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È morta Bonizza Giordani Aragno, grande custode della storia della moda italiana. Aveva 89 anni

(Adnkronos) - Il mondo della moda e della cultura italiana perde una delle sue figure più autorevoli. È morta ieri a Roma, all'età di 89 anni, dopo una lunga malattia, Bonizza Giordani Aragno, studiosa, storica e curatrice che ha dedicato la propria vita alla ricerca, alla conservazione e alla divulgazione del patrimonio della moda italiana. Si è spenta nella sua abitazione nel quartiere romano della Balduina. 

A darne notizia oggi è stata la figlia Lara Aragno, con un commosso messaggio pubblicato sui social: "Ciao Mamma. Non lo so come potrò vivere la tua assenza. Sei nel mio cuore e nei miei sogni con il tuo sorriso rassicurante. Nei ricordi le nostre ultime risate".  

Nello stesso messaggio ha annunciato che i funerali saranno celebrati lunedì 12 ottobre, alle ore 11, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto, la cosiddetta Chiesa degli Artisti, in piazza del Popolo a Roma. 

 

Nata nella Capitale l'11 marzo 1937, Bonizza Giordani Aragno apparteneva a una famiglia profondamente legata alla cultura e alla vita pubblica italiana. Era figlia di Igino Giordani, scrittore, politico e membro dell'Assemblea Costituente. Lascia le figlie Lara e Simona Aragno, avute dal marito Giorgio Aragno, scenografo di grande esperienza scomparso nel 2004. 

La sua attività professionale ha attraversato oltre mezzo secolo di storia della moda. Considerata una delle massime esperte italiane del settore, ha contribuito in maniera determinante alla valorizzazione del patrimonio documentario dell'Alta Moda e del costume contemporaneo. Ha ricoperto incarichi di primo piano come curatrice e consulente per la moda del Museo Boncompagni Ludovisi di Roma, direttrice scientifica della Fondazione Micol Fontana e caporedattrice della rivista Audrey. È stata inoltre membro della Commissione Nazionale per il Coordinamento delle Politiche di Tutela e Valorizzazione delle Arti Decorative della Moda e del Costume. 

Particolare rilievo ha avuto il suo lavoro sugli archivi della moda italiana. Per il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (Csac) dell'Università di Parma ha curato l'acquisizione e la conservazione dei fondi delle Sorelle Fontana, di Federico Schuberth, Irene Galitzine, Walter Albini e della sartoria Farani, contribuendo a salvaguardare una memoria preziosa della creatività italiana del Novecento. 

Dal 1982 ha ideato e curato mostre, cataloghi e progetti espositivi in Italia e all'estero, promuovendo la storia della moda italiana in contesti internazionali. Tra le esposizioni più significative figurano 'Il disegno dell'Alta Moda Italiana 1940-70', 'La Moda Italiana 1920-1980', '40 Years of Italian Fashion 1940-1980', 'Cinquant'anni di Moda' e 'Sarli - Cinquant'anni di stile italiano 1952-2002'. Un'attività che l'ha portata da Roma a New York, fino a Tokyo, Osaka e Kyoto. Ha inoltre partecipato a iniziative dedicate al rapporto tra moda, arte e cultura, tra cui 'Artejeans' e 'Donne fra Brividi ed Emozioni'. 

Importante anche il suo contributo alla divulgazione. Nel 1982 realizzò 'Storia della Moda' per il Dipartimento Tv Scuola Educazione della Rai e, nel 1990, curò per Rai Uno 'Le grandi Mostre - Valentino - Trent'anni di magia', dedicato allo stilista Valentino Garavani. Nel 2002 partecipò inoltre a New York alla conferenza internazionale 'Italian Fashion: Identities, Transformation, Production' con una relazione dal titolo 'Alta Moda: When Did It All Start?'. 

