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Trump, l'ultima idea: "Ricompensa di 1 milione a chi denuncia frodi alle elezioni"

(Adnkronos) - Un milione di dollari a chi fornirà informazioni su una frode elettorale. E' l'ultima iniziativa di Donald Trump in vista delle elezioni di midterm, in programma il 3 novembre negli Stati Uniti. "Chiunque segnali una frode elettorale, relativa alle elezioni passate o alle imminenti elezioni di metà mandato del 2026, riceverà un milione di dollari in seguito all'arresto e alla condanna dei responsabili di tale frode", scrive il presidente sul social Truth. 

La ricompensa si aggiunge all'iniziativa annunciata già da settimane: in caso di vittoria del partito repubblicano alle imminenti elezioni di metà mandato, Trump ha promesso un assegno da 5000 dollari per ogni cittadino adulto degli Stati Uniti. 

In attesa di tenere l'ennesimo comizio, intanto, Trump risponde alle domande sulle elezioni che in Brasile hanno confermato Luiz Inacio Lula da Silva presidente. Lo sfidante Flavio Bolsonaro non ha riconosciuto la sconfitta, contestando la decisione con cui la Corte Suprema ha prorogato per 2 ore l'apertura dei seggi nella giornata di ieri. Anche Trump mette in dubbio le elezioni presidenziali, sostenendo che il voto abbia dato l'impressione di essere stato manipolato. "Quello che ho visto mi è sembrato terribile. Francamente, sembra un'altra elezione truccata", dice il presidente degli Stati Uniti. "Non ho preso posizione" a favore di nessuno dei due candidati, "ma è stata davvero una brutta impressione", aggiunge. "Non sono io a governare il Brasile. Governo gli Stati Uniti - prosegue - Lula mi piace, vado molto d'accordo con lui, ma la proroga concessa è stata davvero strana". 

26 ott 2026

Sondaggio politico, centrosinistra avanti e Fratelli d'Italia primo partito

26 ott 2026

Scontri ai cortei, Gabrielli: "Va capito il ruolo di Youssef Siher, farsi domande è legittimo"

(Adnkronos) - "Credo che sia una domanda legittima sapere se questa persona, che peraltro aveva manifestato in maniera chiara le sue posizioni certamente non moderate, era oggetto di osservazione o meno quindi se era possibile intercettare". Lo ha affermato all'Adnkronos Franco Gabrielli, ex capo della Polizia ed ex autorità delegata alla Sicurezza della Repubblica, oggi fondatore, insieme a Ernesto Ruffini, del nuovo soggetto politico 'Più uno', dopo il fermo di Youssef Siher, parlando del 'Movimento 17 ottobre' e del disagio esploso con i disordini ai cortei in diverse città. 

Che idea si è fatto del 'Movimento 17 ottobre' e dei disordini avvenuti nelle città?  

"Sul sedicente Movimento 17 ottobre la magistratura farà gli accertamenti; stiamo parlando di un presunto responsabile, sicuramente sono state fatte attività di polizia di grande rilievo e adesso c'è da capire effettivamente qual è stato il ruolo dopo e forse prima di queste manifestazioni. C'è un'inchiesta in atto, bisogna aspettare. Credo sia importante capire l'effettivo ruolo di questa persona non solo per ascrivergli delle responsabilità, ma anche per capire se è un fatto isolato o si inserisce in un contesto più ampio: credo ci siano in ballo cose molto importanti anche per la sicurezza del Paese". 

E cosa ne pensa riguardo al profilo di Youssef Siher, il ricercatore fermato e ritenuto dagli investigatori amministratore della pagina social e della chat Telegram?  

"Non conosco le cose specifiche. Credo che sia una domanda legittima sapere se questa persona, che peraltro aveva manifestato in maniera chiara le sue posizioni certamente non moderate, era oggetto di osservazione o meno quindi se era possibile intercettare. Io posso fare una domanda. Ma credo che questa risposta devono darla al Paese i responsabili della sicurezza, sono loro nella condizione di poterla dare. Credo che il tema non sia quello di screditare le istituzioni in questo momento, è l'ultima cosa che ci possiamo permettere. Il tema è quello di fare delle domande e di dare delle risposte: credo che questa sia una dinamica democratica". 

