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5 ago 2026

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5 ago 2026

Commissione Covid, Conte convocato giovedì 6 agosto

(Adnkronos) - Giuseppe Conte sarà ascoltato domani dalla Commissione covid. E’ stata convocata per domani giovedì 6 agosto alle 11, o comunque al termine delle votazioni in Aula, la commissione parlamentare d'inchiesta per l'audizione dell’ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. In calendario anche quella di Loredana Frasca, ricercatrice senior presso l’Istituto superiore di sanità.  

"Dopo convocazioni, rinvii e sconvocazioni, finalmente è arrivato il momento: domani, a partire dalle ore 11 circa, sarò ascoltato dalla Commissione Covid. Confido che questa sia davvero la volta buona. L'audizione sarà trasmessa in diretta streaming e potrete seguirla sui miei canali social. Vi aspetto", scrive sui social Conte. 

Conte si si è dimesso dalla Commissione Covid in vista dell'audizione, che si sarebbe dovuta tenere martedì 4 agosto. "In vista dell'audizione mi sono dimesso dalla Commissione Covid e spetterà a me, finalmente, parlare in modo da spazzare via tutto il fango", aveva detto il leader del M5S con un post sui social invitando a seguire l'intervento in diretta streaming. L'audizione però è slittata per lasciare spazio a votazioni calendarizzate alla Camera e al Senato. Qualche giorno prima l'ex premier aveva scritto ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e per conoscenza anche al presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid, Marco Lisei, ribadendo la volontà di voler essere audito in commissione.  

Lo slittamento della convocazione è stato oggetto di uno scontro alla Camera nella giornata di martedì. Fratelli d'Italia ha attacco sostenento che "Conte ancora una volta tenta di scappare: aveva garantito pubblicamente una disponibilità ampia per farsi audire, salvo poi ridurla artificiosamente alle date del 4 e 5 agosto. Una scelta tutt'altro che casuale''. "Una volta per tutte: io sono disponibile anche nei prossimi giorni, anche per tutta l’estate. Basta farmelo sapere con un po’ di anticipo, e mi organizzo", la replica di Conte 

5 ago 2026

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5 ago 2026

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5 ago 2026

SisalClub presenta Fantapatentino, evento dedicato a formazione appassionati di Fantacalcio

(Adnkronos) - Una giornata interamente dedicata agli appassionati di Fantacalcio, tra formazione, intrattenimento e confronto con alcuni degli ospiti più amati della community. Nasce Fantapatentino, il nuovo evento firmato SisalClub, l'ecosistema di contenuti editoriali ed esperienze pensato per accompagnare e coinvolgere la community degli appassionati di sport e intrattenimento. L'iniziativa nasce nell'ambito della partnership tra SisalClub e Fantacalcio, con l'obiettivo di offrire un'esperienza unica che unisce approfondimento, divertimento e condivisione per tutti gli appassionati del fantasy game più amato d'Italia. Attraverso format originali, approfondimenti e iniziative dal vivo, SisalClub crea occasioni di incontro e condivisione per gli appassionati di tutti gli sport. In questo contesto si inserisce Fantapatentino, l’appuntamento dedicato agli amanti di Fantacalcio, che unisce formazione, intrattenimento e spirito di condivisione. 

L’evento si terrà il 29 agosto al Talent Garden Calabiana di Milano, a partire dalle 11 e offrirà ai partecipanti un’occasione unica per prepararsi alla nuova stagione di Fantacalcio attraverso masterclass, analisi, consigli strategici e momenti di approfondimento, insieme a esperti del settore. Durante la giornata, i partecipanti potranno prendere parte a lezioni dedicate alla costruzione della rosa, alla gestione dell’asta e alle strategie vincenti, confrontarsi con ospiti speciali e vivere un’esperienza interattiva pensata per unire conoscenza, divertimento e condivisione. 