Studiosa rigorosa e autrice di numerosi saggi, tra cui 'La signora dello stile: Mila Schön', 'Lo spettacolo della moda. Emilio Federico Schuberth' e 'Callaghan: la nascita del prêt-à-porter italiano', ha affiancato all'attività di ricerca quella didattica presso lo Ied - Istituto Europeo di Design e l'Accademia di Costume e di Moda di Roma, contribuendo alla formazione di generazioni di professionisti del settore. 

Con la scomparsa di Bonizza Giordani Aragno viene meno una delle più attente custodi della memoria della moda italiana. Il suo lavoro di ricerca, tutela degli archivi e valorizzazione della cultura del costume lascia un'eredità destinata a rimanere un punto di riferimento per studiosi, istituzioni e nuove generazioni. Una vita spesa per conservare e raccontare la storia dell'eleganza italiana, riconoscendone il valore non solo estetico, ma anche culturale e sociale. 

10 ott 2026

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10 ott 2026

Accordo Trump-Putin, Ue: "Europa non allenta pressione, nuove sanzioni contro la Russia"

(Adnkronos) - "Non è questo il momento di allentare la pressione sulla Russia e l’Europa non lo farà". L'Ue ribadisce la propria posizione dopo l'accordo annunciato da Donald Trump. Gli Stati Uniti hanno cancellato le sanzioni energetiche contro Mosca e hanno concluso un accordo per la fornitura di diesel russo. "Gli attacchi russi hanno ucciso oltre 80 civili ucraini in due giorni. Inoltre, la Russia ha intensificato le sue operazioni di guerra ibrida contro l’Europa, prendendo di mira sia gli Stati membri dell’Unione europea sia gli alleati della Nato. La sospensione delle sanzioni sul gasolio russo garantisce a Mosca maggiori entrate da destinare al finanziamento della guerra. Non è questo il momento di allentare la pressione sulla Russia, e l’Europa non lo farà", dice in una nota l'Alta rappresentante per la politica estera e la sicurezza, Kaja Kallas. "Lunedì, i ministri degli Esteri dell’Ue intendono approvare la più ampia serie di sanzioni contro l’apparato bellico russo dall’inizio della guerra", aggiunge Kallas. 

L’Unione Europea "sta riducendo la propria dipendenza dai combustibili fossili russi e continuerà a farlo con determinazione. L’Europa conosce fin troppo bene i costi occulti legati a un’eccessiva dipendenza dagli idrocarburi russi", dichiara un portavoce della Commissione Europea. E l’Europa, continua, "non vuole alimentare la guerra della Russia contro l’Ucraina. Continuiamo a ritenere necessario un cessate il fuoco che tuteli le forniture alimentari globali e le infrastrutture energetiche in Ucraina e in Russia", conclude. 

 

Anche singoli paesi ribadiscono la propria linea. La Germania, in particolare, rende noto che continua a lavorare con gli altri Paesi dell’Unione europea per decidere "nuove sanzioni" contro la Russia, sottolinea Stefan Kornelius, portavoce del governo tedesco, in una risposta scritta trasmessa all’Afp. Importante alleato militare di Kiev, Berlino si limita a "prendere atto" della decisione americana e ribadisce il proprio "sostegno all’Ucraina nella sua lotta difensiva", così come l’impegno a proseguire il "lavoro diplomatico per raggiungere una soluzione di pace". 

La posizione di Berlino, "come quella dei suoi partner europei, è chiara: il governo tedesco mantiene le misure sanzionatorie contro la Russia e lavora, insieme ai propri partner europei, alla definizione di nuove sanzioni", spiega Kornelius, il portavoce del cancelliere conservatore Friedrich Merz. "Il sostegno all’Ucraina nella sua lotta difensiva rimane incrollabile. Il lavoro diplomatico per raggiungere una soluzione di pace prosegue", ha aggiunto. Domenica scorsa Friedrich Merz si è recato a Kiev per annunciare un nuovo impegno di aiuti finanziari, in vista di quello che si preannuncia come il quinto inverno di guerra, particolarmente difficile per il Paese. 

