Logo Il Foglio

Dall'Iraq alla Giordania, fino ad Arabia Saudita ed Egitto: guerra Iran-Stati Uniti rischia di allargarsi

(Adnkronos) - Dall'Iraq alla Giordania e al Libano fino all'Arabia Saudita, il Kuwait e l'Egitto dove un drone ieri ha colpito una metaniera americana nel porto di Damietta. Dopo giorni di calma apparente il conflitto contro l'Iran iniziato con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele dello scorso 28 febbraio si sta allargando pericolosamente con un numero crescente di Paesi coinvolti. L’Arabia Saudita - assediata su tre fronti dall’Iran, dagli Houthi yemeniti e dalle milizie filoiraniane in Iraq -, ha messo fine alle sue reticenze e lo scorso 29 luglio insieme agli Stati Uniti ha colpito obiettivi delle Forze di mobilitazione popolare in Iraq.  

Nella notte tra il 28 e il 29 luglio l'Iran, dal canto suo, ha lanciato missili balistici contro una base statunitense in Giordania. La notte scorsa invece è arrivata la risposta puntuale degli Stati Uniti con raid sull'Iran in linea con le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che aveva promesso di colpire duramente Teheran dopo l'attacco alla base Usa. Dopo un raid iraniano in Kuwait oggi è morto un dipendente di un'azienda cinese nel nord del paese.  

L'escalation, osserva il 'New York Times', "arriva mentre i tentativi di riprendere i negoziati di pace si sono arenati e la portata del conflitto sembra essersi ampliata". Dalla rottura del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, i gruppi legati a Teheran in tutta la regione hanno aperto nuovi fronti e ne hanno riaperti di vecchi, coinvolgendo forze in Arabia Saudita, Iraq, Libano e Giordania. "La partecipazione dell'Arabia Saudita agli attacchi di mercoledì - scrive il quotidiano Usa - ha rappresentato un'escalation. Il regno finora aveva evitato di diventare apertamente un combattente diretto nella guerra Usa-Israele contro l'Iran". L'esercito saudita aveva lanciato alcuni attacchi di ritorsione contro l'Iran, ma erano stati compiuti in segreto, secondo alti funzionari statunitensi. 

Una reazione di Riad che arriva dopo che questa settimana, l'Arabia Saudita ha dovuto affrontare decine di attacchi di droni contro le proprie strutture petrolifere. Gli attacchi alle petroliere saudite da parte dei militanti Houthi, l'alleato iraniano in Yemen che controlla ampie fasce di quel Paese lungo il Mar Rosso, hanno ulteriormente minacciato le rotte di navigazione petrolifera, con conseguenze potenzialmente disastrose per i Paesi del Golfo che fanno forte affidamento sulle forniture del Medio Oriente. "L'espansione dei combattimenti in Medio Oriente - sottolinea il New York Times' - rischia di complicare la possibilità per l'amministrazione Trump di uscire da questa guerra impopolare" e questo mentre si stanno avvicinando le elezioni di mid term previste per quest'autunno negli Usa. La nuova escalation rischia di peggiorare la situazione economica e in particolare di provocare una nuova impennata del prezzo del petrolio spingendo di conseguenza al rialzo l'inflazione. 

L'esercito statunitense ha spiegato che i raid di mercoledì in Iraq sono stati una rappresaglia per oltre 30 attacchi di droni compiuti da gruppi proxy iraniani nelle 72 ore precedenti. Un funzionario statunitense ha riferito che gli obiettivi erano membri delle Forze di Mobilitazione Popolare, una coalizione di milizie basate in Iraq con legami con l'Iran. I raid hanno ucciso circa 20 consiglieri iraniani, tra cui alti consulenti tecnici e ufficiali di collegamento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. Nessun gruppo di miliziani iracheni ha rivendicato la responsabilità degli attacchi con i droni. E anzi oggi, Sabah Al-Numan, il portavoce del primo ministro iracheno ha spiegato all'agenzia di stampa irachena, che non ci sono prove che il territorio iracheno sia stato utilizzato per lanciare attacchi contro l'Arabia Saudita all'inizio di questa settimana: "nessuna parte ha fornito finora alcuna prova a sostegno di queste affermazioni".  

