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22 set 2026

Meloni: "Non leggo le parole di Mattarella sulla scuola come contestazione. Norma su stranieri è buon senso"

(Adnkronos) - "Ho letto questa interpretazione prevalente, per la quale le parole di ieri del Presidente della Repubblica erano delle parole per contestare l'iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così". Così la premier Giorgia Meloni, ospite di '5 Minuti' su Rai1, commentando le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tema della scuola e della presenza degli studenti stranieri nelle classi. 

"Il Presidente della Repubblica, per l'appunto, dice: la scuola deve superare le incomunicabilità, non creare ghetti. È chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire che un ragazzo straniero, quanto anche i ragazzi italiani, possano sentirsi nel ghetto", ha spiegato Meloni. 

"Oggi lo hanno scritto diversi quotidiani, il Presidente della Repubblica, quando era Ministro dell'Istruzione, redigeva circolari che più o meno, anche lì invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, ma perché è una misura di buon senso e che quindi mi pare che sia giusto portarla avanti", ha aggiunto la premier. 

Poi sul divieto di burqa a scuola: "Mi pare una misura di assurdo buon senso, che nulla ha a che fare con il tema della discriminazione, ha tanto a che fare invece con il tema di consentire a noi, ovviamente, di mettere a terra norme sacrosante anche per ragioni di sicurezza", ha detto Meloni, intervenendo a 'Porta a Porta', "sono norme che chiaramente servono anche per un fatto di sicurezza". 

"Provvedimenti simili che vietano di presentarsi a scuola o all'università, in molti casi anche negli uffici pubblici, con il volto coperto, esistono in mezza Europa. Esistono addirittura in una serie di Paesi a maggioranza islamica", ha sottolineato Meloni, "poi qui ci sarebbe anche un tema legato alle cosiddette pari opportunità, ai diritti della donna, che pure mi pregio di difendere". 

"E mi fa un po' specie che spesso gli stessi che ci dicono che non difendiamo abbastanza i diritti delle donne perché magari io non mi faccio chiamare la presidenta, poi invece, di fronte a una misura del genere, non ritengano che il tema dei diritti delle donne vada affrontato", ha concluso. 

 

Meloni ha poi parlato della misura sul bollo auto: "Niente viene tagliato alla sanità regionale. E se i presidenti delle Regioni della sinistra ritengono che questa misura sia così vergognosa, possono sempre decidere di non aderire, rifiutare il contributo dello Stato e far pagare il bollo. Ma temo che non lo faranno. Giustamente, spero non lo faranno". 

Meloni ha quindi spiegato che "la misura che costa 2,4 miliardi non viene pagata dalle Regioni. Le Regioni vengono rimborsate dallo Stato per le risorse che non chiaramente raccolgono con il bollo auto". "Quindi mi pare chiaramente che le critiche che sto ascoltando da diversi presidenti di Regione, particolarmente dei partiti dell'opposizione, siano ovviamente, insomma, siano in questo caso strumentali, mettiamola così", ha concluso. 

"Ho sentito anche accuse abbastanza gravi: 'Dobbiamo pagare la campagna elettorale...' Quando sento una frase del genere da esponenti del Movimento 5 Stelle, atteso che sto ancora cercando di pagare i 200 miliardi di euro di bonus edilizi che abbiamo utilizzato per consentire a Giuseppe Conte di dire che le persone potevano gratuitamente ristrutturare la loro casa, mi fa abbastanza sorridere", ha detto la premier rispondendo alle critiche sul provvedimento.  

 

"60 miliardi sono stati la spesa complessiva negli ultimi quattro anni per cercare di calmierare le bollette delle famiglie e delle imprese", ha dichiarato la presidente del Consiglio a 'Porta a Porta', a proposito delle misure adottate dal governo sul costo dell'energia, "e poi la diversificazione sia delle fonti che degli approvvigionamenti. Abbiamo riaperto al nucleare, abbiamo fatto più 40% di rinnovabili, a dispetto di quelli che dicono che noi siamo contrari alle energie rinnovabili". 

"Adesso abbiamo accelerato anche per l'estrazione del petrolio italiano, perché noi lo andiamo a comprare in giro per il mondo, ma poi ce l'abbiamo nei nostri mari. Cioè stiamo facendo tutto quello che possiamo, ovviamente anche per aumentare la produzione e per dipendere il meno possibile anche dall'estero", ha concluso. 