 

Nella, al di fuori dell'Ue, la posizione del Regno Unito, è impegnato a "mantenere la pressione sulla Russia" attraverso "un regime di sanzioni più severo mai imposto". Un portavoce del governo britannico afferma che la posizione di Londra "non potrebbe essere più chiara. Continueremo a lavorare a stretto contatto con i partner internazionali per garantire che l'Ucraina abbia il supporto militare e finanziario di cui ha bisogno per difendersi". 

"Manterremo inoltre la pressione sulla Russia attraverso il regime di sanzioni più severo mai imposto dal Regno Unito, aumentando il costo dell'aggressione di Putin e sostenendo gli sforzi per garantire una pace giusta e duratura".  

Il portavoce del governo britannico afferma che "l'Ucraina ha ripetutamente dimostrato di essere seriamente intenzionata a raggiungere la pace, ma la Russia ha ripetutamente respinto i cessate il fuoco, sia totali che parziali, continuando ad attaccare i civili ucraini e le loro risorse energetiche. La Russia – aggiunge - potrebbe porre fine a questa guerra oggi stesso. Rimaniamo impegnati a sostenere l'Ucraina per tutto il tempo necessario e a collaborare con i nostri partner per raggiungere una pace duratura". 

10 ott 2026

Minori: Marco Rossetti di 'Doc' in piazza con Save the Children, per il weekend dei BisBuoni

(Adnkronos) - Oggi e domani, Save the Children, l'organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, animerà le piazze in tutta Italia con la seconda edizione di 'BisBuoni. Cambiamo il mondo un biscotto alla volta!'. I fondi raccolti grazie all'iniziativa sosterranno gli interventi dell'Organizzazione a supporto dei bambini e delle loro famiglie nei principali scenari di crisi globali. A sostenere l’iniziativa, stamattina, anche Marco Rossetti, attore e testimonial dell'Organizzazione, che ha fatto tappa allo stand di piazza Cola di Rienzo a Roma. 

Per tutta la durata dell’iniziativa, dalle 10 alle 19, in diverse località in tutt'Italia, i volontari di Save the Children hanno allestito banchetti dedicati, dove è possibile sostenere bambine e bambini che vivono in contesti emergenziali, e ricevere in cambio i BisBuoni, biscotti solidali prodotti in edizione limitata da Paterson's (affiliata Ferrero) per Save the Children. Disponibili in due gusti, frolla classica e gocce di cioccolato, i BisBuoni sono confezionati in scatole di latta da 200 grammi e saranno distribuiti a fronte di una donazione minima di 15 euro. I BisBuoni uniscono il piacere della condivisione a un gesto di solidarietà. Sceglierli significa sostenere il lavoro di Save the Children negli interventi di emergenza, per garantire ai bambini e alle loro famiglie assistenza, protezione, cure, beni di prima necessità e spazi sicuri nelle aree colpite da conflitti, calamità naturali e crisi umanitarie, in Italia e nel mondo. 

Ancora oggi, milioni di bambine e bambini vedono le proprie vite messe in pericolo da guerre e violenze. Nel 2025, una media di oltre 35.000 minori al giorno è stata costretta a fuggire dalla propria casa a causa di conflitti e violenze, il dato più alto mai registrato. Save the Children stima, inoltre, che circa 13 milioni di minori siano stati coinvolti in sfollamenti interni causati da conflitti e violenze, con un aumento del 46% rispetto ai circa 9 milioni del 2024. Nel 2025, inoltre, 6.266 bambine e bambini sono stati uccisi nei conflitti, con un aumento di circa il 34% rispetto all'anno precedente, mentre 24.174 minori hanno subito gravi violazioni dei propri diritti, il numero più alto da quando, 30 anni fa, è stato istituito il mandato Onu per la protezione dei bambini nei conflitti armati. Save the Children invita tutti a partecipare all’iniziativa oggi e domani nelle tante piazze d'Italia. Al link bisbuonisavethechildren.it si possono cercare le piazze nella propria città e contribuire a cambiare il futuro di tanti bambini, un biscotto alla volta. 

