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Caldo non molla l'Italia, anche oggi 19 città in allerta. Copernicus: "Giugno e luglio da record"

(Adnkronos) - Il gran caldo non arretra. Come ieri, domenica 9 agosto, anche oggi, lunedì 10, secondo l'ultimo bollettino del ministero della Salute restano a quota 19 le città con bollino rosso in Italia. Si tratta di Ancona, Bari, Bologna, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma e Viterbo. 

Salgono a quota 6 domani le città in arancione (livello 2 di allerta). Oltre a Bolzano, Brescia, Milano, Trieste, Venezia, e Verona. La prossima settimana si apre, dunque, con due soli bollini gialli per Torino e Cagliari. 

L'Europa occidentale ha registrato il periodo giugno-luglio più caldo di sempre e luglio 2026 è stato il secondo luglio più caldo a livello globale, a pari merito con luglio 2024 secondo le informazioni diffuse dal programma di monitoraggio della Commissione Ue Copernicus. La temperatura superficiale del mare nell'oceano extrapolare ha raggiunto il valore più alto mai registrato per il mese di luglio, riflettendo in parte lo sviluppo del fenomeno El Niño nel Pacifico equatoriale (IL RAPPORTO).  

E per la settimana di Ferragosto le previsioni meteo non promettono comunque bene. L'anticiclone subtropicale, ancora ben saldo sul bacino del Mediterraneo, perderà parte della sua energia proprio a ridosso delle nostre regioni settentrionali. Questo favorirà l'afflusso di masse d'aria più instabili e relativamente più fresche in quota, dando origine a una parentesi di tempo più incerto, soprattutto domani martedì 11 agosto sottolinea iLMeteo.it. 

Dopo un lunedì leggermente più fresco al Nord, da domani tornerà il solleone: tra l’11 e il 17 agosto l’anticiclone africano riprenderà forza, spingendo l’Italia verso l’apice della quarta ondata di caldo con 39°C a Roma, 37-38°C a Milano, notti tropicali e zero termico a 4800 metri. Ferragosto potrebbe essere il picco finale con una possibile attenuazione tra il 17 e il 23 agosto, anche se il comportamento dell’anticiclone resta incerto e potrebbe tornare a rafforzarsi. 

10 ago 2026

Il suo mega yacht non soccorre barca in difficoltà, Zuckerberg nella bufera

9 ago 2026

Morte Berruti, Mattarella: "Figura altamente rappresentativa sport italiano". Buonfiglio: "Campione inarrivabile"

(Adnkronos) - Una "figura altamente rappresentativa dello sport italiano". Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando Di Livio Berruti ed esprimendo il suo sentimento di cordoglio per la morte. 

“Ci ha lasciato un’altra icona del nostro mondo sportivo". Così il presidente del Coni Luciano Buonfiglio dopo aver appreso la notizia della morte di Livio Berruti. "Nessuno di noi dimenticherà mai la sua vittoria a Roma 1960. Berruti è stato un campione inarrivabile, le cui gesta resteranno nella storia del nostro sport: ha fatto sognare l’Italia e con il suo oro ai Giochi di Roma ci ha reso orgogliosi e fieri della nostra italianità", ha aggiunto.  

Buonfiglio, ha reso noto il Coni, ha disposto le bandiere a mezz’asta nella sede del Foro Italico, dichiarando il lutto per il mondo sportivo e invitando le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva a onorarne la memoria con un minuto di silenzio nelle competizioni dei prossimi giorni. 

"Addio a Livio Berruti, campione olimpico dei 200 metri a Roma nel 1960. Primo velocista europeo a trionfare in questa gara. Un mito per quelli della mia generazione. Condoglianze alla moglie Silvia e a tutta la sua famiglia. Che possa riposare in pace". Lo scrive su X il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. 

"Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Livio Berruti. Fu oro olimpico battendo per la prima volta, lui italiano, i campioni americani, e sfiorò il bis con la staffetta. E mi riconosco molto nella sua affascinante falcata da 'angelo'. La leggerezza di Berruti è un modello per noi velocisti. Dice quanto è bella la nostra specialità e quanta emozione ha potuto trasmettere a milioni di italiani e non solo". Così in una nota il campione olimpico Marcell Jacobs. "Mi inchino al ricordo della sua grande impresa - ha aggiunto Jacobs - che centrò a soli 21 anni, anche lui come me nelle Fiamme Oro. Gli sono anche grato per le sue parole dopo la mia vittoria a Tokyo: 'È stata una gara emozionante, mi ha fatto tornare indietro di sessant’anni. Ho trovato un valido erede'. Correrò per lui, a Birmingham". 