Meloni ha poi commentato la lettera della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein sulle misure per affrontare la crisi energetica: "Schlein, il segretario del principale partito di opposizione, è evidentemente un interlocutore naturale per me", ha detto Meloni, intervenendo a 'Porta a Porta', "non perché io scelga i miei interlocutori, esattamente perché non li scelgo, perché io riconosco e rispetto gli interlocutori che i cittadini scelgono. In questo caso, ovviamente, il segretario del partito di maggioranza relativa nell'opposizione è l'interlocutore naturale". 

Da Schlein è arrivato "un implicito riconoscimento del lavoro che ha fatto il governo", ha detto Meloni, "la lettera che invia il segretario del Partito democratico, proponendo come spendere questi 14 miliardi di maggiore deficit possibile, è una lettera che lei può inviare perché il governo italiano ha condotto una battaglia per avere deficit aggiuntivo per affrontare la crisi energetica". 

"E quando abbiamo portato avanti questa battaglia ci si disse che non avevamo portato a casa niente, che era una battaglia velleitaria, che gettavamo fumo negli occhi", ha aggiunto Meloni, "anche nelle proposte che ho visto della segretaria Schlein c'è molto riconoscimento del lavoro del governo: si chiedono più risorse per il Piano casa. Ricordo quando il Pd diceva che il Piano casa era una scatola vuota; adesso si chiede di metterci più risorse, quindi non è più una scatola vuota. Ci sono delle proposte che mi sembrano sensate, ragionevoli", ha concluso. 

 

Meloni si è detta invece "chiaramente dispiaciuta" per la mancata uscita dalla procedura di infrazione "perché noi abbiamo fatto un lavoro da questo punto di vista molto complesso, in questi anni, che ci ha portato a diminuire il deficit, lo dobbiamo ricordare, dall'8,1% quando ci siamo insediati all'attuale non 3,1%, 3,08%. E quindi, insomma, è il classico: hai fatto 30, eri molto vicino al 31. Chiaramente, stare sotto il 3% ci avrebbe consentito in anticipo sulla tabella di marcia di uscire dalla procedura di infrazione, ma vuol dire che chiaramente andremo per quella che era la tabella di marcia".  

"Voglio dire che mi rammarica, però, anche perché nella stessa giornata in cui l'Istat ci dice che siamo al 3,08% di deficit, ci dice anche che rivede le stime della crescita italiana del 2024. Quando ci dissero che la crescita italiana era stata dello 0,7%, oggi si scopre che è stata dell'1,1%... Ora io non so se l'Istat sottostimi gli italiani o sottostimi il governo, ma sta accadendo sempre e mi dispiacerebbe molto se questo accadesse anche fra due anni e se noi fra due anni dovessimo scoprire che in realtà stavamo sotto al 3%, ma le stime erano, diciamo, troppo prudenti", ha aggiunto. 

"L'Italia non cresce come dovrebbe per problemi che sono prevalentemente di carattere strutturale", ha continuato a 'Porta a Porta', "c'è una bassa produttività che è dovuta intanto alla natura del nostro tessuto produttivo. Noi abbiamo moltissime micro e piccole imprese, ovviamente, e da una difficoltà, o comunque da investimenti sull'innovazione, sul capitale umano, che non sono sufficienti".  

Le tasse? "Non le abbiamo aumentate, le abbiamo tagliate", ha sottolineato Meloni a 'Porta a Porta', spiegando poi che "la pressione fiscale, a dispetto di quello che il nome ci può lasciare intendere, non misura quanto sono alte le tasse. La pressione fiscale misura il rapporto tra le entrate dello Stato e il prodotto interno lordo". 

"La pressione fiscale non aumenta solo se aumentano le tasse, se aumenta il numero delle tasse o se aumenta l'aliquota della tassa. Aumenta anche se le tasse diminuiscono, ma per esempio le paga più gente", ha proseguito. "Per cui, quando tu hai un milione e duecentomila nuovi lavoratori che pagano le tasse su quel lavoro, le entrate allo Stato aumentano anche se le tasse sono diminuite". 

"Se tu fai un lavoro sul recupero dell'evasione fiscale, noi abbiamo fatto il record di recupero dell'evasione fiscale. Abbiamo fatto un lavoro ottimo. Se tu chiaramente combatti meglio l'evasione fiscale, le entrate allo Stato aumentano anche se le tasse sono diminuite", ha concluso. 

Estendere la Zes unica a tutto il Paese? "È complicato soprattutto cercare di capire come si fa a portare una misura che ha funzionato molto bene su tutto il territorio nazionale per favorire gli investimenti", ha spiegato Giorgia Meloni, ospite di 'Porta a Porta'. 