A guidare il percorso formativo ci saranno Pierluigi Pardo, Ludovico Rossini, CarmySpecial e LisaOffside, protagonisti della community sportiva. Al loro fianco, il team di Fantacalcio contribuirà con analisi, suggerimenti e approfondimenti per accompagnare i partecipanti nella preparazione della nuova stagione. Per partecipare all'evento sarà possibile iscriversi compilando l'apposito form disponibile su www.sisalclub.it. Per consentire anche a chi non potrà essere presente di seguire l'iniziativa, Fantapatentino sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube di SisalClub, rendendo così l'evento accessibile agli appassionati di tutta Italia. 

5 ago 2026

Conte e no M5S alle armi per Kiev, ambasciatore ucraino a Roma: "Preferisco parlare di fatti, non di emozioni"

(Adnkronos) - In Italia sono stati i giorni delle tensioni Pd-M5S, dopo le dichiarazioni dell'ex premier Giuseppe Conte sullo stop all'invio delle armi e sul fatto che dovrebbero essere gli italiani con le primarie a decidere il sostegno all'Ucraina. Intanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky denuncia l'ennesimo "massiccio attacco russo" su Kiev e la regione, sale il bilancio delle vittime del conflitto. Ed è dall'Ucraina che l'ambasciatore ucraino in Italia, Ihor Brusylo, risponde all'Adnkronos, ribadendo l'apprezzamento per il "sostegno dell'Italia", parlando di "un rapporto molto stretto tra i nostri Paesi e di un dialogo costante ai massimi livelli". Con il pensiero rivolto ai prossimi mesi, esprime chiaramente il timore di un aumento degli attacchi contro le infrastrutture energetiche, rilancia la richiesta di sistemi di difesa aerea "per salvare vite umane" e chiede "continuità" all'Europa. 

E' rimasto sorpreso dalle dichiarazioni delle scorse ore dell'ex premier Giuseppe Conte?  

"Come ambasciatore, preferisco parlare di fatti, non di emozioni. Il primo fatto è che è stata la Federazione Russa ad aggredire l'Ucraina, dando inizio alla più grande guerra sul continente europeo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. In realtà, questa aggressione è iniziata già nel 2014 con l'occupazione illegale della Crimea e di parte delle regioni di Donetsk e Luhansk, per poi trasformarsi, il 24 febbraio 2022, in un'invasione su vasta scala. Il secondo fatto è che l'Ucraina, le sue Forze armate e il suo popolo, continua a resistere da oltre quattro anni con coraggio, determinazione e immensi sacrifici, smentendo chi sosteneva che il nostro Paese sarebbe caduto in pochi giorni. Questa resistenza non riguarda soltanto la difesa del nostro territorio e della nostra sovranità, ma anche dei principi fondamentali su cui si fondano l'Europa e la comunità internazionale. Se oggi le Forze Armate ucraine non fermassero l'aggressione russa, domani potrebbero essere anche altri europei, compresi gli italiani, a dover difendere direttamente la propria sicurezza. Il terzo fatto è che l'aggressione russa rappresenta una minaccia non solo per l'Ucraina, ma per l'intera architettura della sicurezza europea, per il diritto internazionale e per l'ordine internazionale basato sulle regole", afferma. 

"Il quarto fatto è che l'Ucraina ha sostenuto ogni seria iniziativa diplomatica volta a raggiungere una pace giusta e duratura. Il presidente Zelensky lo ha ripetuto più volte: siamo pronti alla diplomazia e al dialogo per arrivare alla pace. Ma non si può chiedere alla vittima dell'aggressione di assumersi la responsabilità del rifiuto dell'aggressore di fermarsi. Sarebbe un completo rovesciamento della realtà. Infine, il quinto fatto riguarda la giustizia. Chi commette crimini deve risponderne. La Russia deve essere chiamata a rispondere dei crimini commessi in Ucraina. Nessuno accetterebbe che un criminale entrasse nella propria casa, uccidesse i propri familiari e si impossessasse dei propri beni senza che fosse assicurato alla giustizia. Perché dovrebbe essere diverso per un'intera nazione? Vorrei sottolineare un punto fondamentale: gli ucraini continuano a lottare per la libertà, per la dignità umana, per i valori fondamentali dell'Europa e per la giustizia. Ed è per questo che la giustizia deve rappresentare uno degli esiti imprescindibili di questa guerra", sottolinea Brusylo.  