10 ott 2026

Caso Garlasco, Nordio: "Stasi condannato dopo due assoluzioni, sistema demenziale"

(Adnkronos) - "È quasi banale dire che il ministro della Giustizia non può, non deve, né vuole pronunciarsi sui processi in corso e nemmeno su quelli passati. In linea generale questa vicenda dimostra nel complesso quanto sia non solo obsoleto, ma contraddittorio e per certi aspetti irragionevole il nostro sistema processuale penale che avremmo cercato di cambiare ma che non riusciremo (a fare ndr) per via di quanto accaduto con il referendum".  

Lo ha detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio intervenendo alla Festa dell'ottimismo organizzata dal quotidiano Il Foglio a Firenze, rispondendo a una domanda sul caso Garlasco. Il ministro ha ricordato che, "come dice la legge, puoi essere condannato solo al di là di ogni ragionevole dubbio" e Stasi "è stato assolto una volta poi assolto una seconda volta poi alla fine, senza rifare il processo ex novo, è stato condannato sulla base di quelle stesse prove per le quali era stato assolto ben due volte. Questo è un sistema demenziale", ha continuato Nordio. 

Sempre a proposito dell'omicidio di Chiara Poggi e dei processi mediatici, il ministro ha precisato che "la libertà di stampa è sacra e inviolabile. Ma sempre perché vorremmo rifarci a un sistema anglosassone e liberale dovrebbe esserci un limite nei commenti che giornalisti, mass media e social fanno ai processi". In alcuni Paesi "è un comportamento così grave che può essere punito penalmente, si chiama 'Contempt of court' o 'disprezzo della Corte' - ha proseguito - Qui in Italia il fatto che si facciamo processi mediatici e si parli di assoluzioni e condanne prima ancora che si pronunci il giudice è un'altra anomalia che però dipende dal fatto che i processi spesso sono così lenti e contraddittori che è impensabile che possa calare il silenzio fino all'arrivo della sentenza definitiva". 

Il ministro della Giustizia è infine anche intervenuto sulla questione relativa al tribunale islamico a Padova. "È un argomento molto delicato; ho letto che è iniziata un'indagine della magistratura padovana, io ho la massima fiducia nella magistratura di Padova e su come risolverà il caso". Nordio ha sottolineato che "la legge italiana è un principio non negoziabile, non può esistere un'alternativa civile e penale all'ordinamento italiano". 

10 ott 2026

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10 ott 2026

Donato, il coach di Andy Diaz: "Qualcuno non ci crede, ma Ballando ci aiuterà per puntare all’oro olimpico"

(Adnkronos) - Fabrizio Donato si commuove ancora quando ripensa a quella sera. Era novembre del 2021. Sul suo telefono compare una notifica strana. Una chiamata, arriva da Instagram. "Non sapevo nemmeno che sui social si potessero chiamare le persone", racconta all’Adnkronos. Ad attendere una risposta è Andy Díaz. In quel momento Donato non aveva idea di chi fosse. E non poteva immaginare che, nel giro di pochi mesi, sarebbe diventato per lui come un figlio. Oggi Díaz è campione d’Europa e concorrente di Ballando con le stelle. Eppure, dietro i successi, resta il ricordo di quella telefonata: una voce impaurita, una richiesta d’aiuto e l’inizio di un percorso che ha cambiato la vita di entrambi. 

L’ex triplista azzurro — che in carriera ha conquistato anche 23 titoli di campione italiano assoluto — ripercorre quel primo contatto e racconta come un incontro nato da un emergenza si sia trasformato in un legame sportivo, e prima ancora, umano. Perché, se oggi Díaz guarda al futuro con fiducia, Donato sa di essere stato altrettanto fortunato ad averlo incontrato. 

Cosa ricorda di quella chiamata?  

Ero titubante. Dall’altra parte sentivo una voce spaventata, che faticava a parlare. Non riuscivamo a comunicare: io non parlavo spagnolo e lui non parlava italiano. “Donato, aiutami, aiutami per favore, aiutami”, continuava a ripetermi. 