"Quello su cui stiamo lavorando è soprattutto l'estensione delle semplificazioni che sono previste da adesso. Questo anche per rispondere al tema dei costi. C'è ovviamente anche la questione dei crediti d'imposta, ma quello che io considero più importante di tutto è come semplificare per un'azienda che chiede l'autorizzazione e che vuole investire, creare ricchezza e creare posti di lavoro", ha aggiunto, "e questo è quello su cui ci stiamo in questo momento concentrando. È una misura che è in dirittura d'arrivo, penso in uno dei prossimi Consigli dei ministri sarà operativa. È una misura sulla quale mi pare ci sia anche una certa convergenza". 

Sulla detassazione degli aumenti contrattuali: "È una misura che io voglio confermare nella prossima legge di bilancio. Nel privato abbiamo fatto diverse cose. L'ultima è stata la detassazione degli aumenti contrattuali. Quindi chiaramente lo devi rimandare alla contrattazione tra le parti sociali, ma noi abbiamo portato al 5% la tassazione sull'aumento contrattuale", ha spiegato Meloni. 

"Vuol dire che quando il contratto viene rinnovato e tu prendi un aumento di 100 euro, prima lo Stato si prendeva di questi 100 euro tra i 25 e 28 euro, adesso si prende 5. E la misura, dagli studi che ha il Ministero del Lavoro, poi stiamo aspettando ovviamente di avere tutti i dati, ma ha riguardato oltre 4 milioni di lavoratori che hanno avuto un aumento grazie a questa misura", ha concluso. 

 

"Quando non è passato l'emendamento sulle preferenze alla Camera con voto segreto, si è detto che il governo non aveva più la fiducia del Parlamento. Quindi noi siamo tornati, adesso le preferenze sono nella norma e credo che sia una grande vittoria che gli italiani possano tornare a scegliere il parlamentare. E chiaramente, nel momento in cui torna alla Camera, credo che vada fatta chiarezza sull'accusa che veniva fatta relativamente al fatto che non ci sarebbe fiducia", ha detto Meloni sulla legge elettorale, "se non c'è la fiducia del governo penso che ne dobbiamo prendere atto, no?". 

"Le leggi elettorali le devi cucire addosso all'interesse dei cittadini", ha spiegato ancora Meloni a 'Porta a Porta', "io non penso che ci si possa disegnare addosso le leggi elettorali. Questa non è una legge che favorisce il centrodestra e non è una legge che favorisce il centrosinistra. Questa è una legge che favorisce i cittadini". 

"Quale è, secondo me, l'interesse dei cittadini? Avere una classe politica che risponda al popolo. E questa è una legge che consente di scegliere il partito, la coalizione, il parlamentare, il candidato premier e il programma e di dare a chi viene scelto dal popolo i numeri per governare cinque anni", ha sottolineato, "quindi stabilità, perché anche qui la continuità e la stabilità per realizzare un programma che è stato indicato dai cittadini fa chiaramente la differenza". 

 

"Non ho elementi per dire che Vannacci sia un cavallo di Troia della Russia", ha detto Meloni a 'Porta a Porta', a proposito dell'accusa rivolta dal Financial Times al leader di Futuro Nazionale. "Mi è accaduto recentemente che alcune pagine vicine all'onorevole Vannacci, ma dico vicine perché lui ha rilanciato i contenuti, abbiano, per attaccarmi, utilizzato alcuni argomenti che sono propri della più vergognosa propaganda russa contro di me".  

"Segnatamente accuse di fare uso di droga con il presidente ucraino, quando non di avere una relazione con il presidente ucraino", ha aggiunto Meloni, "credo che su questo sia legittimo aspettarsi da una persona che si definisce patriota parole molto chiare". "Io posso piacere, posso non piacere, ma rappresento l'Italia. E accuse così vergognose e infamanti contro chi rappresenta l'Italia da parte di una propaganda di questo genere sono accuse di fronte alle quali un patriota alza la testa". 

"E poi su questo mi aspetto parole molto chiare e ufficiali. Sono rimasta colpita dal fatto che finora, invece, l'onorevole Vannacci sia rimasto in silenzio", ha concluso. 

 

"Trump non c'entra niente da questo punto di vista", ha detto Meloni a 'Porta a Porta', a proposito delle critiche espresse da alcuni parlamentari europei di Fratelli d'Italia sulla proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di fare del Canada un membro associato dell'Unione europea. 