"In questi giorni mi trovo in Ucraina per la tradizionale Conferenza annuale degli Ambasciatori. Quest'anno si è aperta con una visita nella regione di Chernihiv insieme al ministro degli Affari esteri dell'Ucraina, Andrij Sybiha. Abbiamo visitato anche Yahidne, il villaggio occupato dalle truppe russe nei primi giorni dell'invasione su vasta scala. E' difficile credere che, nel XXI secolo, degli esseri umani abbiano trasformato il seminterrato di una scuola in una camera di tortura. Nel marzo 2022, sotto la minaccia delle armi, i soldati russi rinchiusero oltre 350 civili nel seminterrato della scuola. Tra loro c'erano 77 bambini, compresi cinque neonati. Per ventotto giorni vissero in appena 197 metri quadrati, quasi senza cibo, senza luce, senza aria e senza servizi igienici. Nella stanza più grande erano stipate circa 150 persone. Dormivano sedute: bambini, anziani, uomini e donne. I corpi di chi moriva venivano semplicemente accatastati. Durante tutta l'occupazione furono autorizzate soltanto due sepolture e i soldati russi arrivavano persino a sparare alle spalle di chi dava l'ultimo saluto ai propri cari. La storia di Yahidne è solo uno dei tanti esempi delle torture e delle atrocità disumane commesse dalle forze russe. Un esempio che sconvolge e che non può lasciare nessuno indifferente. Ed è anche la risposta a chi si chiede perché gli ucraini continuino a resistere. Lo fanno per difendere la vita umana, la dignità, la libertà, i diritti fondamentali e la giustizia. Perché, se questi valori non vengono difesi, saranno travolti dalla violenza di chi ha dimostrato di non avere alcun rispetto né per il diritto internazionale né per la vita umana". 

Alla luce del dibattito politico in Italia sulla linea per il sostegno a Kiev, come auspicate prosegua l'impegno italiano a sostegno dell'Ucraina?  

"Innanzitutto, bisogna ricordare che siamo di fronte a un'aggressione ingiustificata contro uno Stato sovrano. Si tratta di difendere e proteggere affinché questa aggressione non si estenda oltre. Si tratta di fermare le uccisioni, la distruzione e la morte di bambini e civili innocenti. L'Ucraina sente e apprezza il sostegno dell'Italia nel proteggere le vite umane. In questi anni siamo stati testimoni di una posizione chiara e coerente del Governo italiano, ma anche di un rapporto molto stretto tra i nostri Paesi e di un dialogo costante ai massimi livelli. I contatti tra i nostri leader sono frequenti e concreti".  

"Nelle ultime settimane la Russia ha intensificato drasticamente gli attacchi contro Kiev e numerose altre città ucraine, lanciando centinaia di missili e droni contro abitazioni civili, ospedali e infrastrutture energetiche. Si tratta di alcuni dei bombardamenti più massicci dall’inizio dell'aggressione su larga scala. Con l'avvicinarsi dell'autunno e dell'inverno, ci aspettiamo una recrudescenza degli attacchi contro le infrastrutture critiche, in particolare quelle energetiche. Abbiamo bisogno di continuare a difendere le nostre città, le infrastrutture essenziali e soprattutto la nostra popolazione. Per questo la difesa aerea e antimissile resta una priorità assoluta. Apprezziamo molto, in questo contesto, anche la partecipazione italiana alla Coalizione integrata per la difesa dai missili balistici. Vorrei sottolineare due parole: protezione e difesa. Quando chiediamo sistemi di difesa aerea, chiediamo strumenti per salvare vite umane, per impedire che un missile colpisca una casa, un ospedale o una centrale elettrica. Credo che continuare su questa strada sia importante non soltanto per l'Ucraina. Un'Ucraina capace di difendersi significa anche un'Europa più sicura". 

