Logo Il Foglio

Caso Almasri, Nordio invia alla procura generale le richieste della Corte penale internazionale

(Adnkronos) - A quanto si apprende, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso al procuratore generale della Corte d’Appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte penale internazionale sul caso Almasri. L'invio degli atti era stato disposto da una sentenza della Corte Costituzionale una settimana fa. "Il ministro della Giustizia deve immediatamente trasmettere al procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte penale internazionale", scriveva la Consulta nella sentenza numero 143. 

"Dopo un anno e mezzo il ministro Nordio è stato costretto a dare torto a Carlo Nordio e ha trasmesso il fascicolo della Corte Penale Internazionale su Almasri alla Procura Generale di Roma - affermano i componenti M5S nelle commissioni Giustizia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato - Tutta Italia gli aveva detto che era il suo dovere farlo mentre Almasri era detenuto in un carcere italiano, lui lo fa solo adesso perché la Corte Costituzionale gli ha spiegato che questo era il suo compito. Avevano ragione tutti tranne Nordio e il governo Meloni. Nel frattempo i buoi sono ampiamente scappati dalla stalla e Almasri lo hanno condannato i libici, ma alla Cpi non è stato consegnato. La giustizia domestica del suo paese, probabilmente più benevola, lo ha sottratto alla Corte Penale Internazionale e al giudizio sui gravissimi crimini di cui è accusato". 

Per Angelo Bonelli di Avs "Nordio è stato smascherato. Per mesi ha difeso l’indifendibile, rivendicato poteri che non aveva e raccontato al Parlamento una versione falsa per coprire una delle pagine più vergognose di questo governo. Dopo la pronuncia della Corte Costituzionale, è costretto a trasmettere gli atti che aveva arbitrariamente trattenuto. È la certificazione del suo fallimento politico e istituzionale".  

"Il danno, però, è ormai fatto: un uomo accusato di torture, stupri e crimini contro l’umanità è stato liberato e riaccompagnato in Libia con un volo di Stato, mentre il governo costruiva alibi e attaccava i magistrati. Nordio ha umiliato il Parlamento, compromesso la credibilità internazionale dell’Italia e tradito il suo ruolo. Un ministro smentito in questo modo dalla Corte Costituzionale non può restare al suo posto. Si dimetta. E Giorgia Meloni spieghi perché il suo governo ha protetto Almasri e mentito agli italiani". 

"Da notizie di stampa apprendiamo che mercoledi il ministro Nordio ha trasmesso, con un anno e mezzo di ritardo, alla Procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto del trafficante e torturatore Almasri, che all’epoca fu liberato dal governo Meloni e riportato in Libia con tutti gli onori. Alla fine avevamo ragione noi. Abbiamo sempre avuto ragione: Nordio doveva trasferire subito le carte in procura per l’arresto del criminale libico", afferma Nicola Fratoianni di Avs. "Un ministro che mente spudoratamente al Parlamento in un Paese normale - conclude il leader rossoverde - dovrebbe dimettersi un minuto dopo. E invece è ancora lì. Ma dalle parti della destra pare funzioni così. Una vergogna". 

“Sin dall'inizio avevamo chiesto al ministro Nordio di fare una cosa semplice e che rientrerebbe nei suoi doveri istituzionali e di rispetto della Costituzione su cui ha giurato: rispettare la legge e consegnare Almasri alle autorità della corte penale internazionale, come la legge italiana e gli obblighi internazionali impongono a qualsiasi ministro della giustizia - dichiara il segretario di Più Europa, Riccardo Magi - Ma non c’è solo il caso del torturatore libico. Dalla grave vicenda della grazia a Ruggero con cui ha persino tentato di fare pressione sul Quirinale, passando per l’indifferenza totale per il sovraffollamento delle carceri fino alla riforma dell'imputabilità per minori. Un disastro senza precedenti per la giustizia italiana, un ministro che dice di non voler fare il passacarte della Cpi ma che poi si fa modificare tutte le norme penali dal ministro Piantedosi e dal sottosegretario Mantovano, con un uso propagandistico del codice penale che non ha precedenti. Con quest’ultimo atto Nordio chiude il cerchio, dovrebbe trarne le conclusioni e dimettersi”. 

