkronos) - L'allarme dell'Onu sull'intelligenza artificiale come "minaccia per le democrazie" va "preso sul serio" senza "trasformarlo in allarme apocalittico" e per questo è necessario costruire "oggi regole e controlli proporzionati alle capacità reali dell'Ai, senza aspettare che sia il prossimo incidente a imporcelo". E' la posizione di Giuseppe Francesco Italiano, prorettore per l'Artificial Intelligence e le Digital Skills all'Università Luiss 'Guido Carli' di Roma, in cui è anche professore ordinario di Informatica. Secondo Italiano, intervistato da Adnkronos/Labitalia e tra i massimi esperti italiani ed europei di informatica, algoritmi e intelligenza artificiale, " i rischi più concreti per i servizi essenziali e per le democrazie sono già visibili oggi, non tra dieci anni".  

Professor Italiano, come giudica l'allarme dell'Onu sull'Ai? Può davvero paralizzare i servizi essenziali ed essere una minaccia per le democrazie? Quali sono i rischi reali?  

"L'allarme dell'Alto commissario Türk va preso sul serio, ma senza trasformarlo in un allarme apocalittico. Nella sua lettera parla di una soglia irreversibile che riguarderà anche le generazioni future: un linguaggio molto forte, e non è un caso che arrivi proprio ora, mentre il dibattito sui rischi dell'AI si fa più acceso. Detto questo, i rischi più concreti per i servizi essenziali e per le democrazie sono già visibili oggi, non tra dieci anni: attacchi informatici sempre più automatizzati, disinformazione su scala industriale, frodi, manipolazione dell'opinione pubblica, sistemi decisionali che amplificano discriminazioni o errori quando vengono usati per selezionare persone, credito, cure mediche. 

C'è poi un rischio emergente che merita attenzione: sistemi sempre più autonomi, capaci di interagire direttamente con Internet e con infrastrutture reali, scrivere ed eseguire codice, usare credenziali, agire senza supervisione costante. Il problema qui non è che una macchina abbia cattive intenzioni: basta che abbia molta capacità, molta autonomia, accesso a sistemi critici, e che noi non siamo ancora in grado di controllarla adeguatamente. È la combinazione di potenza e scarso controllo a essere pericolosa, non l'intenzione. Per questo insisterei su una distinzione che nel dibattito pubblico si perde troppo spesso: rischi documentati, rischi plausibili, scenari estremi. Prendere sul serio l'allarme non significa credere a ogni previsione catastrofica. Significa costruire oggi regole e controlli proporzionati alle capacità reali dell'Ai, senza aspettare che sia il prossimo incidente a imporcelo".  

Anche le Big Tech americane hanno lanciato l'allarme sullo sviluppo non controllato dell'AI. Ma non potevano prevederlo prima? E davvero l'AI può impadronirsi del web?  

"È una contraddizione evidente, e non da oggi. Le stesse aziende che ora chiedono prudenza, penso all'appello di Amodei di pochi giorni fa, sostenuto pubblicamente anche da Musk con il suo 'Dario ha ragione' su X, sono quelle che hanno spinto più di chiunque altro sull'acceleratore negli ultimi anni. Non è la prima volta: nel 2023 Musk firmò una lettera per una moratoria sullo sviluppo dell'AI che non si è mai concretizzata, mentre altri leader del settore firmavano dichiarazioni sul rischio esistenziale e continuavano comunque a correre più veloci dei concorrenti. Il punto è che le buone intenzioni delle singole aziende non bastano: se tutti dicono che bisogna rallentare, ma nessuno vuole essere il primo a farlo per paura di perdere terreno, il problema si risolve soltanto con regole comuni, non con appelli. 

