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Sinner salta Cincinnati? Il dubbio di Jannik verso gli Us Open

(Adnkronos) - Jannik Sinner e il dilemma della partenza verso gli Stati Uniti. Il numero uno del ranking Atp pensa alle prossime mosse in vista degli Us Open, l'appuntamento cruciale delle prossime settimane, dopo i controlli degli ultimi giorni tra Milano e Torino per un fastidio al ginocchio destro. Cincinnati, in questo senso, può aspettare. O forse no. È il grande dubbio che accompagna le ore dell'azzurro, alle prese con un problema che continua a suggerire prudenza per evitare sovraccarichi inutili. Sinner sta rispondendo bene alle terapie, ma insieme ai membri del suo staff si sta ponendo una domanda non banale: "Vale la pena giocare il Masters 1000 americano o è meglio fermarsi per arrivare al top, e senza rischi, agli Us Open?". Una valutazione che Jannik sta facendo insieme al suo staff medico. 

La priorità di Sinner è nota: Jannik vuole arrivare al 100% all’ultimo Slam della stagione e, proprio per questo, ogni decisione viene pesata e studiata con grande attenzione. Il torneo di Cincinnati comincerà giovedì, ma il calendario può essere ancora modificato. La partenza, fissata inizialmente per oggi, potrebbe slittare dopo il controllo di ieri al JMedical di Torino. 

Il motivo? Jannik potrebbe restare in Italia ancora qualche giorno, continuando il lavoro sul ginocchio e rimandando la trasferta in Ohio. Anche in caso di rinuncia al torneo, potrebbe raggiungere l'America in seguito per 'acclimatarsi' e allenarsi nel modo migliore verso l'ultimo Slam della stagione. Un dubbio delicato per l'azzurro, che dovrà decidere se partecipare a un Masters 1000 importante o focalizzare le energie sul grande obiettivo di New York, prima del gran finale di stagione.  

9 ago 2026

Morto Massimiliano Cencelli, l’uomo che inventò il 'manuale' della spartizione del potere

(Adnkronos) - E' morto a Roma Massimiliano Cencelli, funzionario della Dc, il padre del famoso manuale di spartizioni politiche che prese il suo cognome. Aveva 90 anni. Con lui scompare una figura appartenente a una stagione ormai lontana della politica italiana ma resta un'espressione che continua a essere utilizzata ogni volta che la composizione di un governo, la nomina dei vertici di un ente o la distribuzione degli incarichi pubblici viene letta attraverso la lente degli equilibri politici. 

Gianfranco Rotondi, ex leader Dc, ora deputato di Fdi, commenta così la sua scomparsa: ''Più del leader del partito, Cencelli è sempre rimasto nella cronaca, non ne è mai uscito e mai ne uscirà. Il suo capolavoro fu un manuela tanto celebrato quanto paradossalmente mai pubblicato: il manuale Cencelli''. 

 

C'è un destino singolare, e forse irripetibile, nella storia politica italiana: quello di diventare un nome comune. Non una carica, una legge o una stagione politica ma un cognome capace di entrare nel vocabolario del Paese e di trasformarsi in una parola utilizzata per descrivere un intero modo di fare politica. È quanto accaduto a Massimiliano Cencelli, il cui nome è diventato indissolubilmente legato al cosiddetto 'Manuale Cencelli', espressione ancora oggi utilizzata per indicare la distribuzione degli incarichi politici sulla base del peso delle diverse forze, correnti e partiti. 

Nato a Roma nel 1936, Cencelli si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1954, a soli diciotto anni. Negli anni successivi entrò nell'organizzazione del partito e ne diventò funzionario, vivendo dall'interno una delle caratteristiche più peculiari della Democrazia Cristiana: la presenza di numerose correnti, ciascuna con il proprio peso, i propri esponenti e le proprie aspirazioni. Fu segretario di Adolfo Sarti, importante esponente democristiano e più volte ministro. In seguito collaborò con Nicola Mancino, destinato a ricoprire incarichi istituzionali di primo piano, fino alla vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura. È in questo mondo, fatto di congressi, correnti, tessere, incarichi e complessi equilibri interni, che Cencelli costruì la sua esperienza. Un osservatorio privilegiato sulla macchina politica della Prima Repubblica. 

