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11 set 2026

Agrigento, casa abusiva ereditata dal padre: si dimette il vicesindaco Crosta

11 set 2026

Da Don DeLillo a Paul Auster, l'attacco alle Torri Gemelle nei libri

(Adnkronos) - Un attacco senza precedenti agli Stati Uniti. L'11 Settembre del 2001 è stato un unicum nella storia degli Usa. Mai, prima di quella tragica mattina, il Paese è stato colpito con la potenza di fuoco sferrata da Al Qaida contro New York e il Pentagono. Un disastro che ha toccato la coscienza civile del popolo americano e non solo, suscitando anche una forte reazione militare, che ha interrogato scrittori e analisti, da Don De Lillo a Paul Auster, passando per John Updike. I quasi 3mila morti delle Torri Gemelle, crollate poco dopo l'impatto dei due aerei lanciati come missili sul World Trade Center, infatti, sono al centro di numerosi libri. Romanzi e saggi che - utilizzando chiavi di lettura diverse - hanno cercato di interpretare e capire una delle pagine più dolorose della lunga vicenda americana.  

Lo scrittore Don DeLillo affronta il trauma subito dai cittadini americani nel romanzo 'L'uomo che cade', pubblicato da Einaudi. Un libro in cui mette in scena la strana normalità di un terrorista che si prepara al martirio affiancandola alla solitudine in cui precipita la famiglia di un sopravvissuto al crollo delle Torri. Un racconto forte e duro. "Sono pagine di forza e controllo straordinari, il genio di DeLillo in tutta la sua grandezza. Leggendole, ricordatevi di respirare", ha avvertito la rivista britannica New Statesman.  

"C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". E' con questa frase - solo apparentemente rassicurante - che in qualche modo si apre 'Molto forte, incredibilmente vicino', il libro in cui Jonathan Safran Foer, ha descritto l'11 Settembre. Quel messaggio è l'ultimo che Oskar, un newyorkese di nove anni, riceve dal padre, morto nell'attacco alle Torri Gemelle. Tra gli oggetti del papà scomparso il ragazzino troverà una busta con un nome, Black, e una chiave. È a questi due elementi che il giovane si affiderà per riallacciare il rapporto troncato e compensare un vuoto che neppure la madre è capace a colmare. Com'è cambiata l'America dopo l'11 Settembre? Che effetti ha prodotto sulla sua storia? Queste le domande cui ha tentato di rispondere la scrittrice e saggista Joan Didion, autrice del saggio 'Idee fisse. L'America dopo l'11 settembre'. Un volume nel quale svela anzitutto la sua reazione personale al trauma collettivo ma in cui, soprattutto, analizza la risposta degli Stati Uniti: l'idea fissa della guerra al terrorismo dietro la quale - sostiene la Didion - si nascondono i principi del nazionalismo, dell'imperialismo e dell'interesse economico.  

Lo scrittore statunitense John Updike ha rielaborato, da parte sua, il dramma a stelle e strisce sia nelle ore successive al dramma, sia in modo più ragionato e articolato. Updike, infatti, pochi giorni dopo gli attentati rispose all'appello del settimanale 'The Yorker' che chiedeva agli scrittori la loro testimonianza rispondendo alla domanda: "Cosa può fare uno scrittore di fronte al massacro?'. Anni dopo Updike ritornò sull'argomento con un titolo eloquente, 'Terrorista', edito in Italia da Guanda. Al centro del racconto spicca la figura di Ahmad Mulloy, un diciottenne solitario che vive nel New Jersey. Un giovane che si avvicina al Corano e mano a mano viene plagiato dall'imam cui si affida. Plagiato al punto tale da concepire il progetto che deve porre fine ai suoi giorni: far saltare in aria il Lincoln Tunnel di New York.  