30 lug 2026

Webuild, contratto da 803 milioni per tunnel subportuale Genova

(Adnkronos) - Il Gruppo Webuild rafforza il suo impegno in Liguria aggiudicandosi un contratto da 803 milioni per la realizzazione della sezione centrale del Tunnel Subportuale di Genova, commissionato da Autostrade per l’Italia. L’intervento, realizzato da Webuild (con una quota del 90%) e dalla sua controllata SELI Overseas (10%), riguarda il tratto più complesso dell’opera, il Lotto B, che si sviluppa in sotterraneo sotto il bacino portuale e il tessuto urbano. 

L’opera rappresenta un elemento chiave per migliorare la mobilità cittadina e rendere più efficienti i collegamenti tra la città e il porto, uno dei principali hub logistici del Mediterraneo. L’intero tracciato sarà lungo circa 4,2 km, di cui 3,4 km in galleria, con due tunnel paralleli separati, uno per ogni senso di marcia. Il tunnel collegherà San Benigno, a ponente, con Viale Brigate Partigiane, nel quartiere Foce, passando sotto il bacino portuale, dove raggiungerà la quota minima di oltre 40 metri, per poi risalire al di sotto della collina di Carignano. Lo scavo sarà affidato a una talpa meccanica (TBM) di quasi 16 metri di diametro, tra le più grandi per diametro mai impiegate in Italia, che scaverà in totale circa 7 km. 

Webuild dispone già oggi di una delle flotte di TBM più estese al mondo, con circa 65 macchine, tra quelle operative, in montaggio e ordinate su scala globale, di cui 40 destinate a progetti in Italia, a testimonianza di una consolidata leadership nelle opere in sotterraneo. 

Il nuovo tunnel permetterà di separare il traffico urbano da quello portuale e logistico, che oggi si sovrappongono, migliorando i flussi e riducendo congestione, emissioni e rumore. I benefici più evidenti si vedranno in superficie: lo spostamento di una parte significativa del traffico sottoterra consentirà di liberare spazio urbano, migliorare i collegamenti tra i quartieri e rendere più vivibili alcune delle aree oggi più congestionate della città. Per la realizzazione di questo progetto si prevede saranno creati fino a oltre 700 posti di lavoro, tra personale diretto e di terzi. 

Il progetto integra anche interventi di rigenerazione del territorio: dalle sistemazioni paesaggistiche previste agli imbocchi del tunnel fino alla realizzazione del Parco della Lanterna, che sarà alimentato in parte dai materiali di scavo, in un’ottica di economia circolare e riduzione delle movimentazioni di cantiere. 

Dal punto di vista tecnico, l’opera presenta sfide significative: lavorazioni sotto il livello del mare, attraversamento di terreni geologicamente complessi e attività di cantiere in un contesto urbano e portuale sempre operativo. 

Con quest’opera, sottolinea l'azienda, Webuild consolida un presidio industriale che a Genova negli ultimi anni ha assunto un valore strategico. Il Gruppo è infatti impegnato nella realizzazione della Nuova Diga Foranea, destinata a ridefinire la capacità e la sicurezza dello scalo, e nel Terzo Valico dei Giovi–Nodo di Genova, l’asse ferroviario ad alta capacità e alta velocità che collegherà la città a Milano. Insieme, queste tre infrastrutture contribuiscono a trasformare il ruolo della città, integrando porto, rete ferroviaria e viabilità urbana in un sistema più efficiente e connesso anche nell’ambito del Corridoio Reno-Alpi, uno dei corridoi TEN-T che collega le regioni europee più densamente popolate e a maggior vocazione industriale. 

