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Estate tempo di vacanze, da malaria a febbre gialla il decalogo per chi viaggia

(Adnkronos) - L'estate è sinonimo di partenze, spesso verso mete esotiche e lontane. Ma un viaggio all'estero richiede anche alcune precauzioni sanitarie. Si parla tanto di Ebola, malattia che in realtà non rappresenta oggi un rischio specifico per il viaggiatore, ma solo per gli operatori sanitari. La Dengue, al contrario, richiede particolare attenzione alle misure di protezione dalle punture di zanzara. Alla vigilia della partenza, la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) ricorda che molte infezioni, ormai rare o assenti in Italia, sono ancora diffuse in numerose aree del mondo e che una corretta prevenzione può evitare problemi anche molto gravi. Inoltre, non solo all’estero ma anche in Italia, non bisogna mai abbassare la guardia rispetto alle Infezioni sessualmente trasmissibili (Ist).  

 

Ecco allora il decalogo degli infettivologi per chi viaggia con la consulenza di Cristina Mussini, presidente Simit e professore ordinario di Malattie Infettive presso l'Università di Modena e Reggio Emilia e direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena, e di Antonio Cascio, professore di Malattie Infettive presso l'Università degli Studi di Palermo, direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive e del Centro di riferimento regionale Aids presso il Policlinico P. Giaccone di Palermo e membro della Simit. 

Il decalogo Simit per chi viaggia:  

1) Programmare il viaggio in anticipo. Chi si reca in Paesi tropicali o in destinazioni esotiche dovrebbe effettuare una consulenza pre-viaggio presso gli ambulatori di Medicina dei Viaggi o nei reparti di Malattie Infettive. Dovrebbe inoltre informarsi sugli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf), del ministero della Salute. Sono gli unici autorizzati a somministrare il vaccino contro la febbre gialla e a rilasciare il certificato internazionale richiesto per entrare in alcuni Paesi; 

2) Verificare le vaccinazioni di routine. Prima di partire è bene controllare di essere in regola con i richiami per morbillo, rosolia, tetano, difterite, Covid-19 e, nelle categorie indicate, pneumococco; 

3) Valutare le vaccinazioni specifiche per la destinazione. Il vaccino contro l'epatite A è particolarmente raccomandato per chi viaggia in aree dove l'infezione è ancora frequente, così come quelli contro febbre tifoide, meningococco, colera, encefalite giapponese o rabbia in base al Paese visitato e alla durata del soggiorno. Non sottovalutare la malaria. Per le popolazioni locali può essere una malattia endemica, ma per chi non è immune può diventare rapidamente molto grave. Le persone a rischio non sono soltanto le persone nate in Italia, ma anche coloro che provengono da Paesi ad alta endemia, ma che hanno perso l’immunità vivendo nel nostro Paese. La chemioprofilassi deve essere prescritta dal medico in base alla destinazione, alle eventuali resistenze dei parassiti e alle possibili interazioni con altri farmaci con cui il paziente è già in cura; 

4) Proteggersi dalle punture di zanzara. Repellenti cutanei, zanzariere e ambienti climatizzati sono strumenti essenziali non solo contro la malaria, ma anche contro la Dengue, oggi endemica in molte aree del mondo; 

5) Preparare un piccolo kit sanitario da viaggio. Può essere utile portare con sé sali reidratanti in bustina per vomito e diarrea, farmaci specifici prescritti dal medico per la diarrea del viaggiatore e materiale per la medicazione delle ferite. È bene portare con sé un antibiotico a largo spettro come fluorochinoloni. Chi soffre di patologie croniche deve portare con sé le terapie abituali, conservandole correttamente magari in una borsa frigo se richiedono particolari temperature. È inoltre consigliabile stipulare una copertura assicurativa per le emergenze mediche, poiché in alcuni Paesi l'assistenza sanitaria può essere molto costosa;  

6) Fare attenzione a cibi e bevande. Bere solo acqua in bottiglia, evitare il ghiaccio nelle bevande e consumare con prudenza cibi crudi, soprattutto pesce e crostacei, che possono trasmettere infezioni e malattie parassitarie anche gravi; 