Un altro 'gigante' della letteratura statunitense contemporanea, Paul Auster, si è lasciato influenzare dall'11 Settembre. Non è un caso che 'Follie di Brooklyn', libro del 2005, si chiuda proprio il giorno dell'attacco. E non è un caso, a maggior ragione, che un altro romanzo, 'Uomo nel buio' del 2008, tocchi più da vicino la tragedia che ha investito il suo Paese. Al centro della storia c'è August Brill. Ha 72 anni, vive nel Vermont. Si sta rimettendo da un grave incidente d'auto. Nelle notti d'insonnia, sdraiato nel buio, immagina un'America dilaniata da un'ipotetica guerra civile scoppiata nel 2000 durante la prima elezione di Bush e nella quale l'attentato dell'11 settembre non è mai avvenuto. (di Carlo Roma) 

11 set 2026

'Il filo di Arianna', alla mostra di Venezia la pellicola che racconta il cancro al rene

(Adnkronos) - In Italia vivono oltre 154mila uomini e donne con una diagnosi di tumore del rene. È una forma di cancro molto insidiosa, difficile da diagnosticare precocemente e con un forte impatto sulla vita dei pazienti e dei caregiver. A loro è dedicato il documentario 'Il filo di Arianna', di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotto da Telomero Produzioni, con il patrocinio di Anture-Associazione nazionale tumore del rene e il contributo non condizionante di Ipsen. È un’opera incentrata sul viaggio umano e scientifico di pazienti, caregiver e medici che ogni giorno, in modo diverso, affrontano questa neoplasia. A guidare lo spettatore in questo racconto intimo sono il volto e la voce dell’attrice Giuliana De Sio. La pellicola - informa una nota - è stata presentata ieri in occasione della 83esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia all'interno della rassegna 'Venezia26' di Giffoni Innovation Hub.  

Il racconto intende rileggere l'esperienza oncologica con una metafora: la diagnosi del carcinoma renale coincide con l'ingresso in un labirinto. Un luogo fitto e sconosciuto in cui le coordinate personali si azzerano e subentra la paura. Nel percorso dalla diagnosi alla cura il paziente e la sua famiglia devono attingere a risorse interiori profonde per non perdersi, trovare un nuovo equilibrio. Lungo questo cammino tortuoso emergono però degli alleati fondamentali: l'équipe medica e la ricerca scientifica, che assumono le sembianze del leggendario 'filo', l'unica vera guida per ritrovare la strada verso l'uscita. Dopo la prima visione su La7, il documentario è ora disponibile su Amazon Prime Video. 

Il documentario si arricchisce dei pareri scientifici di due specialisti, che evidenziano l'evoluzione terapeutica e l'approccio olistico essenziale nel trattamento della malattia. "Oggi lo scenario, nella gestione del cancro del rene, è profondamente cambiato grazie alla ricerca scientifica e all'innovazione terapeutica", afferma Andrea Necchi, direttore del Programma strategico di Ricerca oncologica nei tumori dell'apparato genitourinario dell'Irccs ospedale San Raffaele e professore associato di Oncologia medica dell'università Vita-Salute San Raffaele. "La svolta è stata ottenuta grazie all'introduzione dei farmaci a bersaglio molecolare e dell'immunoterapia. Questi trattamenti rappresentano quel 'filo di Arianna' che ci permette di offrire risposte concrete anche nelle fasi più avanzate. Abbiamo ridisegnato l'aspettativa di vita in una malattia per la quale le terapie 'tradizionali' si sono rivelate poco efficaci", sottolinea l'esperto. "Poter garantire una lunga sopravvivenza è importante quanto una solida alleanza terapeutica", aggiunge Giuseppe Procopio, direttore della Struttura di Oncologia medica genitourinaria e del Programma Prostata della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano. "È fondamentale aprirsi all'ascolto reciproco per migliorare il rapporto medico-paziente affinché si raggiunga la migliore qualità di vita possibile durante il percorso di cura. Curare - precisa - non può significare solo prolungare la sopravvivenza di una persona. Vuol dire anche preservarne la dignità, il benessere psico-fisico per ritornare a una tranquilla quotidianità".  

Accanto alle figure dei clinici, emerge il ruolo insostituibile del network associativo, un impegno costante nello sforzo comune di non lasciare soli pazienti e caregiver. "Entrare nel labirinto fa paura, ma scoprire che qualcuno lo ha già attraversato prima di te cambia tutto - osserva Tonia Cinquegrana, presidente di Anture - La nostra realtà nasce per essere quel nodo che tiene stretto il filo della condivisione. Facendo rete abbattiamo il senso di solitudine e aiutiamo chi riceve la diagnosi a trovare la propria strategia di adattamento, trasformando lo smarrimento individuale nella forza della comunità".  

