Logo Il Foglio

Sondaggio politico, Fratelli d'Italia cresce e allunga: giù Pd e M5S

29 set 2026

Classifica social dei leader, Meloni regina di like e views. Renzi continua la ripresa

(Adnkronos) - Giorgia Meloni, Matteo Renzi e Carlo Calenda. Sono questi i tre leader politici che più di tutti, nel mese di settembre, sono stati i protagonisti dei social. Nel monitoraggio di Leader Trend di Arcadia sono evidenziate alcune Kpi - key performance indicator - relative agli account social dei leader, che mostrano quanta attenzione digitale ha generato ciascuna narrazione nel mese di settembre e quale atteggiamento ha manifestato l’opinione pubblica digitale nei confronti di scelte, dichiarazioni e posizionamenti.  

 

A settembre, il monitoraggio dei fandom degli account social dei leader italiani evidenzia tre aspetti significativi: una nuova e consistente crescita dei canali della presidente del Consiglio; la conferma, per il secondo mese consecutivo a partire da luglio, della crescita degli account dell'ex premier e leader di Italia viva, che si posizionano davanti a quelli degli altri leader dell’opposizione; e, infine, la brusca frenata di Roberto Vannacci, che dopo aver registrato ritmi di crescita particolarmente elevati chiude settembre con un incremento più contenuto, che potremmo definire “fisiologico”.  

 

I due podi, relativi a like e visualizzazioni, sono invece dominati dagli account social di Meloni, che complessivamente superano i 4 milioni di like e raggiungono oltre 44,7 milioni di visualizzazioni. Rispetto all’ultimo report di luglio, Vannacci esce dal podio sia per i like sia per le visualizzazioni, mentre rientra Matteo Salvini. A pubblicare con maggiore frequenza è invece l’account X di Calenda, con 141 contenuti pubblicati tra il 1° e il 29 settembre.  

 

 

Come sempre, l’analisi include la speciale Hate Parade, la classifica che misura la variazione percentuale dei commenti negativi rispetto al mese precedente sulle pagine Facebook dei leader. A settembre, è la pagina Facebook di Angelo Bonelli a registrare l’incremento percentuale più consistente, con una crescita del 924% dei commenti negativi, seguita dalle pagine di Elly Schlein e Meloni.  

29 set 2026

Vannacci: "Cazzullo chiede di guardare puntata su 8 settembre? Non ho tempo, lui continua a fare il cazzullo..."

(Adnkronos) - "Cazzullo continua a fare il cazzullo, non mi interessa quello che scrive, quello che fa. Al momento non ho il tempo per guardare la puntata, però qualora avessi veramente un ritaglio di tempo, lo farò con interesse. Io guardo sempre con interesse le cose. Cazzullo non è uno storico, è un divulgatore, è un giornalista". Risponde così all'AdnKronos, Roberto Vannacci dopo l'invito del giornalista a guardare la prima puntata della trasmissione 'Una Giornata Particolare' in onda domani su La7, che parlerà dell'8 settembre del '43, la data dell’armistizio e della Decima Mas, spesso rievocata negli interventi dell'ex capo della Folgore. 

"La sua opinione mi interessa -dice il leader di Fn, ancora di Cazzullo- ci mancherebbe, però insomma qualche cosina l'ho già letta per conto mio, ma io approfondisco sempre". "Non ho problemi ad aggiornare quelle che sono le conoscenze che ho", conclude Vannacci. 

 

"Generale, non è da lei. Argomenti, faccia valere le sue posizioni. L'ho imparato alle elementari: chi mi attacca per il mio cognome di solito non ha argomenti. Lo so, è buffo; ma è il nome di mio padre, che è pure morto, e non potrò mai averne un altro. Lei invece ha ancora tempo a cambiare idea sul duce" replica, su Instagram Aldo Cazzullo. 

 

"Non mi dispiacerebbe che il generale Vannacci guardasse la puntata sull'8 settembre, perché si renderebbe conto che sta dicendo un sacco di inesattezze storiche. La Decima Mas dopo l'8 settembre in gran parte resta fedele al re e quindi combatte contro Hitler, contro Mussolini. Tranne un gruppo di criminali che tracciavano la X di Decima Mas sul petto dei partigiani torturati. Uccisero, bruciarono villaggi, massacrarono sacerdoti, nell'entroterra di La Spezia la Decima Mas fece delle cose terribili. Noi cerchiamo di raccontare l'8 settembre ora per ora e luogo per luogo e abbiamo girato in diversi luoghi per l'Italia per questo", aveva detto Aldo Cazzullo rivolgendosi direttamente a Vannacci e presentando la puntata dedicata all'8 settembre, con l’armistizio, la fuga del re e di Badoglio, l’occupazione tedesca e l’inizio della Resistenza. 