"La questione più che sul merito mi pare sul metodo, nel senso che noi apprendiamo di questa proposta dalla presidente della Commissione europea ma non ne conosciamo i contenuti", ha spiegato Meloni. "Io non so che cosa significhi un membro associato dell'Unione europea, quali sono i diritti, quali sono i doveri, e penso che questo genere di proposte si debbano valutare, prima discutere nel merito, piuttosto che dare commenti semplicemente sulla simpatia, perché ne va del funzionamento dell'Unione europea, che è già abbastanza farraginoso così". 

Meloni ha quindi sottolineato i rapporti con Ottawa: "Io ho un ottimo rapporto col primo ministro Carney. Tra l'altro, noi stiamo rafforzando moltissimo la nostra cooperazione con il Canada". E sull'unità dell'Occidente ha aggiunto: "L'unità dell'Occidente si fa anche con tutto il Nord America. E nel Nord America c'è il Canada come ci sono gli Stati Uniti". 

 

Mattarella aveva commentato la questione integrazione a scuola in occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico nell'istituto omnicomprensivo 'Sergio Marchionne' di Amatrice: "La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti - 'È aperta a tutti': così dispone l’articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale". 

 

 

22 set 2026

Dadone (Regione Lombardia): "Incentivare l'aggregazione per una gestione più efficiente"

(Adnkronos) - "Incentivare l'aggregazione significa avere delle gare più efficienti, più efficaci, dei bacini più ampi. Dall'altra parte, il singolo Comune fa sempre più fatica a seguire quelle che sono le necessità regolatorie imposte dalla regolazione di Arera". Lo ha detto Filippo Dadone, direttore vicario della Direzione Ambiente e Clima della Regione Lombardia, in occasione del convegno "Aggregazione ed economia circolare: Le nuove sfide del waste e dell'igiene urbana", che si è svolto al Westin Palace di Milano e che ha riunito istituzioni, imprese ed esperti del settore per discutere di una più stretta collaborazione tra gli operatori che agiscono nell'ambito dei servizi pubblici di waste e igiene urbana. 

 

"Regione Lombardia ha deciso di non definire dall'alto degli Ato per la regolazione e per la gestione, ma vuole mettere in campo tutte le iniziative, siano esse normative, finanziarie e di incentivo, per fare in modo che a livello volontario e inizialmente anche sperimentale ci possano essere delle aggregazioni a livello sovracomunale, in maniera tale che la gestione vada verso questa direzione più aggregata e quindi più efficiente", spiega Dadone. 

 

"È molto interessante per noi, un primo confronto anche con Arera che ha dato la massima disponibilità da questo punto di vista a seguirci, considerato che il modello lombardo è di fatto unico a livello nazionale", conclude.Rifiuti, Dadone (Regione Lombardia): "Incentivare l'aggregazione per una gestione più efficiente" 

22 set 2026

Prof accoltellata: "Io triturata sui social, sono in pace con la mia coscienza"

(Adnkronos) - "Io sono stata davvero triturata sui social, evidentemente perché non mi è stata concessa la libertà di avere una pagina Facebook con dei post o qualche piccola dichiarazione che ha disturbato una parte dell'utenza". Così Isabella Marsilio, la professoressa accoltellata venerdì scorso da uno studente della scuola media Giovanni Verga di Roma, intervistata a 'Verità nascoste', il programma condotto da Milo Infante in onda questa sera, 22 settembre, in prima serata su Retequattro. 

Il tema riguarda le ragioni per cui la docente è passata, nel giro di poche ore, da vittima a carnefice. "Devo dire che mi sento molto in pace con la mia coscienza - spiega - Non credo di dovermi rimproverare assolutamente nulla, né dal punto di vista professionale né da quello personale". Del resto, "ho dichiarato da più parti che ho perdonato e che perdono il ragazzo. Questo però mi costringe anche a dire che, dopo quanto accaduto, il ragazzo non va lasciato solo".  

Proprio riferendosi al 13enne aggiunge: "A quel ragazzo vorrei dire: 'Non avere paura di tornare davanti a me, gli direi 'cercami, vieni a trovarmi. Da me non potrai avere altro che una parola di conforto e il dispiacere per aver visto quante brutte cose avevi dentro'". Quanto alla sua famiglia, "direi naturalmente: 'Dovete prendere piena e profonda coscienza di ciò che vostro figlio ha saputo mettere in atto'. Mentre a chi mi ha condannata trasformandomi nella carnefice della situazione non voglio dire altro". In fondo, "tutto quell'odio che mi hanno riversato addosso non c'entrava assolutamente nulla con quanto era accaduto. Non aveva alcun collegamento con l'aggressione che ho subito". 