Raccontano Donatella Romani e Roberto Amato, autori del documentario: "Accostarsi ai racconti dei protagonisti è stato un privilegio che ci ha regalato emozioni fortissime. Condividere queste storie alla Mostra del cinema di Venezia risponde a una duplice necessità. Da un lato, donare coraggio e speranza a chi si trova ad affrontare lo stesso percorso oncologico. Dall'altro, sottolineare quanto sia vitale sostenere la ricerca perché è la scienza a tessere quel 'filo di Arianna' che trasforma la paura del labirinto in una concreta prospettiva di gestione della malattia con una buona qualità di vita". 

"Per Ipsen, innovare significa generare un impatto positivo che va oltre lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche - conclude Irina Zotova, presidente e amministratore delegato di Ipsen Italia - Significa ascoltare, comprendere e contribuire a costruire una maggiore consapevolezza attorno ai bisogni delle persone. Sostenendo questa iniziativa, e valorizzando la forza narrativa del cinema nel contesto unico di Venezia, vogliamo portare all'attenzione pubblica l'esperienza di chi convive con il tumore del rene e riaffermare il nostro impegno nel promuovere una cultura della salute fondata su conoscenza, empatia e fiducia nel progresso scientifico". 

11 set 2026

Ai, Anelli (Fnomceo): "Algoritmi non possono capire il disagio del paziente"

(Adnkronos) - "Gli algoritmi possono esprimere con precisione l'assemblaggio dei sintomi e possono anche rivelare una diagnosi, ma non potranno mai capire il disagio di una persona e da dove la malattia nasce. Questa relazione straordinaria tra medico e cittadino, che si chiama fiducia, non può esserci con una macchina". Così Filippo Anelli, presidente di Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), intervenendo oggi a Roma alla presentazione del volume 'Etica e atto medico. Riflessioni e proposte', a cura di Francesca Gambetti, e del parallelo 'Documento Atto medico' promosso dalla Commissione interna dell'Omceo (Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri) capitolino.  

L'obiettivo di questi due testi è definire i confini e l'identità della professione medica di fronte alla rivoluzione digitale, alle crisi globali e a sistemi sanitari sempre più complessi. "La definizione dell'atto medico consentirebbe ai cittadini di comprendere ancora meglio i loro bisogni - continua Anelli - Quando ci si ammala la prima domanda è a chi rivolgersi, e il pensiero va subito al medico. Nella definizione di ciò che il medico può fare è racchiuso l'intero atto medico che, oltre alla dimensione clinica, possiede un valore relazionale, comunitario e democratico. È nella relazione con il paziente - rimarca Anelli - che si realizza la promessa del medico di mettere le proprie conoscenze al servizio del bene della persona. Ma c'è anche una dimensione comunitaria, perché la tutela della salute riguarda l'intera collettività, e una democratica, che permette a ogni cittadino di decidere sulla propria salute con piena consapevolezza". 

11 set 2026

Kefir superfood o moda del momento? Bassetti: "Ecco cosa dice davvero la scienza"

(Adnkronos) - Kefir superfood o ennesima mania del momento? "Negli ultimi anni sembra che sia diventato la soluzione per tutto: microbiota, intestino, infiammazione, glicemia, difese immunitarie. Ma cosa dice davvero la scienza?". Prova a fare chiarezza sugli studi Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova. "Il kefir è semplicemente un latte fermentato, ricco di batteri e lieviti - evidenzia in un post social - Ed è sicuramente un alimento interessante", ma "miracoli no", precisa l'esperto, avvertendo che, come sempre, "alla fine probabilmente conta molto di più il quadro generale: alimentazione varia, fibre, frutta e verdura, legumi, attività fisica e stile di vita".  

"Le prove nell'uomo suggeriscono", per quanto riguarda il microbiota intestinale, che il kefir "può modificarne in parte la composizione, ma gli studi umani sono ancora pochi e molto eterogenei". Sul fronte della glicemia/insulino-resistenza, "c'è un segnale interessante - spiega l'infettivologo - Una metanalisi del 2025 su 24 studi interventistici ha trovato una riduzione della glicemia a digiuno, ma bassa evidenza", precisa. Su "colesterolo e peso bisogna ridimensionare". Sui "disturbi gastrointestinali non abbiamo prove sufficienti per dire che il kefir 'riequilibra l'intestino' in modo generale. Digestione del lattosio: essendo fermentato, può essere meglio tollerato del latte da alcune persone. Una revisione sistematica degli studi randomizzati sul kefir ha incluso 16 studi e ha concluso che le prove erano ancora insufficienti per raccomandarlo come trattamento o prevenzione di specifiche condizioni".  