Anche il cessate il fuoco in Libano sta reggendo a fatica mentre Israele e Beirut stanno cercando di attuare l'accordo per porre fine a mesi di combattimenti che è stato respinto da Hezbollah. Ieri l'esercito israeliano ha accusato Hezbollah di una "palese violazione del cessate il fuoco", affermando che il gruppo militante sostenuto dall'Iran ha lanciato un drone contro un veicolo israeliano nella zona del Libano meridionale attualmente controllata dall'esercito israeliano. 

Secondo Dana Stroul, alta funzionaria del Pentagono durante l'amministrazione Biden, citata dal 'Washington Post', sia Trump che Teheran sembrano essere in una situazione di stallo, poiché nessuna delle due parti vede vantaggi nel proseguire il conflitto o ritiene che i negoziati possano portare a un esito decisivo. "C'è un crescente pessimismo in entrambe le capitali riguardo all'incapacità delle parti di impegnarsi in un accordo diplomatico", ha osservato. Stroul, oggi direttrice della ricerca presso il Washington Institute for Near East Policy, ha aggiunto che "sembra quasi che entrambe le parti continuino a lanciare attacchi militari da una posizione di debolezza". Secondo la sua analisi, Trump appare riluttante ad avviare operazioni militari su larga scala che potrebbero compromettere il sostegno della sua base elettorale in vista delle elezioni di mid term mentre l'Iran sembra ritenere di trovarsi in "un momento unico di massima leva strategica" Finora, secondo il Pentagono, nel conflitto sono morti 18 militari statunitensi e oltre 600 sono rimasti feriti. Il ministero della Salute iraniano invece parla di oltre 3.500 morti iraniani. 

30 lug 2026

Da marzo task force Air-Arabia, 400 militari italiani nei Paesi del Golfo

(Adnkronos) - "Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell’area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai Paesi partner, la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell’Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein". E' quanto si legge sul sito della Difesa. "Il contingente nazionale è costituito da circa 400 militari dell’Aeronautica Militare, schierati in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein", secondo quanto spiega il ministero della Difesa, e "la Task Force Air-Arabia è comandata dal Colonnello Michele Schiavi".  

"La Task Force Air-Arabia concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell’area", si legge ancora. Inoltre, secondo quanto riportato dal 'Giornale' e da 'Repubblica', sul campo ci sarebbero, oltre a numerosi uomini, pure una batteria SAMP-T per la difesa anti-aerea e anti-missile e altri sistemi di difesa militari. 

“Abbiamo presentato un’interrogazione sia alla Camera sia al Senato per chiedere chiarezza in merito alla nuova task force in Arabia Saudita che vede impegnati militari italiani in un teatro caratterizzato da tensioni crescenti". Così in una nota i capigruppo dem in commissione Esteri e Difesa di Senato e Camera, Alessandro Alfieri, Enzo Amendola e Stefano Graziano e il responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano. 

"L’ultima delibera che riguarda le missioni internazionali per il 2026 ha previsto, nell’ambito della scheda 4, la proroga, oltre che delle missioni in Iraq, dell’impiego di militari italiani negli Emirati arabi uniti, in Kuwait, in Bahrein e in Qatar per le esigenze connesse con le missioni internazionali in Medioriente e Asia. L’Arabia Saudita non rientra quindi nei paesi previsti dalla scheda 4 della delibera di proroga. Abbiamo già in più occasioni contestato il tentativo del governo di forzare le nuove norme che permettono l’interoperabilità degli assetti militari e del personale tra operazioni diverse, purché rientrino nella stessa scheda autorizzata dal Parlamento. Poiché si danneggia la trasparenza e la chiarezza delle informazioni a danno dei parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, che devono prendere decisioni delicate. Ma in questo caso, se le notizie fossero confermate, siamo andati oltre, utilizzando assetti e personale militare in un paese che non rientra espressamente nella proroga che autorizza le missioni per il 2026”, sottolineano i dem. 