Alla domanda se abbia avuto paura di essere colpita mortalmente, poi, risponde: "Se quell'altro alunno non fosse intervenuto, non so, forse avrebbe potuto anche colpirmi ancora". Aggiungendo poi di conoscere il 13enne da tempo e di aver percepito un cambiamento nel suo comportamento, negli ultimi tempi: "Un piccolo cambiamento l'ho notato lo scorso anno, in seconda media. Ho avuto modo di convocare la famiglia, erano abbastanza consapevoli di qualche piccolo malessere che il ragazzo poteva nutrire e coltivare dentro di sé".  

Pensando infine al ragazzo che ha bloccato l'aggressore e che probabilmente ha fatto in modo che le cose non andassero peggio, dice: "Devo molto a quel ragazzo e appena lo incontrerò gli darò un abbraccio con tutto il mio affetto e la mia gratitudine perché è vero: probabilmente, se non fosse intervenuto, l'epilogo sarebbe stato sicuramente un altro". E aggiunge: "Vorrei spendere due parole su questo ragazzo perché tutta l’aggressione verbale che ho ricevuto sui social, relativamente alla mia pagina Facebook, per cui sono stata accusata di remigrazione, non c'entrava nulla con quanto era accaduto. Ecco, quanto fatto da quel ragazzo è la dimostrazione concreta di come potrebbe cadere qualunque tipo di resistenza verso il concetto di immigrazione".  

Che poi, conclude, "ho anche letto, in tutto ciò che ho dichiarato in questi giorni, che avrei detto anche con testuali parole che 'se questo ragazzo congolese non fosse stato regolare nel nostro Paese, non sarebbe stato un mio alunno'. Vorrei smentire queste parole, davvero crudeli, che non rispondono assolutamente a ciò che è il mio pensiero". 

22 set 2026

Santagostino (Gruppo Cap): "La sfida principale è l'aggregazione"

(Adnkronos) - "Un po' come è avvenuto per il servizio idrico credo che una delle sfide principali sia quella dell'aggregazione. Abbiamo bisogno di soggetti industriali che siano in grado di gestire in maniera efficace e facendo investimenti questi servizi pubblici e quindi è fondamentale in termini di leva industriale andare verso un'aggregazione e superare la grande frammentazione che attanaglia questo settore". Lo ha detto Yuri Santagostino, presidente e amministratore delegato del Gruppo CAP, in occasione del convegno "Aggregazione ed economia circolare: Le nuove sfide del waste e dell'igiene urbana", che si è svolto al Westin Palace di Milano e che ha riunito istituzioni, imprese ed esperti del settore per discutere di una più stretta collaborazione tra gli operatori che agiscono nell'ambito dei servizi pubblici di waste e igiene urbana. 

"Siamo entrati in questo mondo qualche anno fa rilevando il termovalorizzatore di Busto Arsizio dove trattiamo 100mila tonnellate di rifiuti indifferenziati all'anno e con l'impianto di Sesto che è un vero e proprio hub di economia circolare dove trattiamo ad oggi 30mila tonnellate di Forsu e tra qualche mese saranno conclusi i lavori dell'impianto di trattamento dei fanghi da depurazione", spiega Santagostino. 

"L'anno scorso invece siamo entrati nel settore dei servizi di igiene urbana acquisendo il 20% di Aemme Linea Ambiente, società che è cresciuta moltissimo negli ultimi mesi rispettando quelle che erano le tappe del piano industriale e ad oggi gestiamo circa 450mila abitanti", aggiunge. 

"La seconda sfida invece riguarda l'integrazione tra servizio e filiera complessiva del trattamento dei rifiuti, quindi una gestione che vada dalla raccolta fino al trattamento finale. Queste credo che siano le sfide principali. Le utility oggi possono mettere a terra grandi investimenti dal punto di vista economico ed è fondamentale, visto che stiamo uscendo dalla stagione del Pnrr, che il nostro Paese continui a investire nei servizi pubblici", conclude il presidente e Ad del Gruppo Cap. 