"Siamo stati a lungo incerti se cominciare con l'8 settembre o con la morte di Hitler. Ma cominciamo con l'8 settembre perché crediamo che sia necessario e urgente raccontare ai nostri figli e ai nostri nipoti cos'è stato il fascismo e cos'è stato il nazismo", ha aggiunto. Poi ha spiegato a margine all'Adnkronos: "Mi piacerebbe che il generale Vannacci vedesse la puntata sull'8 settembre, non solo perché dice sciocchezze sulla Decima Mas ma più in generale perché è vero che il nazismo e il fascismo non torneranno, ma alcune idee del nazifascismo sono più vive che mai. Vannacci dice: 'non posso essere antifascista come non posso essere antinapoleonico'. Ma attenzione che l'idea fondamentale del nazifascismo è la disuguaglianza degli esseri umani, da cui discendono razzismo, xenofobia, nazionalismo estremo e guerra. È questo che dobbiamo combattere. Deve essere anche la destra moderata, liberale, conservatrice, cattolica a combattere queste idee". 

 

29 set 2026

Caro energia, Meloni da Praga: "Spero che anche altri attori diano una mano"

(Adnkronos) - Visita ufficiale della premier Giorgia Meloni in Repubblica Ceca, accompagnata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. "Abbiamo avuto un ottimo confronto" ha detto da Praga nelle dichiarazioni congiunte alla stampa con il primo ministro ceco Andrej Babis. I due Paesi, aggiunge, sono più vicini che mai, le relazioni sono al massimo dello sviluppo. C'è una convergenza su molti dossier. Grazie anche per la sintonia personale che c'è tra di noi". Ma sono stati tanti i temi toccati dalla presidente del Consiglio durante la visita.  

 

"Sull'energia mi corre l'obbligo di segnalare che tutto quello che il governo italiano fa, è un appello agli attori economici principali in Italia" sottolinea la premier "per dare una mano alle famiglie e alle imprese in questa fase particolarmente complessa nella quale le crisi internazionali, che anche noi non abbiamo prodotto, incidono in maniera assolutamente significativa sui bilanci familiari. Quello che posso dire è che sono stata molto contenta dell'adesione all'iniziativa sul carburante prima di Eni, poi di IP e Kuwait. E di questo devo ringraziare le autorità tanto di Azerbaijan, quanto del Kuwait per questa attenzione che hanno avuto nei confronti dell'Italia".  

"Oggi -ha detto- vedo che si allarga il tema anche alle bollette" e "spero che gli attori sceglieranno di dare una mano rispondendo a un appello a fare del loro meglio, compatibilmente con quello che si può fare, in un momento di difficoltà. E quindi sono soddisfatta e penso che sia particolarmente importante. Ringrazio tutti quelli che stanno cercando di fare uno sforzo''. 

 

''Siamo assolutamente determinati a cercare la verità su questa vicenda. La sentenza non è ancora passata in giudicato e quindi tutto quanto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo. Posso dire che in questa ricerca di verità e di giustizia noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali a disposizione, politici e diplomatici'' ha detto la premier. 

"Voglio ribadire la mia vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni, alla loro richiesta, che è anche la nostra, di verità e giustizia. Lo Stato italiano è parte civile nel processo. Quindi anche noi siamo assolutamente determinati a cercare la verità sulla vicenda. Noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali. Noi abbiamo utilizzato anche i canali politici e diplomatici con il Cairo. Ho un po' il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi". 

 

"Non possiamo risolvere il problema dell'immigrazione scaricandolo sul Paese più vicino" sottolinea Meloni. "Abbiamo lavorato sulla dimensione esterna. Un passo futuro della cooperazione penso possa essere quello di utilizzare al massimo le nuove regole, passando per gli hub nei Paesi terzi". 

 

Italia e Repubblica ceca, spiega Meloni, sono ''entrambe impegnate a diversificare le fonti di approvvigionamento" e questo ''ci offre una opportunità di sfruttare la complementarietà di sistemi produttivi e diventare partner tecnologici e industriali a partire dal nucleare di nuova generazione". 

