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Superenalotto, estrazione oggi 22 settembre 2026: centrato '5+1' da oltre 531mila euro

(Adnkronos) - Nessun '6' al concorso del Superenalotto di oggi, martedì 22 settembre. Centrato invece un '5+1' da 531.144,82 euro. Tre punti 'cinque' si aggiudicano una quota unitaria pari a 57.200,21 euro. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei punti '6' è pari a 31,1 milioni di euro. Il 5+1 è stato centrato ad Arcola in provincia di La Spezia, nella tabaccheria di via Aurelia Sud, 223.  

 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

adnkronos_2026adnkronos_2026 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

La combinazione vincente del concorso di oggi, 22 settembre, è: 12 42 57 65 76 77 numero Jolly 21 e numero SuperStar 54. 

 

22 set 2026

La BC Roma di basket si presenta al Palatiziano, Mannion: "Vogliamo portare il club in alto"

(Adnkronos) - La BC Roma si presenta alla città e lo fa nella sua casa, il PalaTiziano, davanti ad oltre mille spettatori. Una serata che segna il primo incontro tra il nuovo Club, Roma e i suoi tifosi e dà ufficialmente il via alla stagione 2026-27. Un Opening Show di oltre due ore, condotto da Pierluigi Pardo, per raccontare non soltanto la squadra e lo staff, ma l’identità, la visione e le ambizioni del progetto BC Roma. Talk, musica, unveiling della nuova maglia, presentazione del roster, open practice e l’incontro finale tra giocatori e pubblico hanno scandito il primo atto della nuova storia del Club.  

Ad aprire il racconto del progetto Donnie Nelson, General Partner di BC Roma, che ha illustrato la visione della proprietà e le ambizioni alla base della nascita del Club. "Abbiamo tanto lavoro da fare ma la squadra è forte. È un progetto che era nell’aria da molto tempo. Roma ha tutte le caratteristiche per essere un progetto vincente", le parole di Nelson. Sul parquet del PalaTiziano, Pardo ha poi coinvolto alcune delle figure chiamate a rappresentare le diverse anime del progetto: Valerio Bianchini, Presidente Onorario; Sergio Scariolo, Consulente Tecnico; Alessandro Magro, Head Coach; e Nico Mannion, Capitano della squadra. "C’è tanta voglia. Abbiamo scelto di venire qua perché conosciamo progetto e visione. Vogliamo portare Roma più in alto possibile. Il nome sul petto è molto importante, conosciamo la responsabilità che abbiamo e daremo il nostro meglio", le parole di Mannion, chiamato a rappresentare la squadra e il legame che giocatori e Club vogliono costruire con Roma e con i propri tifosi. 

A svelare la nuova maglia è stato proprio il Capitano, protagonista dell’unveiling davanti al pubblico del PalaTiziano. Per la prima volta squadra e tifosi hanno così potuto vedere la divisa che accompagnerà BC Roma nelle gare casalinghe della stagione 2026-27. 

 

A Bianchini il compito di raccontare il rapporto tra Roma, la sua storia cestistica e la cultura della vittoria: "Questi ragazzi sono figli e nipoti di quelli della finale Roma-Milano del 1983. I loro padri e nonni hanno trasmesso loro questa passione. Una passione che poi ha dato luogo a tanti campioni e che è perdurata anche nei tempi bui. Sotto c’era questo fiume carsico che si chiama passione. Sono ottimista, Roma abbraccerà di nuovo il grande basket". 

Scariolo ha invece tracciato i valori e la cultura sportiva sui quali BC Roma vuole costruire il proprio percorso: "Dobbiamo guardare all’eccellenza e avere chiaro che per pretendere bisogna dare. Riconquistare la passione di questa città e di questo pubblico. Con pazienza". Coach Magro ha raccontato l’identità tecnica della squadra, il lavoro iniziato sul parquet e la mentalità che dovrà accompagnare il gruppo durante la stagione: "Fare pallacanestro a Roma è speciale. Approccio questa opportunità con grande senso di responsabilità per poter guidare assieme a queste persone una città e un club a un livello di pallacanestro in cui competere con professionalità del lavoro e sacrificio. Vogliamo riportare Roma ai fasti del passato". 

C'è stato poi il momento musicale con l'arrivo di Carl Brave. L’artista romano, coinvolto nel progetto per la realizzazione dell’inno di BC Roma, ha raccontato il proprio rapporto con la città e la nascita del brano, prima di presentare per la prima volta dal vivo l’inno del Club, accompagnato dai tifosi presenti che hanno vissuto il momento vestendo maglie e sciarpe giallorosse con logo BC Roma fatte recapitare dal club sui seggiolini del PalaTiziano. Sabato 26 settembre si comincia sul parquet con l’esordio in campionato in trasferta contro Treviso. Poi, domenica 4 ottobre, BC Roma tornerà nella sua casa, il PalaTiziano, per la prima partita casalinga della stagione contro Bertram Derthona Tortona.  

