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Renzo Bossi rompe il silenzio: "Oggi il compleanno di papà e domani la sua Pontida, Lega ricordi che è il sindacato del Nord"

(Adnkronos) - Umberto Bossi, morto lo scorso 19 marzo, oggi avrebbe compiuto 85 anni. A sei mesi dalla scomparsa del fondatore della Lega - con il Carroccio che domani si ritrova sul pratone di Pontida - Renzo Bossi, figlio del senatur, rompe il silenzio per la prima volta dalla scomparsa del papà. "Oggi è una giornata particolare", dice in una lunga intervista all'AdnKronos. "Ora mi preme innanzi tutto ricordare quello che ha costruito, e soprattutto perché lo ha fatto", sottolinea, cercando - a fatica - di mettere da parte la tristezza e il rimpianto.  

Il 19 settembre del '41 nasceva suo padre, oggi sono sei mesi che non c'è più...  

"Questa è una giornata particolare. Sei mesi sembrano tanti e pochissimi allo stesso tempo. Ci sono ancora momenti nei quali mi viene naturale pensare di poterlo chiamare o di andare da lui per raccontargli qualcosa. Oggi avrebbe compiuto 85 anni e inevitabilmente i ricordi sono tanti. Ma credo che il modo migliore per ricordare mio padre non sia soltanto parlare della sua assenza, meglio ricordare quello che ha costruito e, soprattutto, perché lo ha costruito. Domani poi c’è Pontida. E probabilmente non esiste luogo che rappresenti meglio una parte così importante della sua vita". 

Che cos’era la Lega Nord di Umberto Bossi?  

"Mio padre aveva costruito quello che io continuo a considerare, prima di tutto, un grande sindacato del Nord. Un movimento che doveva difendere chi viveva, lavorava e produceva nei nostri territori. L’operaio e l’imprenditore. L’artigiano e il commerciante. Il pensionato e il giovane che voleva costruirsi un futuro qui. Persone magari molto diverse tra loro, ma accomunate da una richiesta molto semplice: che il proprio territorio venisse rispettato e che una parte adeguata delle risorse prodotte rimanesse sul territorio. Quella era la forza della Lega Nord. Non rappresentare una categoria contro un’altra, ma rappresentare un territorio". 

È questa l’eredità politica che suo padre ha lasciato?  

"Per me sì. L’eredità politica di Umberto Bossi non è una fotografia, una maglietta o uno slogan. È un’idea. La Lega deve essere prima di tutto il sindacato del Nord. Poi naturalmente il mondo cambia, la politica cambia e anche i partiti cambiano. È normale. Ma esistono delle radici. E se utilizzi il nome, la storia o l’immagine di Umberto Bossi, credo che quelle radici vadano rispettate". 

Sta dicendo che l’immagine di tuo padre non dovrebbe essere utilizzata per una Lega diversa dalla sua?  

"L’immagine di mio padre appartiene inevitabilmente alla storia della Lega, perché quella storia l’ha fondata e costruita lui insieme a migliaia di militanti. Ma proprio per questo penso che debba essere utilizzata coerentemente con ciò per cui ha combattuto per tutta la vita. Se richiami Umberto Bossi, richiami il Nord. Le due cose non possono essere separate. Il suo nome e la sua immagine devono servire prima di tutto a ricordare e difendere quelle battaglie, non a rappresentare qualcosa di diverso. Per me questo è un punto molto chiaro". 

Domani ci sarà Pontida, al centro del dibattito ci sono anche le tensioni interne alla Lega...  

"Quelle dinamiche appartengono a questo partito, quello di oggi, e rimangono interne al partito. Autonomia, fiscalità, infrastrutture, imprese, lavoro, sicurezza e risorse che rimangono sui territori: sono queste le questioni sulle quali, secondo me, Pontida dovrebbe tornare ad avere una voce fortissima: non dovrebbe essere semplicemente un appuntamento annuale o una passerella, dovrebbe essere il momento nel quale il Nord presenta le proprie richieste alla politica nazionale". 

Che cosa rappresenta allora Pontida?  