7) Proteggere sé stessi e il partner con il preservativo. Rimane il metodo più efficace per ridurre il rischio di infezioni sessualmente trasmesse (Ist), come Hiv, gonorrea, sifilide, herpes genitale e Hpv. Bisogna richiamare l’attenzione sul preservativo femminile, in Italia quasi per niente utilizzato, che rappresenta però uno strumento di maggiore autonomia e consapevolezza per la donna; 

8) Valutare la Prep e ricorrere alla Pep quando necessario. Per le persone a maggiore rischio di esposizione all'Hiv può essere indicata la Prep (profilassi pre-esposizione), che va assunta in maniera continuativa, senza nessuna interruzione, perché sia efficace. Se invece si verifica un rapporto a rischio, è importante sapere che la Pep (profilassi post-esposizione) deve essere iniziata entro 72 ore. Entrambe sia Prep sia Pep devono essere prescritte presso reparti di Malattie Infettive; 

9) Vivere la sessualità in modo consapevole. Evitare rapporti sessuali sotto l'effetto di alcol o sostanze stupefacenti poiché comportamenti impulsivi aumentano in modo esponenziale il rischio di contrarre infezioni sessualmente trasmesse. In presenza di partner occasionali, l'utilizzo del preservativo è sempre fortemente raccomandato. 

10. Non trascurare la vaccinazione contro l'Hpv. La vaccinazione anti-Hpv è raccomandata per ragazze e ragazzi, preferibilmente in giovane età ma se si hanno rapporti con partner occasionali è consigliata anche in età adulta. Bisogna sottolineare che non è raccomandata solo alle donne, ma in egual modo anche agli uomini, poiché oltre a prevenire il tumore della cervice uterina, contribuisce a ridurre il rischio di altri tumori correlati al virus, come quelli del pene, dell'ano e del distretto testa-collo. 

13 lug 2026

Russia potrebbe attaccare un Paese Nato dopo fine guerra con Ucraina: l'analisi

(Adnkronos) - La Russia potrebbe sentirsi pronta a lanciare un attacco contro un Paese della Nato già dopo cinque-sette anni dopo la fine della guerra con l'Ucraina, ha spiegato l'analista militare americano Micael Kofman in una conferenza organizzata da Carnegie Endowement for International Peace. Lo scenario di un attacco su vasta scala "è più significativo" rispetto alla possibilità di un attacco limitato, e questo vale anche se molto dipende da come terminerà la guerra in corso, da come saranno impegnate le forze russe lungo la linea di contatto che sarà congelata, precisa riassumendo le conclusioni del recente paper pubblicato su Foreign Affairs "The Next Russia Threat. Moscow’s Military Power After Ukraine".  

Se è vero che Mosca potrebbe non avere le risorse, economiche e demografiche, per sostenere in futuro le attuali dimensioni delle forze militari (1,3 milioni di soldati), non tornerà a quelle precedenti alla guerra (850mila). Anche se diverse capacità delle forze russe hanno subito un degrado durante la guerra, a partire da quelle di assalto, altre capacità, dalla precisione degli attacchi, all'elemento tradizionale del sostegno all'artiglieria delle forze, sono molto migliorate negli ultimi anni, così come la capacità di produrre fino a 100mila droni l'anno.  

Le spese per la difesa di Mosca, attualmente pari a circa il 40 per cento del bilancio e all'8-10 per cento del pil, sono giudicate da Kofman - ma anche dalla Banca centrale e dal ministero delle Finanze a Mosca - "insostenibili". "Anche se la spesa è inferiore a quella che veniva destinata al comparto militare in epoca sovietica, in periodo di pace", sottolinea l'analista, precisando che, a suo dire, contrariamente a quato generalmente concluso, non sono state le spese militari insostenibili, da sole, a far crollare l'Unione sovietica. Mosca dovrà ridurre la spesa militare, ma ci saranno investimenti che non saranno toccati, a partire da quelli per le forze strategiche e substrategiche, difesa aerea e missilistica, dimensioni delle forze di terra, capacità di colpire a lungo raggio. Sarà piuttosto ridotta dopo la fine della guerra contro l'Ucraina la prontezza delle forze. "Sarà una forza patchwork", con settori di grande aggiornamento e altri più arretrati, come lo sta dimostrando la guerra in Ucraina, in particolare per l'addestramento delle forze. 