30 lug 2026

Ceuta, Spagna convoca ambasciatore italiano dopo parole Tajani

(Adnkronos) - Il governo spagnolo reagisce duramente alle parole del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, sull'arrivo di massa di migranti a Ceuta, exclave spagnola sulla costa nordafricana. Replicando a un post su X di Tajani, il ministro degli Esteri iberico, José Manuel Albares, ha risposto sullo stesso social: "Questo messaggio è indegno del ministro degli Esteri di un Paese partner e amico da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica. I fatti di oggi hanno a che fare con una sentenza, niente a che vedere con ciò che dice il tweet. Ho convocato domani l'ambasciatore italiano". 

"Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del Ministro Piantedosi - aveva scritto Tajani - L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani".  

Fonti del governo spagnolo, riferisce l'emittente Rtve, affermano che la crisi "non ha nulla a che vedere" con la regolarizzazione dei migranti approvata dal governo Sanchez. "È falso che chiunque abbia attraversato il confine negli ultimi giorni possa beneficiare di questa procedura, poiché richiede condizioni molto specifiche, come dimostrare la residenza in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e aver risieduto in Spagna per cinque mesi consecutivi al momento della domanda", fanno notare le stesse fonti, evidenziando che l'attuale crisi di Ceuta è legata ad un'interpretazione di una recente sentenza della Corte Suprema: si vieta il rimpatrio di coloro che attraversano il confine a nuoto e tale interpretazione è stata "sfruttata da mafie e organizzazioni criminali". 

30 lug 2026

Migranti, a Ceuta la peggior crisi dal 2021

(Adnkronos) - La crisi migratoria scoppiata nella città autonoma spagnola di Ceuta questo giovedì 30 luglio, con l'ingresso di migliaia di persone attraverso la frontiera, è la più grave degli ultimi cinque anni, da quando il Marocco allentò le misure di controllo nel maggio 2021 e circa 8mila persone entrarono nel territorio spagnolo. A seguito della crisi l'Italia sta valutando la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna. 

Madrid ha annunciato l'invio di soldati a Ceuta per garantire la sicurezza. "Le forze armate rafforzeranno la Guardia Civil nell'esercizio dei suoi poteri e di qualsiasi altra misura necessaria per mantenere la sicurezza nella città di Ceuta", riporta un comunicato del ministero dell'Interno. Le unità incaricate del controllo delle frontiere hanno recuperato dal mare i corpi senza vita di dieci persone nelle ultime 24 ore. Sono 38 gli stranieri trovati morti quest'anno nelle sue acque, deceduti nel tentativo di attraversare a nuoto la frontiera con il Marocco.  

Negli ultimi giorni sono aumentati gli arrivi di migranti nella città autonoma, circa un centinaio al giorno, dopo che la Corte Suprema ha pubblicato una sentenza che vieta i respingimenti immediati di chi arriva a nuoto a Ceuta e Melilla.  

Ma oggi a mezzogiorno il ritmo degli ingressi è salito alle stelle e il flusso di migranti ha cominciato ad essere continuo. Per ore, migliaia di giovani marocchini, anche famiglie con bambini, hanno continuato a nuotare lungo il frangiflutti di Tarajal con l'aiuto di galleggianti e anche a piedi, costeggiando la recinzione di confine, senza che agenti marocchini e spagnoli li fermassero. 

Sebbene il governo abbia assicurato di aver concordato con il Marocco il rimpatrio di "tutti" coloro che sono entrati illegalmente, nel tardo pomeriggio numerose persone hanno continuato ad attraversare la frontiera e a nuotare verso la costa.  