In definitiva, quindi, conclude Bassetti, le evidenze "non sono ancora abbastanza solide per chiamarlo 'superfood' o attribuirgli tutti i benefici che si leggono online". Il messaggio è: "Se ti piace, lo tolleri e scegli un kefir naturale senza tonnellate di zuccheri aggiunti, può essere un ottimo alimento da inserire nella dieta. Se invece non lo bevi, non stai perdendo un elisir di lunga vita. E soprattutto: non confondiamo" l'affermazione secondo cui "'può avere un effetto sul microbiota' con 'fa bene sicuramente alla salute'. Il microbiota è importante. Ma la nutrizione non si riduce un singolo alimento. E c'è una cosa interessante: lo yogurt normale è probabilmente molto meno 'glamour', ma ha anch'esso una solida tradizione di prove sui latticini fermentati. Non darei per scontato che il kefir sia magicamente superiore". Quindi "kefir sì. Miracoli no". 

11 set 2026

Nomina Bianchedi capodelegazione Nazionale, necessaria integrazione documenti per parere Anac: esame in corso

11 set 2026

Meloni e legge elettorale: "Centrosinistra poco credibile, cittadini potranno scegliere. Afd? Nessun parallelismo"

(Adnkronos) - Giorgia Meloni parla di legge elettorale, carburanti e Afd. Oggi, venerdì 11 settembre, la presidente del Consiglio è intervenuta a margine del festival del riso di Vercelli: "Se tutto continua come abbiamo visto nelle ultime ore gli italiani avranno la possibilità di scegliere la coalizione, il premier, il programma, il parlamentare quando vanno a votare nelle prossime elezioni politiche e io sono fiera che questo l'abbia fatto il centrodestra. Per quello che riguarda il centrosinistra mi pare francamente poco credibile che ci si dica che non è abbastanza, per esempio sulle preferenze, quando le preferenze mancano in questa nazione per l'elezione del Parlamento da oltre trent'anni e quando, non più di un mese fa, la sinistra festeggiava con lo champagne in aula per aver affossato l'emendamento che le introduceva”. 

“Quindi - ha proseguito Meloni - parlando di legge elettorale - il tema qui non è chi lo vuole di più, chi lo vuole di meno. Il tema qui è chi ha consentito che ci fosse. La scelta del parlamentare, le preferenze nella legge elettorale e chi invece non l'ha fatto. E lo ha fatto il centrodestra. E io sono contenta di questo”, ha chiosato il premier 

Meloni ha parlato anche del caro carburanti: “Per quello che riguarda le accise abbiamo prorogato per qualche altro giorno, stiamo lavorando, su un provvedimento che vorremmo più targettizzato verso i consumatori e i fruitori che hanno maggiormente bisogno. Vorremmo però anche un provvedimento facile, immediato per i cittadini, che non crei diciamo confusione, che è la parte più difficile di questo lavoro e che quindi ha richiesto qualche altro giorno, ma sono ottimista che i primi della settimana prossima o comunque massimo durante la settimana prossima arriveremo con il provvedimento”.  

Poi sul successo di Afd in Sassoni: "Penso che la democrazia vada rispettata e che l’errore che non dobbiamo fare è fare delle sovrapposizioni che non hanno molto senso tra quello che accade in un altro paese e quello che accade in Italia. La politica - ha osservato - non si schematizza, ogni Paese ha la sua storia, il suo quadro politico, le sue difficoltà, le sue priorità. I problemi cambiano, l’importante è che non facciamo le semplificazioni che ho sentito in questi giorni. Nessun parallelismo con l’Italia, perché in Germania c’è un governo di Grosse Koalition che mette insieme partiti di centrodestra e di centrosinistra. Sono soluzioni che, viste le difficoltà a dare una linea chiara su materie importanti per i cittadini, poi producono anche la crescita di questo genere di movimenti. Non è il caso italiano, in Italia c’è un governo di centrodestra, di destra che dà risposte anche sul tema dell’immigrazione su cui l’Afd si è affermata”. 