22 set 2026

Falcone (Gruppo Cap): "Vogliamo essere un soggetto aggregatore"

(Adnkronos) - "Vogliamo essere un soggetto aggregatore che permette ai nostri soci di raggiungere dimensioni ottimali per creare valore per la cittadinanza e per l'ambiente". Lo ha detto Michele Falcone, direttore generale del Gruppo CAP, in occasione del convegno "Aggregazione ed economia circolare: Le nuove sfide del waste e dell'igiene urbana", che si è svolto al Westin Palace di Milano e che ha riunito istituzioni, imprese ed esperti del settore per discutere di una più stretta collaborazione tra gli operatori che agiscono nell'ambito dei servizi pubblici di waste e igiene urbana. 

"Il Gruppo CAP da anni investe nel mondo dei rifiuti. Prima lo ha fatto acquisendo impianti come Neutalia o andandone a costruire altri come quello che sta facendo ZeroC. Poi lo ha fatto andando a integrare i propri impianti di depurazione affinché possano ricevere rifiuti liquidi", spiega Falcone. 

"La Regione Lombardia ha una caratteristica che, a differenza di altre regioni, non ha ambiti ottimali per i rifiuti. Questo fa sì che spesso esistano situazioni molto frammentate e disomogenee che oggi, con il mondo che cambia e l'economia che sicuramente va verso una direzione di grande velocità, non bastano più", sottolinea. 

"Anche nella raccolta servono dimensioni minime, si parla almeno di 500mila abitanti e, pertanto, utilizzare soggetti come CAP o come altri soggetti che possono spingere i Comuni ad aggregarsi è una sfida che dobbiamo vincere in modo tale che la Regione Lombardia sia pronta anche alle sfide future", conclude il direttore generale del Gruppo CAP. 

22 set 2026

"Depongo le armi, non giudicatemi", l'attore Arnaud Denis sceglie l'eutanasia a 43 anni

(Adnkronos) - L'attore e regista teatrale francese Arnaud Denis è morto oggi all'età di 43 anni, in seguito a un'eutanasia praticata a Namur, in Belgio. Gravemente debilitato da un'operazione per un'ernia inguinale subita nel 2023, aveva fatto della sua dolorosa vicenda una battaglia pubblica. Poche ore prima di morire, ha pubblicato su Facebook un lungo messaggio in cui affermava: "Ho chiuso con i maltrattamenti medici". Il decesso è stato confermato all'Afp dal suo legale, l'avvocato Philippe Courtois. "La decisione di Arnaud Denis è stata presa in accordo con tre medici di Namur", ha dichiarato il legale. "Il suo corpo non lo sorreggeva più, ne aveva perso il controllo. La morte di Arnaud Denis è la conseguenza dei dolori intensi che subiva da molti mesi". 

Arnaud Denis era stato operato il 17 luglio 2023 per un'ernia all'inguine, con l'applicazione di una protesi in polipropilene. Per l'attore, quell'intervento ha rappresentato l'inizio di un calvario senza fine. "Ho già raccontato a lungo la mia storia. Tre anni interminabili di deterioramento dello stato di salute generale a partire da un intervento chirurgico per ernia nel 2023", ha scritto nel suo ultimo messaggio, descrivendo una rapida perdita di peso, dolori lancinanti, problemi digestivi e una progressiva perdita di autonomia. Le accuse mosse dall'attore contro strutture sanitarie, medici, produttori o istituzioni costituiscono la sua testimonianza personale e non sono state stabilite da alcuna sentenza giudiziaria. Nel testo, Denis ha ricordato il senso di solitudine di fronte al peggioramento del proprio quadro clinico: "Mi sono recato dodici volte al pronto soccorso in un anno. La risposta iniziale è sempre stata: 'Non avete nulla'". 

Arnaud Denis aveva fondato il collettivo “Victimes françaises des prothèses de hernie”, un gruppo attivo sui social che riunisce pazienti intenzionati a segnalare dolori e complicazioni dopo l'inserimento di questi dispositivi medici. L'attore intendeva accendere i riflettori sulle conseguenze subite da alcuni pazienti, chiedendo maggiore ascolto, trasparenza e follow-up clinico. Nel suo testamento spirituale, Denis ha menzionato anche l'encefalomielite mialgica, una patologia neurologica invalidante di cui soffriva, denunciando la scarsa attenzione e la carenza di ricerche dedicate. Ha inoltre lamentato la mancanza di accesso a cure palliative adeguate in Francia, che lo ha costretto a non potersi più lavare o nutrire autonomamente.  