In assenza di dati ufficiali sul numero di persone entrate questo giovedì, si tratta dell'episodio peggiore dalla crisi del maggio 2021, in cui le autorità marocchine allentarono i controlli e consentirono il passaggio di circa 8mila persone tra il 17 e il 19 di quel mese. 

Spagna e Marocco erano allora immersi in una grave crisi diplomatica, scatenata dall’accoglienza in un ospedale di Logroño di Brahim Ghali, uno dei principali leader Sahrawi del Fronte Polisario, nemico di Rabat. 

L’allora ministra degli Esteri, Arantxa González Laya, affermò che il ricovero era avvenuto per ragioni umanitarie, a causa della grave malattia di cui soffriva il leader Sahrawi, ma il Marocco rispose ritirando la sua ambasciatrice a Madrid, Karima Benyaich, e facilitando l’ingresso in Spagna di migliaia di suoi connazionali.  

Il governo di Pedro Sánchez rispose schierando personale militare e veicoli pesanti per contenere gli ingressi irregolari. Ma questa volta l'esecutivo ha evitato di fare questo passo, nonostante il presidente della città, Juan Jesús Vivas (Pp) e il resto dei partiti, compreso il Psoe di Sanchez, abbiano chiesto la chiusura della frontiera, l’azione delle forze armate e la dichiarazione di emergenza nazionale.  

Due mesi dopo quella crisi, nel luglio 2021, Sánchez licenziò González Laya e la sostituì con l'attuale ministro degli Esteri, José Manuel Albares, anche se evitò di chiarire che si trattava di una richiesta di Rabat, che la considerava la principale responsabile dell'accoglienza di Ghali. 

Le tensioni tra Madrid e Rabat sono continuate fino a quando, nel marzo 2022, il governo ha cambiato la sua posizione tradizionale sul Sahara Occidentale e ha assunto quella del Marocco.  

In un successivo incontro tra Sánchez e il re del Marocco, Mohammed VI, la crisi bilaterale è stata ufficialmente chiusa. 

Tuttavia, pochi mesi dopo, nel giugno 2022, si verificò un altro tragico episodio, questa volta al valico di frontiera di Melilla, dopo che circa 2mila persone di origine subsahariana tentarono di attraversare il confine. Trentasette migranti morirono a causa dell'affollamento e dello schiacciamento sul lato marocchino, dopo che circa 400 persone erano rimaste intrappolate in un cortile senza via di fuga. 

 

30 lug 2026

Si tuffa nel Po per salvare la figlioletta e non riemerge più

30 lug 2026

Superenalotto, numeri combinazione vincente oggi 30 luglio

(Adnkronos) - Estratta la combinazione vincente del Superenalotto oggi, 30 luglio 2026. Nessun 6 né 5+1, i tre punti '5' realizzati vincono 62.817,27 euro a testa.  

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

I numeri della combinazione vincente: 20 - 47 - 75 - 76 - 78 - 89. Numero jolly 9; Superstar 89. 

30 lug 2026

Alessandro Morelli domani all'Adnkronos per AdnTalks, diretta dalle 11

30 lug 2026

Invasione migranti dal Marocco, Meloni: "Pronti a sospensione spazio Schengen con la Spagna"

(Adnkronos) - L'Italia valuta la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna dopo la crisi migratoria che ha investito Ceuta, exclave iberica in Africa: migliaia di persone nelle ultime ore hanno raggiunto il territorio spagnolo dal Marocco. "Mi sono confrontata con il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. L’Italia non resterà a guardare. Stiamo convocando gli organismi preposti, e all'esito di queste riunioni siamo pronti a intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna", scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui social. 

"Le immagini che arrivano da Ceuta sono impressionanti e dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei", afferma la premier nel post. "Sull’immigrazione clandestina non arretreremo di un millimetro: difendere i confini, fermare i trafficanti di esseri umani e garantire rimpatri efficaci continuerà a essere la linea di questo Governo". 

"Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del Ministro Piantedosi. L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani", afferma su X il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. 