La possibilità di un attacco nucleare "è stata la spina dorsale di questa guerra", con la minaccia di un attacco con armi nucleari tattiche, del settembre ottobre 2022, dopo la riconquista di territorio da parte delle forze di Kiev. "C'è stato in Russia un dibattito significativo sulle condizioni in cui possono essere usate armi nucleari tattiche che ha lasciato segni che non sono destinati a scomparire". A tale cambiamento, si aggiunge la fine del tradizionale regime del controllo degli armamenti, con la fine del Nuovo Start. Tale evoluzione ha portato Paesi come la Gran Bretagna, che investono nel comparto nucleare il 20-25 per cento del bilancio della difesa, a riflettere su cambiamenti a loro volta in quelle che vengono definite "forze non strategiche o substrategiche".  

Un altro elemento cruciale dello sforzo militare della Russia nella guerra contro l'Ucraina è stato la collaborazione con la Cina che ha sostenuto lo sforzo di Mosca, garantendo componenti e precursori cruciali alla Russia, sostenendo la sua economia. Tale scenario non dovrebbe cambiare, con l'attenzione di Pechino rivolta al Pacifico e alla guerra con gli Stati Uniti, più che alla Russia come nemico, che potrebbe quindi continuare a poter contare sullo scomodo alleato orientale.  

13 lug 2026

Caldo torrido e afa, settimana 'infernale': picco mercoledì con 7 città bollino rosso

(Adnkronos) - Si intensifica la nuova ondata di calore che sta investendo l'Italia. Secondo l'ultimo bollettino del Ministero della Salute, i capoluoghi con il bollino rosso, il livello massimo di allerta (3), passano dai quattro previsti per oggi ai sette di domani, mercoledì 15 luglio, con un progressivo aumento del rischio per la salute dell'intera popolazione. 

Oggi il livello di allerta massimo riguarda Firenze e Perugia, alle quali si aggiungono Brescia e Torino. Domani, mercoledì, il bollino rosso interesserà anche Bologna, Frosinone e Roma, confermando l'espansione dell'ondata di caldo soprattutto sulle regioni del Centro-Nord. 

Numerose anche le città in bollino arancione (livello 2), che indica condizioni di rischio per le persone più fragili, come anziani, bambini e soggetti con patologie croniche. Oggi sono undici: Ancona, Bologna, Cagliari, Campobasso, Frosinone, Genova, Latina, Rieti, Roma, Verona e Viterbo. Mercoledì scenderanno a nove: Cagliari, Campobasso, Latina, Milano, Pescara, Rieti, Trieste, Verona e Viterbo, mentre diverse passeranno al livello di allerta massimo. 

Negli altri capoluoghi monitorati resterà il bollino giallo, che segnala una fase di pre-allerta. Tra le 27 città prese in esame dal sistema nazionale di sorveglianza, i bollini verdi, che indicano assenza di rischio, sono ormai un'eccezione: nei tre giorni considerati se ne contano soltanto tre, tutti nella giornata di oggi e concentrati al Sud, a Bari, Catania e Reggio Calabria. 

Il Ministero della Salute raccomanda di evitare l'esposizione al sole nelle ore più calde della giornata, mantenersi ben idratati e prestare particolare attenzione alle persone più vulnerabili, come anziani, bambini e malati cronici. 