"Per me, prima ancora della politica, Pontida rappresenta un’idea molto semplice: l’unione. Il richiamo storico è al giuramento con cui i comuni lombardi decisero di unirsi contro il potere imperiale. Mio padre li ha riuniti contro il potere centralista romano, aveva capito la forza enorme di quel simbolo: territori diversi, città diverse, persone diverse che comprendono che soltanto insieme possono difendere i propri interessi e la propria libertà. È anche da questo concetto che nasce la Lega Nord. E credo che oggi, più che mai, sia importante ricordarlo". 

Si vocifera che Massimiliano Romeo, segretario della Lega Lombarda, possa disertare il palco del pratone, preferendo non intervenire. Che cosa ne pensa?  

"Non ho alcun dubbio che Massimiliano Romeo parlerà dal palco di Pontida. Romeo è il segretario della Lega Lombarda e rappresenta politicamente una comunità e un territorio che continuano a chiedere maggiore attenzione, autonomia e capacità di trattenere sul territorio una parte maggiore delle risorse prodotte".  

Quindi sogna una Lega di nuovo concentrata a dare risposte alla questione settentrionale?  

"Non ho titoli per decidere quale debba essere la strategia nazionale di un partito. Quello che posso dire è quale fosse la battaglia di mio padre e quale eredità politica io riconosca in lui. Umberto Bossi ha dedicato la propria vita politica alla difesa del Nord, al federalismo e all’autonomia. E penso che chi oggi si richiama alla sua storia debba avere il coraggio di portare avanti quelle battaglie. Non per nostalgia. Ma perché molte delle questioni che lui poneva trent’anni fa sono ancora aperte". 

Se domani Renzo Bossi potesse salire sul palco di Pontida e dire una sola frase, quale sarebbe?  

"Direi: 'Ricordatevi perché siamo arrivati qui la prima volta'. Perché puoi cambiare un simbolo, puoi cambiare una strategia, puoi cambiare una generazione politica. Ma se dimentichi il motivo per cui una comunità è nata, rischi di perdere quella comunità. E credo che l’insegnamento più importante che mio padre abbia lasciato sia proprio questo: prima vengono la terra e la sua gente. Poi viene tutto il resto". 

E oggi, nel giorno del suo compleanno, che cosa direbbe a suo padre?  

"Gli direi innanzi tutto: 'Buon compleanno, papà'. E poi gli direi che, anche se sono passati diversi mesi, ci sono ancora tantissime persone che ogni giorno mi scrivono ricordando tutto quello che ha fatto. E che domani, se guardassi quel prato, inevitabilmente cercherei ancora il suo volto, ascolterei le sue parole, come facevano tutti...". 

19 set 2026

Musumeci e la morte del figlio: "Sono tornato a fare politica perché voleva la facessi, del dolore ho fatto energia"

(Adnkronos) - Quando muore un figlio "o impazzisci e ti chiudi nel tuo mutismo, nel tuo silenzio, ti isoli dal mondo o, altrimenti, del dolore fai energia. Lo elabori. Mio figlio voleva che io facessi politica. E allora ho pensato che lui sarebbe felice se io fossi tornato a fare politica". E' il racconto, doloroso, del ministro Nello Musumeci, alla festa di Gioventù nazionale, della morte del figlio Giuseppe, di 30 anni. E di come ha deciso di continuare a fare politica. 

"Se perdi un genitore, sei un orfano. Se perdi un coniuge - ha detto - sei un vedovo, se perdi un figlio nella lingua italiana non c'è un termine. Non esiste, non è previsto proprio, perché è contro natura. È normale che un figlio accompagni il genitore al cimitero. Assurdo che un genitore accompagni il figlio al cimitero. Il figlio accompagna il padre al cimitero perché è nel ciclo biologico. Al contrario, no. Perché quando un padre lascia un figlio al cimitero dopo il funerale lì rimane anche un pezzo di genitore. E allora come fai di fronte a questo destino così ineluttabile? Hai due soluzioni: o impazzisci e ti chiudi nel tuo mutismo, nel tuo silenzio, ti isoli dal mondo o, altrimenti del dolore fai energia. Lo elabori. Mio figlio voleva che io facessi politica. E allora ho pensato che lui sarebbe felice se io fossi tornato a fare politica, perché fu l'unico momento nel quale io avevo deciso di mollare tutto. Perché ti crolla il mondo addosso. E lì hai bisogno del coraggio. Il coraggio di riprendere la vita ogni giorno".  