"Ho affrontato anni di processo, rischiando sei anni di carcere, per aver protetto i confini del mio Paese. Sánchez no. Sospendere Schengen. Difendere i confini", scrive Matteo Salvini sui social. 

Migliaia di persone dal Marocco hanno attraversato il confine e sono entrate nell'exclave spagnola in Africa. Attorno a mezzogiorno del 30 luglio, riferisce El Pais, migliaia di persone hanno varcato il confine. El Mundo fa riferimento a oltre 20mila migranti . Molti hanno raggiunto il territorio spagnolo a nuoto. La Guardia Civil e i servizi di emergenza, sopraffatti, sono riusciti a prestare soccorso solo ai feriti, spiega il quotidiano. Il centro d'accoglienza è saturo e non è in grado di gestire gli arrivi in massa. La crisi, scrive El Pais, ricorda quella del 2021, quando circa 5000 persone attraversarono il confine in meno di 24 ore. "Siamo sopraffatti, siamo sull'orlo del collasso", l'allarme degli agenti della polizia Nazionale e della Guardia Civil di stanza a Ceuta, come riportano i media. 

"Il governo è totalmente impegnato a fornire una risposta immediata alla situazione a Ceuta. Stiamo mobilitando tutte le risorse necessarie, lavorando con le autorità marocchine e internazionali, e preparando le misure necessarie per ripristinare la normalità il prima possibile. È il momento di costruire soluzioni, con responsabilità e cooperazione", le parole del premier Pedro Sanchez in un post su X. Sanchez domani sarà a Ceuta. 

La Spagna ha annunciato l'invio di soldati a Ceuta per garantire la sicurezza. "Le forze armate rafforzeranno la Guardia Civil nell'esercizio dei suoi poteri e di qualsiasi altra misura necessaria per mantenere la sicurezza nella città di Ceuta", riporta un comunicato del ministero dell'Interno. Le unità incaricate del controllo delle frontiere a Ceuta hanno recuperato dal mare i corpi senza vita di dieci persone nelle ultime 24 ore. Sono 38 gli stranieri trovati morti quest'anno nelle sue acque, deceduti nel tentativo di attraversare a nuoto la frontiera con il Marocco.  

Centinaia di cittadini si sono riuniti nella giornata in Plaza de los Reyes, di fronte alla sede del governo a Ceuta, per protestare contro il massiccio afflusso di migranti in città e la gestione della crisi da parte delle varie amministrazioni. La manifestazione, organizzata tramite i social media, è cresciuta nel corso della giornata. Dal primo pomeriggio, Plaza de los Reyes, dove la sede del Governo ha allestito un centro di coordinamento per monitorare la situazione, è diventata il principale punto di ritrovo dei manifestanti, che chiedono una risposta più decisa alla crisi migratoria che sta colpendo Ceuta. 

Durante la manifestazione, sono stati scanditi slogan rivolti sia al governo centrale che al delegato del Governo a Ceuta. Tra i più ripetuti, slogan come "dimissioni del governo", e altri diretti contro il primo ministro e il delegato del Governo, Miguel Ángel Pérez Triano. I manifestanti hanno rivolto le loro proteste anche contro gli agenti della Polizia Nazionale presenti nella zona. In diversi momenti del pomeriggio, li hanno affrontati, chiedendo il loro dispiegamento al confine per rafforzare i controlli di accesso alla città. La tensione era palpabile anche al momento della partenza del presidente della Città Autonoma, Juan Vivas, che ha lasciato la sede del Governo accompagnato dal ministro della Presidenza e del Governo, Alberto Gaitán. Mentre attraversava la piazza, diversi manifestanti gli hanno rivolto insulti, dopodiché si è levata un'altra ondata di fischi e slogan contro il governo centrale. 

Dopo il raduno iniziale, alcuni dei partecipanti hanno sfilato per diverse vie del centro città, continuando la protesta, mentre altri sono rimasti davanti alla sede del Governo. Gli appelli alla protesta, diffusi principalmente attraverso i social media e i servizi di messaggistica, si sono susseguiti durante tutta la giornata, con Plaza de los Reyes designata come punto di ritrovo in tutti i casi. 