"Se ne va un pezzo della storia più bella e più emozionante dell’atletica italiana. Sono personalmente affranto, perché con Livio mi legava un rapporto saldo di amicizia e di rispetto reciproco, nato dalla comune appartenenza allo sport e alimentato negli anni dalla stessa passione e dalla stessa determinazione". Così il presidente Fidal, Stefano Mei. 

"Quando pensiamo a Livio il primo ricordo è Roma 1960. Lo Stadio Olimpico, il pubblico italiano, quella corsa diventata eterna. Berruti che vola sui 200 metri e taglia il traguardo da campione olimpico. Quel giorno cambiò la storia dell’atletica italiana. Fu il primo azzurro - ricorda Mei - capace di rompere il tabù della velocità alle Olimpiadi, dimostrando che anche un ragazzo italiano poteva salire sul gradino più alto del podio nello sprint mondiale. E lo fece in casa sua, davanti a un Paese intero che si innamorò di lui. Quella vittoria - ha proseguito il presidente Fidal - appartiene alla nostra memoria collettiva e soprattutto a quei bambini e quei ragazzi che, vedendo Livio correre, hanno pensato per la prima volta che anche loro potessero sognare. È stato un modello per generazioni di giovani. Ha saputo rappresentare al meglio l’Italia e l’atletica, dentro e fuori dalla pista". 

"A nome mio, del Consiglio federale e di tutta l’Atletica Italiana mi stringo alla famiglia di Livio e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Quando mancano poche ore all’inizio degli Europei di Birmingham - ha concluso Mei - ho chiesto alla European Athletics che la Nazionale italiana possa gareggiare con un segno di lutto sulla maglia nella prima giornata di competizioni". 

9 ago 2026

E' morto Don Nelson, il coach da record aveva 86 anni

9 ago 2026

Addio a Livio Berruti, morto a 87 anni il campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960

(Adnkronos) - E' morto Livio Berruti, il campione olimpico ai Giochi di Roma 1960 nei 200 metri. La leggenda dell’atletica italiana e protagonista di una delle pagine più celebri dello sport azzurro, aveva 87 anni. Fu il primo europeo a conquistare il primo posto sul podio nella specialità a 21 anni, interrompendo la lunga supremazia dei velocisti nordamericani nella specialità. Lascia la moglie Silvia Balma, avvocato di professione, che aveva sposato nel 1998. I funerali si terranno in forma privata. 

Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ha disposto le bandiere a mezz’asta nella sede del Foro Italico, dichiarando il lutto per il mondo sportivo. “Ci ha lasciato un’altra icona del nostro mondo sportivo. Nessuno di noi dimenticherà mai la sua vittoria a Roma 1960. Berruti è stato un campione inarrivabile, le cui gesta resteranno nella storia del nostro sport: ha fatto sognare l’Italia e con il suo oro ai Giochi di Roma ci ha reso orgogliosi e fieri della nostra italianità”, ha dichiarato Buonfiglio si legge sul sito. 

Leggero, elegante, quasi sospeso sulla pista. Livio Berruti era fatto così: un metro e 80 per 66 chili, fisico filiforme, falcata ampia e una corsa che sembrava non richiedere sforzo. L'immagine degli occhiali scuri, dei calzini bianchi e di quel corpo che pareva galleggiare sulla pista dell'Olimpico è rimasta una delle fotografie più felici dello sport italiano del Novecento. 