30 lug 2026

Travaglio: "Godo quando la Nazionale perde". Renzi: "Fiero di non essere come te"

(Adnkronos) - Matteo Renzi contro Marco Travaglio (anche) per il tifo anti-Nazionale. "Tifo contro la Nazionale. Detesto la retorica, tutta la fuffa. Preferisco che perdano, non sai quanto ho goduto quando ci hanno eliminato per la terza volta dalle qualificazioni ai Mondiali", le parole del direttore del Fatto Quotidiano nel podcast Fuori di Cabello, condotto da Victoria Cabello. 

"Diventi superstizioso quando segui il calcio. Quando ti ammali di calcio diventi superstizioso e io lo ero fino al 1995 quando alla Juventus arrivò Moggi: lì ho smesso di tifare e di seguire la mia Juve. Ogni tanto guardo le partite con totale indifferenza. Quando gioca la nazionale di solito tifo contro, detesto la retorica finto patriottica, detesto la fuffa quando vincono: non sai quanto ho goduto per la terza eliminazione consecutiva dal Mondiale. Ho tifato rare volte per la Nazionale, solo quando era proprio fantastica: nel 1978 e nel 1982 con Bearzot, perché c'erano tutti i miei idoli, soprattutto Zoff", aggiunge Travaglio. "Io gioco a tennis una volta a settimana contro un maestro di 21 anni. E' uno che rosica se perde un punto, perdo sempre ma mi dà soddisfazione togliergli qualche game". Domanda d'obbligo? Tifa per Sinner? "Non mi piace, non mi diverte. Mi diverte Alcaraz e quindi tifo Alcaraz. Come tifavo per Connors perché non mi piaceva Borg".  

"Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano e anima del giustizialismo italiano, ammette di aver 'goduto' quando l’Italia non si è qualificata per la terza volta ai mondiali. Cioè lui gode quando il suo Paese perde. Tutto si tiene, tutto si spiega", scrive Renzi sui social. "Ci sono persone che godono per le sconfitte del nostro Paese, che godono quando sentono il tintinnare di manette, che godono quando insultano gli avversari politici. Sono persone che sono caratterizzate dal loro odio per gli altri più che dalla passione per le cose in cui credono", aggiunge il leader di Italia Viva allargando il discorso. 

"Conosco Marco Travaglio per come in tanti anni ha insultato me, la mia famiglia, i miei amici. Oggi ne riconosco lo stile mentre gode per una sconfitta dell’Italia, mentre gode pensando che ci sono dei bambini che non si sono mai emozionati vedendo l’Italia ai mondiali, mentre gode perché in una piazza non possiamo abbracciarci felici per le Notti Magiche o per un’emozione chiamata Calcio. Si può nascere felici, liberi e entusiasti, appassionati di cose belle e innamorati della possibilità di mettersi in gioco. E poi si può nascere Marco Travaglio. Sono fiero e orgoglioso di non essere come lui", conclude. 

30 lug 2026

Ranucci, Rai ha chiesto alla Procura di poter attivare audit interno

30 lug 2026

Delitto di via Poma, analisi sul Dna di sette persone mai indagate prima

30 lug 2026

Scritta choc a Roma, vedova D'Antona: "Contro Nordio minacce orribili"

30 lug 2026

Spagna, emergenza migranti a Ceuta: migliaia entrano dal Marocco. Madrid schiera l'esercito

(Adnkronos) - Crisi migranti a Ceuta. Migliaia di persone dal Marocco hanno attraversato il confine e sono entrate nell'exclave spagnola in Africa. Madrid mobilita l'esercito per arginare l'ondata. Almeno 9 migranti hanno perso la vita. Le forze di sicurezza hanno recuperato i corpi di persone decedute nel tentativo di raggiungere il territorio spagnolo a nuoto. 