22 set 2026

Schlein attacca Meloni: "Provoca Mattarella, totale mancanza di senso dello Stato"

(Adnkronos) - Le opposizioni contro Giorgia Meloni dopo la replica della presidente del Consiglio alle parole sulla scuola del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Tirare per la giacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cercando di trascinarlo, come ha fatto Giorgia Meloni, sulla polemica strumentale del giorno è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato. Una cosa di cui l’Italia non ha assolutamente bisogno", ha dichiarato la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. 

Sulla stessa lunghezza d'onda della segretaria anche Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati: "Quando una proposta è indifendibile nel merito, si cerca uno scudo politico. Meloni, non sapendo come giustificare una misura sbagliata e inaccettabile, tira in ballo in modo squallido il presidente della Repubblica di cui evidentemente non ha gradito le parole: la scuola non deve alzare barriere. È esattamente il contrario di ciò che la sua proposta vuole fare. Non consentiremo al governo di usare la scuola italiana per un’inaccettabile guerra ideologica alla rincorsa della peggiore destra europea". 

"Le parole dette ieri dal presidente della Repubblica sono nette e chiare. Inequivocabili. Sono un evidente messaggio di accoglienza e di apertura, in netto contrasto con le scelte demagogiche e propagandistiche fatte da Giorgia Meloni e dal suo governo. Sono evidentemente parole che hanno dato fastidio alla presidente del Consiglio. Per questo trovo squallido il tentativo di strumentalizzare l’azione e le affermazioni del capo dello Stato. La destra non può usare la scuola e i minori per rincorrere la destra più estrema", così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia. 

"Giorgia Meloni ormai non ha più limiti. Per giustificare la sua propaganda sul tetto agli studenti stranieri tira in ballo persino il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Meloni dovrebbe occuparsi dei veri problemi della scuola pubblica italiana", è stata invece la reazione di Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa verde, "il problema non sono il burqa o gli studenti stranieri. Il problema sono gli oltre 320 mila precari, gli edifici scolastici fatiscenti e i tanti bambini e ragazzi con disabilità che ancora non ricevono un’assistenza adeguata. Su tutto questo il governo non dà risposte. Continua invece a usare la scuola come terreno di propaganda e apre uno scontro istituzionale con il presidente della Repubblica creando un problema serio al Paese". 

Anche il capogruppo del Movimento 5 stelle al Senato Luca Pirondini ha criticato Meloni: "Delle due, l'una. O Giorgia Meloni non ha capito le parole di Sergio Mattarella sulla sua proposta sconclusionata ed inattuabile del tetto agli stranieri nelle scuole, oppure sta manipolando a suo favore le parole del presidente della Repubblica. In entrambi i casi siamo davanti a una presidente del Consiglio fuori controllo che non si fa scrupolo di fare propaganda sulla pelle della scuola pubblica e attaccare il Quirinale con una sola mossa. Se questa materia è stata sempre regolata da circolari e non da una legge dello Stato, la ragione sta nella doverosa elasticità nella sua applicazione e nell'autonomia che va lasciata alle scuole. Questo Meloni lo sa benissimo, ma ha deciso di avviare la sua campagna elettorale in maniera ancora più sfacciata di quanto non abbia governato in questi anni. Da qui alle elezioni saranno mesi lunghissimi e, davanti alle sparate di Meloni, molto penosi per gli italiani". 

 

22 set 2026

Vespa in onda con fasciatura al braccio e volto tumefatto: "Ho fatto una rovinosa caduta"

22 set 2026

Senatrici del centrosinistra in minigonna per protesta contro Tajani, scoppia la polemica in Aula

(Adnkronos) - Le senatrici del campo largo rispondono presente alla chiamata alle armi della collega di Italia viva Raffaella Paita: oggi tutte in aula con la minigonna per continuare a stigmatizzare le parole del vicepremier Antonio Tajani. Prima una foto a favore di telecamera, in cui si vedono esponenti del Pd, ma anche di Avs e Movimento 5 stelle, oltre ovviamente a quelle del gruppo di Matteo Renzi. Poi la protesta in aula, che genera più di qualche polemica. 

A prendere la parola per prima è la capogruppo renziana, nonché ideatrice della 'rivolta'. La libertà, dice Paita in apertura di seduta, "non passa solo dai vestiti". Non ci sta in primis il presidente Ignazio La Russa: "Mi pare che nessuna dichiarazione abbia detto che è vietato alle donne vestirsi come credono", dice prima di spiegare che era stato già detto alla senatrice di Iv che sull'argomento sarebbe dovuta intervenire a fine seduta e non dopo. Si rumoreggia, e quindi via agli altri interventi. C'è Valeria Valente, del Partito democratico, che mette in luce come "Tajani dopo 24 ore è stato costretto a scusarsi per le sue parole vergognose. Oggi sono arrivate quelle ancora più vergognose di Roberto Vannacci e cosa ancora più grave, una donna che ha rotto il tetto di cristallo in politica, non ha preso le distanze e ha licenziato le parole di Tajani come uno scivolone. Questa è la cultura di questa destra che reputa una scivolata affermazioni gravissime che denotano una subcultura patriarcale". Per Julia Unterberger, presidente del gruppo delle Autonomie, "il ministro Tajani per un quarto d'ora ha parlato con stereotipi degli anni '50 come quelli della donna in funzione degli uomini. E' questo il problema". 