Nato a Torino il 19 maggio 1939, figlio unico di una famiglia benestante originaria di Stroppiana, nel Vercellese, Berruti fu uno dei giovani migliori di quella stagione dello sport scolastico che aveva in Bruno Zauli uno dei suoi principali artefici. L'atletica, nella sua vita, arrivò quasi per caso. La sua vera passione era il tennis, disciplina alla quale avrebbe voluto dedicarsi. Fu il professore di ginnastica Melchiorre Bracco, al liceo Cavour di Torino, a convincerlo a partecipare alla fase provinciale dei Giochi Studenteschi. La prima gara cronometrata sui 100 metri si concluse con una vittoria in 11"4. Il tempo scese rapidamente a 11" netti, abbastanza perché la Fidal si accorgesse di quel ragazzo taciturno e lo inviasse al centro federale di Schio. A diciotto anni era già in nazionale; a diciannove sarebbe diventato il primo italiano capace di correre i 100 metri in 10"3. 

Più sorprendente fu la trasformazione in specialista dei 200 metri. La famiglia, preoccupata per la sua costituzione esile, non era convinta che potesse sostenere lo sforzo della distanza doppia. Un medico amico del padre arrivò a scrivere alla federazione chiedendo che fosse tenuto lontano dai 200: "È troppo gracile per quello sforzo". Il consiglio non venne seguito da Peppino Russo, responsabile della velocità, che comprese prima di altri le potenzialità del giovane piemontese. Fu una scelta decisiva. Nel 1959 Berruti corse in 20"7 all'Arena di Milano, allora dotata di una pista in terra lunga 500 metri, e poco dopo entrò definitivamente nel gruppo dei grandi. A Duisburg, nell'arco di appena 24 ore, riuscì a battere due dei migliori velocisti europei del momento: il tedesco Armin Hary sui 100 metri e il francese Abdou Seye sui 200.Nato a Torino il 19 maggio 1939, ha ottenuto due primati mondiali. 

Il salto definitivo arrivò nel 1960, l'anno dei Giochi di Roma. Berruti aveva già dimostrato di possedere una velocità straordinaria, tanto da eguagliare in primavera il record europeo dei 100 metri con 10"2. Ma il suo allenatore Russo decise di concentrare il programma olimpico sui 200 metri, la distanza nella quale il giovane atleta sembrava avere qualcosa di diverso dagli altri. Prima dei Giochi arrivarono due 20"7, a Varsavia e Siena. Poi i test di allenamento, tra i quali un promettente 15"3 sui 150 metri. C'erano tutti gli ingredienti per una grande Olimpiade, anche se Berruti affrontava l'appuntamento con la curiosità più che con la certezza di essere destinato alla vittoria. 

Il 2 settembre aprì la sua avventura olimpica vincendo facilmente la batteria in 21"0. Poi arrivò il 20"8 dei quarti. Il giorno seguente, nella seconda semifinale, si trovò accanto a tre uomini che condividevano il record mondiale dei 200 metri in 20"5: l'inglese Peter Radford e gli americani Ray Norton e Stone Johnson. Fu la gara della consacrazione. Berruti affrontò la curva con un'azione perfetta, uscì sul rettilineo con una progressione irresistibile e chiuse in 20"5, eguagliando il record mondiale. Norton fu secondo in 20"7, Johnson terzo in 20"8. L'italiano era diventato il favorito della finale. Le due ore che lo separavano dall'appuntamento decisivo le trascorse a modo suo: lontano dal clamore, cercando di scaricare la tensione. Prima negli spogliatoi, con una bottiglietta di aranciata, poi sui sacconi del salto con l'asta, dove riuscì persino a sonnecchiare. Alle ore 18 del 3 settembre 1960 arrivò la finale. Berruti strinse la mano a tutti gli avversari prima del via. Dopo una partenza falsa non sanzionata, arrivò il momento decisivo. Alla partenza l'italiano volò sulla curva. Entrò in rettilineo davanti a tutti e mantenne il vantaggio fino al traguardo, respingendo il ritorno dell'americano Les Carney. Il cronometro segnò ancora 20"5, equivalenti a 20"62 con il cronometraggio elettrico. Alle sue spalle Carney in 20"6 e Seye in 20"7. Fu la più veloce finale dei 200 metri mai corsa fino a quel momento. Era nato il mito. 