"Devi trovare il coraggio per andare avanti e mi sono risollevato - dice - E ho trovato la forza per tornare a fare politica e mi sono candidato alla Regione siciliana proprio qualche anno dopo quella tragedia. Quella tragedia è caduta nel 2013, ma per me è come se fosse accaduta ieri. È una ferita che non si rimargina. Ecco allora il coraggio di affrontare il destino, la paura che tutto crollasse". 

E dice: "La prospettiva del domani, la paura di chiudermi nel mio dolore mi ha dato il coraggio per ricominciare quindi il coraggio non sempre è scontato ma anche quando credi di non averlo. C'è qualcuno che ti aiuta a trovarlo ed è importante purché sia un coraggio razionale". 

 

19 set 2026

Prof accoltellata, verifiche sul cellulare del 13enne e della madre. Ascoltati docenti e compagni di scuola

(Adnkronos) - I carabinieri hanno effettuato una perquisizione informatica sul cellulare del 13enne che ieri, in una scuola media a Centocelle, a Roma, ha accoltellato una professoressa. L'attività ha riguardato anche il telefono della madre sul quale si trovano salvate le carte di credito utilizzate dal ragazzino per acquistare i due coltelli da sub e gli occhiali da softair con i quali ha messo a segno il suo piano.  

Gli investigatori hanno proceduto anche alla copia forense. L'analisi dei dati aiuterà a verificare se il 13enne sia stato in qualche modo istigato a colpire la docente, col proposito poi di diffondere il video dell'aggressione su un gruppo Telegram. Intanto, i carabinieri hanno ascoltato, come persone informate sui fatti, altri docenti della scuola e compagni di classe. 

 

Il ragazzino che ieri mattina ha dapprima spruzzato lo spray urticante sul volto della professoressa per poi ferirla con un coltello aveva programmato tutto. Dall'annuncio sui social '- 5 hours' - alla 'vestizione' nel bagno della scuola di tutto ciò che serviva per mettere a segno il suo piano. Secondo quanto emerso dalle indagini avviate dai carabinieri intervenuti sul posto, il 13enne dopo l'ingresso all'istituto Giovanni Verga, dove frequenta la terza media, è andato in bagno, ha indossato un caschetto con sopra attaccato il cellulare come fosse una goPro, gli occhiali da softair, che ha detto di aver comprato su un sito specializzato, e ha tirato fuori dallo zaino due coltelli da sub. Uno lo ha attaccato alla cinta, l'altro lo ha impugnato per ferire l'insegnante. 

In videochiamata su Telegram con un gruppo di persone, sulle quali ora si concentrano le indagini dei militari dell'Arma, è passato all'azione colpendo la vittima in tre punti diversi, tutti nella regione subascellare. La donna, terrorizzata, è stata soccorsa in tempo e trasportata in codice giallo al vicino ospedale Vannini. Il 13enne è stato portato in una caserma dei carabinieri, accompagnato dai genitori. 

 

19 set 2026

Prof accoltellata, la scrittrice Auci: "Anch'io minacciata in classe, avevo tolto un cellulare"

(Adnkronos) - "Il rapporto tra scuola e famiglia si è profondamente modificato negli ultimi vent'anni. È venuto meno quel confine che un tempo era molto chiaro: il genitore faceva il genitore, l'insegnante faceva l'insegnante". Lo ha detto la scrittrice e docente Stefania Auci, autrice del bestseller "I leoni di Sicilia", parlando con l’Adnkronos dei casi di aggressioni agli insegnanti, in occasione della sua presenza al festival Pordenonelegge per presentare il suo nuovo libro "Cunti, storie e romanzi. I libri della mia vita" (Mondadori). La scrittrice, che insegna anche come docente di sostegno, ha raccontato di essersi sentita in pericolo in alcune occasioni: "Mi è capitato con una ragazzina che mi aveva minacciato di graffiarmi la faccia perché le avevo tolto il cellulare. Alla fine, dopo due giorni, è venuta da me a raccontarmi cosa l'aveva spinta a essere così aggressiva". 