La leggenda del Manuale Cencelli affonda le sue radici nel 1967, al congresso della Democrazia Cristiana di Milano. In quell'occasione la corrente dei cosiddetti 'pontieri', nata per fare da collegamento tra la maggioranza e la sinistra del partito, ottenne circa il 12 per cento. Si pose allora il problema di come tradurre quel risultato nella distribuzione degli incarichi. Cencelli raccontò molti anni dopo di aver proposto un principio apparentemente semplice: se in una società gli incarichi vengono distribuiti in proporzione alle azioni possedute, lo stesso criterio avrebbe potuto essere applicato alla politica, rapportando gli incarichi al peso delle correnti e al numero delle tessere. Non era soltanto una battuta. Era il tentativo di trasformare gli equilibri politici in una sorta di aritmetica del potere. 

La vicenda venne raccontata dallo stesso Cencelli in un'intervista ad Avvenire del 25 luglio 2003. Da allora il suo nome è rimasto legato a quel metodo, anche se il 'manuale' è diventato nel tempo qualcosa di più di un semplice documento: una metafora. A rendere popolare l'espressione contribuì anche l'ironia di Mario Sarti. Quando i giornalisti cercavano di capire in anticipo come sarebbe stato composto un governo durante una crisi politica, la risposta diventava una battuta: "Chiedetelo a Cencelli". Il nome del funzionario cominciò così a circolare tra giornalisti e politici fino a diventare sinonimo di una pratica: stabilire quanti incarichi spettassero a ciascun gruppo sulla base del suo peso. Da allora 'Manuale Cencell'» è diventata un'espressione spesso usata in senso ironico o polemico. Non indica necessariamente un documento preciso da consultare ma un metodo, reale o presunto, con cui la politica distribuisce le proprie caselle. 

C'è poi un elemento quasi leggendario nella storia del documento. Le copie cartacee del Manuale Cencelli sarebbero pochissime. Si tratterebbe di un fascicolo di appena otto pagine dattiloscritte, probabilmente scritto dallo stesso Cencelli e riprodotto con carta carbone. Il paradosso è evidente: un documento minuscolo e quasi introvabile è diventato molto più famoso del suo autore e della sua effettiva consistenza. Perché il vero 'Manuale Cencelli', nel corso degli anni, ha smesso di essere un fascicolo ed è diventato una categoria politica. La Democrazia Cristiana non esiste più, la Prima Repubblica appartiene alla storia e il sistema dei partiti è profondamente cambiato. Eppure il cognome Cencelli è sopravvissuto. 

Ogni volta che una maggioranza deve distribuire ministeri, sottosegretariati, presidenze, vicepresidenze, consigli di amministrazione o altri incarichi, torna la domanda: si sta scegliendo in base alle competenze o in base alle quote? È proprio qui che il 'Manuale Cencelli' ha trovato la sua seconda vita. Il termine non descrive più soltanto la politica democristiana ma una tentazione ricorrente della politica italiana: quella di considerare gli incarichi come caselle da assegnare per mantenere un equilibrio tra gruppi. Cencelli stesso, nel corso della sua vita, rimase legato alla politica anche dopo la fine della Democrazia Cristiana.  

Nel 2001 fu candidato nella lista de La Margherita per il Consiglio comunale di Roma. Ma la sua fama rimase legata soprattutto a quella stagione precedente, quando il sistema delle correnti rappresentava uno degli elementi centrali della vita politica italiana. La storia di Massimiliano Cencelli è, dunque, anche la storia di una trasformazione linguistica. Un cognome proprio è diventato un sostantivo, quasi un verbo implicito: "applicare il Cencelli" significa calcolare, pesare e distribuire. (di Paolo Martini) 

9 ago 2026

Juve, Di Gregorio non convince: spunta l'idea Suzuki

9 ago 2026

Morta Maria Pia Prodi, la sorella dell'ex premier Romano: aveva 100 anni

9 ago 2026

Fallo laterale, palla in autostrada e incidente: lo show del calcio in Uruguay

9 ago 2026

De Paul, gol e 'abbraccio' a Messi per la morte del papà: il tributo da brividi in Mls

9 ago 2026

Messi torna in Argentina, oggi i funerali e l'ultimo saluto a papà Jorge

(Adnkronos) - Lionel Messi è arrivato in Argentina per dare l’ultimo saluto a suo padre Jorge Messi, che è stato anche il suo agente e il suo sostegno nel corso della carriera. A cominciare dall'avventura al Barcellona. Il padre dell’otto volte Pallone d’Oro è morto nella notte tra venerdì e sabato all’età di 68 anni, in una clinica della sua città, Rosario. La causa del decesso non è stata comunicata. A bordo di un aereo privato proveniente dagli Stati Uniti, la stella argentina è arrivata insieme alla compagna Antonela Roccuzzo e ai loro figli. 