13 lug 2026

"Incontri segreti del Mossad con Ahmadinejad", il piano di Israele per il cambio di regime in Iran

(Adnkronos) - Israele avrebbe lavorato per anni a un piano segreto per trasformare l'ex presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, nel futuro leader dell'Iran dopo un cambio di regime a Teheran. E' quanto rivela il New York Times, che cita funzionari americani e iraniani a conoscenza dell'operazione, secondo i quali il Mossad avrebbe avviato contatti con Ahmadinejad già nel 2023, intensificandoli nel 2024 e nel 2025, fino a tentare di trasferirlo in un luogo sicuro durante la guerra tra Israele e Iran dello scorso febbraio.  

Secondo il quotidiano Usa, il progetto prevedeva una più ampia strategia israeliana per rovesciare l'attuale leadership iraniana. Tra gli elementi del piano vi sarebbe stato anche l'addestramento e l'armamento di gruppi curdi con base nel nord dell'Iraq, che avrebbero dovuto entrare nell'Iran occidentale e avanzare verso Teheran. Il piano, tuttavia, non si è mai concretizzato. 

 

Il New York Times ricostruisce che Ahmadinejad fu invitato nel 2024 e nuovamente nel 2025 alla Ludovika University di Budapest per partecipare ufficialmente a una conferenza sul cambiamento climatico. In realtà, secondo il rettore dell'ateneo Gergely Deli, l'evento sarebbe servito da copertura per consentire all'ex presidente iraniano di incontrare agenti dell'intelligence israeliana. Deli racconta di aver ricevuto la richiesta direttamente da un alto funzionario del governo ungherese e di aver accettato nella convinzione che favorire un dialogo tra i due Paesi nemici potesse contribuire a salvare vite umane. 

Il quotidiano sostiene inoltre che quello che all'epoca era il capo del Mossad, David Barnea, si sarebbe recato personalmente a Budapest nel 2024 per incontrare Ahmadinejad e che, subito dopo, il servizio segreto israeliano avrebbe informato la Cia dell'avvio dei contatti. Fonti americane sostengono inoltre che Israele avrebbe finanziato negli ultimi anni parte delle spese di viaggio e di alloggio dell'ex presidente iraniano, incontrandolo in diverse occasioni all'estero. 

Secondo la ricostruzione del giornale, l'operazione culminò il 28 febbraio, all'inizio della guerra tra Israele e Iran, quando un raid israeliano colpì il complesso residenziale di Ahmadinejad a Teheran, distruggendo l'edificio destinato alle guardie del corpo e il suo veicolo blindato. Nella confusione seguita all'attacco, una Peugeot nera sarebbe arrivata sul posto per prelevare l'ex presidente e condurlo in una casa sicura gestita dal Mossad all'interno dell'Iran. 

Sempre secondo fonti americane e iraniane citate dal New York Times, Ahmadinejad avrebbe però perso fiducia nel progetto israeliano e avrebbe lasciato il rifugio in circostanze non chiarite. È ricomparso in pubblico soltanto la scorsa settimana, durante il corteo funebre per la Guida Suprema, Ali Khamenei. Quattro funzionari iraniani sostengono che attualmente si trovi agli arresti domiciliari sotto la custodia dell'intelligence dei Guardiani della Rivoluzione, dopo che le autorità iraniane avrebbero ricostruito gran parte dei suoi contatti con Israele. 

 

L'inchiesta ricostruisce anche la progressiva trasformazione politica dell'ex presidente. Dopo aver guidato l'Iran dal 2005 al 2013 con una linea fortemente anti-israeliana, rilanciando il programma nucleare e negando l'Olocausto, Ahmadinejad avrebbe progressivamente moderato i toni una volta lasciato il potere. Negli ultimi anni avrebbe criticato l'establishment iraniano, denunciato la corruzione e cercato di costruirsi un'immagine più moderata, senza però rinunciare all'obiettivo di tornare alla guida del Paese. 

Secondo un ex collaboratore e una persona appartenente alla sua cerchia ristretta, citati dal quotidiano, Ahmadinejad riteneva ormai impossibile riconquistare il potere attraverso l'attuale sistema della Repubblica islamica e avrebbe confidato di voler guidare una fase di transizione sostenuta anche da potenze straniere. In questo scenario, sempre secondo il New York Times, avrebbe persino ipotizzato che un suo futuro governo potesse riconoscere Israele e normalizzare le relazioni nell'ambito degli Accordi di Abramo promossi dal presidente americano Donald Trump. Il Mossad non ha commentato le rivelazioni del giornale. Anche Ali Akbar Javanfekr, portavoce di Ahmadinejad, ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni. 