 

Attorno a mezzogiorno, riferisce El Pais, migliaia di persone hanno varcato il confine. El Mundo fa riferimento a oltre 20mila migranti. Molti hanno raggiunto il territorio spagnolo a nuoto. La Guardia Civil e i servizi di emergenza, sopraffatti, sono riusciti a prestare soccorso solo ai feriti, spiega il quotidiano. Il centro d'accoglienza è saturo e non è in grado di gestire gli arrivi in massa. La crisi, scrive El Pais, ricorda quella del 2021, quando circa 5000 persone attraversarono il confine in meno di 24 ore dura prova le capacità di accoglienza spagnole e le relazioni con il Marocco. "Siamo sopraffatti, siamo sull'orlo del collasso", l'allarme degli agenti della polizia Nazionale e della Guardia Civil di stanza a Ceuta, come riportano i media. 

"Il governo è totalmente impegnato a fornire una risposta immediata alla situazione a Ceuta. Stiamo mobilitando tutte le risorse necessarie, lavorando con le autorità marocchine e internazionali, e preparando le misure necessarie per ripristinare la normalità il prima possibile. È il momento di costruire soluzioni, con responsabilità e cooperazione", le parole del premier Pedro Sanchez in un post su X. Il primo ministro sarà a Ceuta nella giornata di venerdì. 

L'esecutivo intanto è pronto a schierare l'esercito accanto alla Guardia Civil. A Ceuta sono in azione i primi reparti, con l'impiego di mezzi speciali per monitorare il territorio: "Le forze armate rafforzeranno la Guardia Civil nell'esercizio dei suoi poteri e di qualsiasi altra misura necessaria per mantenere la sicurezza nella città di Ceuta", riporta un comunicato del ministero dell'Interno. 

Il governo, secondo quanto riporta l'emittente Rtve, non intende dichiarare l'emergenza nazionale: "La dichiarazione dello stato di emergenza nazionale rientra nelle normative statali in materia di protezione civile, che non contemplano i flussi migratori come un rischio per il Sistema Nazionale di Protezione Civile né prevedono piani speciali", la posizione espressa da fonti del ministero dell'Interno. 

La crisi migratoria diventa oggetto di scontro politico. "La situazione a Ceuta è disperata. Il Governo non può girarsi dall'altra parte rispetto ai suoi obblighi perché ci troviamo di fronte a una crisi di sicurezza nazionale. Tutta la solidarietà a Juan Vivas Lara (sindaco di Ceuta, ndr) e alla città autonoma, che chiede unanimemente e con piena ragione che si riconosca l'emergenza e si ristabilisca immediatamente il controllo delle nostre frontiere", dice Alberto Nunez Feijoo, leader del partito popolare. 

Toni diversi da Santiago Abascal, leader di Vox. "SOS Ceuta!". I migranti "non fuggono da nessuna guerra, né dalla povertà. È un'invasione. Sono uomini in età militare chiamati dal governo corrotto di Sanchez affinché assaltino i nostri confini per poi vagare per le strade di Spagna gridando 'Viva Pedro Sanchez'. C'è un responsabile diretto per ogni stupro, ogni coltellata, ogni aumento che colpirà il portafoglio degli spagnoli per mantenerli".  

30 lug 2026

Uefa contro il piano Infantino: "Boicottiamo competizioni Fifa finchè non ci sarà un passo indietro"

(Adnkronos) - E' scontro totale tra la Uefa, guidata da Aleksander Ceferin, e la Fifa di Gianni Infantino. La Uefa e le sue 55 federazioni associate hanno deciso di boicottare le competizioni Fifa - Mondiali compresi - finchè non ci sarà un passo indietro della Federcalcio internazionale sul piano che prevede la cessione di quote a investitori privati: secondo il progetto di Infantino, che deve essere votato dalle 211 federazioni presenti nella Fifa, investori privati diventerebbero parzialmente 'proprietari' degli eventi e delle competizioni, compresa la World Cup. La Coppa del Mondo, come gli altri tornei Fifa, diventerebbe un prodotto gestito anche da soggetti esterni alla federcalcio mondiale, con inevitabili conseguenze sull'organizzazione, i criteri di ammissione, la frequenza.  