Dopo l’atterraggio alle 20.40 ora locale, secondo le autorità aeroportuali, Messi è salito su un furgone scortato da auto della polizia. I funerali di Jorge Messi dovrebbero essere celebrati oggi in forma privata a Pérez, una località vicina alla sua città natale, Rosario, a nord di Buenos Aires, alla presenza di Lionel Messi e dei suoi familiari, come ha appreso l’Afp da fonti ufficiali locali. La Federazione calcistica argentina e il Barcellona, che accolse Messi all’età di 13 anni, sono stati tra i primi a presentare le loro condoglianze al fuoriclasse argentino. "Il FC Barcellona ringrazia Jorge Messi per il suo impegno nei confronti del nostro club, per averci affidato gli inizi e gli anni più splendidi della carriera calcistica di suo figlio Leo" ha scritto il club blaugrana in un comunicato. 

Dipendente metalmeccanico a Rosario, a 340 km a nord di Buenos Aires, Jorge si occupava di squadre giovanili nel piccolo club Grandoli di Rosario. Fu lui a far debuttare il futuro capitano dell’Argentina, all’età di quattro anni, sui 'potreros' del suo quartiere, quei terreni incolti e sconnessi dove giocavano i ragazzi argentini. La sua vita cambiò radicalmente nel 2000, quando il Barcellona invitò Messi, allora tredicenne, a trasferirsi in Catalogna per continuare il trattamento contro il deficit di crescita, giocando allo stesso tempo nelle squadre giovanili del club. Jorge lasciò quindi il suo lavoro stabile in Argentina, la moglie e gli altri tre figli, e si trasferì in Spagna con Lionel. "Quando siamo arrivati a Barcellona, mi chiudevo in camera a piangere da solo, e mio padre faceva lo stesso senza che io lo vedessi, o pensando che io non lo vedessi. Facevamo entrambi finta che andasse tutto bene, ma stavamo male", raccontò Messi in un’intervista rilasciata all’età di 20 anni. 

Successivamente, Jorge concluse con il Barcellona il primo contratto del figlio, diventando il suo agente e unico rappresentante. "Il giorno in cui Leo smetterà di giocare - raccontò - credo che per me una parte del sogno crollerà e che non guarderò più il calcio", aveva spiegato alla rivista Kicker nel 2013.  

La sua vita non è stata tuttavia priva di polemiche. Nel 2013, padre e figlio furono accusati dalla giustizia spagnola di aver utilizzato, tra il 2007 e il 2009, un sistema per incassare i diritti d’immagine del calciatore evitando al contempo la tassazione in Spagna. La vicenda - ricorda Afp - si concluse nel 2017 con multe per diversi milioni di euro, ma entrambi evitarono il carcere. A seguito di una denuncia, nel 2019 furono nuovamente perseguiti per presunti reati contro il fisco, truffa e riciclaggio di denaro, ma il caso venne archiviato nel 2021, poiché la giustizia riconobbe che non poteva essere loro attribuito alcun comportamento illecito. 

9 ago 2026

Spagna, oggi in Gazzetta il decreto sui controlli per chi arriva dall’Italia: dureranno fino al 7 settembre

9 ago 2026

Malagò: "Bianchedi sarà capodelegazione della Nazionale. Mancini è il ct giusto"

(Adnkronos) - "Pirlo? Era tutto fatto. Tutto pronto per l’annuncio, poi la storia della collaborazione di Andrea con un sito di scommesse russo. Non ci ho dormito, ma, alla fine, sono convinto di aver preso la decisione più opportuna". Giovanni Malagò racconta gli ultimi (complicati) giorni del calcio italiano in una lunga intervista alla 'Gazzetta dello Sport' e chiarisce alcuni punti. Prima, però, il presidente federale annuncia che l'ex campionessa azzurra di scherma Diana Bianchedi sarà la nuova capodelegazione della Nazionale: "Una scelta - dice il presidente federale - che risponde a un’esigenza o, meglio, richiesta degli appassionati, della gente, degli italiani: il calcio non deve essere più percepito come una realtà a parte, Diana gode di prestigio e credibilità internazionale, bicampionessa olimpica, un curriculum fatto di studi e specializzazioni, laurea in medicina, master sportivi e manageriali, ruolo apicale in Milano Cortina e vicepresidente vicaria del Coni...". Insomma, una rivoluzione culturale: "Essere vicepresidente vicaria del Coni e, allo stesso tempo, il volto istituzionale dell’Italia del pallone che viaggia è come rimettere il calcio al centro di un dialogo con lo sport a 360 gradi". 