"Dagli anni Ottanta e Novanta l'insegnante non è più percepito come la persona che ti insegna, che ti prepara ad affrontare l'università e il mondo del lavoro. Oggi può diventare quello a cui il genitore chiede: 'Perché mio figlio non ha preso sei? Ha studiato tutto il giorno, non meritava quel brutto voto'". "Non è una lode del passato - ha precisato Auci – ma il riconoscimento del fatto che allora erano più chiari il confine e il mandato educativo. L'insegnante fa quello che il genitore non è preparato a fare, non perché sia ignorante, ma perché non è il suo compito. Io non vado a fare il medico in ospedale perché non sono preparata a farlo. Allo stesso modo, non vedo perché un genitore debba sostituirsi all'insegnante se svolge un'altra professione". 

Secondo Auci, c'è poi "il grande e spinoso problema della considerazione sociale degli insegnanti". "L'insegnante è visto come quello che deve gestire il ragazzino e, purtroppo, spesso lui per primo si percepisce male, anche perché oggettivamente è pagato poco. Gli insegnanti italiani sono tra le categorie meno pagate d'Europa. E quando arrivano dei bonus, a me a volte suonano come delle elemosine. Bisogna ricordare una cosa fondamentale: l'insegnante di ogni ordine e grado crea i futuri cittadini. Ha nelle proprie mani le leve della conoscenza e della consapevolezza dei futuri cittadini", ha sottolineato la scrittrice. "Nel momento in cui svuoti di significato questo ruolo e, contemporaneamente, accetti che gli insegnanti vengano trattati come fannulloni che hanno tre mesi di vacanza all'anno, si perde di vista la realtà del loro lavoro". 

 

Stefania Auci ha quindi ricordato il carico di attività che si svolge anche al di fuori dell'orario in classe: "Ci sono il coordinamento, la preparazione delle relazioni, la correzione dei compiti, la valutazione, le riunioni e la preparazione delle lezioni. E quando si lavora con ragazzi con disabilità o con bisogni educativi speciali, bisogna predisporre verifiche e materiali specifici. Se hai sei classi, sono sei verifiche diverse". "E poi non hai orario", ha aggiunto. "Può arrivare la telefonata di un genitore che ti dice che il figlio non può venire a scuola perché ha avuto un attacco di panico e lo sta portando dalla psicologa. Anche questo fa parte del lavoro dell'insegnante". 

Auci ha poi indicato tra i problemi anche "l'emulazione di determinati comportamenti" e la difficoltà di alcune famiglie nel seguire i propri figli durante l'adolescenza. "Fino ai nove, dieci anni questi ragazzi vengono protetti, tutelati, messi sotto una campana di vetro. Poi, una volta arrivati alle scuole medie, improvvisamente diventano grandi e, salvo alcune famiglie che continuano a seguirli, vengono in qualche modo abbandonati". "L'uso dell'alcol e delle prime droghe è sceso drasticamente come età, così come l'età delle prime esperienze sessuali", ha affermato. "Non sono una puritana, tutt'altro: è giusto che i ragazzi facciano le proprie esperienze. Ma arriva un momento in cui l'esperienza travalica e diventa un rischio per la persona. È lì che bisogna chiedersi dove sia la famiglia". Secondo Auci, il tema riguarda anche la capacità dei genitori di stabilire e far rispettare dei limiti. "Se a dodici anni mio figlio mi dice che torna a mezzanotte e torna alle tre, e io alle tre non lo metto in punizione, non posso poi stupirmi se non conosce le regole. I ragazzi hanno bisogno di limiti". "Manca il legame tra scuola e famiglia, quel dialogo non competitivo tra scuola e famiglia", ha concluso Auci. "Perché le famiglie sono state tra le prime a mettere in discussione la scuola". (di Paolo Martini) 

19 set 2026

Addio Sandro Mazzola, il ricordo di Amadeus: "Se sono diventato interista è anche grazie a lui"