 

13 lug 2026

Iran, Trump 'guardiano' di Hormuz: tycoon tra rimborsi, blocco navale e terza ondata di raid

(Adnkronos) - "Gli Stati Uniti saranno, d'ora in poi, conosciuti come 'il guardiano di Hormuz". Parola di Donald Trump, che in una serie di dichiarazioni sull'Iran è tornato prima a minacciare Teheran sul controllo del traffico marittimo nello Stretto, poi ad annunciare un nuovo blocco navale Usa nel Paese e quindi ad anticipare nuovi raid contro il nemico, poi lanciati in serata. 

"Colpiremo con forza", le parole del presidente degli Stati Uniti durante un'intervista radiofonica prima dell'avvio della nuova operazione. "Queste persone sono pazze. Per loro gli accordi sono fatti per essere violati", ha poi continuato tornando ad attaccare duramente la leadership iraniana. 

"Sono persone estremamente inaffidabili e, francamente, se mai avessero un'arma nucleare la userebbero nel giro di un giorno", ha aggiunto. Secondo quanto detto dal tycoon, il memorandum d'intesa firmato con Teheran "era un test. Non sapevamo come sarebbe andata. Quando si ha a che fare con dei farabutti, i memorandum d'intesa valgono ben poco. Era una sorta di prova e loro non l'hanno superata". 

Il leader americano ha quindi indicato il sito iraniano di Pickaxe Mountain come un possibile obiettivo militare, affermando che gli Stati Uniti potrebbero colpirlo "relativamente presto". 

 

Ad annunciare ufficialmente l'inizio della terza notte consecutiva di attacchi contro l'Iran anticipata da Trump è stato il Comando centrale americano. "Alle 16.45 ora della costa orientale degli Stati Uniti (le 22.45 in Italia, ndr), il Comando centrale ha iniziato per la terza notte consecutiva il lancio di raid contro l'Iran, su indicazione del comandante in capo", si legge in un post pubblicato su X. 

"Questi attacchi continueranno a imporre un costo elevato alle forze iraniane e a ridurre la loro capacità di colpire civili innocenti e il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz", ha aggiunto il Centcom. 

Trump ha intanto notificato formalmente al Congresso la ripresa delle operazioni militari contro l'Iran, concedendo così al Pentagono altri 60 giorni per impiegare le forze statunitensi nel teatro di competenza del Centcom senza un'autorizzazione del Congresso. 

In una lettera di due pagine inviata venerdì ai leader del Congresso, e visionata da The Hill, il tycoon ha comunicato che i raid americani sono ripresi il 7 luglio, in conformità con il War Powers Act, la legge che impone al presidente di informare il Congresso entro 48 ore dall'avvio di operazioni militari all'estero. 

"Nelle operazioni non sono coinvolte forze terrestri statunitensi. I raid sono limitati, proporzionati e pianificati ed eseguiti in modo da ridurre al minimo le vittime civili", scrive Trump nella lettera. In base al War Powers Act, dopo la notifica al Congresso il presidente può impiegare le forze armate per 60 giorni, con la possibilità di una proroga di ulteriori 30 giorni. Un'eventuale prosecuzione delle operazioni oltre questo termine richiederebbe invece una specifica autorizzazione del Congresso. 

 

 

Gli Stati Uniti, in qualità di 'guardiani dello Stretto di Hormuz' e per una questione di equità, "riceveranno un rimborso pari al 20% su tutte le merci spedite, a copertura di tutti i costi necessari per svolgere il compito di garantire la sicurezza in questa zona del mondo particolarmente instabile", ha annunciato il presidente americano in un post su Truth Social. "Il processo e l'organizzazione avranno inizio immediatamente", ha poi spiegato. 