La Commissione Europea è "a conoscenza degli ultimi sviluppi a Ceuta" e sta "seguendo da vicino l'evolversi della situazione". Lo dice una portavoce dell'esecutivo Ue. "La lotta contro l'immigrazione clandestina - continua - la tutela dell'integrità delle frontiere esterne dell'Unione e la prevenzione degli abusi del nostro quadro giuridico sono di fondamentale importanza. La Commissione ha sostenuto la Spagna a livello operativo e finanziario, anche a Ceuta". 

"Siamo pronti a offrire ulteriore sostegno alla Spagna, sia finanziario che tecnico e operativo, anche tramite Frontex - aggiunge - il commissario Magnus Brunner è in contatto con il ministro dell'Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska in merito a questa questione". La Commissione accoglie "con favore - aggiunge la portavoce - la stretta collaborazione tra Marocco e Spagna per contrastare questi flussi e garantire il rapido rimpatrio di coloro che sono entrati illegalmente a Ceuta, nel rispetto delle norme vigenti".  

Per quanto riguarda la cooperazione con gli altri Paesi, il Marocco è un "partner chiave e affidabile" dell'Ue. Negli ultimi anni, "abbiamo intensificato la cooperazione in materia di migrazione, gestione delle frontiere e lotta al traffico di esseri umani. Stiamo ora lavorando per trasformare la nostra relazione in un partenariato globale e strategico". "Siamo in stretto contatto con le autorità marocchine per garantire che vengano compiuti tutti gli sforzi necessari per adottare misure immediate e porre fine a questi viaggi pericolosi", conclude la portavoce. 

 

30 lug 2026

Tabacco, Masiello (Coldiretti): "Direttiva europea rischia di minare intera filiera"

(Adnkronos) - La direttiva Ue sui prodotti del tabacco “è un approccio da parte di Bruxelles che rischia di minare l'intera filiera e di far chiudere migliaia di aziende e perdere migliaia di posti di lavoro. Lo abbiamo visto con l'eliminazione degli aiuti al tabacco vent'anni fa: le persone non hanno smesso di fumare. Noi siamo contro il fumo e contro il tabagismo, ma non è così che si risolvono le questioni. In questo momento non ci si può inventare delle direttive che per un atteggiamento ideologico rischiano di ammazzare il comparto produttivo e senza difendere la salute dei cittadini”. Così Gennarino Masiello, vicepresidente nazionale Coldiretti, presidente Ont Italia e presidente Unitab Europa, intervenendo oggi a Palazzo Donini a Perugia alla prima tappa del Roadshow territoriale “Da 15 anni nei territori, guardando al futuro”.  

Promosso da Philip Morris Italia e Coldiretti, l’evento itinerante celebra i quindici anni dalla nascita dell’accordo di filiera con il ministero dell’Agricoltura. "Vogliamo fare la stessa fine che abbiamo fatto con l'automotive? Abbiamo smontato posti di lavoro e stabilimenti a vantaggio di Paesi che non hanno nulla a che vedere con i nostri modelli produttivi e con i nostri standard produttivi - sottolinea - Potrebbe accadere la stessa cosa con il tabacco che continuerebbe ad arrivare dallo Zimbawe, dal Malawi, dove non hanno le stesse regole sanitarie, non hanno le buone pratiche del lavoro e non hanno le buone pratiche agricole". E allora, conclude, "dobbiamo interrogarci su questi temi: la concorrenza sleale di quei Paesi può sicuramente creare non solo danni alla filiera, ma anche alla salute dei cittadini”. 

30 lug 2026

Caso Almasri, Nordio invia alla procura generale le richieste della Corte penale internazionale

(Adnkronos) - A quanto si apprende, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso al procuratore generale della Corte d’Appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte penale internazionale sul caso Almasri. L'invio degli atti era stato disposto da una sentenza della Corte Costituzionale una settimana fa. "Il ministro della Giustizia deve immediatamente trasmettere al procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte penale internazionale", scriveva la Consulta nella sentenza numero 143. 