19 set 2026

Gualtieri incontra il sindaco di New York Mamdani: "Due grandi metropoli, al lavoro su forme di collaborazione diretta"

(Adnkronos) - "Bellissimo incontro, abbiamo discusso di tanti temi, molto di housing, di politiche per la casa, per assicurare questo diritto che oggi è minacciato da una situazione molto difficile di accessibilità agli alloggi. Abbiamo scambiato esperienze, quello che stiamo facendo a Roma, quello che fanno a New York. Abbiamo parlato di collaborazione culturale. Una tre giorni molto intensa di lavoro, di collaborazione tra tanti sindaci uniti da sfide comuni e anche da una visione di cambiamento che ci accomuna". Lo ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, a New York questo weekend, per partecipare all'Urban 20 Mayors Summit 2026, ospitato e organizzato dal sindaco di New York Zohran Mamdani. 

Tra i temi affrontati, i costi sempre più alti, specialmente nelle grandi città, che le rendono meno accessibili. "Questo è un grande tema che riguarda tutti, in forme diverse - spiega - l'accessibilità all'alloggio, ma anche in generale i costi dell'energia. Questioni che investono la responsabilità dei governi, ma i sindaci, le città, stanno provando a dare risposte, spesso anche non aiutati dai governi o comunque dovendo trovare soluzioni anche con limiti, con strumenti limitati. Le città sono i luoghi dove si stanno sperimentando soluzioni nuove per affrontare la crisi climatica, per affrontare i grandi temi dell'integrazione, la questione dell'accessibilità dei servizi. È stato molto interessato al nostro modello di città dei 15 minuti e anche degli esperimenti di co-housing, così come sono stato colpito anche dal grande piano di edilizia che ha lanciato, dalla sua capacità di dare fin dall'inizio del suo insediamento delle risposte concrete ai cittadini. Perché il bello del mestiere di sindaco, se lo si fa con uno spirito di cambiamento, è che si possono affrontare grandi questioni, ma non in maniera ideologica, in maniera concreta, mostrando come si possono trovare delle strade nuove".  

"E' stato uno scambio molto approfondito, quindi continueremo a lavorare anche su forme di collaborazione diretta. Abbiamo già un protocollo di collaborazione tra il primo municipio e Manhattan e col sindaco abbiamo deciso di esplorare anche possibili ulteriori forme di collaborazione, anche in ambito culturale. Abbiamo parlato molto di investimenti pubblici ed è solo l'inizio. New York e Roma sono delle città bellissime, molto diverse. Sono due grandi metropoli ed è bello che ci sia un dialogo, una collaborazione, non solo tra di noi, ma anche tra tanti altri sindaci".  

 

19 set 2026

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19 set 2026

Sla, Saggese (Campania): "Sforzo massimo per inclusione e cure a casa, sostenere anche caregiver"

(Adnkronos) - "Questa luce verde è una luce che illumina anche la responsabilità nostra, ovviamente, come istituzione, come Regione". Così Angelica Saggese, assessora al Lavoro e alla Formazione della Regione Campania, intervenuta ieri a Paestum in occasione della XIX Giornata nazionale della Sla - durante la quale sono stati illuminati di verde, in Italia, centinaia di luoghi simbolici come il Tempio di Nettuno a Paestum - ha richiamato l’impegno delle istituzioni non solo nei confronti delle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica, ma anche delle famiglie e dei caregiver che ogni giorno le assistono. "Immaginiamo che i cittadini che soffrono di questa patologia debbano poter vivere una vita ordinaria, una vita, diciamo, comune, al pari degli altri. Quindi lo sforzo massimo che dobbiamo fare è cercare di garantire a loro l’inclusione e la vita il più ordinaria possibile", ha sottolineato Saggese. 