Passati più di quattro anni dall'inizio del conflitto, cosa chiedete all'Europa? Quanto puntate sull'Europa per la vostra difesa rispetto alla partnership con gli Stati Uniti?  

"Prima di tutto, vorrei sottolineare che per noi l'Europa non è qualcosa di esterno. L'Ucraina è un Paese europeo, difende il proprio futuro europeo e sta portando avanti profonde riforme, continuando ad avanzare con determinazione nel percorso di adesione all'Unione europea. Oggi ciò che chiediamo, prima di tutto, è continuità. La chiave per porre fine a questa guerra è mantenere e rafforzare il sostegno all'Ucraina, insieme ad aumentare la pressione sanzionatoria sulla Russia. Non a fasi alterne, ma con determinazione e costanza. E' lo strumento più efficace di cui disponiamo. Finché la Russia continuerà la sua aggressione, l'Ucraina dovrà poter contare sui mezzi necessari per difendersi, soprattutto per proteggere le proprie città e la popolazione dagli attacchi missilistici e dai droni. E' importante comprendere che sostenere oggi la difesa dell'Ucraina significa investire direttamente nella sicurezza dell'Europa".  

"La partnership con gli Stati Uniti resta strategica e imprescindibile. Europa e Stati Uniti rappresentano i due pilastri della sicurezza euro-atlantica. Allo stesso tempo, è naturale che l'Europa assuma una responsabilità sempre maggiore per la propria sicurezza. E anche in questo l'Ucraina può offrire un contributo concreto: disponiamo di uno degli eserciti più esperti d'Europa, di un'industria della difesa altamente innovativa e di un'esperienza unica nel contrastare le moderne minacce russe. Per questo vediamo il nostro futuro non soltanto come beneficiari della sicurezza europea, ma come un partner capace di rafforzarla. L'Ucraina non contribuisce solo alla propria difesa: contribuisce già oggi alla sicurezza dell'intera Europa". 

Un anno dopo Anchorage, qual è la sua valutazione?  

"Credo oggi sia importante guardare ad Anchorage non tanto alla luce delle aspettative che avevano accompagnato quell'incontro, quanto alla luce di ciò che è accaduto nell'ultimo anno. L'Ucraina ha accolto e continua ad accogliere con favore ogni serio tentativo degli Stati Uniti e dei nostri partner di creare uno spazio per la diplomazia. Nessuno desidera la fine di questa guerra più degli ucraini. Ogni giorno siamo noi a pagare il prezzo più alto dell'aggressione russa. L'ultimo anno ha dimostrato con chiarezza che è la Russia a non voler porre fine a questa guerra. Con le sue azioni, Mosca non ha dato alcun segnale concreto di essere pronta a rinunciare alla guerra come strumento per perseguire i propri obiettivi. Per l'Europa, la sfida è preservare e rafforzare la propria unità. Solo un'Europa unita, determinata e coerente può svolgere un ruolo realmente credibile ed efficace nel processo di pace. Più Mosca comprenderà di non poter ottenere con la forza ciò che cerca, maggiori saranno le possibilità che scelga finalmente la strada di un negoziato serio e di una pace giusta e duratura". 

5 ago 2026

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5 ago 2026

Carceri, rapporto Antigone: "Condizioni al limite della sopravvivenza tra caldo estremo e sovraffollamento record"

(Adnkronos) - Il sovraffollamento nelle carceri italiane cresce ancora. Al 28 luglio erano 64.741 in totale le persone detenute nelle nostre carceri, a fronte di una capienza regolamentare di 51.220 posti, che però ignora il fatto che ci sono alla stessa data 4.877 posti non disponibili. I posti effettivamente disponibili sono dunque 46.343, e il tasso medio di affollamento reale del sistema è dunque ormai al 139,7%. E' il dato riportato nel Rapporto di metà anno 2026 di Antigone sulla situazione nei penitenziari italiani. 