Come evitare che, nonostante l'indagine in corso, si riproponga la violenza durante le prossime manifestazioni nelle città?  

"L'individuazione di un presunto incendiario non ci mette al riparo dal fatto che ci possa essere ancora e, anzi, c'è ancora tanto materiale infiammabile. Sulle devastazioni, gli espropri, i danneggiamenti non ci può essere nessun tipo di indulgenza. Credo che però non ci si possa limitare soltanto al momento repressivo o continueremo in una sorta di militarizzazione delle città che non è nell'interesse dei commercianti né nell'interesse dei cittadini". 

Come intervenire allora?  

"Allora bisogna lavorare molto sulle cause che riguardano il disagio, il tema dell'integrazione nella quale questo Paese è veramente deficitario e non è un problema di questo governo. Stiamo parlando di una questione molto complessa alla quale non si è mai prestata la dovuta attenzione; siccome c'è sempre un momento di ripartenza, io credo che questi fatti dovrebbero indurci a prendere le misure per il contenimento degli effetti, ma se non si metterà subito mano alla risoluzione delle cause il contenimento degli effetti sarà sempre la rincorsa, sarà sempre affannato e sarà sempre di breve periodo".  

26 ott 2026

Giallo a Monaco, morto Antoine de Massy: cugino di Alberto. Un fermo

26 ott 2026

Diabete, ok Ema per la prima combinazione di insulina settimanale e semaglutide

(Adnkronos) - Via libera da parte del Committee for Medicinal Products for Human Use (Chmp) dell'agenzia regolatoria europea Ema all’immissione in commercio della prima combinazione di insulina basale icodec settimanale e semaglutide settimanale, IcoSema.  

La nuova opzione riunisce in un’unica formulazione due medicinali con meccanismi d’azione complementari ed è stata sviluppata per favorire il controllo glicemico e ridurre la complessità terapeutica. Le evidenze cliniche disponibili ne hanno inoltre valutato gli effetti sul rischio di ipoglicemia e sul peso corporeo, si legge in una nota. "La gestione del diabete di tipo 2 – spiega Francesco Giorgino, docente di Endocrinologia dell’Università di Bari Aldo Moro – non può oggi essere valutata esclusivamente attraverso il raggiungimento dei target glicemici. L’età crescente delle persone interessate e la frequente presenza di comorbidità cardiovascolari, renali, epatiche e di problemi legati al peso richiedono un approccio complessivo, orientato agli esiti clinici e all’esperienza quotidiana della persona. In questo quadro, la nuova combinazione assume rilievo perché associa in un’unica formulazione settimanale meccanismi d’azione complementari, con l’obiettivo di favorire il controllo glicemico e semplificare il trattamento".  

  

In Italia oltre 4 milioni di adulti - continua la nota - convivono con il diabete, oltre il 90% dei quali con diabete di tipo 2. L’insulina rimane un pilastro del trattamento di questa patologia. Tuttavia, circa il 26% delle persone con diabete di tipo 2 che necessitano di terapia insulinica ritarda l’inizio del trattamento di oltre due anni, con possibili conseguenze in termini di complicanze. Studi dimostrano che anche dopo l’avvio della terapia insulinica, molte persone con diabete di tipo 2 non raggiungono un adeguato controllo glicemico. L'inerzia terapeutica continua quindi a rappresentare uno dei principali ostacoli nella gestione di questa malattia cronica. L'avvio dell'insulina viene spesso ritardato e, quando introdotta, l'intensificazione del trattamento incontra ulteriori difficoltà. Alla base di questo fenomeno vi sono il timore delle ipoglicemie, l’elevato numero di somministrazioni a cui oggi un paziente deve sottoporsi, la complessità degli schemi terapeutici, un carico organizzativo e psicologico legato alla terapia e anche il rischio di aumento di peso. La conseguenza è un ritardo nel raggiungimento degli obiettivi terapeutici e un impatto negativo sugli esiti clinici.  