 

 

Dai banchi della maggioranza è la senatrice della Lega Stefania Pucciarelli a intervenire: "Una frase fuori posto può capitare a chiunque, lo stesso vale per la presidente Meloni che non ha bisogno di uscire con dichiarazioni su questo, visto che ha dimostrato di essere vicina alle donne con atti concreti. Voi parlate di libertà delle donne ma perché non fare la battaglia per quelle donne che sono prigioniere dei loro mariti e non possono partecipare alla vita del paese? Per motivi religiosi acconsentite che ci siano schiave in Italia, anche della poligamia. La serietà vorrebbe che veniste con noi a combattere contro il burqa". Per Forza Italia parla Roberto Rosso: "Questo dibattito arriva fuori tempo massimo perché il ministro Tajani ha già chiarito il senso delle sue dichiarazioni estrapolate da un discorso molto più articolato. Ha spiegato di non aver mai voluto offendere le donne e di non averlo mai fatto nella sua vita, né privata né pubblica. Mi stupisco piuttosto che in quest'aula non sia stato fatto un analogo dibattito quando il ministro Tajani ha nominato due donne come ambasciatori di Iran e di Afghanistan. Paesi in cui, lì sì, i diritti delle donne vengono calpestati. E lo ha fatto anche per rimarcare il fatto che l'Italia è diversa. Perciò, a meno che non si voglia continuare con una polemica puramente strumentale, la questione è da ritenersi chiusa".  

Solidarietà al vicepremier, con tanto di tirata di orecchie alle opposizioni, arriva anche da Fratelli d'Italia. Per Elena Leonardi, "Nell’aula del Senato assistiamo troppo spesso a una inaccettabile solidarietà femminile a corrente alternata, una vera e propria doppia morale che la sinistra applica a seconda della convenienza politica e dell'appartenenza ideologica. Quando gli insulti colpiscono le donne della propria area politica, si grida giustamente allo scandalo e si esige la censura immediata; quando invece il bersaglio è la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, scatta un silenzio complice, se non addirittura la minimizzazione. La memoria non è corta, non abbiamo dimenticato le gravissime allusioni sessiste sull'uso di 'ginocchiere' rivolte alla premier in epoca recente, né le inaccettabili definizioni come quella di 'cortigiana' utilizzata dal leader sindacale Landini, per non parlare degli epiteti volgari e bestiali risalenti a qualche anno fa che nessun esponente progressista ha mai fermamente condannato. In tutte queste occasioni non abbiamo visto le donne di sinistra insorgere né mobilitarsi con la stessa foga che usano per battaglie puramente ideologiche o di facciata".  

"Vogliamo vedere le donne di sinistra alla prova dei fatti: escano dall'ambiguità e si schierino al nostro fianco contro quelle ideologie e quei dogmatismi religiosi che vogliono nascondere, annullare e segregare la donna dietro simboli di sottomissione come il burqa. Questa è la vera battaglia di civiltà e di libertà femminile che intendiamo combattere. Chi tace per non disturbare il dogma del multiculturalismo si rende complice della cancellazione della donna. Noi vi aspettiamo al nostro fianco, senza distinzioni di partito, per difendere la dignità di tutte le donne, nessuna esclusa", conclude Leonardi. 

 

22 set 2026

Violenza sessuale al Senato, procura di Roma chiede archiviazione per Silvestro: "Querela non tempestiva"

(Adnkronos) - La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del procedimento nei confronti del senatore di Forza Italia Francesco Silvestro indagato per violenza sessuale dopo la denuncia di una donna. Lo rende noto l’avvocato Teresa Manente, responsabile dell’Ufficio legale di Differenza Donna e legale della persona offesa nel procedimento pendente contro il senatore. "La richiesta di archiviazione è fondata - spiega l’avvocato Manente - esclusivamente su una questione relativa alla procedibilità del reato. Secondo la prospettazione del pubblico ministero, nel caso concreto non ricorrerebbero i presupposti per la procedibilità avendo la persona offesa proposto querela oltre i termini previsti dalla legge. Si tratta, dunque, di una richiesta che non contiene alcuna valutazione negativa sull’attendibilità della persona offesa e non smentisce, nel merito, il racconto da lei reso”. 