"Lo Stretto di Hormuz è aperto e rimarrà aperto, con o senza l'Iran. Stiamo ripristinando il blocco iraniano, così denominato perché impedisce solo alle navi o ai clienti dell'Iran di entrare o uscire", ha poi affermato il presidente. "Tutti gli altri Paesi potranno usufruire dello Stretto in modo equo e libero", ha assicurato. 

Trump in precedenza aveva annunciato di essere pronto a "prendere il controllo" dello Stretto. "Lo proteggeremo, e verremo pagati un sacco di soldi per farlo. Vogliamo essere risarciti per aver messo a rischio la nostra gente - le parole a Fox News -. Avevamo un accordo ma gli iraniani lo infrangono sempre. Li colpiremo duramente". "Saremo l'angelo custode. Dovremmo essere risarciti per questo", il ragionamento del tycoon. 

 

Riprenderà intanto alle 22 di oggi, ora italiana, il blocco navale degli Stati Uniti contro il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani, ha annunciato il Comando centrale americano , precisando che l'operazione è scatterà su ordine del presidente Trump. 

"Le forze del Centcom applicheranno il blocco contro le navi in transito da o verso i porti iraniani e le aree costiere", si legge nella nota diffusa dal comando americano. Le forze armate statunitensi continueranno invece a "sostenere il flusso del traffico attraverso le acque regionali per tutte le navi che non violano il blocco". 

 

Prima della nuova ondata di attacchi, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato con ironia alle dichiarazioni del tycoon sulla 'tassa di Hormuz'.  

"Il presidente degli Stati Uniti ha assolutamente ragione. Chiunque garantisca un passaggio sicuro e protetto alle navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz dovrebbe essere compensato per questo servizio", ha scritto Araghchi in un post su X. Poi la stoccata sarcastica: "Il 20% è ovviamente troppo. Saremo equi", ha aggiunto il ministro iraniano, facendo riferimento alla percentuale evocata da Trump. "L'Iran è sempre stato il guardiano dello Stretto e lo rimarrà per sempre", ha concluso il capo della diplomazia di Teheran. 

"Non consentiremo agli Stati Uniti di interferire, in nessun modo, nella gestione dello Stretto di Hormuz", ha quindi assicurato il portavoce del comando militare iraniano Khatam al-Anbiya. L'Iran afferma quindi che le sue forze "reagiranno con fermezza a disordini o insicurezza" al di fuori delle "rotte indicate" da Teheran e che "qualsiasi forma di supporto logistico e cooperazione con gli Usa" sarà "considerata al pari di una guerra contro la sovranità e la sicurezza nazionale dell'Iran", aggiungendo che il conflitto potrebbe "coinvolgere l'intera regione". 

"Continueremo a esercitare sovranità e controllo sulla gestione dello Stretto di Hormuz con forza e potenza", le parole di Hossein Mohebbi, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani, riportate da Iran International dopo le dichiarazioni di Donald Trump. 

Il portavoce dei Pasdaran ha accusato inoltre gli Stati Uniti di "mettere a rischio, con le loro azioni, le forniture di petrolio e gas a livello globale", affermando che gli Usa "devono essere ritenuti responsabili". 

 

13 lug 2026

Norvegia torna a casa dopo i Mondiali, il 'row' con il principe e 90mila tifosi

13 lug 2026

M5S, il 'forziere' di Conte: nel 2025 conti a posto con 14 milioni liquidi

(Adnkronos) - Circa 14 milioni di euro di liquidi. Più di 3 milioni di euro dal 2xmille e altrettanti dalle 'donazioni' di parlamentari, consiglieri regionali e privati. Conti in attivo per il Movimento 5 stelle nel 2025, che chiude l'ultimo bilancio, quello al 31 dicembre 2025, con un "rilevante avanzo" di 2 milioni 513mila 854 euro. Giuseppe Conte può contare su un vero e proprio tesoretto che farebbe gola a chiunque in questi tempi di magra post abolizione del finanziamento pubblico ai partiti in vista delle prossime politiche. 