Perché ha contattato proprio lei?  

Avevamo gareggiato insieme. Si ricordava di me perché ero un po’ più grande: io ero alla fine della carriera, lui era ancora giovanissimo. Conosceva il mio percorso sportivo e sapeva che vivevo a Roma, ma non ci eravamo mai parlati né incontrati.  

Eppure, nel momento del bisogno, ha cercato proprio lei.  

Sì (sorride, ndr). In chiamata cerco di capire cosa voleva e mi rendo subito conto che la situazione era più grande di me. Non si trattava soltanto di fare l’allenatore, ma di aiutare una persona che aveva lasciato il proprio Paese per rifugiarsi in un altro, offrendole una seconda possibilità. Onestamente, non pensavo di avere le competenze e le capacità necessarie per assumermi una responsabilità del genere. 

E invece eccoci qua.  

Gli dissi: “Guarda, mi faccio risentire io”. Dovevo capire, riflettere un momento. Poi la notte ha portato consiglio. Mi confrontai con alcune persone a me care e il giorno dopo gli suggerii di rivolgersi all’ufficio immigrazione di Roma, per ottenere il primo documento che gli consentisse di soggiornare regolarmente in Italia. Lui lo fece. 

Come si è mosso?  

Si informò su internet per capire dove andare e che cosa fare. La sera prima raggiunse l’ufficio e dormì sul marciapiede. La mattina presto si presentò allo sportello e ottenne il primo documento che gli permetteva di restare regolarmente sul territorio italiano. 

E il vostro primo incontro?  

Mi mandò la sua posizione e lo raggiunsi in macchina. Aveva uno zainetto e un trolley, niente di più. Gli dissi: “Guarda, ne parlo con la mia famiglia, con mia moglie e con le mie figlie e, per il momento, ti porto a casa. Non so quanto potrai restare, che cosa riusciremo a fare o se riusciremo davvero ad aiutarti. So però che proverò a darti una mano, perché me la sento. Tu mi chiedi aiuto e il minimo che posso fare è provarci”. 

Un incontro più umano che sportivo.  

Forse, all’inizio, è stato soltanto umano. L’atletica è arrivata dopo mesi. Si trattava di dare una nuova identità e una nuova vita a un ragazzo che si trovava in Italia senza nulla. Tutto quello che avevo fatto con le mie figlie ho dovuto farlo con lui. C’era ancora il Covid: bisognava occuparsi dei vaccini, del medico di famiglia, del codice fiscale, della residenza e del domicilio. Tutto. 

In un’intervista all’Adnkronos, Andy Díaz ha detto che la formazione cubana lo ha aiutato fino a un certo punto, ma che se oggi è più veloce gran parte del merito è suo. Che effetto le fa sentire queste parole?  

Per me è motivo di orgoglio e un grande onore. Ma devo essere sincero: siamo stati fortunati entrambi a incontrarci. Lui ha incontrato me e, probabilmente, io ho incontrato lui. Senza Andy forse non avrei avuto un atleta così forte e non avrei potuto dimostrare fino in fondo il mio valore come tecnico. Mi sono trovato ad allenare un atleta già valido, ma insicuro. Può sembrare strano, perché oggi Andy è l’atleta più sicuro di sé che abbia mai conosciuto. All’inizio, però, non era così. 

Forse il suo passato ha influito molto sulla sua personalità.  

Sicuramente. A Cuba gli avevano fatto credere di non essere un buon atleta, di non avere talento, e lui era arrivato a convincersene. Mi chiedeva spesso: “Ma tu pensi che io possa fare qualcosa? Pensi che sia un talento? Pensi che possa saltare tanto?”. Io gli rispondevo: “Guarda, magari non capirò nulla di questo sport, ma di generazioni ne ho viste passare. Proviamoci. Chissà dove arriveremo. Un tentativo possiamo farlo”. 

E gli allenamenti funzionavano?  