La questione Mps, invece, “ riguarda il mercato, il governo attualmente non ha ruolo”, ha detto Meloni riguardo il futuro dell’Istituto, precisando: "Posso dire poco. Posso invece dire molto sul passato, perché quando siamo arrivati al governo Mps era un problema, oggi è oggettivamente un gioiello che infatti è oggetto di molto interesse”. 

Un passaggio anche sull'agricoltura come settore strategico dell'economia italiana, una battaglia che Meloni porta avanti anche in Europa: "In Europa continuiamo a combattere la battaglia di garantire risorse adeguate al settore dell'agricoltura. Voi sapete che rispetto al prossimo bilancio europeo era stata fatta inizialmente dalla Commissione europea una proposta che tagliava i fondi alla Pac: abbiamo ripristinato con una battaglia italiana quei fondi, non perché non riteniamo che l'Europa, come oggi si discute, debba investire in competitività, ma perché pensiamo che non sarebbe intelligente considerare l'agricoltura alternativa alla competitività, proprio perché l'Europa e l'Italia competono soprattutto in agricoltura". Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo a Vercelli all'inaugurazione del Festival del Riso. 

"E non sarebbe intelligente - ha proseguito la premier - considerare la competitività della nostra agricoltura alternativa all'autonomia strategica, perché in un tempo nel quale noi siamo esposti su tutto, su quello che mangiamo non siamo ancora esposti e non vogliamo diventarlo. E quindi dobbiamo proteggere quello che abbiamo fatto bene e passare a fare meglio quello che invece ancora manca". 

 

11 set 2026

Ilary Blasi e Bastian Muller sposi il 13 settembre a Ravello: cosa si sa finora sul matrimonio 'top secret'

(Adnkronos) - Il conto alla rovescia è quasi terminato. Domenica 13 settembre Ilary Blasi e Bastian Muller pronunceranno il fatidico 'sì' nella splendida cornice di Villa Cimbrone, a Ravello, nel cuore della Costiera Amalfitana. Una location esclusiva e suggestiva, scelta per un matrimonio che si annuncia all’insegna del lusso e della massima riservatezza. Ma cosa sappiamo finora sulle nozze segrete? Ecco alcune curiosità. 

Villa Cimbrone sarà la cornice perfetta per le nozze. Si tratta di una delle strutture più esclusive e affascinanti d’Italia, da tempo scelta da volti noti dello spettacolo per eventi privati e matrimoni. A rendere ancora più speciale il luogo sono gli scenari e il panorama mozzafiato che si affaccia sulla Costiera. Secondo le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, la cerimonia dovrebbe svolgersi con rito civile a Palazzo Tolla, sede del Comune di Ravello. Su questo punto, tuttavia, resta un piccolo mistero. Il motivo? Non risultano prenotazioni relative ad altri matrimoni civili per la stessa giornata. Un dettaglio che alimenta ulteriormente la curiosità sul programma delle nozze. I festeggiamenti dovrebbero poi entrare nel vivo nel tardo pomeriggio, nella prestigiosa struttura che ospiterà il ricevimento. E la lista degli invitati? Sarà piuttosto ristretta: circa 80 persone tra familiari, amici e persone vicine alla coppia. Per una festa lontano dai riflettori.  

Poi, niente luna di miele tradizionale, almeno per il momento: gli impegni professionali di Ilary Blasi sono già fissati. Dal 17 settembre, la conduttrice sarà impegnata alla guida della nuova stagione del Grande Fratello Vip su Canale 5. 

 

Tra i residenti, al momento, pare però prevalere una certa indifferenza nei confronti dell’evento. A raccontarlo, con una buona dose di ironia, è stato un servizio trasmesso da 'La volta buona', il programma di Rai 1 condotto da Caterina Balivo, con alcune testimonianze raccolte dall'inviato sul posto. L’obiettivo era scoprire come Ravello si stesse preparando ad accogliere le nozze, ma tra la le risposte raccolte ce n’è stata una che ha conquistato il pubblico per la sua spontaneità. Alla domanda sul matrimonio di Ilary Blasi, una signora del posto ha liquidato l’argomento con poche parole: "Che me ne frega a me". Una battuta diventata presto virale sui social e che, con la sua schiettezza, ha offerto un curioso contrappunto all’attesa mediatica che circonda il matrimonio.  