"Dopo un anno e mezzo il ministro Nordio è stato costretto a dare torto a Carlo Nordio e ha trasmesso il fascicolo della Corte Penale Internazionale su Almasri alla Procura Generale di Roma - affermano i componenti M5S nelle commissioni Giustizia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato - Tutta Italia gli aveva detto che era il suo dovere farlo mentre Almasri era detenuto in un carcere italiano, lui lo fa solo adesso perché la Corte Costituzionale gli ha spiegato che questo era il suo compito. Avevano ragione tutti tranne Nordio e il governo Meloni. Nel frattempo i buoi sono ampiamente scappati dalla stalla e Almasri lo hanno condannato i libici, ma alla Cpi non è stato consegnato. La giustizia domestica del suo paese, probabilmente più benevola, lo ha sottratto alla Corte Penale Internazionale e al giudizio sui gravissimi crimini di cui è accusato". 

Per Angelo Bonelli di Avs "Nordio è stato smascherato. Per mesi ha difeso l’indifendibile, rivendicato poteri che non aveva e raccontato al Parlamento una versione falsa per coprire una delle pagine più vergognose di questo governo. Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale, è costretto a trasmettere gli atti che aveva arbitrariamente trattenuto. È la certificazione del suo fallimento politico e istituzionale".  

"Il danno, però, è ormai fatto: un uomo accusato di torture, stupri e crimini contro l’umanità è stato liberato e riaccompagnato in Libia con un volo di Stato, mentre il governo costruiva alibi e attaccava i magistrati. Nordio ha umiliato il Parlamento, compromesso la credibilità internazionale dell’Italia e tradito il suo ruolo. Un ministro smentito in questo modo dalla Corte Costituzionale non può restare al suo posto. Si dimetta. E Giorgia Meloni spieghi perché il suo governo ha protetto Almasri e mentito agli italiani". 

"Da notizie di stampa apprendiamo che mercoledi il ministro Nordio ha trasmesso, con un anno e mezzo di ritardo, alla Procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto del trafficante e torturatore Almasri, che all’epoca fu liberato dal governo Meloni e riportato in Libia con tutti gli onori. Alla fine avevamo ragione noi. Abbiamo sempre avuto ragione: Nordio doveva trasferire subito le carte in procura per l’arresto del criminale libico", afferma Nicola Fratoianni di Avs. "Un ministro che mente spudoratamente al Parlamento in un Paese normale - conclude il leader rossoverde - dovrebbe dimettersi un minuto dopo. E invece è ancora lì. Ma dalle parti della destra pare funzioni così. Una vergogna". 

“Sin dall'inizio avevamo chiesto al ministro Nordio di fare una cosa semplice e che rientrerebbe nei suoi doveri istituzionali e di rispetto della Costituzione su cui ha giurato: rispettare la legge e consegnare Almasri alle autorità della corte penale internazionale, come la legge italiana e gli obblighi internazionali impongono a qualsiasi ministro della giustizia - dichiara il segretario di Più Europa, Riccardo Magi - Ma non c’è solo il caso del torturatore libico. Dalla grave vicenda della grazia a Ruggero con cui ha persino tentato di fare pressione sul Quirinale, passando per l’indifferenza totale per il sovraffollamento delle carceri fino alla riforma dell'imputabilità per minori. Un disastro senza precedenti per la giustizia italiana, un ministro che dice di non voler fare il passacarte della Cpi ma che poi si fa modificare tutte le norme penali dal ministro Piantedosi e dal sottosegretario Mantovano, con un uso propagandistico del codice penale che non ha precedenti. Con quest’ultimo atto Nordio chiude il cerchio, dovrebbe trarne le conclusioni e dimettersi”. 

30 lug 2026

Elementi totali: 20
Vai a