 

29 set 2026

Roma, pino secolare cade su un palazzo in zona Salaria: residenti bloccati

29 set 2026

Caso Garlasco, Garofano: "Nessun complotto per incastrare Stasi"

(Adnkronos) - "Escludo categoricamente che ci fosse un dato che poteva negare la presenza del Dna di Chiara Poggi su quei pedali". Lo ha detto l'ex generale del Ris di Parma Luciano Garofano, ospite di 'Porta a Porta', a proposito dell'inchiesta della Procura di Pavia sull'omicidio di Garlasco. 

"In questa strumentalizzazione siamo stati accusati di aver fatto parte di un complotto Stasi-centrico - aggiunge l'ex generale del Ris -. Noi non avevamo nessun interesse a incastrare Stasi, né noi né la dottoressa Muscio" (Rosa, la pm della Procura di Vigevano che nel 2007 coordinò le indagini sull'omicidio di Chiara Poggi). "Sono stati gli indizi, che progressivamente sono stati trovati, a portare con cinque dibattimenti alla condanna definitiva", ha detto Garofano, esortando: "Basta nell'insistere sul fatto che noi saremmo stati il braccio tecnico armato di una Procura che voleva incastrare a tutti i costi Stasi. Basta, questo è veramente ulteriormente grave". 

 

Al centro del dibattito in studio le due contro-analisi sul campione che rivelò la presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici Umberto Dei, che già nel 2007 - secondo una consulenza della difesa di Alberto Stasi, acquisita dalla Procura di Pavia che oggi indaga su Andrea Sempio - avrebbero potuto "scagionare" già 19 anni fa l'allora fidanzato della vittima.  

"Alcune analisi inizialmente erano negative, perché i campioni erano stati prelevati dai pedali. Poi le ulteriori analisi, purificando quei campioni, hanno dato positività. Quindi il dato positivo non è assolutamente in discussione, rispetto ai tanti dati negativi, come sembrerebbe dalla nota della Procura e soprattutto dalle consulenze di parte, perché non c'era nessun dato che negava quella positività", ha detto Garofano, sottolineando che anche "il consulente della Procura, il dottor Previderè, in una relazione dà per assodati i profili di Chiara Poggi su due prelievi di quei pedali. Quindi la presenza del Dna di Chiara assolutamente c'è e nessuno la può cancellare, nemmeno i consulenti della Procura lo hanno fatto". 

 

"Non credo di dover difendere la mia reputazione, che certo è stata offesa strumentalmente e tutti coloro che l'hanno offesa saranno da me denunciati sia in via penale che civile" ha annunciato l'ex generale del Ris di Parma Luciano Garofano, dicendosi convinto che "gli atti già parlino da soli e che possano dimostrare la linearità e la trasparenza di tutto quello che noi abbiamo fatto, anche perché se ci fosse stato un dato, anche all'ultimo momento, che metteva in discussione la positività di quel profilo, noi l'avremmo segnalato immediatamente alla Procura della Repubblica. Io escludo categoricamente che ci fosse un dato che poteva negare la presenza del Dna di Chiara Poggi su quei pedali". 

Ribadendo "indignazione per la strumentalizzazione che è stata fatta dalla televisione e dalla stampa e anche per le gravi insinuazioni che sono state fatte dalla difesa di Alberto Stasi", Garofano ha sottolineato che "il comunicato della Procura di Pavia non avanza alcuna ipotesi, come poi strumentalizzata, sulla possibilità che noi abbiamo nascosto, che abbiamo depistato e così via. La Procura dice che non sono stati rinvenuti i dati grezzi che poi sono stati consegnati nel novembre 2025 dallo stesso capitano Marino al suo comandante e quindi alla Procura". 

A Bruno Vespa, che gli chiedeva come mai allora quelle contro-analisi - come evidenziato dalla Procura di Pavia - non siano entrate nel procedimento che ha portato alla condanna per omicidio di Alberto Stasi, l'ex generale del Ris di Parma ha risposto: "Questo non lo so, perché dovrei avere tutte le carte. Gli atti spesso si perdono in fascicolo, quindi ci possono essere mille ragioni che io non conosco e non ho elementi che mi possano far dare una spiegazione". 