“Al contrario - prosegue l’avvocato Manente - risultano acquisiti agli atti elementi significativi e coerenti con la ricostruzione della donna. In particolare, un testimone che ebbe modo di incontrarla nell’immediatezza dei fatti ne ha descritto il profondo turbamento, il pianto e lo stato di sconvolgimento, per quanto accaduto. Anche la circostanza che la donna, nei primissimi momenti successivi ai fatti, non abbia rappresentato immediatamente e integralmente la gravità della violenza subita non può essere letta, si legge nella richiesta di archiviazione, come indice di inattendibilità. La difficoltà di nominare e raccontare un’aggressione sessuale nell’immediatezza costituisce un fenomeno ampiamente conosciuto nella letteratura scientifica e nell’esperienza maturata nel lavoro con le donne vittime di violenza". 

“Choc, vergogna, paura, senso di colpa, timore del giudizio o di non essere credute possono determinare racconti inizialmente parziali, frammentati o progressivamente più completi. La richiesta di archiviazione, dunque per come formulata - spiega ancora la legale - attiene alla sola questione della non tempestività della querela e non costituisce in alcun modo una smentita dei fatti denunciati dalla donna né una valutazione di inattendibilità della persona offesa. È questa una distinzione essenziale, che - conclude Manente - deve essere mantenuta con chiarezza anche nel racconto pubblico della vicenda, affinché una questione esclusivamente processuale venga impropriamente rappresentata come un accertamento di infondatezza della denuncia. Preso atto della richiesta di archiviazione valuteremo le prossime azioni da intraprendere”. 

"Prendiamo atto della richiesta di archiviazione di cui non conosciamo ancora il contenuto. Se la procura ha chiesto l'archiviazione del procedimento ritenendo tardiva la querela, e dunque mancante la condizione di procedibilità, è da escludere che abbia svolto accertamenti nel merito idonei a ritenere il reato ipotizzato astrattamente configurabile e comunque a valutare l'attendibilità delle fonti", afferma quindi l'avvocato Roberto Guida, difensore del senatore di Fi interpellato dall'Adnkronos. “Riservo ogni considerazione all'esito della lettura dell’atto, allo stato ostensibile solo alla denunciante”, conclude il penalista. 

 

22 set 2026

Diesel, 'sexy e dirompente' l'ultima festa di Glenn Martens

(Adnkronos) - La struttura in acciaio e le luci rosse ricordano un club di Berlino. Potrebbe quasi essere il famigerato Berghain, visto che in prima fila è seduto il temuto buttafuori ormai più famoso del club stesso, Sven Marquardt. Ma siamo a Milano, da Diesel, per l’ultima sfilata disegnata da Glenn Martens, che, va specificato, resterà saldamente al timone di Maison Margiela. Il marchio di punta di Otb sceglie di chiudere il fortunato capitolo del creativo belga trasformando lo show in una festa che sfugge alla definizione di classica sfilata. Prima un bacio. Poi un altro. Una coppia si lascia andare alle effusioni tra gli ospiti, poi un’altra e un’altra ancora. Sono 200 performer camuffati tra gli invitati che prendono vita mentre i modelli sfilano. Dietro l’apparente improvvisazione c’è una regia precisa. La performance è firmata da (LA)HORDE, il collettivo artistico francese che dal 2019 dirige il Ballet National de Marseille e che ha curato il corpo di ballo del LUX Tour di Rosalía. L’idea è quella di un happening nel quale l’imprevisto diventa parte dello show. Una festa che, per tensione e sensualità, ricorda 'Climax' di Gaspar Noé. 

“Da Diesel la festa viene sempre prima di tutto" spiega Glenn Martens, raccontando una collezione che definisce “disruptive, sexy, fluida, divertente” e costruita sull’idea che tutti siano parte della stessa esperienza. E anche la moda segue questa logica. Il daywear viene scomposto e ricomposto. I modelli, qualcuno col rossetto volutamente sbavato sulla bocca, indossano giacche di pelle, blazer, maglioni e camicie ‘fusi’ nello stesso capo; i ricami e i cut-out disegnano orchidee sul corpo; il nuovo Pantasock mescola pelle e denim. Le gonne sono corte davanti e ancora più drasticamente accorciate sul retro, mentre il trompe-l’œil trasforma camicie leggere in pesanti cappotti, il denim in pelle e i microshorts in un’illusione ottica. È il caos di chi si veste di corsa dopo una notte troppo lunga: abiti trasparenti, sottovesti, camicie e completi sartoriali sembrano essersi aggrovigliati addosso, tagliati e ricomposti senza preoccuparsi troppo delle regole. E alla fine torna il denim, il codice più riconoscibile di Diesel, fino ai micro shorts dell’ultimo look indossato da Ella Snyder, la stessa modella che aveva aperto la prima sfilata di Martens per il brand nel 2021. Un cerchio che si chiude. 