Nella preparazione fisica ci sono mille modi per intervenire. Dico sempre che non esiste un unico metodo di allenamento valido per tutti. È come cucire un vestito per una sposa. Se oggi Andy è quello che è, il merito è di un insieme di fattori: il suo talento, la mia esperienza, la sua voglia di emergere e, soprattutto, il rapporto che abbiamo costruito. 

Quanto il vostro rapporto ha influito?  

È sicuramente una delle nostre armi vincenti. C'è fiducia, rispetto e affetto. Trascorriamo talmente tanto tempo insieme che è naturale che sia così.  

Ha avuto fortuna.  

Nella vita ci vuole fortuna a incontrare le persone giuste. Ti ho appena detto quanto sia stato fortunato a incontrare Andy. E ancora di più lo sono stato a incontrare mia moglie. 

Giusto. Che ruolo ha avuto sua moglie in tutto questo?  

Senza di lei al mio fianco, niente di tutto questo sarebbe stato possibile. Prova a trovare un’altra moglie a cui dire: “Guarda, porto a casa un ragazzo cubano appena scappato dal suo Paese, senza un euro e senza parlare italiano, mentre in casa abbiamo due figlie”. Non so quante donne avrebbero detto sì, senza battere ciglio. 

Andy con lei ha ottenuto ottimi risultati, ora c’è la nuova avventura con Ballando con le stelle. Com’è arrivata la chiamata di Milly Carlucci?  

Ci tengo molto a rispondere a questa domanda. Sto leggendo tante cose diverse, alcune anche non vere. Non rispondo perché non vale la pena dare adito a certe voci. “Andy adesso si è distratto, non salterà più, smetterà di fare atletica, sta perdendo tempo”, scrivono. Ma la verità è che anche questa è una strategia. Ogni anno devo capire come portare Andy nelle migliori condizioni all’appuntamento più importante della stagione, che per fortuna finora abbiamo sempre vinto. E il vero obiettivo, naturalmente, è quello olimpico, ogni quattro anni. Noi stiamo già ragionando in vista di Los Angeles 2028. 

Diaz ha detto che è il suo obiettivo principale.  

Lo è. Proprio in vista di Los Angeles, ancora prima di ricevere la chiamata, avevo pensato di concederci un periodo di rigenerazione fisica e mentale. Da cinque anni Andy gareggia ovunque e vince ovunque. Ma Sinner ci insegna che, a un certo punto, il corpo presenta il conto. Pochi giorni fa è arrivata la notizia che dovrà fermarsi e rinunciare al resto della stagione perché il suo fisico glielo impone. E questo fa riflettere.  

Quindi la chiamata è arrivata al momento giusto.  

Forse nell’unico momento possibile. Se fosse arrivata a maggio, a dicembre Andy avrebbe rinunciato: ne sono certo. Avremmo detto di no, perché le decisioni le prendiamo insieme. Mi piace pensare che arriveremo a Los Angeles 2028 passando anche da Ballando. Mi diverte questa idea. Il programma sarà la nostra arma segreta, un’occasione per rigenerarci e prepararci a fare grandi cose. O almeno, è quello che spero. 

Questo impegno influirà sulla preparazione atletica? Ballando durerà fino a dicembre...  

No, lo aiuterà a rigenerarsi. Ballare gli permetterà di fare qualcosa che gli piace: per lui è un divertimento, un parco giochi. Potrebbe rivelarsi il mezzo di allenamento migliore che ci potesse capitare in vista di Los Angeles. Poi vedremo come andrà alle Olimpiadi, naturalmente, ma di certo non sarà Ballando a limitare Andy. 

E perché Ballando ha voluto Andy Díaz?  

Andy spesso si mette a ballare nelle interviste con la federazione. È probabile che qualcuno in Rai abbia visto quei suoi sketch e ci abbia contattati. Lui mi ha detto che ne sarebbe stato felice e così è andata.  