Nel programma di sviluppo clinico Combine, IcoSema è stato valutato come strategia di intensificazione insulinica con una singola iniezione alla settimana (52 in un anno), rispetto a oltre 1000 in un anno, in persone con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con insulina basale, agonisti del recettore GLP-1 o antidiabetici orali. Nell’ambito dei quattro studi clinici, il trattamento ha raggiunto l’obiettivo primario relativo al controllo glicemico; sono stati inoltre osservati risultati sul peso corporeo e sulla frequenza delle ipoglicemie rispetto al regime multi-iniettivo di confronto.  

"Questa nuova opzione terapeutica si inserisce nell’evoluzione della gestione del diabete di tipo 2. Il raggiungimento dei target glicemici resta essenziale, ma la valutazione del trattamento deve considerare anche la complessità clinica della persona, la frequente presenza di comorbidità cardiovascolari, renali ed epatiche, il peso corporeo e l’impatto quotidiano della terapia", aggiunge il diabetologo Giorgino. "In questo contesto, l’integrazione in un’unica formulazione settimanale di insulina basale e di un agonista del recettore GLP-1 rappresenta un’opzione di interesse, perché associa meccanismi d’azione complementari e può contribuire a ridurre alcune barriere all’avvio e all’intensificazione della terapia, tra cui il numero delle somministrazioni e la complessità degli schemi terapeutici. La riduzione del carico iniettivo potrebbe sostenere l’aderenza e migliorare la qualità di vita. L’innovazione nella cura del diabete va quindi valutata considerando, insieme all’efficacia e alla sicurezza, la semplicità del trattamento, l’appropriatezza clinica e la centralità della persona". 

  

Dopo essere stata il primo Paese al mondo a rendere disponibile l’insulina settimanale, l’Italia potrà ora essere il primo Paese in Europa a mettere a disposizione delle persone con diabete di tipo 2 questa nuova formulazione, confermando il proprio ruolo nell’accesso alle innovazioni per la gestione delle malattie croniche.“In questo quadro – conclude Giorgino – l’Italia può svolgere nuovamente un ruolo rilevante nel favorire un accesso tempestivo e appropriato a un’innovazione destinata alle persone con diabete di tipo 2, nel rispetto delle valutazioni delle autorità competenti e della sostenibilità del Servizio sanitario. In tal senso l’auspicio è che le autorità sanitarie del nostro Paese considerino attentamente questa nuova formulazione terapeutica per offrire una risposta concreta alle necessità ancora insoddisfatte delle persone con diabete di tipo 2”" 

26 ott 2026

Unicamillus, 400 futuri medici indossano il camice bianco a Roma

(Adnkronos) - All’Auditorium della Conciliazione di Roma si è svolta la White coat ceremony di UniCamillus, durante la quale 400 studenti del quarto anno di Medicina e Chirurgia hanno ricevuto il camice bianco, simbolo dell’ingresso nella fase del tirocinio clinico. Ospite d’onore il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, che ha preso parte all’evento. Il rettore di UniCamillus, Gianni Profita, ha ringraziato il vicepremier per la sua presenza e gli studenti per il percorso intrapreso e per la responsabilità che si apprestano ad assumere. La cerimonia, condotta da Rosanna Lambertucci, ha visto la partecipazione della Preside della Facoltà di Medicina, Barbara Tavazzi, e di Veronica Ojetti, docente UniCamillus e tutor clinico presso l’Ospedale San Carlo di Nancy. Nel corso dell’evento Salvatore Maria Corsello, prrettore di UniCamillus, ha letto la Dichiarazione di Ginevra insieme agli studenti, riaffermando i principi etici e i valori alla base della professione medica. La cerimonia è stata accompagnata dalla splendida esibizione della Banda dell’Arma dei Carabinieri. 