Per Renzo Rosso è una conclusione concordata tempo addietro. Il patron di Otb racconta ai cronisti di aver deciso con Martens già un anno fa di chiudere così il percorso creativo, lasciandogli una sorta di “red carpet” finale. Ma, assicura, non rappresenta una frenata per il marchio. Al contrario, Rosso sottolinea il lavoro di Martens non solo sulla collezione ma anche sull’intrattenimento e sul coinvolgimento del pubblico: “Ha lavorato sul montaggio, sul rimontaggio dei capi, sull’entertainment, sulla sensualità. È qualcosa di veramente particolare e speciale”. E sul futuro creativo di Diesel non scopre ancora le carte. “Abbiamo un team veramente fortissimo”, dice, annunciando che il prossimo nome sarà comunicato più avanti. Per Rosso, del resto, la creatività resta il principale strumento con cui un gruppo come Otb può competere con i grandi conglomerati del lusso: “Non possiamo gareggiare solo contro le loro risorse, per questo basiamo tutto sulla creatività. Penso che abbiamo un Dna unico”. 

 

La tecnologia è un altro dei terreni sui quali Rosso dice di voler spingere l’azienda. È un convinto sostenitore dell’intelligenza artificiale e racconta di averla già introdotta in diverse aree del gruppo, coinvolgendo anche centinaia di manager. Ma, sottolinea, deve essere guidata: la sfida è utilizzare l’AI senza permettere che sostituisca la componente umana e creativa. Un tema che affronta anche nel suo ultimo film, ‘Be Brave’, nel quale racconta il rapporto tra innovazione e coraggio. “Be Brave è la mia vita”, dice.  

E i cambiamenti, osserva, arrivano anche dalle nuove generazioni, influenzate dalla trasformazione sociale, politica e tecnologica. Per questo, secondo lui, anche le aziende devono continuare a evolvere. Quanto a Milano, Rosso la considera sempre più un centro internazionale della moda e della creatività. “Sta facendo veramente dei grandi passi”, osserva, sottolineando la crescente presenza dei grandi marchi e il ruolo di Montenapoleone come vetrina internazionale. Una crescita che, ammette, porta con sé anche il problema degli affitti sempre più alti ma che secondo lui riflette la forza attrattiva della città e dello stile di vita italiano. Diesel oggi volta pagina ma la festa continua fino all’ultimo look. L’ultima notte di Glenn Martens per il brand è sensuale e volutamente disordinata. Proprio come un club notturno dal quale, prima o poi, bisogna uscire. (di Federica Mochi) 

22 set 2026

Cafà (FonARCom): "Serve un lavoro di sistema per creare un ecosistema dell’apprendimento"

(Adnkronos) - “È importante in questo momento di transizione cercare di fare un lavoro di sistema, dar vita a quello che deve essere l’ecosistema della formazione e quindi l’apprendimento a livello distretto”. Lo ha detto Andrea Cafà, presidente Cifa e FonARCom, al Net Forum 2026 di Firenze, sottolineando la necessità di rafforzare la collaborazione tra parti sociali, imprese e istituzioni per accompagnare i cambiamenti dei sistemi produttivi.  

E' stato infatti firmato un nuovo accordo territoriale per accompagnare le imprese, in particolare le piccole e medie, nei processi di trasformazione e costruire un vero “ecosistema della formazione”. “Oggi i nostri dirigenti regionali Cifa e Confsal hanno sottoscritto un accordo territoriale finalizzato proprio ad accompagnare le aziende verso questi grandi cambiamenti”, ha detto Cafà.  

“Serve un’analisi dei fabbisogni chiara e una risposta immediata in termini di formazione - ha aggiunto - perché altrimenti se i tempi si allungano il rischio è che quella formazione è già obsoleta”. Cafà ha quindi richiamato l'impegno di Cifa e Confsal nell'accompagnare soprattutto le piccole e medie imprese: “Andare a costruire quell’ecosistema formativo necessario a mantenerle in vita e soprattutto renderle più competitive e più produttive”. 

“La formazione deve essere sempre più tailored, sempre più a misura di esigenza delle persone e delle organizzazioni”. Lo ha detto Andrea Cafà, presidente Cifa e FonARCom, intervenendo al laboratorio del Net Forum 2026 a Firenze dedicato al rapporto tra competenze, filiere e territori.  

“Stiamo vivendo una fase di grande trasformazione - ha spiegato - e quindi anche gli enti di formazione si devono mettere in discussione”. Secondo Cafà, il compito è soprattutto quello di accompagnare le piccole e medie imprese nella comprensione dei cambiamenti in atto, sostenendole nel percorso di riorganizzazione.  

“Hanno tanto lavoro da fare, che è quello di far comprendere soprattutto alla piccola e media impresa i cambiamenti e quindi accompagnarli a riorganizzare le aziende, a ridisegnare quelli che sono i flussi, i processi, le attività per dar vita alle nuove organizzazioni”, ha aggiunto. 