Numeri alla mano, i pentastellati hanno casse floride grazie ai 3 milioni 171mila 153 euro derivanti dall'Irpef e al contributo degli 'eletti' e cittadini comuni, stimato in 3 milioni 66mila 912 euro. L'avvocato di Volturala Appula dispone soprattutto di un partito molto liquido: 7 milioni 823mila 149 euro sul conto Intesa San Paolo dedicato alla gestione, altri 5 milioni 415mila 486 euro sul c/c delle 'devoluzioni', mentre 146mila 309 euro sono depositati in un conto PayPal; 243 euro e rotti risultano in contanti e, infine, 1391 euro disponobili su una prepagata. 

In particolare, la "somma di 5 milioni 415 mila 486 euro è costituita dalle restituzioni effettuate dai portavoce eletti, in conformità con quanto previsto dal regolamento relativo al trattamento economco degli eletti del Movimento''. Si tratta di ''risorse vincolate, riservate a iniziative di preminente interesse collettivo, sociale o pubblico, senza scopo di lucro, il cui impiego avviene previa deliberazione degli organismi competenti dell'Associazione''.  

Soddisfatto il tesoriere Claudio Cominardi, che nella sua relazione gestionale scrive: ''L'attivo patrimoniale è ulteriormente incrementato con l'aumentare delle disponibilità liquide, alimentate in particolare dall'ingente incasso del contributo statale derivante dal due per mille dell'Irpef''. Spulciando il rendiconto, spiccano i cosiddetti proventi della gestione caratteristica di 6 milioni 238mila 65 euro ''rappresentati in larga parte dalla contribuzione indiretta dello Stato a cui si aggiungono le 'donazioni' degli eletti di M5S e quelle ''dei privati cittadini, ovvero persone fisiche iscritte nelle liste elettorali, ammesse al pieno esercizio del diritto di voto''. Nel dettaglio, le contribuzioni da persone fisiche (versate da senatori deputati consiglieri regionali e privati') sono composte da due voci: quelle 'per spese di gestione' pari a 2 milioni 498 mila 112 euro e quelle 'per devoluzioni' di 568 mila 800 euro, per un totale di 3 milioni 66 mila 912 euro. Una particolarità: il movimento contiano non registra a bilancio nessun 'finanziamento' da parte delle cosiddette persone giuridiche, ovvero società e aziende. 

Gli 'oneri' della stessa gestione, invece, ammontano a 4 milioni 123mila 382 euro, "rappresentati'' per lo più dalle ''spese per acquisto di beni (87mila 592 euro) e servizi (quasi un milione di euro), per l'utilizzo di beni di terzi (944 mila 031 euro), per il personale dipendente e i collaboratori (oltre 300 mila euro), nonchè per le quote di ammortamento''. Nell'arco del 2025 I Cinque stelle hanno sborsato 1 milione 80 mila euro, di cui 370 mila investiti solo in Campania dove alle ultime regionali ha vinto come governatore il pentastellato Roberto Fico (250mila euro sono stati assegnati al Comitato e 120mila al candidato). Tra i parlamentari che hanno contribuito alla causa Conte ha versato 30mila euro. Se il ''totale dell'attivo'', dunque, ''è aumentato rispetto al 2024, passando da 15 milioni 789 mila 278 euro a 18 milioni 358 mila 607 euro'', grazie ''principalmente all'aumento delle disponibilità liquide'', anche il 'passivo totale'' del Movimento "è aumentato rispetto all'anno precedente passando da 15 milioni 789 278 euro a 18 milioni 358 mila 607 euro" mentre la voce 'debiti' raggiunge quota 1 milione 183mila 424 euro.  

  

13 lug 2026

Beatrice Venezi: "Atreju uno sbaglio. Fenice? Fossi stata di sinistra non sarei stata attaccata"

(Adnkronos) - “Non tornerei ad Atreju”, “il Sovrintendente non ha preparato il terreno per il mio arrivo ma un contratto c’era eccome”, “il ministro Giuli in sette mesi non ha detto una parola in mia difesa” e “non ho le prove, ma risulterebbe che il comunicato del mio licenziamento sia partito proprio dal ministero” sono solo alcuni dei passaggi più forti dell’intervista che Beatrice Venezi, che non fa mai il nome di Colabianchi, ha concesso oggi a Hoara Borselli per il suo podcast Sette Vite.  