Sul ruolo del medico è intervenuto il vicepremier Antonio Tajani, che ha richiamato il valore umano della professione: "La medicina non è soltanto scienza, ma anche capacità di comprendere e accompagnare le persone. La tecnologia contribuisce a salvare vite, ma deve essere guidata dalla sensibilità del medico, che rappresenta un punto di riferimento per chi soffre e cerca risposte. C’è bisogno di medici preparati e pronti a mettersi al servizio della collettività, soprattutto nelle aree interne del Paese, dove l’assistenza sanitaria deve garantire vicinanza alle persone più fragili. Per questo è importante investire nella formazione e sostenere i giovani nel loro ingresso nel mondo del lavoro. L’Italia non può permettersi di perdere i propri talenti: sarebbe un reato morale". 

Dal canto suo, il rettore Gianni Profita ha sottolineato il significato della cerimonia per l’Ateneo e le sfide ancora aperte per il sistema sanitario: "Oggi i nostri studenti indossano il camice bianco e diventano parte di una missione che va ben oltre la medicina: prendersi cura delle persone, con competenza, coraggio e umanità. È un momento di grande orgoglio per il nostro Ateneo, che accoglie una comunità internazionale proveniente da 87 Paesi ed è il principale punto di riferimento in Italia per la formazione medica in lingua inglese. Il nostro Servizio sanitario nazionale è uno dei migliori al mondo e l’impegno dei giovani medici sarà certamente utile per portare le cure dove vi sono più carenze come ad esempio i reparti di Pronto Soccorso. Abbiamo bisogno di medici che sappiano ascoltare, comprendere e non lasciare indietro nessuno. Il camice bianco è la promessa di una medicina che unisce eccellenza scientifica e compassione, perché dietro ogni paziente c’è una persona e dietro ogni cura c’è la possibilità di restituire fiducia e speranza". 

 

La formazione dei futuri medici in UniCamillus coniuga qualità accademica, apertura internazionale e attenzione ai bisogni delle persone. I dati AlmaLaurea 2026 confermano la soddisfazione dei laureati che si dichiarano molto soddisfatti del percorso. E nei corsi a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria il 96,2% conclude gli studi nei tempi previsti dei sei anni grazie a un modello che accompagna lo studente dall’ingresso fino alla laurea. Forte anche la dimensione internazionale: gli studenti stranieri sono 4 volte la media nazionale. 

Alla preparazione accademica si affiancano iniziative rivolte alle persone più vulnerabili. Grazie alla convenzione con il Dicastero per il Servizio della Carità della Santa Sede, gli studenti di Medicina, Odontoiatria, Fisioterapia e Infermieristica possono svolgere attività presso gli ambulatori dell’Elemosineria Apostolica, a contatto con senza fissa dimora, migranti e famiglie in difficoltà: un’occasione per confrontarsi con bisogni sanitari concreti e capire come le condizioni sociali incidano sull’accesso alle cure. 

E' in questo percorso che si inserisce la White coat ceremony: per i 400 studenti che hanno ricevuto il camice bianco, l’inizio del tirocinio clinico significa assumersi la responsabilità di riconoscere le fragilità dei pazienti e di prendersi cura di ogni persona con umanità. 

26 ott 2026

Tassorelli (Sin): "Prevenzione fondamentale per dilazionare esordio Alzheimer"