Quanto alla possibilità che l'AI si impadronisca del web, non è più fantascienza, ma non nel senso in cui lo intendiamo di solito. I modelli più avanzati possono già navigare in Internet, scrivere ed eseguire codice, usare credenziali, interagire con sistemi reali in autonomia. Quindi la domanda giusta non è se l'AI possa 'prendere il controllo di Internet' in senso assoluto — probabilmente no, almeno non ancora — ma quanto accesso le concediamo, a chi, e quanto siamo davvero in grado di controllare ciò che fa una volta che glielo abbiamo dato. Forse è questa, oggi, la domanda che conta".  

Il presidente Trump ha invece sottolineato che gli USA non rallenteranno. Quale è a suo parere l'obiettivo del presidente americano?  

"Le dichiarazioni del presidente Trump vanno sempre lette con un margine di iperbole tipico del personaggio, ma qui il messaggio di fondo mi sembra abbastanza chiaro. Lo ha detto lui stesso, a margine dell'Irish Open: gli Stati Uniti sono 'all'avanguardia rispetto alla Cina' e devono restare il Paese più avanzato al mondo nell'intelligenza artificiale, perché 'chi vince sull'intelligenza artificiale vince su tutto'. Per Washington l'AI non è più soltanto una tecnologia: è potere economico, militare e geopolitico, tutto insieme. In questa logica, rallentare unilateralmente significa regalare vantaggio ai concorrenti. Ed è per questo che l'appello di Amodei, per quanto sostenuto anche da Musk, difficilmente troverà sponda concreta alla Casa Bianca senza un accordo che coinvolga anche la Cina: è lo stesso problema di coordinamento di cui parlavamo prima, solo spostato dal piano delle aziende a quello degli Stati. 

Venendo all'Europa, cosa pensa della proposta di Lagarde sulla necessità di progetti Ue per essere meno dipendenti dagli Usa? E quale contributo può arrivare dall'Italia?  

Christine Lagarde, da presidente della Bce, ha usato un paragone efficace: è un po' come l'Ottocento delle ferrovie americane, quando i risparmi europei finanziarono la crescita ferroviaria degli Stati Uniti e i benefici restarono in gran parte oltreoceano. Oggi, dice Lagarde, rischiamo di ripetere lo stesso schema con l'intelligenza artificiale: le famiglie dell'area euro hanno circa 440 miliardi di euro investiti in aziende tecnologiche americane, mentre le imprese europee destinano solo il 10% dei loro investimenti all'AI, con un divario che si allarga rispetto agli Stati Uniti. Il punto che coglie è fondamentale: l'Europa non deve necessariamente produrre tutto in casa, ma non può permettersi di dipendere completamente da chi produce tecnologie di intelligenza artificiale. E qui sovranità tecnologica significa una cosa molto concreta: poter decidere cosa fare con l'AI anche se domani cambiano le condizioni geopolitiche o commerciali. Pensiamo a cosa vorrebbe dire vedersi interrompere, o rinegoziare a proprio svantaggio, l'accesso a un servizio cloud da cui dipende la pubblica amministrazione. 

Significa avere una capacità europea significativa di calcolo, dati, modelli e competenze; poter valutare autonomamente quanto sono sicuri e affidabili i sistemi che usiamo; non dipendere da un unico fornitore straniero per servizi essenziali; avere la capacità di sviluppare alternative quando serve. Lagarde stessa indica una strada concreta: potenziare la capacità di calcolo europea e sviluppare modelli "sufficientemente buoni" per la maggior parte degli usi (cita l'esempio di Mistral in Francia) invece di inseguire in ogni segmento i giganti americani. Non significa costruire un'Europa completamente autonoma, né replicare la Silicon Valley: sarebbe illusorio. Significa evitare che le infrastrutture da cui dipenderanno la nostra economia, la pubblica amministrazione e persino la nostra conoscenza siano interamente controllate da altri. E qui l'Italia può dare un contributo reale: abbiamo università, ricerca, imprese, una quantità enorme di dati e competenze. Quello che ci manca non è il materiale grezzo, ma la capacità di metterlo a sistema. E soprattutto di trasformare più rapidamente la ricerca in tecnologia, e la tecnologia in applicazioni che qualcuno usa davvero. 

15 set 2026

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