Anticipando le critiche sulla sua scelta di ricorrere all'eutanasia, l'attore ha scritto: "Rifiuto a chiunque il diritto di giudicarmi", aggiungendo: "Ho resistito a tutti i costi per tre anni di sofferenze atroci. Adesso depongo le armi". Il suo avvocato ha confermato che Denis gli aveva chiesto di portare avanti la sua causa e di sostenere la famiglia. Il 5 gennaio 2026 l'attore aveva depositato una querela contro ignoti per lesioni colpose, archiviata a fine agosto per "reato non sufficientemente caratterizzato", secondo quanto riferito dal legale. Una nuova querela con costituzione di parte civile è stata successivamente depositata. Nonostante la rabbia trasparisse dal suo scritto, Arnaud Denis ha concluso con parole d'affetto per quanti lo hanno sostenuto, rivolgendo un pensiero a "tutti coloro che sono saliti sul treno della mia vita". Come ultimo atto pubblico, l'artista ha condiviso la scena finale del film "Fuga di mezzanotte" (1978), accompagnandola con la didascalia: "Con tutto il mio amore a tutti". 

22 set 2026

Prada, la gonna è un'ossessione e un invito alla contraddizione

(Adnkronos) - Chissà se la lunghezza è quella giusta. Per qualcuno probabilmente sì, per altri forse ci sarebbe da ridire. Di sicuro, con un tempismo eccezionale, proprio mentre la lunghezza della gonna anima il dibattito pubblico italiano, Prada decide di metterla al centro della propria collezione. Non come misura della rispettabilità di una donna, né come dettaglio attraverso cui giudicarla ma come oggetto da scomporre e reinventare. È il tema della Primavera/Estate 2027 firmata da Miuccia Prada e Raf Simons, presentata negli spazi della Fondazione Prada, nel giorno di apertura della Milano Fashion Week. 

Il riferimento all’attualità è inevitabile. Nei giorni scorsi le parole di Antonio Tajani sulla relazione tra lunghezza della gonna e affidabilità di una donna hanno aperto una polemica politica, alla quale si è aggiunto anche il leader di Fn, Roberto Vannacci con una nuova battuta sul tema. Tajani si è poi scusato, dicendo di non aver voluto offendere le donne. Prada, quasi per contrasto, prende quello stesso oggetto e lo porta altrove. “La gonna è un oggetto contemporaneo perché è flessibile, adattabile. Invita alla contraddizione”. dice Miuccia Prada presentando la collezione. 

Non è una provocazione costruita sull’attualità, naturalmente. Ma è difficile non cogliere la singolare coincidenza: mentre fuori si discute ancora una volta di cosa una gonna possa dire della donna che la porta, dentro la Fondazione Prada la domanda è opposta: quante cose può diventare una gonna? È un esercizio di stile. Prada e Raf Simons partono da una forma precisa e la sottopongono a variazioni continue, senza abbandonarne il perimetro. La gonna è una “struttura di riferimento” spiega Prada, una materia prima, quasi una tela sulla quale far emergere idee differenti. 

 

Eccola dunque la gonna secondo Prada: la prima di 63 uscite è rossa, sopra il ginocchio, con un grande spacco, abbinata a un reggiseno nero. Poi cambia forma e proporzione: diventa mini a pieghe con piccoli fiori, lunga e ad ‘A’, a portafoglio, ancora plissettata. Si accompagna a un maglione oppure a un chiodo di pelle, si apre a corolla o si gonfia a palloncino. È completamente foderata di nylon, attraversata da ruches, chiusa da bottoni gioiello, oppure interamente ricoperta di cristalli e portata come un completo, sopra un abito o sotto una giacca a vento. In alcuni look le modelle la tengono raccolta con una mano, come se fosse sul punto di cadere: anche il modo di indossarla diventa parte della sua costruzione. 

La silhouette rimane dunque riconoscibile ma cambia continuamente identità. Il velcro, elemento funzionale e industriale, diventa base per ricami di cristalli; i grandi automatici metallici si trasformano in gioielli; la crinolina, nata per sostenere e costruire la forma, diventa superficie decorativa o guscio protettivo. Il Re-Nylon e il ciré opaco vengono trasformati in plissé, il cotone assume l’aspetto della pelle o del suede. Le gonne possono essere preziose come gioielli, ricamate di cristalli a imitare un pizzo guipure, oppure stampate con piccoli fiori dall’aria apparentemente innocente. 

Anche il rapporto con il corpo cambia. Una gonna plissettata si espande oltre la silhouette e viene raccolta con una mano, diventando quasi un gesto garbato. Gli strati mostrano e nascondono. Una gonna può essere indossata come parte di un insieme oppure diventare un frammento autonomo, modificato dal rapporto con una camicia, un maglione, un top a reggiseno. “Ogni gonna può essere completamente reinventata da chiunque la indossi” osserva Prada. 