(Adnkronos) - "È vero che per malattie come l'Alzheimer, per cui a oggi non abbiamo dei trattamenti curativi che la bloccano o che la fanno regredire, abbiamo delle terapie che cominciano a dimostrare risultati incoraggianti anche se presentano ancora alcuni aspetti legati alla sicurezza che devono essere attentamente valutati. Pertanto, siamo sulla via giusta, ma c’è ancora molta strada da fare. In questi casi, ciò che si può fare è la prevenzione, perché i neuroni sono una dotazione che ci viene data quando nasciamo: poi non ne creiamo più. Sono delle cellule che invecchiano, come invecchiamo tutti, però sono molto reattive, possono essere allenate e stimolate e aiutate in vari modi". Lo ha detto Cristina Tassorelli, segretario Sin - Società italiana di Neurologia, al 56° Congresso della Società italiana di neurologia (Sin), in programma dal 24 al 27 ottobre 2026 a Firenze. "Queste cellule - chiarisce l'esperta - possono essere aiutate, ad esempio, con delle sostanze antiossidanti, perché i neuroni, a volte, per produrre neurotrasmettitori, producono anche dei radicali liberi che possono essere tossici; possono essere aiutate dall'attività fisica, poiché libera delle sostanze che sono trofiche per i neuroni e possono essere aiutate da una dieta equilibrata, ricca di vitamine - aggiunge - Può essere d'aiuto anche avere una buona qualità del sonno e un buon mantenimento del peso corporeo, il non andare in sovrappeso e anche controllare la pressione arteriosa. Ci sono quindi tante accortezze che si possono prendere e che molto probabilmente riescono a dilazionare l'esordio di una malattia di Alzheimer o, a essere ottimisti, a non farla venire proprio, anche se questo resta un desiderata, poiché non vi sono ancora dati".  

"Al di là di questo, però, mantenere una vita attiva ci fa stare meglio e protegge anche la salute di altri organi che sono importanti, come il cuore, i polmoni e l'apparato scheletrico - sottolinea Tassorelli - Da qui è nata questa idea della Società italiana di neurologia, che fino a qualche anno fa si concentrava più sulla malattia, cercando di capire perché è venuta e come trattarla, mentre ora, invece, cerchiamo di capire se riusciamo a prevenirla. Per riuscire a capire questo ci vuole la ricerca, ma ci sono anche tutta una serie di altre attività che abbiamo pensato di mettere in atto, perché in attesa di avere dati certi dalla ricerca, abbiamo pensato di iniziare a fare formazione dei cittadini". 

"Per questo è nata l’idea della collaborazione con Fondazione Aletheia e con Croce Rossa Italiana - puntualizza la neurologa - proprio per diffondere l'importanza degli stili di vita sani, per mantenere sano il corpo, ma soprattutto il cervello e la mente. Credo che siano due partner molto importanti perché Aletheia è la Fondazione di Coldiretti, quindi, hanno delle competenze che in questo ambito sono molto importanti e la Croce Rossa ha una valenza duplice: una di significato, in quanto il cittadino chiama la Croce Rossa quando è un problema di salute, ma il fatto che dia anche il messaggio ‘invece di pensare a me quando hai un problema di salute, pensa a conservare la tua salute’, ci sembrava un qualcosa che potesse essere mind changing per la persona. L'altra valenza importante di Croce Rossa, è la diffusione capillare che ha nel territorio. Quindi, pensare di fare iniziative di formazione ed educazione che possano raggiungere capillarmente il maggior numero di persone - conclude - ci sembrava la carta vincente proprio per fare questi passi importanti nell'ambito della prevenzione". 

26 ott 2026

De Stefano (Sin): "Nuove terapie su meccanismi alla base patologie"

(Adnkronos) - La terapia genica, le terapie basate sull’Rna, l'editing genetico e le Car-T stanno aprendo nuove prospettive anche in Neurologia. "Possiamo parlare di una rivoluzione, se vogliamo, anche se forse è ancora un po’ presto per utilizzare questo termine, perché la maggior parte di questi approcci terapeutici, molto diversi tra loro, è ancora in fase di sperimentazione. Esistono, tuttavia, grandi speranze e possibilità concrete di sviluppare, nel prossimo futuro, approcci terapeutici significativamente diversi da quelli attualmente disponibili in neurologia. Sono tutti differenti, ma accomunati dall’obiettivo di intervenire sui meccanismi alla base della malattia, agendo sul bersaglio responsabile del danno, che può essere, per esempio, una determinata proteina. L’obiettivo è impedire o limitare la progressione della patologia e, in prospettiva, fare in modo che la malattia non si manifesti o abbia un impatto molto più contenuto". Così Nicola De Stefano, presidente eletto Sin - Società italiana di neurologia, intervenendo in occasione del 56° Congresso della Società italiana di neurologia (Sin), in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze. 