Berruti divenne il primo atleta europeo a vincere il titolo olimpico maschile dei 200 metri, spezzando la tradizionale supremazia degli sprinter nordamericani. La sua immagine con gli occhiali da sole divenne immediatamente iconica. Una delle sequenze più celebri del film "La grande olimpiade" (1961) di Romolo Marcellini lo mostra mentre entra sul rettilineo e alcune colombe, posate sulla pista, si alzano davanti ai suoi passi. Una scena quasi irreale, diventata metafora involontaria di quella corsa. Eppure il protagonista non visse immediatamente quella vittoria come un'impresa epocale. "Nell'immediato non ho percepito la grandezza sentimentale della mia vittoria olimpica", avrebbe raccontato anni dopo. La sua timidezza lo faceva sentire quasi a disagio davanti agli applausi. 

Il successo, del resto, non sembrava essere il centro della sua esistenza. Berruti continuava a considerarsi soprattutto uno studente. La curiosità, più che l'ambizione, era il filo conduttore della sua vita. "Volevo misurare le mie forze, capire se sarei riuscito a battere gli americani", raccontava ricordando Roma. E proprio la curiosità lo avrebbe portato, negli anni successivi, a visitare città e musei durante le trasferte internazionali, talvolta sacrificando persino qualche risultato sportivo. Nel 1961 il campione visse una stagione eccezionale, con 26 vittorie in altrettante gare, affermandosi come numero uno mondiale dei 200 metri. Ma la sua carriera non fu costruita esclusivamente sull'allenamento. Gli studi continuarono a occupare uno spazio centrale. Dopo il liceo Cavour frequentò l'Università di Padova e quindi quella di Torino, dove conseguì la laurea in chimica. 

Il rapporto con l'atletica rimase sempre particolare. Berruti non fu mai l'atleta completamente assorbito dalla competizione. Anche per questo, negli anni successivi, la sua attività agonistica divenne più discontinua. Eppure riuscì a rimanere ai vertici abbastanza a lungo da disputare altre due Olimpiadi. A Tokyo, nel 1964, fu quinto nei 200 metri in 20"8, ancora una volta il migliore degli europei. A Città del Messico, quattro anni dopo, prese parte alla sua terza Olimpiade. Non riuscì a ripetere il risultato di Roma nella prova individuale, ma contribuì alla staffetta 4x100. Per uno sprinter, tre partecipazioni olimpiche rappresentavano già un risultato raro. Nel complesso, il suo palmarès racconta una carriera straordinaria: sei titoli italiani nei 100 metri, otto nei 200 e uno nella staffetta 4x100. Il ritiro dall'attività agonistica arrivò nel 1969. 

Cominciò allora la seconda vita di Livio Berruti. Lontano dalla pista, scoprì il mondo della pubblicità e della comunicazione. Tra il 1970 e il 1973 lavorò come account per Ermenegildo Zegna. Poi, nel 1973, entrò alla Fiat, nel settore della comunicazione, dell'immagine e delle relazioni esterne, dove sarebbe rimasto per 25 anni, fino alla pensione. 

Lo sport, però, non lo abbandonò mai del tutto. A un certo punto si candidò anche alla presidenza della Fidal, proponendo una visione dello sport come strumento civile oltre che agonistico. Non fu eletto, ma quell'esperienza raccontava ancora una volta il suo modo di intendere l'atletica: non soltanto una questione di cronometri e medaglie, ma una parte della formazione dell'individuo. La notorietà, invece, continuò a considerarla con una certa diffidenza. Per Berruti diventare campione significava anche perdere una parte della libertà personale. Il successo, spiegava, apre porte ma trasforma il vincitore in un personaggio pubblico, sottoposto allo sguardo degli altri. 

Negli anni Sessanta quella pressione era ancora limitata rispetto all'epoca contemporanea. La stampa rispettava maggiormente la vita privata degli atleti e, secondo Berruti, esisteva una sorta di solidarietà tra campioni e giornalisti. Con il tempo, invece, l'esposizione mediatica sarebbe diventata molto più invasiva. Anche per questo Berruti rifiutava l'idea che il successo appartenesse completamente a chi lo ottiene. "Il successo non ti appartiene", era la frase che amava citare dell'amico Alberto Bolaffi. Una definizione che sembrava adattarsi perfettamente alla sua concezione della vita. 