 "Siamo una sola cosa. Respingiamo all'unanimità e senza ambiguità la proposta della Fifa di trasferire le quote di proprietà della Coppa del Mondo e di altre competizioni Fifa a investitori privati", la dura presa di posizione della Uefa in una nota ufficiale. "La Coppa del Mondo non può essere trattata come un prodotto di investimento. È una delle più grandi eredità sportive del calcio. È stato costruito nel corso delle generazioni da giocatori, squadre nazionali e tifosi in ogni continente. Nessuna parte di esso dovrebbe mai essere ceduta a investitori privati. La Coppa del Mondo non è in vendita", sottolinea la Uefa. "È sia irresponsabile che indifendibile che una proposta di tale importanza per il calcio sia stata concepita in segreto e portata sull'orlo dell'approvazione senza alcuna consultazione significativa con chi era incaricato di gestire il gioco. Questo non è solo un profondo fallimento di leadership, ma un'abdicazione al dovere della Fifa come custode del calcio mondiale. Le associazioni nazionali di tutto il mondo ora si trovano davanti a un ultimatum: accettare la conquista irreversibile delle più grandi competizioni del calcio o subirne le conseguenze. Questa non è una "decisione democratica", ma una governance tramite intimidazione - un atto di coercizione indegno di un'istituzione affidata alla gestione del gioco globale. Ma la nostra opposizione va ben oltre il processo", prosegue la Uefa.  

"Nel momento in cui investitori esterni acquisiscono quote di proprietà nelle competizioni Fifa, il calcio cambia per sempre. Il rendimento commerciale diventa un obbligo permanente. Le aspettative degli investitori diventano una pressione quotidiana. Da quel momento in poi, ogni decisione sul calendario internazionale, ogni decisione sui formati delle competizioni e ogni decisione che plasmerà il futuro del calcio non sarà più guidata da ciò che meglio serve il calcio, ma da ciò che meglio serve gli azionisti", aggiunga la Uefa. 

"Questo modello non ha posto nel calcio mondiale. Il futuro del calcio non può essere determinato dalle aspettative di chi ha il primo dovere di massimizzare il ritorno finanziario. Né gli interessi delle associazioni nazionali, delle leghe, dei club, dei giocatori e dei sostenitori possono diventare subordinati ai rendimenti degli investitori. Il calcio non può ipotecare il proprio futuro per guadagno finanziario. La posizione dell'Europa è chiara. Non daremo mai legittimità a questo modello. Nessuno ha l'autorità morale di vendere ciò che semplicemente conserva in fiducia per la generazione successiva".  

A seguito della discussione odierna, "nessuna nazionale Uefa parteciperà a una competizione Fifa finché queste proposte rimarranno in vigore, a meno che questa proposta non sia stata abbandonata completamente e non siano state date garanzie vincolanti che la Fifa non aprirà mai più la propria governance o competizioni alla proprietà privata. Nessuno dovrebbe avere dubbi: la Uefa e le sue associazioni nazionali si opporranno a questi piani con assoluta determinazione. Ci sono momenti in cui le istituzioni sono giudicate non per ciò che sono disposte ad accettare, ma per ciò che rifiutano di scendere a compromessi. Questo è uno di quei momenti. Alcune cose sono semplicemente troppo importanti per essere vendute. La Coppa del Mondo Fifa appartiene al calcio. Lo sarà sempre. E finché l'Europa avrà una voce, non sarà mai in vendita", conclude la Uefa. La prima competizione Fifa in programma sarebbe l'Europeo femminile Under 20, in programma in Polonia dal prossimo 5 settembre.  

 

No categorico al piano anche dalla Concacaf, la confederazione Nord e Centroamericana. "La Concacaf è una confederazione unita dall'amore per il nostro sport, il calcio viene prima di tutto. Guidati da questa filosofia negli ultimi dieci anni abbiamo costruito, dalle basi, un'organizzazione fondata sul servizio, una governance trasparente e l'amministrazione a lungo termine del calcio. La storia ha mostrato alla Fifa e alla famiglia del calcio cosa succede quando i custodi del gioco perdono di vista questi valori. Oggi la Concacaf ha convocato una riunione dei presidenti delle sue 41 Associazioni, insieme al suo Presidente, ai membri del Consiglio e ai suoi membri del Consiglio Fifa, per discutere una proposta sviluppata e presentata dal Presidente Fifa per istituire la 'Fifa Forward Enterprise' e vendere quote nella Coppa del Mondo Fifa a investitori privati", si legge nella nota. 