“L'editing genetico e gli interventi sull’Rna messaggero - continua il neurologo - consentono di agire sui meccanismi che regolano la produzione di determinate proteine, responsabili di disfunzioni che possono portare a malattie croniche, come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e alcune forme di demenza. In alcuni casi è possibile intervenire attraverso molecole che chiamiamo oligonucleotidi antisenso, con l’obiettivo di modificare questi meccanismi. Le Car -T rappresentano invece un approccio completamente diverso - precisa - Si utilizzano cellule T" ingegnerizzate "in grado di bloccare gli antigeni alla base di patologie gravi, come la sclerosi multipla e altre malattie immunomediate, tra cui alcune forme di encefalite. In questo caso, si interviene direttamente sulle cellule che portano alla problematica autoimmunitaria, limitando i processi infiammatori e, di conseguenza, la neurodegenerazione. Sono 2 approcci diversi ma che creano entrambe le condizioni affinché venga a mancare l'elemento, spesso una proteina, che provoca il danno. Quanto prima si agisce, meglio è, ma è un aspetto che dovremo valutare meglio quando avremo a disposizione i risultati degli studi in corso, soprattutto per quanto riguarda le Car-T, che si trovano ancora in fasi molto iniziali di sperimentazione". 

"Per gli oligonucleotidi antisenso, invece - osserva de Stefano - esistono già esperienze significative in alcune patologie: in alcune forme familiari di Sla si sono osservati risultati promettenti, così come nell’atrofia muscolare spinale nei bambini, con miglioramenti rilevanti e, in alcuni casi, addirittura la risoluzione della malattia. Per molte altre patologie dobbiamo invece attendere: sono in corso sperimentazioni che considero promettenti, ma saranno i risultati dei prossimi anni a dirci quali benefici si avranno". 

26 ott 2026

Padovani (Sin): "Biomarcatori per neurologia di precisione"

(Adnkronos) - "Nella neurologia di precisione, per diagnosticare e trattare ogni paziente in modo sempre più personalizzato la ricerca sui biomarcatori sta facendo i passi importanti, specie nella sclerosi multipla. È infatti ormai evidente l'utilità dell'utilizzo dei biomarcatori, per valutare sia lo stato infiammatorio che i processi neurodegenerativi". Questo ha permesso di "dimostrare come anche questa malattia sia molto più complessa rispetto a quello che si riteneva alcuni anni fa". Lo ha detto Alessandro Padovani, neurologo presso la Clinica neurologica degli Spedali Civili di Brescia e past president Sin - Società italiana di neurologia, intervenendo nel corso del 56° Congresso della Sin in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze. Si può dire la stessa cosa "anche in merito alla malattia di Alzheimer e a quella di Parkinson - continua il neurologo - I processi legati all'amiloide nel primo caso e alla sinucleina nel secondo da soli non spiegano tutta la complessità di queste due malattie. I biomarcatori che abbiamo a disposizione ci permettono di precisare meglio questi aspetti. Un altro elemento importante è la valutazione degli stati infiammatori, protagonisti di tutte le patologie neurologiche. Credo che i biomarcatori attualmente a disposizione rappresentino solo una piccola parte di quelli che saranno disponibili nei prossimi anni. Oggi vi è la validazione di molti di questi per l'Alzheimer, per il Parkinson, per la sclerosi multipla e per la Sla, ma ci sono tanti altri biomarcatori che devono essere maggiormente interpretati, anche per identificare nuovi target terapeutici".  