Secondo Garofano è possibile che abbia ragione Marzio Capra, il consulente della famiglia della vittima presente fin dalla fase iniziale nell’inchiesta sull’omicidio di Garlasco, secondo il quale il problema è nelle date. "Credo che ci sia stata un'erronea interpretazione dei dati grezzi da parte dei consulenti della difesa Stasi e da parte dei consulenti della Procura e quindi mi aspetto ora un approfondimento che di fatto già il dottor Capra che era presente a quelle analisi ha già fatto. Quindi non c'è niente di misterioso", ha detto l'ex generale del Ris, assicurando che se sulle analisi che rivelarono la presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bici "ci fosse stata una minima ombra, noi ne avremmo parlato e io oggi lo avrei ricordato", ma "non c'è stato un momento di tentennamento su quel dato". 

 

E' ricca di non ricordo la breve testimonianza resa dall'ex generale del Ris di Parma Luciano Garofano ai pubblici ministeri di Pavia che lo hanno sentito come testimone, lo scorso 25 settembre, nell'indagine sui risultati genetici sui pedali della bici Umberto Dei sequestrata ad Alberto Stasi condannato, otto anni dopo il delitto di Garlasco, per l'omicidio di Chiara Poggi. Al centro del confronto c'è il 19 settembre 2007 quando il profilo genetico della vittima compare sul campione Bu_p prelevato da entrambi i pedali della bici dell'allora fidanzato. "Non ho alcun ricordo preciso del fatto. Posso solo dire che, in quanto comandante del Ris, il capitano Marino mi ha sicuramente informato, non so dire come e quando". 

Anche sul ricordo legato alla discussione o revisione della relazione del 24 settembre del 2007 che porta al fermo, non convalidato, dell'ex bocconiano, l'ex generale svela che "non ho alcun specifico ricordo. Non ho memoria di aver visionato o commentato gli eletttroferogrammi. Potrei solo riferire che da comandante trasmettevo gli atti che avevo letto. Non posso tuttavia riferire nulla di particolare". 

E "nessun" ricordo emerge sugli eventuali confronti avuti con il collega Marino dal 19 al 24 settembre 2007. E' "verosimilmente" lui, ma "non ricordo quando" ad avvertire la pm di Vigevano Rosa Muscio della traccia genetica sul pedale, ma alla domanda se ricorda di aver visto altri elettroferogrammi successivi al 19 settembre 2007 riferiti allo stesso reperto campione la risposta è "No". 

 

29 set 2026

Manchester City, giornalista contro il dg Soriano: "Vuole scusarsi con i tifosi di calcio?"

29 set 2026

AstraZeneca, in Italia programma investimenti in ricerca da 66,2 milioni in 3 anni

(Adnkronos) - In un contesto internazionale caratterizzato da una crescente competizione per attrarre investimenti, competenze e attività di ricerca, AstraZeneca annuncia un programma di investimenti di 66,2 milioni di euro in Italia nei prossimi 3 anni. L'iniziativa, realizzata anche grazie al cofinanziamento di 20 milioni di euro del Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico del ministero delle Imprese e del Made in Italy, erogato tramite la Fondazione Tech e Biomedical, coinvolgerà oltre 200 centri di ricerca, istituti e strutture sanitarie distribuiti sul territorio nazionale. 

Il programma - si legge in una nota - rappresenta un esempio concreto del valore che la ricerca clinica può generare su tutti i livelli grazie a una collaborazione tra settore pubblico e privato capace di trasformare le risorse in opportunità concrete per il sistema Paese, non solo accesso precoce dei pazienti all'innovazione e rafforzamento della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, ma anche trasferimento tecnologico, crescita del sistema economico e attivazione di nuove filiere all'interno di un ecosistema Life Sciences su tutto il territorio nazionale. Secondo le stime disponibili, il programma potrebbe generare un impatto economico complessivo di circa 180 milioni di euro sul Pil italiano e determinare potenziali costi minori per il Ssn stimati in circa 225 milioni. 