Il nome di Berruti è stato anche accostato negli anni alla velocista americana Wilma Rudolph, altra grande protagonista di Roma 1960. Le fotografie dei due insieme al Villaggio Olimpico alimentarono all'epoca racconti e indiscrezioni, ma quella che venne descritta come una storia d'amore rimase, in realtà, poco più di un'amicizia nata nel clima irripetibile di quei Giochi. Berruti, del resto, avrebbe scelto una vita personale lontana dagli stereotipi della celebrità. Il matrimonio arrivò soltanto nel 1998, alla soglia dei sessant'anni, con all'avvovato Silvia Balma: le nozze furono celebrate a San Martino di Rosignano. "In precedenza consideravo il matrimonio un impedimento alla mia libertà operativa",spiegò Berruti in un'intervista. 

Il rapporto con lo sport italiano rimase comunque fortissimo. Nel 2006, durante i Giochi olimpici invernali di Torino, fu tra gli atleti italiani incaricati di portare la bandiera olimpica nella cerimonia di chiusura. Nel 2015 il Coni gli conferì il Collare d'oro al merito sportivo e il suo nome venne inserito nella Walk of Fame dello sport italiano. Nel 2018 fu nominato presidente onorario dell'Isef Torino. 

Nel frattempo, Berruti ha continuato a parlare della propria esperienza con la misura che lo ha sempre contraddistinto. Non amava raccontarsi come un uomo eccezionale. Si considerava, piuttosto, fortunato: per i talenti ricevuti, per il momento storico nel quale era nato, per le opportunità incontrate e per le persone conosciute. "La gara più importante è con se stessi", ripeteva. E ancora: "Se potessi rinascere, rifarei tutto quanto. Sono stato molto fortunato". 

9 ago 2026

Migranti, Italia alla Germania: "Non dobbiamo riprenderci nessuno"

(Adnkronos) - L'Italia considera azzerati con alcuni principali Paesi, tra cui la Germania, tutti i presunti 'dublinanti' arrivati in Europa prima del 12 giugno 2026, data di entrata in vigore nel nuovo Trattato Asilo Immigrazione Ue. In pratica l'Italia non deve riprendersi nessun migrante.  

Il termine 'dublinanti' identifica i migranti richiedenti asilo che, arrivati in Italia via mare o via terra, dopo l'identificazione riescono ad arrivare nei Paesi del Nord Europa. La posizione dell'Italia, a quanto si apprende da fonti del Viminale, è delineata secondo uno specifico accordo sottoscritto con alcuni Stati. Ed è oggi ancora prematuro immaginare che ci siano delle persone che, arrivate in Italia dopo tale data, siano attualmente in altri Paesi. È infatti passato ancora poco tempo per poterlo accertare.  

Il chiarimento arriva dopo che la Germania avrebbe deciso di applicare la sua linea dura sui migranti nei confronti dell’Italia, inserendosi nella crisi migranti di Ceuta e lo scontro tra il nostro Paese e la Spagna.  

Peraltro - prosegue il Viminale - per gli immigrati irregolari arrivati dopo tale data, l’Italia in ogni caso eccepirà che dovrà necessariamente operarsi una ‘compensazione’ che prenda in considerazione i migranti sbarcati sul nostro territorio nazionale ad opera di imbarcazioni di Ong che battono bandiera di paesi europei. E la maggior parte sono proprio tedesche. 

La Spagna ha reintrodotto i controlli alle frontiere per i viaggiatori in arrivo dall’Italia. La misura, in vigore da ieri, è stata formalizzata oggi con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale spagnola e riguarda i voli e i collegamenti marittimi passeggeri provenienti direttamente dall’Italia. Rresterà attiva, salvo revoca anticipata, fino al 7 settembre. 

La misura varata dal governo del primo ministro Pedro Sanchez è arrivata dopo la sospensione dell'accordo di Schengen disposta da Roma in seguito alla crisi migratoria di Ceuta. "Il rischio terrorismo e il rischio di immigrazione clandestina non possono essere sottovalutati. Ecco perché fino al 15 agosto l'Italia non potrà cambiare la sua decisione sulla sospensione di Schengen nei confronti di aerei e navi provenienti dalla Spagna. Dopo, quando la situazione sarà tornata alla normalità, siamo pronti a ripristinare la situazione precedente", ha detto oggi al Gr Radio Rai il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani. 