I biomarcatori stanno cambiando sia la diagnosi, che la presa in carico delle malattie neurologiche. "Per esempio - illustra Padovani - nella sclerosi multipla utilizziamo i neurofilamenti a catena leggera, o Nfl, che ci forniscono elementi utili per prevedere la possibile progressione della malattia e monitorare l'evoluzione clinica. Nella malattia di Alzheimer siamo ancora in una fase iniziale, ma nel confronto con le agenzie sanitarie si parla della possibilità di utilizzare i biomarcatori per effettuare uno screening nei soggetti con disturbi cognitivi, con l'obiettivo di identificare la malattia in una fase più precoce. L'elemento più rilevante credo sia rappresentato dal fatto che alcuni biomarcatori - come Nfl, Gfap, la p-tau217 e altri - stanno acquisendo un'importanza crescente perché possono essere utilizzati come bersagli per valutare l'attività e l'efficacia dei farmaci. Oggi possiamo monitorare e prevedere se un farmaco sta funzionando ancora prima di osservarne gli effetti clinici, verificando se i biomarcatori si modificano. Credo che questa sia la nuova direzione della ricerca: trovare indicatori biologici che ci permettano di capire se una terapia funzionerà oppure no". 

La neurologia, come tutta la medicina, "sta attraversando una fase di rapida evoluzione - conclude Padovani - Credo che le contaminazioni tra discipline siano fondamentali: penso, per esempio, al contributo delle scienze immunologiche e della genomica. Stiamo lavorando per creare le fondamenta di una neurologia non più soltanto reattiva, ma proattiva e di precisione. Non dobbiamo limitarci ad anticipare la malattia e a prevenirla, ma dobbiamo anche sviluppare farmaci sempre più mirati, capaci di modificare il decorso clinico del singolo paziente in funzione delle caratteristiche individuali e della fase della malattia in cui si trova". 

26 ott 2026

Zappia (Sin): "Numeri 56esima edizione certificano importanza congresso Sin"

(Adnkronos) - "Gli iscritti al congresso sono oltre 2.700. Inoltre, contiamo 1.280 comunicazioni, 88 tra simposi e sessioni e 50 espositori. Numeri che rendono l'importanza dell’evento. Il congresso della Società italiana di neurologia è un'occasione di scambio scientifico, di competenze e di esperienze tra medici, operatori, ricercatori e scienziati, nonché un'opportunità di contatto tra il mondo della clinica e quello dell'industria del farmaco e dei presidi diagnostici. Crediamo che il congresso nel corso degli anni diventerà sempre più importante". Lo spiega Mario Zappia, presidente Sin - Società italiana di neurologia, al 56° Congresso della Sin in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze. 

"Il cambiamento del congresso nel corso di questi anni - continua il presidente Sin - ben rappresenta l'evoluzione della neurologia, da disciplina che prima si occupava esclusivamente di trattare, e in alcuni casi guarire, le patologie neurologiche a materia che deve cercare di anticipare la malattia, di prevenirla e intercettarla prima che si manifesti. Un cambiamento che riguarda anche la linea d'azione del mondo della neurologia, che oggi si pone come interlocutore credibile con le istituzioni, le associazioni, le agenzie - come Agenas e Aifa - e il ministero della Salute e quello dell'università". 

In questa occasione è stato infatti presentato il Manifesto unitario delle associazioni delle persone con malattie neurologiche, pensato per rafforzare la strategia italiana per la salute del cervello. "I principali messaggi del Manifesto - spiega Zappia - fanno riferimento alle esigenze evidenziate dalle persone con malattie neurologiche: una maggiore conoscenza e informazione, la possibilità di fare prevenzione e un accesso alle cure facilitato. Spesso i pazienti con queste patologie sono lasciati soli, e ancora più soli sono i caregiver. D'altronde, nessuno è preparato a convivere con una malattia neurologica o ad assistere un proprio caro; dunque spesso si deve imparare sul campo come agire. Non si tratta di un processo veloce né facile, quindi avere un portale nazionale per la salute del cervello che dia delle risposte e aiuti le persone in difficoltà è fondamentale. Uno degli obiettivi del Manifesto - conclude il presidente Sin - è proprio quello di portare all’attenzione dei decisori politici queste necessità e, possibilmente, mettere in campo degli interventi concreti per rispondere a queste esigenze". 

26 ott 2026

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