Ma in cinque regioni il tasso di affollamento - sottolinea Antigone - è in effetti oltre il 150%. Si tratta di Puglia (180,4%), Molise (165,9%), Basilicata (162,5%), Lombardia (157,9%) e Friuli-Venezia Giulia (152%). E la situazione è ancora più critica in alcuni istituti. In ben sei, i detenuti sono ormai più del doppio dei posti disponibili: Lucca (256,8%); Milano San Vittore (223,6%); Latina (220,8%); Foggia (219,9%); Lodi (209,3%); Brescia Canton Monbello (202,7%). E gli istituti in cui l’affollamento supera il 180% sono ormai 25. "Sono numeri altissimi, da far tremare i polsi - sottolinea Antigone - Numeri che non si vedevano dal 2013, anno della condanna all’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per condizioni di detenzione inumane e degradanti. Numeri che, come vedremo sotto, rendono impossibile la vita in carcere, sia per chi è detenuto che per chi ci lavora. E in alcuni casi, la vita, la troncano". 

SOVRAFFOLLAMENTO RECORD - Una gravissima emergenza umanitaria strutturale aggravata dalle ondate di caldo di quest'estate, è la fotografia delle carceri italiane scattata da Antigone. Nelle 72 visite effettuate da Antigone negli ultimi dodici mesi, è emerso che nel 44% degli istituti vi sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati a persona. A testimoniare questa condizione - sempre in base al rapporto - vi sono i numeri dei reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: ben 6.539 nel 2025, il 12% in più del 2024. 

INFERNO ESTIVO E LE CONDIZIONI DI VITA - Nei mesi estivi, la vita in carcere si trasforma in un'esperienza "al limite della sopravvivenza", fa presente Antigone. Oltre il 60% della popolazione detenuta è sottoposto al regime di "custodia chiusa" (un dato cresciuto negli anni dopo i negativi passi indietro rispetto al regime delle “celle aperte” e della “sorveglianza dinamica”), trascorrendo la maggior parte della giornata in celle sovraffollate con temperature che superano i 40 gradi. In alcuni istituti poi le finestre delle celle risultano schermate e questo impedisce anche il passaggio di aria. La cronica carenza di ventilatori, preclusi all'acquisto per centinaia di detenuti indigenti, trasforma le camere in veri e propri forni. A questo si aggiunge la direttiva del Dap del 23 aprile 2026, che ha vietato la presenza di frigoriferi all'interno delle celle e dei corridoi, limitandone l'uso agli spazi comuni. Questo impedisce ai ristretti di avere accesso autonomo all'acqua fresca, soprattutto nelle ore notturne, costringendoli all'intermediazione del personale. A queste condizioni si sommano carenze igienico-sanitarie indegne: infestazioni di cimici da letto a Venezia, Monza e Pisa, e persino gravi carenze idriche, come registrato nel carcere di Milano Opera, dove il servizio idrico è stato interrotto per un guasto, costringendo all'uso di bottiglie d'acqua della Croce Rossa. In estate poi, con il blocco alle attività scolastiche e il rallentamento anche di molte attività di volontariato, "le persone detenute sono sempre più sole in un’apatia generalizzata che è anche un vettore per i suicidi", denuncia l'associazione. 

SALUTE MENTALE, PSICOFARMACI E SUICIDI - La disperazione porta a conseguenze tragiche: nei primi sette mesi del 2026, almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere. La vittima più giovane è stata una ragazza di appena 21 anni a Trento, il più anziano un uomo di 73 anni a Padova. Il 50% dei suicidi riguarda persone di origine straniera, evidenziando una loro maggiore vulnerabilità. Anche l'autolesionismo è in forte aumento, con una media di 26,5 atti autolesivi ogni 100 detenuti. Nel 2026, il 9,3% dei detenuti ha diagnosi psichiatriche gravi, con una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi. A fronte di questo numero il 20,5% fa regolarmente ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi e il 46% ricorre a sedativi o ipnotici. 