L'investimento si inserisce in una fase di profonda trasformazione della ricerca biofarmaceutica globale. Negli ultimi trent'anni - ricorda AstraZeneca - la quota europea degli investimenti globali in ricerca e sviluppo biofarmaceutico è diminuita, passando dal 43% del 1990 al 31% del 2020, mentre quella degli Stati Uniti è cresciuta dal 36% al 53% e la Cina ha raggiunto il 9%. In particolare, analizzando la questione in maniera prospettica, nel 2023 sono stati avviati circa 6.300 nuovi studi clinici in Cina, rispetto ai circa 1.900 in Europa. Parallelamente, a livello globale sono in sviluppo circa 23.000 candidati farmaci e una quota significativa degli investimenti più recenti in ricerca, sperimentazione clinica e capacità produttiva si è concentrata negli Stati Uniti e in Asia. In questo scenario, l'Italia dispone di importanti punti di forza, tra cui una rete diffusa di ospedali e centri di ricerca, competenze scientifiche riconosciute, una crescente esperienza nelle partnership pubblico-private e un sistema sanitario in grado di contribuire alla generazione di evidenze cliniche e real-world. Rafforzare queste condizioni può consentire all'Italia di diventare una delle principali destinazioni europee per gli investimenti nelle Life sciences.  

Il programma AstraZeneca - prosegue la nota - nasce dall'aggiudicazione dell'Avviso pubblico per la selezione di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale nel settore biomedico, promosso dalla Fondazione Tech e Biomedical nell'ambito del Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico del Mimit. Il cofinanziamento pubblico di 20 milioni di euro consentirà di attrarre e sviluppare ulteriori attività di ricerca e innovazione sul territorio nazionale in diverse aree, compresa quella delle malattie rare, portando il valore complessivo degli investimenti di AstraZeneca in Italia a oltre 66 milioni di euro nel prossimo triennio.  

Nell'ambito clinico, AstraZeneca e Alexion avvieranno nel corso del triennio 71 nuovi studi clinici registrativi, di cui 52 su molecole AstraZeneca e 19 su molecole Alexion, con un investimento complessivo di 48 milioni di euro; 12 milioni saranno destinati alla realizzazione di 24 nuovi studi osservazionali e di Real World Evidence, 5 milioni di euro saranno investiti in ricerca indipendente e 1,2 in soluzioni di digital health. Gli studi offriranno a pazienti eleggibili l'opportunità di partecipare a programmi di sviluppo di nuove terapie e contribuiranno a rafforzare il ruolo dei centri italiani nelle reti internazionali di ricerca clinica. La presenza di numerosi centri coinvolti su tutto il territorio nazionale potrà inoltre favorire la valorizzazione delle competenze locali e una più ampia distribuzione delle opportunità di ricerca.  

Il programma di AstraZeneca e Alexion vuole essere "una base concreta per dimostrare il potenziale dell'Italia nel diventare il principale per contribuire alla leadership europea nelle Life sciences. Per farlo sarà importante continuare a lavorare su fattori abilitanti come investimenti strutturalmente maggiori nell'innovazione farmaceutica, un accesso tempestivo e omogeneo alle nuove terapie, procedure regolatorie più rapide e prevedibili per l'attivazione degli studi clinici e strumenti di incentivo alla ricerca e sviluppo stabili e di lungo periodo. Collegare in modo più efficace investimenti in ricerca, accesso dei pazienti, sostenibilità del sistema sanitario e crescita economica può consentire all'Italia di valorizzare appieno i propri asset e di competere con maggiore forza sul piano internazionale". 

29 set 2026

Juventus, Ginevra Elkann potrebbe diventare presidente. Chi è la sorella di John

29 set 2026

Influenza, prevenzione parte dai bambini: vaccini pediatrici a 'passo lento' rispetto a quelli degli adulti

(Adnkronos) - "Ogni anno i bambini sono tra i soggetti più colpiti dall'influenza, ma anche tra i meno protetti: le coperture vaccinali in età pediatrica restano ancora molto inferiori rispetto a quelle registrate negli adulti". Per individuare strategie condivise per aumentare le coperture istituzioni, federazioni e professionisti della Sanità hanno partecipato a Roma oggi all'evento 'Vaccinazione antinfluenzale - La prevenzione comincia dall'infanzia', organizzato da Nomos Centro Studi Parlamentari, con il contributo non condizionante di AstraZeneca. 