Lo scorso anno abbiamo visto Magnini e Fognini, due anni fa Pellegrini. A Ballando arrivano spesso grandi sportivi, ma quando la loro carriera è ormai giunta alla fine. Andy, invece, è ancora in attività e ha un obiettivo importante davanti a sé.  

Noi consideriamo il programma uno strumento di preparazione che ci accompagnerà verso Los Angeles. Vorrei sfatare il mito: non si passa alla televisione solo quando una carriera sta finendo. Ballando renderà Andy più forte, più equilibrato, più armonico e, probabilmente, anche più elegante quando salterà. Il ballo e il salto triplo, infatti, non sono poi così lontani: entrambi richiedono armonia, ritmo e sincronizzazione dei movimenti. 

Avete pensato al rischio di infortuni, frequenti tra i concorrenti di Ballando?  

È un altro punto che voglio chiarire. Partiamo dal presupposto che ci si può fare male ogni giorno, persino cucinando o accompagnando i figli a scuola. Da tecnico, allora, dovrei vietargli anche di uscire di casa. Capisco che possa esserci un piccolo rischio, ma forse per un atleta è persino minore. 

Avete interrotto gli allenamenti?  

Stiamo seguendo una programmazione minima di mantenimento. È chiaro che Andy non può restare fermo per tre mesi limitandosi a ballare: dobbiamo mantenere una certa condizione, così a gennaio potremo ripartire con una base ancora solida. Parliamo comunque di pochi allenamenti alla settimana, tre o quattro. 

E come sta andando?  

In queste tre settimane Andy non ha accusato nulla, tanto che lo prendono in giro: Jimmy Ghione gli dice che non suda mai. Non possiamo però sapere in anticipo che cosa succederà. Io do la priorità al divertimento, anche accettando un minimo di rischio. Altrimenti, nel tentativo di proteggerlo da ogni possibile problema, finirei per togliergli qualcosa e magari sottoporlo a uno stress mentale. È una valutazione che abbiamo fatto insieme: se dovesse succedere qualcosa, lo sappiamo e siamo pronti ad affrontarlo. 

La prima puntata è andata bene e Andy ha ottenuto un ottimo risultato. È rimasto sorpreso o se lo aspettava?  

Diciamo un po’ entrambe le cose. Mi ha sorpreso, ma non del tutto. Conoscendo la sua intelligenza motoria, so quanto rapidamente riesca ad apprendere. 

Intelligenza motoria?  

Per imparare a modificare un movimento nel salto, io impiegavo tre settimane. Lui ci riesce in tre giorni: questa è intelligenza motoria. Se apprende così in fretta nel nostro sport, mi sono detto che forse sarebbe successo anche con il ballo. Non potevo esserne sicuro, però. Quando l’ho visto, mi sono emozionato: è riuscito a fare persino meglio di quanto immaginassi.  

Che voto gli darebbe da allenatore?  

Noi due siamo molto simili: siamo terribilmente insoddisfatti di quello che facciamo. Anche quando vinciamo, troviamo sempre qualcosa che non ci soddisfa. Non ci diamo mai dieci: al massimo siamo arrivati a nove. Per essere la prima puntata, quindi, gli do otto. 

Un voto severo...  

Ripeto, potrebbe meritare anche undici. Ma caratterialmente siamo fatti così: puntiamo sempre al massimo. Prendere dieci significherebbe dire ‘sono arrivato al massimo’. Invece i limiti non vanno soltanto raggiunti: vanno superati. 

C’è qualche giudice da temere?  

Direi che sono clementi. C’è Zazzaroni, di cui mi fido particolarmente: rappresenta il cuore dello sport. E c’è Barbara D’Urso, che è brava e buona. Sono fiducioso. 

Che cos’è diventato Andy oggi per te?  

Il fratello maggiore delle mie figlie. Non immagini quanto mi abbia aiutato, anche a far capire loro quanto possa essere difficile la vita e quanto siano fortunate a crescere in famiglie come le nostre, normali, in Italia. Anche Andy ora fa parte della nostra piccola grande famiglia. 

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