I giovani detenuti nei 20 Istituti Penali per Minorenni italiani al 30 giugno 2026 erano 572, sostanzialmente in linea con i dati dello scorso anno (559 al 30 giugno, 572 al 31 dicembre). L’impennata nelle presenze in carcere, "aumentate del 50% con l’entrata in vigore del Decreto Caivano" e andata ora a regime, era "evidentemente dovuta all’inasprimento della reazione penale e non a un progressivo aumento della criminalità minorile più seria", evidenzia il Rapporto di metà anno 2026 di Antigone sulla situazione nei penitenziari italiani. 

Continua invece a crescere in modo preoccupante - rileva il rapporto - il numero dei ragazzi e delle ragazze complessivamente in carico ai Servizi della Giustizia Minorile, segno di una cultura che alla presa in carico sociale, all’accoglienza e al sostegno sul territorio sta sostituendo la presa in carico penale. Erano 14.151 nell’ottobre 2022, al momento dell’ascesa in carica dell’attuale governo, e sono oggi 17.833, con un aumento del 26%. Nei primi sei mesi del 2026 sono aumentati di quasi mille unità. L’espansione del controllo penale nei confronti dei minorenni va di pari passo con una narrazione semplificata ed allarmista dei fenomeni minorili, che non trova riscontro nei dati. Le presenze in comunità minorili sono 1.368 (di cui solo 16 in comunità pubbliche), mentre la messa alla prova coinvolge 3.611 persone, e 566 persone si trovano in una misura alternativa o sostitutiva alla detenzione, di sicurezza, cautelare delle prescrizioni o permanenza in casa. 

Dei 572 giovani in Ipm (di cui 23 ragazze), gli stranieri sono 227, pari quasi al 40%. Oltre l’80% proviene dal Nord Africa (in particolare Tunisia, Marocco, Egitto) ed è sostanzialmente composto da minori stranieri non accompagnati che non hanno trovato posto nell’accoglienza esterna e sono approdati al carcere dalla vita di strada. Il 60% dei detenuti è composto da minorenni e il 40% da giovani adulti che hanno commesso il reato prima dei 18 anni. Tra i minorenni, solo il 13% ha una condanna definitiva, mentre gli altri sono in carcere in custodia cautelare. Gli ingressi in carcere nei primi sei mesi dell’anno sono stati 562, meno delle presenze alla fi ne del periodo, segno dell’allungamento delle permanenze in detenzione. Se paragoniamo con i primi sei mesi del 2023, ultimo semestre senza il Decreto Caivano, vediamo che gli ingressi erano stati 517 e le presenze alla fine del periodo erano in numero inferiore, ovvero 409. Il 48,6% dei reati ascritti ai giovani detenuti sono reati contro il patrimonio e il 23,6% costituiscono reati contro la persona. 

Nei primi sei mesi del 2026 sono stati 87 i trasferimenti a carceri per adulti, una modalità di affrontare a scapito delle vite dei ragazzi quel sovraffollamento che per la prima volta nella storia ha colpito le carceri minorili. "L’altra unica modalità messa in atto dal governo è stata quella dell’apertura di tre nuovi istituti minorili, precipitosamente e con spazi spesso inadeguati, a L’Aquila, Lecce e Rovigo, mostrando così tutta l’incapacità di costruire percorsi di vita per i giovani e confermando un modello esclusivamente contenitivo che non può che costituire una grande sconfitta per la società", sottolinea Antigone nel rapporto. 