22 set 2026

Net Forum, una rete attiva per trovare soluzioni innovative ai cambiamenti del lavoro

22 set 2026

Meloni: "Non leggo le parole di Mattarella sulla scuola come contestazione. Norma su stranieri è buon senso"

(Adnkronos) - "Ho letto questa interpretazione prevalente, per la quale le parole di ieri del Presidente della Repubblica erano delle parole per contestare l'iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così". Così la premier Giorgia Meloni, ospite di '5 Minuti' su Rai1, commentando le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tema della scuola e della presenza degli studenti stranieri nelle classi. 

"Il Presidente della Repubblica, per l'appunto, dice: la scuola deve superare le incomunicabilità, non creare ghetti. È chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire che un ragazzo straniero, quanto anche i ragazzi italiani, possano sentirsi nel ghetto", ha spiegato Meloni. 

"Oggi lo hanno scritto diversi quotidiani, il Presidente della Repubblica, quando era Ministro dell'Istruzione, redigeva circolari che più o meno, anche lì invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, ma perché è una misura di buon senso e che quindi mi pare che sia giusto portarla avanti", ha aggiunto la premier. 

Poi sul divieto di burqa a scuola: "Mi pare una misura di assurdo buon senso, che nulla ha a che fare con il tema della discriminazione, ha tanto a che fare invece con il tema di consentire a noi, ovviamente, di mettere a terra norme sacrosante anche per ragioni di sicurezza", ha detto Meloni, intervenendo a 'Porta a Porta', "sono norme che chiaramente servono anche per un fatto di sicurezza". 

"Provvedimenti simili che vietano di presentarsi a scuola o all'università, in molti casi anche negli uffici pubblici, con il volto coperto, esistono in mezza Europa. Esistono addirittura in una serie di Paesi a maggioranza islamica", ha sottolineato Meloni, "poi qui ci sarebbe anche un tema legato alle cosiddette pari opportunità, ai diritti della donna, che pure mi pregio di difendere". 

"E mi fa un po' specie che spesso gli stessi che ci dicono che non difendiamo abbastanza i diritti delle donne perché magari io non mi faccio chiamare la presidenta, poi invece, di fronte a una misura del genere, non ritengano che il tema dei diritti delle donne vada affrontato", ha concluso. 

 

Meloni ha poi parlato della misura sul bollo auto: "Niente viene tagliato alla sanità regionale. E se i presidenti delle Regioni della sinistra ritengono che questa misura sia così vergognosa, possono sempre decidere di non aderire, rifiutare il contributo dello Stato e far pagare il bollo. Ma temo che non lo faranno. Giustamente, spero non lo faranno". 

Meloni ha quindi spiegato che "la misura che costa 2,4 miliardi non viene pagata dalle Regioni. Le Regioni vengono rimborsate dallo Stato per le risorse che non chiaramente raccolgono con il bollo auto". "Quindi mi pare chiaramente che le critiche che sto ascoltando da diversi presidenti di Regione, particolarmente dei partiti dell'opposizione, siano ovviamente, insomma, siano in questo caso strumentali, mettiamola così", ha concluso. 

"Ho sentito anche accuse abbastanza gravi: 'Dobbiamo pagare la campagna elettorale...' Quando sento una frase del genere da esponenti del Movimento 5 Stelle, atteso che sto ancora cercando di pagare i 200 miliardi di euro di bonus edilizi che abbiamo utilizzato per consentire a Giuseppe Conte di dire che le persone potevano gratuitamente ristrutturare la loro casa, mi fa abbastanza sorridere", ha detto la premier rispondendo alle critiche sul provvedimento.  

 

"60 miliardi sono stati la spesa complessiva negli ultimi quattro anni per cercare di calmierare le bollette delle famiglie e delle imprese", ha dichiarato la presidente del Consiglio a 'Porta a Porta', a proposito delle misure adottate dal governo sul costo dell'energia, "e poi la diversificazione sia delle fonti che degli approvvigionamenti. Abbiamo riaperto al nucleare, abbiamo fatto più 40% di rinnovabili, a dispetto di quelli che dicono che noi siamo contrari alle energie rinnovabili". 

"Adesso abbiamo accelerato anche per l'estrazione del petrolio italiano, perché noi lo andiamo a comprare in giro per il mondo, ma poi ce l'abbiamo nei nostri mari. Cioè stiamo facendo tutto quello che possiamo, ovviamente anche per aumentare la produzione e per dipendere il meno possibile anche dall'estero", ha concluso. 

Meloni ha poi commentato la lettera della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein sulle misure per affrontare la crisi energetica: "Schlein, il segretario del principale partito di opposizione, è evidentemente un interlocutore naturale per me", ha detto Meloni, intervenendo a 'Porta a Porta', "non perché io scelga i miei interlocutori, esattamente perché non li scelgo, perché io riconosco e rispetto gli interlocutori che i cittadini scelgono. In questo caso, ovviamente, il segretario del partito di maggioranza relativa nell'opposizione è l'interlocutore naturale". 