Per la Regione, una parte importante dell’assistenza passa dalla possibilità di rimanere a casa, accanto alla propria famiglia. "Preferiamo che siano a casa, assistiti dalla famiglia, che possano vivere all’interno dei propri affetti familiari, che possano trovare lì le misure e gli strumenti di sostegno", ha spiegato l’assessora. "La Regione Campania eroga gli assegni di cura, sono differenti: sono un assegno di cura mensile di 1.200 euro, di 600 euro, in funzione della gravità della patologia. Eroga e assegna i dispositivi, i supporti tecnologici, perché in molte circostanze, con l’avanzare della malattia, c’è la necessità di supporti comunicativi per i pazienti". Ma, ha evidenziato Saggese, il sostegno deve riguardare anche chi si prende cura quotidianamente del malato. "Dal confronto con Aisla è emersa infatti l’idea di prendersi cura anche dei caregiver, perché svolgono un ruolo importante perché molti di loro e in molti casi, soprattutto, sono le donne, rinunciano alla propria vita, rinunciano al lavoro, rinunciano alla propria attività, pur di prendersi cura con tanto affetto e con tanto impegno di un proprio familiare che soffre della patologia della Sla”" 

Un’attenzione particolare è stata quindi dedicata alla formazione dei caregiver. "Anche per loro un’attività di formazione, perché è vero, imparano sul campo a fare ciò che devono perché sono costretti, però se fossimo in grado di formarli prima, sicuramente sarebbero nella condizione di assistere meglio i propri familiari”, ha detto. Il tema riguarda però anche il momento in cui termina l’attività di assistenza. "Dobbiamo anche porci la domanda: cosa accade ai caregiver al termine dell’attività di caregiver, quando non fanno più questa attività?", ha sottolineato Saggese, evidenziando il rischio di trovarsi, dopo anni di rinuncia al lavoro, “nell’impossibilità e a quella difficoltà, nel disorientamento di decidere cosa fare. Dobbiamo provare a prenderli in carico, riformarli, capire in che direzione orientarli, per farli formare, per provare a dare loro la possibilità di essere reinseriti nel mondo lavorativo e di proseguire la propria vita ordinariamente e regolarmente", ha concluso l’assessora. 

19 set 2026

Direttrice Parchi Paestum e Velia D'Angelo: "Apriamo luoghi cultura a comunità e a persone fragili"

(Adnkronos) - "Questo è un luogo del passato, però nel passato la città si prendeva cura della propria comunità, della propria popolazione. Noi vogliamo che i luoghi della cultura continuino a farlo oggi". Così Tiziana D’Angelo, direttrice dei Parchi archeologici di Paestum e Velia, a Paestum, in occasione della XIX Giornata nazionale della Sla, ha raccontato il percorso avviato per rendere il patrimonio archeologico sempre più accessibile e vicino alle persone più fragili. "Vogliamo che questi luoghi si aprano a comunità che possono raggiungerci, ma anche a visitatori che non possono forse arrivare qui per ragioni di salute", ha spiegato D’Angelo, sottolineando la necessità di superare "l’idea del museo e del parco archeologico come luoghi esclusivamente legati alla conservazione e alla visita".  

In questa direzione nasce il progetto "il benessere è un’opera d’arte", attraverso il quale, ha spiegato la direttrice, "trasformiamo questi luoghi in luoghi d’incontro, alcune volte d’incontro a distanza, alcune volte invece creando dei laboratori proprio all’interno dei nostri spazi. Lo facciamo per persone che soffrono di diverse patologie, dal Parkinson all’Alzheimer, malati di lunga degenza". Per rendere concreto questo percorso, però, serve una rete. "Per prenderci davvero cura di queste persone abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo bisogno di una rete di supporto", ha sottolineato D’Angelo, collegando questa esperienza alla collaborazione avviata con Aisla. 

"Quello che stiamo realizzando con Aisla è un passo importante in questa direzione, perché proprio questa associazione ci può aiutare a costruire un nuovo ponte e a portare Paestum e Velia nelle case di tutte le persone che soffrono di Sla, ma anche delle loro famiglie", ha evidenziato. "L’obiettivo è fare del patrimonio culturale uno spazio capace di continuare, anche nel presente, quella funzione di cura della comunità che apparteneva alla città antica. Essere lì per loro, così come questi luoghi hanno curato nel passato, noi vogliamo che continuino a farlo oggi". 

19 set 2026

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