"I membri hanno espresso profonde preoccupazioni per la mancanza di un giusto processo relativo alla proposta, la scadenza immediata e l'assenza di qualsiasi revisione o approvazione da parte degli organi di governance rilevanti della Fifa", un passaggio del comunicato che annuncia la bocciatura del piano. "I membri hanno respinto la proposta. "La Concacaf riafferma che il futuro del calcio—e il suo bene più prezioso—deve rimanere nelle mani della nostra famiglia del calcio". 

30 lug 2026

Merci ferroviarie, il paradosso del Pnrr: “Rischiamo una rete migliore, ma senza più treni”

(Adnkronos) - Il Pnrr dovrebbe consegnare all’Italia una rete ferroviaria più moderna, capiente ed efficiente. Nel frattempo, però, la concentrazione dei cantieri e delle interruzioni sta producendo un effetto opposto: meno treni merci, costi più alti per gli operatori e clienti costretti a spostare i propri carichi sulla strada. Il rischio è arrivare alla fine dei lavori con un’infrastruttura migliore, ma con un sistema industriale indebolito e una parte della domanda ormai stabilmente tornata alla gomma. 

I dati diffusi da Fermerci descrivono un arretramento netto. Nel primo semestre del 2026 il traffico ferroviario delle merci si è fermato a 23,7 milioni di treni/km, rispetto ai 25,8 milioni dello stesso periodo del 2025. In sei mesi sono stati quindi persi oltre due milioni di treni/km, con una contrazione dell’8,1%.  

Il calo non rappresenta un episodio isolato. Dopo il picco di 53,8 milioni di treni/km raggiunto nel 2021, il settore è sceso a 49,4 milioni nel 2025, chiudendo il terzo anno consecutivo in contrazione. Se la tendenza del primo semestre proseguisse, il 2026 potrebbe terminare intorno ai 45 milioni di treni/km: quasi nove milioni in meno rispetto al 2021 e un ritorno ai volumi di dieci anni fa.  

Secondo Fermerci, la causa principale è rappresentata dalle interruzioni della rete necessarie per realizzare gli interventi finanziati dal Pnrr. L’associazione non attribuisce la responsabilità a Rfi, che starebbe cercando di mantenere a disposizione degli operatori la maggiore capacità residua possibile, ma individua un errore nella programmazione originaria: insieme alle risorse per costruire le opere, sostiene, sarebbe stato necessario prevedere fin dall’inizio un fondo per compensare le imprese danneggiate durante i lavori. 

A spiegare il paradosso all’Adnkronos è il Direttore Generale di Fermerci, Giuseppe Rizzi, che chiede interventi immediati per mantenere in vita gli operatori e un piano pluriennale capace di recuperare i volumi perduti. 

Il Pnrr dovrebbe rendere la ferrovia più competitiva, ma nel frattempo i cantieri stanno spingendo le merci fuori dai binari. È stato commesso un errore nella gestione dei lavori?  

“Non parlerei di un errore nella gestione dei lavori da parte di Rfi. Il gestore sta facendo il possibile per organizzare le interruzioni e lasciare alle imprese la maggiore capacità ferroviaria residua possibile. Rispetto ad altri gestori europei, Rfi sta lavorando molto bene in una situazione estremamente complessa. 

L’errore è stato compiuto più a monte, quando è stato costruito il Pnrr. Accanto al piano di investimenti sarebbe stato necessario creare un fondo destinato all’esercizio del traffico ferroviario merci, in grado di ristorare le imprese danneggiate dalle interruzioni. Con circa 1.300 cantieri da realizzare in un periodo molto ristretto, era inevitabile che si producesse un impatto sull’operatività. Le opere sono necessarie, ma non si è previsto come accompagnare le aziende durante la loro realizzazione”.  