Polizia Penitenziaria sotto organico del 15,39%, 17,77% del personale amministrativo delle carceri in meno e 932 educatori sui 1.036 previsti. Secondo i dati riportati nelle schede di trasparenza pubblicate dal ministero e aggiornate al 30 giugno 202 - si legge nel rapporto - manca il 15,39% delle unità di Polizia Penitenziaria previste in pianta organica. In totale il personale effettivamente presente è pari a 32.212. Il rapporto detenuti agente attuale è pari a 2 detenuti per ogni agente, a fronte di una previsione di 1,5. Tra le regioni italiane questo rapporto varia fra l’1,3 e il 2,4 detenuti per ogni agente, le regioni che hanno in media un rapporto più elevato sono Lombardia, Puglia e Abruzzo. Per quanto riguarda il personale amministrativo, su 4.137 previsti in organico, sono presenti 3.406 amministrativi effettivi. Manca il 17,77% delle unità previste in pianta organica. Il numero totale degli educatori, secondo le schede trasparenza, è pari a 932 a fronte delle 1.036 previste in pianta organica. La media nazionale di persone detenute in carico a ciascun funzionario è di 69,5. Come per gli agenti, il dato differisce sul territorio: mentre a Verona il rapporto è di un educatore per 152,2 detenuti, nella Casa Circondariale di Sciacca, sono presenti 2 educatori per 24 detenuti, con un rapporto pari a 12 detenuti per educatore. 

Nonostante i vari concorsi durante l’ultimo biennio - sottolinea Antigone - il sovraffollamento crescente annulla gli effetti di un aumento del personale, rendendo necessario un ripensamento degli organici di tutti gli operatori, non soltanto del comparto sicurezza, soprattutto nell’ottica dei turn over e dei futuri pensionamenti. L’assenza del personale si ripercuote anche sui diritti delle persone detenute, ad esempio rendendo più complicato organizzare visite mediche all’esterno per difficoltà nell’organizzare il servizio di scorta o allungando i tempi per ricevere risposte per richieste di benefici penitenziari o per l’ottenimento di misure alternative. 

L'approccio dell'attuale esecutivo, basato su un "populismo penale" e logiche emergenziali - sottolinea Antigone - ha moltiplicato i reati e inasprito le pene, "ignorando le cause strutturali della crisi. Al di là di alcuni annunci, di concreto non si è registrato nulla. Il piano di edilizia penitenziaria, partito nel 2025, avrebbe dovuto dotare il Paese di 10.000 nuovi posti entro la fine del 2027. Dopo oltre un anno e mezzo sappiamo per certo, invece, che i posti disponibili sono addirittura diminuiti di 424 unità". 

Nei giorni scorsi, nell’approvazione di un provvedimento che riguarda i detenuti con dipendenza, il ministro della Giustizia ha parlato di 10.000 persone che potranno uscire. "Tuttavia, al di là dei paletti previsti della legge, al di là della mancanza di disponibilità di tanti posti nelle comunità accreditate, la legge prevede una copertura finanziaria annuale per un massimo di 600 persone - rivela l'associazione - Nel frattempo l’emergenza resta e cresce ogni giorno che passa". 

"Il sovraffollamento carcerario che stiamo documentando - afferma il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella - è l'effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene. Rispondendo sistematicamente agli eventi di cronaca con una logica emergenziale e repressiva, l'esecutivo sta trasformando le nostre carceri in polveriere. Le promesse di svuotamento attraverso le misure alternative sono state completamente disattese: non solo non è uscito nessuno grazie a queste task force propagandistiche, ma nel primo semestre del 2026 le misure alternative sono addirittura calate del 7%. Le uniche misure effettive riscontrate - sottolinea Gonnella - si traducono in soluzioni illegittime, come il surreale invito (poi ritirato) del Provveditorato della Toscana a superare le capienze regolamentari aggiungendo persino materassi a terra pur di assorbire i trasferimenti dal carcere di Sollicciano, recentemente sequestrato per condizioni inumane. Investire sul reinserimento è l'unica via d'uscita per un sistema che, con almeno il 60% di recidivi tra i detenuti, oggi riproduce solo ulteriore marginalità e crimine”. 

5 ago 2026

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5 ago 2026

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