Da Schlein è arrivato "un implicito riconoscimento del lavoro che ha fatto il governo", ha detto Meloni, "la lettera che invia il segretario del Partito democratico, proponendo come spendere questi 14 miliardi di maggiore deficit possibile, è una lettera che lei può inviare perché il governo italiano ha condotto una battaglia per avere deficit aggiuntivo per affrontare la crisi energetica". 

"E quando abbiamo portato avanti questa battaglia ci si disse che non avevamo portato a casa niente, che era una battaglia velleitaria, che gettavamo fumo negli occhi", ha aggiunto Meloni, "anche nelle proposte che ho visto della segretaria Schlein c'è molto riconoscimento del lavoro del governo: si chiedono più risorse per il Piano casa. Ricordo quando il Pd diceva che il Piano casa era una scatola vuota; adesso si chiede di metterci più risorse, quindi non è più una scatola vuota. Ci sono delle proposte che mi sembrano sensate, ragionevoli", ha concluso. 

 

Meloni si è detta invece "chiaramente dispiaciuta" per la mancata uscita dalla procedura di infrazione "perché noi abbiamo fatto un lavoro da questo punto di vista molto complesso, in questi anni, che ci ha portato a diminuire il deficit, lo dobbiamo ricordare, dall'8,1% quando ci siamo insediati all'attuale non 3,1%, 3,08%. E quindi, insomma, è il classico: hai fatto 30, eri molto vicino al 31. Chiaramente, stare sotto il 3% ci avrebbe consentito in anticipo sulla tabella di marcia di uscire dalla procedura di infrazione, ma vuol dire che chiaramente andremo per quella che era la tabella di marcia".  

"Voglio dire che mi rammarica, però, anche perché nella stessa giornata in cui l'Istat ci dice che siamo al 3,08% di deficit, ci dice anche che rivede le stime della crescita italiana del 2024. Quando ci dissero che la crescita italiana era stata dello 0,7%, oggi si scopre che è stata dell'1,1%... Ora io non so se l'Istat sottostimi gli italiani o sottostimi il governo, ma sta accadendo sempre e mi dispiacerebbe molto se questo accadesse anche fra due anni e se noi fra due anni dovessimo scoprire che in realtà stavamo sotto al 3%, ma le stime erano, diciamo, troppo prudenti", ha aggiunto. 

"L'Italia non cresce come dovrebbe per problemi che sono prevalentemente di carattere strutturale", ha continuato a 'Porta a Porta', "c'è una bassa produttività che è dovuta intanto alla natura del nostro tessuto produttivo. Noi abbiamo moltissime micro e piccole imprese, ovviamente, e da una difficoltà, o comunque da investimenti sull'innovazione, sul capitale umano, che non sono sufficienti".  

Le tasse? "Non le abbiamo aumentate, le abbiamo tagliate", ha sottolineato Meloni a 'Porta a Porta', spiegando poi che "la pressione fiscale, a dispetto di quello che il nome ci può lasciare intendere, non misura quanto sono alte le tasse. La pressione fiscale misura il rapporto tra le entrate dello Stato e il prodotto interno lordo". 

"La pressione fiscale non aumenta solo se aumentano le tasse, se aumenta il numero delle tasse o se aumenta l'aliquota della tassa. Aumenta anche se le tasse diminuiscono, ma per esempio le paga più gente", ha proseguito. "Per cui, quando tu hai un milione e duecentomila nuovi lavoratori che pagano le tasse su quel lavoro, le entrate allo Stato aumentano anche se le tasse sono diminuite". 

"Se tu fai un lavoro sul recupero dell'evasione fiscale, noi abbiamo fatto il record di recupero dell'evasione fiscale. Abbiamo fatto un lavoro ottimo. Se tu chiaramente combatti meglio l'evasione fiscale, le entrate allo Stato aumentano anche se le tasse sono diminuite", ha concluso. 

Estendere la Zes unica a tutto il Paese? "È complicato soprattutto cercare di capire come si fa a portare una misura che ha funzionato molto bene su tutto il territorio nazionale per favorire gli investimenti", ha spiegato Giorgia Meloni, ospite di 'Porta a Porta'. 

"Quello su cui stiamo lavorando è soprattutto l'estensione delle semplificazioni che sono previste da adesso. Questo anche per rispondere al tema dei costi. C'è ovviamente anche la questione dei crediti d'imposta, ma quello che io considero più importante di tutto è come semplificare per un'azienda che chiede l'autorizzazione e che vuole investire, creare ricchezza e creare posti di lavoro", ha aggiunto, "e questo è quello su cui ci stiamo in questo momento concentrando. È una misura che è in dirittura d'arrivo, penso in uno dei prossimi Consigli dei ministri sarà operativa. È una misura sulla quale mi pare ci sia anche una certa convergenza". 