Quando un treno merci viene cancellato, quel carico aspetta oppure passa alla gomma? E i clienti poi tornano sui binari?  

“Molti clienti sono già scesi dal treno e sono stati costretti a passare alla gomma. Il punto più delicato è che scendere è facile, mentre risalire è molto più difficile. Per costruire un servizio ferroviario bisogna aggregare volumi, programmare le tracce, organizzare locomotori e personale e formulare prezzi sulla base di una serie di esigenze industriali. 

La prima necessità è salvaguardare le imprese ferroviarie, perché altrimenti, quando la rete tornerà pienamente disponibile, non ci sarà più nessuno in grado di recuperare quei clienti. La seconda sfida sarà riportare sui binari i volumi passati alla strada. È un’operazione che richiederà tempo e risorse”.  

Come si spiega che, proprio mentre la transizione ecologica dovrebbe favorire il ferro, il settore potrebbe tornare ai livelli del 2015?  

“Questa caduta arriva dopo tre anni consecutivi di riduzione del traffico. Se nel 2026 perderemo oltre quattro milioni di treni/km, scenderemo intorno ai 45 milioni, leggermente al di sotto dei livelli del 2015. Dal massimo di 53,8 milioni avremo perso quasi nove milioni di treni/km: una contrazione vicina al 20%. 

Significa vanificare dieci anni di politiche e incentivi destinati al riequilibrio modale. A fine anno avremo meno treni nei porti, meno servizi ferroviari e ricadute sull’intera logistica, sui clienti e sulle industrie italiane. Il trasporto ferroviario merci è un settore a domanda derivata: risente della produzione industriale, dei costi energetici, delle crisi internazionali e delle chiusure dei valichi. In questo caso, però, la causa principale è rappresentata dalle interruzioni legate ai lavori”.  

Quando chiedete misure di sostegno, di quali interventi parlate concretamente?  

“Occorre distinguere due piani. Il primo è quello dell’emergenza: servono risorse per ristorare le imprese e consentire loro di arrivare vive alla conclusione dei lavori. Gli strumenti già esistono e sono stati approvati anche a livello europeo. Si può intervenire attraverso il rifinanziamento delle misure vigenti e la riduzione del pedaggio ferroviario. Non stiamo parlando di miliardi, ma di risorse relativamente contenute rispetto al valore industriale che permetterebbero di preservare. 

Il secondo piano riguarda il rilancio. Dal 2027 serve un programma pluriennale, almeno fino al 2030, che rafforzi strumenti come il ferrobonus e la norma merci. Gli incentivi esistenti, oltre a non essere sempre rifinanziati, non sono stati adeguati all’inflazione e all’aumento dei costi, a partire dall’energia. Dobbiamo prima ristorare le perdite e poi irrobustire le misure necessarie a recuperare i traffici”.  

L’Italia rischia quindi di arrivare alla fine del Pnrr con una rete migliore, ma con meno operatori e meno treni. Quale decisione potrebbe essere presa subito?  

“È il rischio che denunciamo dal 2022: realizzare un grande campo da calcio, moderno e performante, ma ritrovarsi senza calciatori o con gli stessi gravemente infortunati. Le imprese che riusciranno a sopravvivere arriveranno alla fine dei cantieri con problemi finanziari e con un divario da recuperare. Per questo il piano di rilancio dovrà funzionare come un booster, non soltanto come un rimborso dei danni subiti”.  

“Accanto alle risorse, servirebbe anche una diversa distribuzione della capacità ferroviaria residua. Le merci viaggiano soprattutto di notte, proprio quando si concentra una parte rilevante dei lavori. Si potrebbe riservare qualche traccia diurna in più ai treni merci, riducendo in modo selettivo la capacità assegnata ai passeggeri. È una scelta di politica dei trasporti, ma sarebbe una soluzione a costo zero”. 