 

È una storia che la gonna conosce bene. Per secoli è stata uno degli strumenti con cui la moda ha stabilito cosa mostrare e cosa nascondere, quanto spazio concedere al corpo, quanto limitarne i movimenti. Poi è diventata anche il contrario: il simbolo di una libertà conquistata, dalla minigonna di Mary Quant alla gonna-pantalone, fino alle infinite riletture contemporanee. 

Il cinema ne ha fatto un’immagine, talvolta più potente del vestito stesso. La gonna bianca di Marilyn Monroe sollevata dalla grata della metropolitana in ‘Quando la moglie è in vacanza' è diventata una delle immagini più riconoscibili della cultura popolare; la gonna di ‘Belle de jour’ ha contribuito a costruire l’idea di una femminilità apparentemente composta e insieme inquieta; e prima ancora il movimento del tessuto attorno al corpo, da ‘Via col vento’ in poi, ha dimostrato come una gonna possa raccontare un personaggio prima ancora che questo pronunci una parola. 

“Eravamo affascinati dal modo in cui le gonne Prada resistono alla prova del tempo - dice Raf Simons -. La loro eccentricità, la loro forma, le loro decorazioni: c’è qualcosa di duraturo nel loro linguaggio progettuale”. Una contraddizione che appartiene alla moda stessa: creare qualcosa destinato a una stagione e cercare, nello stesso momento, una forma capace di sopravviverle. E infatti Simons insiste proprio sull’”illogico” come principio della collezione: il velcro industriale accostato al ricamo di cristalli, la crinolina utilizzata in un modo diverso da quello per cui è stata inventata. “È un processo di messa in discussione, di rivalutazione, di ripensamento”. La gonna, insomma, non ha una lunghezza giusta. O meglio, ne può avere infinite. Può aderire al corpo o allontanarsene, essere corta, lunga, rigida, fluida, preziosa, funzionale, quasi invisibile oppure diventare l’intero abito. E soprattutto può cambiare significato a seconda di chi la indossa e di come decide di indossarla. 

22 set 2026

Me Contro Te, sito in manutenzione dopo ricorso. Consumerismo: "Tempistiche corrispondono"

(Adnkronos) - Nel fatato mondo dei Me Contro Te spunta un piccolo 'giallo' digitale: il sito ufficiale risulta temporaneamente offline proprio nei giorni in cui la coppia, attualmente in 'luna di miele' in Sudafrica, finisce sotto la lente di Consumerismo No Profit. All'indirizzo mecontrote.it compare, infatti, una schermata che parla di “interventi tecnici di aggiornamento e ottimizzazione”: “Ci scusiamo per il disagio e stiamo lavorando per rendere nuovamente disponibile il sito nel più breve tempo possibile”. Il fatto incuriosisce i fan perché accade a pochi giorni dal ricorso depositato dall'associazione Consumerismo No Profit al Tribunale civile di Palermo contro la società riconducibile alla coppia composta da Luigi Calagna e Sofia Scalia. Nel ricorso l'associazione contestava, tra le altre cose, un ambiente rivolto a bambini e preadolescenti in cui emergeva una commistione tra intrattenimento e contenuti commerciali. A colpire, oltre alla schermata di manutenzione, è il riferimento al "disclaimer privacy in revisione", come evidenzia all'Adnkronos Consumerismo. "Probabilmente la nostra azione li ha messi in una condizione di autotutela. Di certo le tempistiche corrispondono", dice Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo No Profit. 

“Quel che possiamo dire è che non immaginavamo che la coppia più amata dai bambini fosse così poco attenta ai diritti dei propri clienti”, aggiunge all'Adnkronos Gabriele. “Inoltre, rendiamo noto che, a seguito di questa vicenda, stiamo ricevendo una enorme mole di segnalazioni da parte dei genitori, i quali stanno sollevando, oltre all'unanime appoggio rispetto alla nostra azione, anche altri profili che non avevamo considerato e che adesso saranno oggetto di ulteriori approfondimenti tecnico-giuridici”. Il ricorso, depositato il 14 settembre, è un'azione inibitoria con cui Consumerismo chiede al Tribunale di Palermo di "accertare le violazioni contestate e di ordinare la cessazione delle pratiche ritenute scorrette", oltre all'adeguamento di sito e app. Per ora, dal sito dei Me Contro Te, nessuna spiegazione ulteriore: solo un messaggio che promette di tornare online “nel più breve tempo possibile”. 

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