 

La vaccinazione antinfluenzale pediatrica - sottolineano i promotori - si inserisce infatti in una strategia di prevenzione che riguarda non soltanto la salute dei singoli bambini, ma anche l'impatto dell'influenza sulla comunità e sui servizi sanitari. Secondo lo European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), nella stagione 2024-25 tutti i 30 Paesi dell'Unione europea coinvolti nella rilevazione prevedevano una raccomandazione per la vaccinazione di bambini e adolescenti, secondo strategie differenziate per età e gruppi a rischio. "Ma tra la raccomandazione vaccinale e l'adesione delle famiglie resta una distanza da colmare - si legge in una nota - Per questo, oltre alla disponibilità dell'offerta, diventa centrale la capacità del sistema di accompagnare le famiglie nella scelta informata e nell'accesso alla prevenzione. Da qui la necessità di una strategia condivisa che metta insieme programmazione, comunicazione, accessibilità e fiducia".  

 

 

Ad aprire i lavori è stato Andrea Costa, esperto in attuazione Pnrr del ministero della Salute, che ha introdotto il tema dello stato dell'arte della vaccinazione pediatrica antinfluenzale in Italia e degli strumenti per rafforzare le coperture. "La vaccinazione antinfluenzale pediatrica rappresenta un importante strumento di prevenzione, che ci consente di intervenire prima che la malattia produca conseguenze sulla salute delle persone e sui servizi sanitari - ha dichiarato - Oggi abbiamo l'opportunità di fare un passo in avanti partendo dai dati sulle coperture e dalle differenze che ancora esistono tra i territori. Ma per aumentare le adesioni non basta organizzare bene l'offerta. La vaccinazione antinfluenzale deve essere inserita in una strategia più ampia, nella quale programmazione, organizzazione dei servizi, comunicazione e fiducia procedano insieme". 

 

Dopo l'intervento di Paolo Bonanni dell'università degli Studi di Firenze, dedicato alla programmazione e agli obiettivi di sanità pubblica, l'attenzione si è spostata sul livello territoriale e sul ruolo delle Regioni, mettendo a confronto esperienze e modalità organizzative di Lombardia, Puglia ed Emilia Romagna. Il tema della fiducia è stato invece al centro di un panel dedicato al ruolo dei professionisti della salute e delle reti territoriali nel rapporto con le famiglie e nel contrasto alle esitazioni vaccinali. Al confronto hanno partecipato Rino Agostiniani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip); Antonio d'Avino, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp); Enrico Di Rosa, presidente della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (Siti); Giulia Ciancarella, Macroarea Simg (Società italiana medici di medicina generale e delle cure primarie) della Promozione di salute e prevenzione; Michele Pellegrini Calace, segretario nazionale di Federfarma, e Valeria Fava, responsabile coordinamento politiche della salute di Cittadinanzattiva. 

"Per aumentare le coperture - ha affermato Agostiniani - è necessario rafforzare la fiducia delle famiglie e rendere più semplice l'accesso alla vaccinazione, valorizzando il ruolo dei pediatri come punto di riferimento. Servono quindi informazione chiara, un'offerta vaccinale facilmente accessibile e una collaborazione sempre più stretta tra pediatri, servizi sanitari e istituzioni. È attraverso questo lavoro comune che possiamo trasformare la raccomandazione in una concreta opportunità di prevenzione per un numero sempre maggiore di bambini". Per Fava, "le differenze territoriali che ancora osserviamo nell'offerta e nelle coperture vaccinali pongono un serio problema di equità. Non possiamo chiedere alle famiglie di aderire alla prevenzione vaccinale se i percorsi di accesso risultano frammentati, complessi o poco chiari a seconda della Regione. La prevenzione è un diritto e deve essere concretamente esigibile per tutti, senza dipendere dal luogo in cui si vive". 

A chiudere i lavori - moderati dal giornalista di Rainews24, Gerardo D'Amico - è stato il confronto dedicato all'impatto della vaccinazione antinfluenzale pediatrica sulle priorità di salute pubblica, con un focus sull'antimicrobico-resistenza e gli accessi impropri ai servizi sanitari. Al tavolo i rappresentanti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica Ilenia Malavasi e Guido Liris. Dal confronto, conclude la nota, è emersa "la necessità di considerare la vaccinazione antinfluenzale pediatrica come parte di una più ampia strategia di prevenzione, nella quale programmazione, organizzazione territoriale, fiducia e capacità di informare e accompagnare le famiglie devono procedere in modo coordinato. Aumentare le coperture in età pediatrica significa rafforzare la prevenzione e contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale". 

29 set 2026

Elementi totali: 20
Vai a