 

 

 

30 lug 2026

I 'Corpi speciali' di Luigi & Iango in mostra alla Gnam di Roma

(Adnkronos) - Dal 13 ottobre al 29 novembre 2026, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedica a Luigi & Iango, duo fotografico tra i più autorevoli della scena internazionale contemporanea, la mostra 'Corpi speciali', a cura di Francesca Alfano Miglietti, prodotta e organizzata da Tenderstories. Enel è il Main Partner della mostra. La mostra gode del patrocinio di Regione Lazio, Roma Capitale e Cinecittà. 

L’esposizione presenta una selezione di oltre 100 fotografie — tra opere inedite e immagini iconiche – nella prima mostra di Luigi & Iango che sviluppa una riflessione sul corpo come luogo di identità, trasformazione e costruzione simbolica del presente. Gli scatti, dedicati a personalità della cultura contemporanea, performer, danzatori e icone internazionali, compongono un atlante umano capace di riflettere le tensioni e le metamorfosi del nostro tempo. Le opere di Luigi & Iango, selezionate per questa esposizione da Francesca Alfano Miglietti – tra le voci più autorevoli rispetto alle tematiche di trasformazione del corpo e delle sue modificazioni del contemporaneo – oltrepassano i codici della fashion photography per aprirsi a una dimensione più ampia, in cui il ritratto assume una valenza poetica e politica. Corpi frammentati, sospesi tra vulnerabilità e monumentalità che attraversano lo spazio espositivo in una drammaturgia di luci e ombre che interroga il rapporto tra visione, desiderio e autenticità. La ricerca visiva del duo si muove in un territorio di confine dove la fotografia supera la semplice rappresentazione e diventa uno strumento critico capace di indagare la condizione del corpo contemporaneo, elaborando immagini che mettono in discussione i meccanismi della visibilità e della costruzione identitaria. 

Come sottolinea Francesca Alfano Miglietti: “Al centro del loro lavoro emerge una riflessione sul corpo come spazio politico, poetico e simbolico. Nelle loro fotografie non esiste un’identità stabile o definitiva: la figura umana appare piuttosto come materia in trasformazione, organismo attraversato da tensioni culturali, desideri, vulnerabilità e processi di ridefinizione del sé”. E prosegue: “L’eredità delle pratiche performative, delle teorie post-identitarie e delle trasformazioni culturali che hanno segnato il secondo Novecento attraversa silenziosamente queste immagini. Luigi & Iango assorbono tali complessità in una grammatica visiva fatta di frammenti, sospensioni e disorganicità, dove il ritratto diventa luogo di rivelazione e insieme di inquietudine”. 

Come dichiara Moreno Zani, fondatore di Tenderstories: "La mostra è progettata a partire da una riflessione intorno alla necessità di una fuga poetica fuori dalla spettacolarità, riflessione che diventa ricerca sulla dimensione di un corpo, quello umano, che diventa termometro del tempo contemporaneo, in cui l'identità è una scelta e una possibilità. La dimensione poetica, insieme a quella narrativa, caratterizza tutta l'esposizione".  

E ancora: "L'appropriazione di linguaggi diversi - sia specificamente artistici, sia sociali in senso più ampio - fa entrare in collisione i margini dei vari codici, approdando a esiti inattesi. Si organizza così, nella mostra, una complessa drammaturgia ricca di rimandi a varie fonti. A volte sembra indispensabile il recupero della tradizione del reportage, altre volte prevale il richiamo a una poeticità struggente e malinconica, oppure al linguaggio della compassione. La caratteristica di tutte le opere è l'assoluta centralità del dialogo con il reale, poiché ogni opera recupera materiali di vita". In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo contenente la riproduzione di tutte le opere esposte, un saggio di Francesca Alfano Miglietti, una conversazione della curatrice con gli artisti e ulteriori testi di approfondimento. 

30 lug 2026

Elementi totali: 20
Vai a