Sulla detassazione degli aumenti contrattuali: "È una misura che io voglio confermare nella prossima legge di bilancio. Nel privato abbiamo fatto diverse cose. L'ultima è stata la detassazione degli aumenti contrattuali. Quindi chiaramente lo devi rimandare alla contrattazione tra le parti sociali, ma noi abbiamo portato al 5% la tassazione sull'aumento contrattuale", ha spiegato Meloni. 

"Vuol dire che quando il contratto viene rinnovato e tu prendi un aumento di 100 euro, prima lo Stato si prendeva di questi 100 euro tra i 25 e 28 euro, adesso si prende 5. E la misura, dagli studi che ha il Ministero del Lavoro, poi stiamo aspettando ovviamente di avere tutti i dati, ma ha riguardato oltre 4 milioni di lavoratori che hanno avuto un aumento grazie a questa misura", ha concluso. 

 

"Quando non è passato l'emendamento sulle preferenze alla Camera con voto segreto, si è detto che il governo non aveva più la fiducia del Parlamento. Quindi noi siamo tornati, adesso le preferenze sono nella norma e credo che sia una grande vittoria che gli italiani possano tornare a scegliere il parlamentare. E chiaramente, nel momento in cui torna alla Camera, credo che vada fatta chiarezza sull'accusa che veniva fatta relativamente al fatto che non ci sarebbe fiducia", ha detto Meloni sulla legge elettorale, "se non c'è la fiducia del governo penso che ne dobbiamo prendere atto, no?". 

"Le leggi elettorali le devi cucire addosso all'interesse dei cittadini", ha spiegato ancora Meloni a 'Porta a Porta', "io non penso che ci si possa disegnare addosso le leggi elettorali. Questa non è una legge che favorisce il centrodestra e non è una legge che favorisce il centrosinistra. Questa è una legge che favorisce i cittadini". 

"Quale è, secondo me, l'interesse dei cittadini? Avere una classe politica che risponda al popolo. E questa è una legge che consente di scegliere il partito, la coalizione, il parlamentare, il candidato premier e il programma e di dare a chi viene scelto dal popolo i numeri per governare cinque anni", ha sottolineato, "quindi stabilità, perché anche qui la continuità e la stabilità per realizzare un programma che è stato indicato dai cittadini fa chiaramente la differenza". 

 

"Non ho elementi per dire che Vannacci sia un cavallo di Troia della Russia", ha detto Meloni a 'Porta a Porta', a proposito dell'accusa rivolta dal Financial Times al leader di Futuro Nazionale. "Mi è accaduto recentemente che alcune pagine vicine all'onorevole Vannacci, ma dico vicine perché lui ha rilanciato i contenuti, abbiano, per attaccarmi, utilizzato alcuni argomenti che sono propri della più vergognosa propaganda russa contro di me".  

"Segnatamente accuse di fare uso di droga con il presidente ucraino, quando non di avere una relazione con il presidente ucraino", ha aggiunto Meloni, "credo che su questo sia legittimo aspettarsi da una persona che si definisce patriota parole molto chiare". "Io posso piacere, posso non piacere, ma rappresento l'Italia. E accuse così vergognose e infamanti contro chi rappresenta l'Italia da parte di una propaganda di questo genere sono accuse di fronte alle quali un patriota alza la testa". 

"E poi su questo mi aspetto parole molto chiare e ufficiali. Sono rimasta colpita dal fatto che finora, invece, l'onorevole Vannacci sia rimasto in silenzio", ha concluso. 

 

"Trump non c'entra niente da questo punto di vista", ha detto Meloni a 'Porta a Porta', a proposito delle critiche espresse da alcuni parlamentari europei di Fratelli d'Italia sulla proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen di fare del Canada un membro associato dell'Unione europea. 

"La questione più che sul merito mi pare sul metodo, nel senso che noi apprendiamo di questa proposta dalla presidente della Commissione europea ma non ne conosciamo i contenuti", ha spiegato Meloni. "Io non so che cosa significhi un membro associato dell'Unione europea, quali sono i diritti, quali sono i doveri, e penso che questo genere di proposte si debbano valutare, prima discutere nel merito, piuttosto che dare commenti semplicemente sulla simpatia, perché ne va del funzionamento dell'Unione europea, che è già abbastanza farraginoso così". 

Meloni ha quindi sottolineato i rapporti con Ottawa: "Io ho un ottimo rapporto col primo ministro Carney. Tra l'altro, noi stiamo rafforzando moltissimo la nostra cooperazione con il Canada". E sull'unità dell'Occidente ha aggiunto: "L'unità dell'Occidente si fa anche con tutto il Nord America. E nel Nord America c'è il Canada come ci sono gli Stati Uniti". 

 

Mattarella aveva commentato la questione integrazione a scuola in occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico nell'istituto omnicomprensivo 'Sergio Marchionne' di Amatrice: "La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti - 'È aperta a tutti': così dispone l’articolo 34 della Costituzione. Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale". 

 

 

22 set 2026

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