Malagò torna anche sull'addio-lampo di Maldini, con le dimissioni arrivate dopo il rifiuto alla nomina di Andrea Pirlo come ct: "Lo incontrerò dopo le vacanze. La decisione, sua e di Leonardo, di fare un passo indietro rientra in quella che io chiamo linearità di comportamento... è andata così". Malagò conferma i criteri che hanno portato alla scelta di Roberto Mancini: "Il ct giusto e condiviso con Claudio Ranieri. Giusto perché Mancini conosce l’ambiente, conosce gran parte dei ragazzi azzurri, sa dove girarsi per valorizzare il talento giovane. A proposito dei giocatori, in molti, in quelle ore, mi hanno scritto per dirmi che sarebbe stato il ct migliore, non c’è solo il messaggio di Donnarumma di cui vi ho già parlato". Un commento anche sulla sua amicizia con il commissario tecnico campione d'Europa, che per settimane ha riempito i giornali: "Ci conosciamo, da tempo. Abbiamo giocato un paio di partite tra 'vecchietti' al circolo, ma non ci siamo mai frequentati. Si tratta di una narrazione che va così, ma che non ha senso tirare fuori per spiegare una scelta, la più logica in questo momento". 

Malagò, reduce dall'avventura di Milano Cortina 2026, ha parlato della sua visione e degli orizzonti che in questo momento ha il calcio italiano: "Si torna alla rivoluzione culturale, che non significa non dare peso a ciò che ci aspetta, a cominciare dalla Nations League di fine settembre, ma, allo stesso tempo, dobbiamo rivolgere lo sguardo alla base, ai giovani che rappresentano il futuro. So che davanti abbiamo l’Europeo 2028, il Mondiale 2030 e l’Europeo 2032, ma so anche che dall’eliminazione con la Bosnia ad oggi non sono sbocciati dei fenomeni a cui pensare". In chiusura, anche un commento sul presidente della Fifa Gianni Infantino: "Noi siamo l’Italia e l’Italia è legata in modo indissolubile con l’Uefa". 

9 ago 2026

La Fifa difende Infantino: "Tante falsità sul presidente, più di 30 anni di vita dedicati al calcio"

(Adnkronos) - La Fifa difende il suo presidente Gianni Infantino e - in un lungo comunicato - dichiara che non sosterrà né tollererà alcun tentativo di indire elezioni presidenziali al di fuori dello statuto dell'organizzazione, mentre si acuiscono le divisioni sulla leadership del numero uno del calcio mondiale in vista della sua candidatura per un quarto mandato. "La Fifa - si legge nella nota - non sosterrà, agevolerà né tollererà alcun processo relativo all'elezione del Presidente della Fifa che sia incompatibile con lo Statuto della Fifa, le procedure democratiche e il quadro di governance stabilito", ha dichiarato la Federazione internazionale di calcio in un comunicato, aggiungendo che Infantino è stato "eletto democraticamente dalle federazioni affiliate alla Fifa" e continua a svolgere il suo incarico in conformità con il loro mandato.  

Ha inoltre dichiarato che la dichiarazione riprende le recenti posizioni della Confederazione calcistica sudamericana (Conmebol) e della Confederazione calcistica africana (Caf), nonché le discussioni avute con le federazioni affiliate alla Fifa e con le confederazioni di tutto il mondo. 

La nota della Fifa prosegue con toni duri: "È sempre più evidente che esiste uno sforzo concertato e in corso da parte di alcuni per minare la Fifa e il suo presidente. Coloro che non godono del sostegno delle Associazioni Membro della Fifa non dovrebbero cercare di ottenere attraverso accuse, insinuazioni o disinformazione ciò che non possono ottenere attraverso i processi democratici consolidati della Fifa. Le recenti relazioni hanno incluso affermazioni non comprovate e accuse palesemente false. Le speculazioni e le insinuazioni non dovrebbero essere presentate come fatti, e la ripetizione non rende vera un'accusa". E ancora: "Il presidente della Fifa ha dedicato più di 30 anni della sua vita professionale al calcio europeo e mondiale, contribuendo a cambiamenti significativi nel gioco e, in particolare, all'ampliamento dell'accesso, delle risorse e delle opportunità nel calcio mondiale. Il cambiamento sfida inevitabilmente gli interessi consolidati, ma il disaccordo su quel cambiamento non può giustificare sforzi per minare il mandato democratico del Presidente della Fifa o l'istituzione che è stato eletto a guidare".  

9 ago 2026

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