“Non solo ho dichiarato simpatia per la Meloni, ma anche il fatto di non aver dichiarato la mia simpatia per il solito circoletto è sicuramente stato un motivo di svantaggio e, onestamente, non risalirei sul palco di Atreju” dice Beatrice Venezi a Hoara Borselli, aggiungendo anche che sconsiglierebbe ad altri di farlo “perché ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende”.  

“Se fossi stata di sinistra sicuramente non sarei stata attaccata dai sindacati della Fenice – continua Venezi in un altro passaggio -. La Fondazione aveva bisogno di presentare una faccia nuova, avevano scelto la mia, ma sono stata usata. Quando i lavoratori della Fenice hanno cominciato a manifestare contro di me, una lavoratrice come loro, con ripetute letture di volantini anche sul palco, mi chiedo come mai non ci sia stato nessun richiamo da parte del Sovrintendente, che evidentemente aveva avallato che fossero letti”. 

“Il Sovrintendente non ha fatto nulla per preparare il terreno circa il mio arrivo alla Fenice, incontrando le varie componenti del teatro. C’è stata una mancanza in tal senso, non so se voluta da parte del Sovrintendente. Tutto questo non è stato fatto e tutto ha preso una motivazione politica”. “La mia intervista è stato solo il pretesto che hanno voluto usare per licenziarmi - continua in un altro passaggio la direttrice Venezi -. Se il problema fosse stato davvero quella mia dichiarazione in quell’intervista mi sarei aspettata una chiamata per dire ‘rettifica, spiega meglio’, invece nessuno lo ha fatto”. 

In un altro passaggio Venezi tira in ballo direttamente il ministro della cultura Giuli. “Da quel che mi riferiscono, ma specifico che non ne ho le prove, pare che il comunicato del mio licenziamento sia partito dal ministero e non direttamente dalla Fenice” dice Venezi che attribuisce il mancato appoggio di Giuli alle sue esternazioni a supporto del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco sul padiglione russo “che possono non essere piaciute a Giuli”. Il quale Giuli “non ha fatto nulla in sette mesi” precisa Venezi. “Non ho avuto alcuna forma di tutela da parte della Fondazione, ma anche il ministero non è mai intervenuto nei miei confronti. Se fossi stato il ministro mi sarei mosso in qualche modo per capire che stava succedendo a Venezia, invece in sette mesi il ministro non ci ha mai messo la faccia e io non l’ho mai sentito”.  

“Perché non mi sono dimessa prima? Perché tutti mi chiedevano di rimanere, a partire dal sindaco Brugnaro. Tutti mi dicevano: no, devi resistere. Salvo poi essere lasciata in mezzo al guado” racconta Venezi che poi ha rivelato di non aver più risposto “apposta” alle telefonate di solidarietà una volta licenziata “perché era troppo tardi”. Venezi torna poi sulla questione del contratto smentendo il Sovrintendente della Fenice che ha più volte dichiarato che non è mai stato formalmente firmato.  

“Se non avesse mai firmato un contratto, sarebbe bastato salire sul palco e dire ai lavoratori della Fenice ‘ok, non se ne fa più niente’ e invece la mia nomina è stata anche ratificata dal Consiglio di indirizzo e su cosa, su un non contratto?”. Venezi per la causa contro la Fenice ha assoldato tre avvocati: “un giuslavorista, uno per il civile e uno per il penale, perché c’è stato del mobbing mediatico. Ho una rassegna stampa di 2000 pagine, 100 pagine al giorno di gogna mediatica per sette mesi filati. E mi sembra giusto che chi si macchia di certe colpe debba pagare, e ciò vale anche per la politica” conclude Venezi.  

 

13 lug 2026

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