9 ago 2026

Bambino non vuole di allacciarsi la cintura prima del decollo, volo cancellato

9 ago 2026

Sinner salta il Masters 1000 di Cincinnati: "Problema al ginocchio destro, non sono pronto"

(Adnkronos) - Adesso è ufficiale: Jannik Sinner salta il Masters 1000 di Cincinnati. Il fuoriclasse azzurro, alle prese con un problema al ginocchio, non prenderà parte al torneo vinto nel 2024, come confermato dagli stessi organizzatori con un post sui social: "Jannik Sinner si è ritirato dal Cincinnati Open a causa di un infortunio al ginocchio destro. Auguriamo il meglio al nostro campione del 2024, non vediamo l'ora di rivederti l'anno prossimo". Il fuoriclasse azzurro tornerà in campo agli Us Open: l'ultimo Slam della stagione è in programma dal 30 agosto al 13 settembre. 

“Dopo essermi consultato con i miei medici e il mio team - ha spiegato Sinner - devo comunicare che sono costretto a ritirarmi dal torneo Masters 1000 di Cincinnati. Il ginocchio destro mi sta dando fastidio e, nonostante ci siamo impegnati a fondo con il mio team medico, devo ammettere che non sono ancora pronto per gareggiare. Auguro a Bob Moran e a tutto il suo team un torneo fantastico e di grande successo. Non vedo l’ora di tornare l’anno prossimo e ora mi concentrerò sulla preparazione per gli Us Open".  

La priorità di Sinner è nota: Jannik vuole arrivare al 100% all’ultimo Slam della stagione e, proprio per questo, ogni decisione viene pesata e studiata con grande attenzione. Il torneo di Cincinnati comincerà giovedì, motivo per cui Jannik ha deciso di dedicare giorni preziosi al recupero in vista di New York. La partenza per l'America, fissata inizialmente per oggi, dunque slitterà. Nei prossimi giorni Jannik sarà ancora al JMedical di Torino per recuperare ed essere al meglio per la trasferta americana. 

9 ago 2026

Furgone con braccianti a bordo si ribalta nel Foggiano, un morto e 8 feriti

(Adnkronos) - Un morto e otto persone ferite. E' il bilancio di in un grave incidente avvenuto nella tarda mattinata di oggi nelle campagne nel Foggiano. Il furgone su cui viaggiavano gli otto passeggeri è uscito fuori strada e si è ribaltato. A quanto si apprende il mezzo trasportava dei braccianti, tutti marocchini, di ritorno dal lavoro nei campi in Molise. 

E' accaduto in località 'Montesecco', nei pressi di Serracapriola su una provinciale che collega il Molise a San Paolo Civitate e Torremaggiore in provincia di Foggia.  

Il ferito più grave, come riferisce all'Adnkronos il sindaco di Serracapriola Michele Leombruno, "è stato trasportato in ospedale in eliambulanza mentre altri tre passeggeri, anche loro in condizioni critiche, sono stati portati al pronto soccorso con altri mezzi. In tutto sono otto i feriti.  

L'incidente è avvenuto lungo un tratto in rettilineo della provinciale che passa proprio sotto l'abitato di Serracapriola e che in genere non è molto trafficata. 

"La tragica notizia dell’incidente stradale avvenuto oggi, che ha coinvolto nove braccianti agricoli residenti nella nostra Torremaggiore, uno dei quali ha purtroppo perso la vita e altri otto sono rimasti feriti, ci addolora profondamente. Erano lavoratori che stavano facendo ritorno a casa dopo una faticosa giornata trascorsa nei campi della nostra Capitanata. Donne e uomini che, con sacrificio e dignità, contribuiscono ogni giorno al lavoro agricolo e all’economia del nostro territorio". Così sui social network Emilio Di Pumpo, sindaco di Torremaggiore in provincia di Foggia. "Una tragedia che colpisce tutti noi e davanti alla quale l’intera comunità si stringe nel dolore", aggiunge. "Alla famiglia della vittima rivolgo il più sentito cordoglio e la nostra sincera vicinanza", prosegue Di Pumpo. "Ai lavoratori rimasti feriti e alle loro famiglie giunga il nostro abbraccio, con l’augurio di una pronta guarigione. Esprimo la solidarietà mia personale, dell’Amministrazione Comunale e dell’intera comunità torremaggiorese". 

9 ago 2026

L'aneddoto di Cahill: "Sinner bara a burraco, fa sparire le carte"

9 ago 2026

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