In attesa delle nozze, c'è un'altra curiosità. A pochi giorni dalla firma ufficiale del divorzio da Francesco Totti, Ilary Blasi ha deciso di mettere in vendita la villa all’Eur mostrata nella serie Netflix 'Unica'. Quella dove vivevano i suoi genitori Daniela e Roberto. L’annuncio è stato pubblicato l’11 agosto e l’immobile risulta ancora disponibile. 

La villetta, molto lussuosa e da circa 330 metri quadri, era comparsa nella prima stagione di 'Unica', quando la madre Daniela aveva permesso alla troupe di Netflix di entrare nell’abitazione per realizzare un’intervista insieme alla figlia. Le telecamere avevano mostrato alcuni degli interni, tra cui il salone e la cucina, dando al pubblico un assaggio dell'arredamento. 

11 set 2026

Giornata mondiale sepsi, Zerocalcare-anestesisti 'riconoscerla subito può salvare una vita'

(Adnkronos) - In vista della Giornata mondiale della sepsi, il 13 settembre, la Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva (Siaarti) lancia due iniziative dedicate alla sensibilizzazione della popolazione: una vignetta inedita firmata da Zerocalcare e una survey per misurare quanto i cittadini conoscono la sepsi.  

La sepsi resta una priorità sanitaria globale: nel mondo - spiegano dalla Siaarti - si stimano circa 47-50 milioni di casi e 13 milioni di decessi ogni anno. Sul tema sono state pubblicate quest’anno anche le nuove linee guida internazionali Surviving sepsis Compaign 2026, pubblicate da Society of critical care medicine ed European society of intensive care medicine. In Europa - informa una nota Siaarti - la sepsi colpisce circa 377 persone ogni 100.000 abitanti l'anno, più dell'infarto del miocardio e dell'ictus cerebrale, ma resta molto meno conosciuta di queste due emergenze. 

"Anche in Italia i numeri restano importanti: si stimano circa 250.000 casi di sepsi ogni anno, con 50.000-70.000 decessi. Circa la metà dei sopravvissuti sviluppa inoltre una sindrome post-sepsi, con conseguenze che possono durare mesi o anni. La sepsi è una condizione tempo-dipendente, come l’infarto o l’ictus: nello shock settico, la sua forma più grave, ogni ora di ritardo nella terapia mirata riduce le probabilità di sopravvivenza del 7-8% - dichiara la presidente Siaarti, Elena Bignami -. Riconoscere rapidamente la sepsi e intervenire subito può fare la differenza. Eppure resta ancora molto meno conosciuta di altre emergenze sanitarie. Per questo sensibilizzare cittadini e professionisti sanitari resta una priorità per Siaarti".  

 

Su questi temi - si legge nella nota - Siaarti ha pubblicato negli ultimi anni due documenti di riferimento per la pratica clinica: le 'Buone pratiche cliniche' sul ruolo dei biomarcatori nella gestione del paziente con sepsi e le Linee guida, elaborate con altre società scientifiche e pubblicate nel Sistema nazionale Linee guida dell'Iss, sul management della sepsi e dello shock settico nel paziente adulto. Per il World Sepsis Day 2026 Siaarti presenta una vignetta inedita firmata da Zerocalcare, realizzata in esclusiva per la Società. Nella vignetta, Zerocalcare affronta il tema del tempo nella sepsi e il rischio di rimandare la richiesta di assistenza medica. La sensibilizzazione della popolazione sulla sepsi è un’attività che Siaarti porta avanti da anni. Lo scorso anno, in occasione del World Sepsis Day, la Società aveva coinvolto tre volti noti al grande pubblico, l'olimpionica Caterina Banti, l'attore Gian Marco Tavani e l'ambassador Honda Anna Scalabrin, per raccontare la sepsi con linguaggi diversi da quello clinico.  

"Lo scorso anno abbiamo scelto tre testimonial molto diversi tra loro proprio per raggiungere pubblici differenti con lo stesso messaggio. Quest'anno speriamo che la vignetta di Zerocalcare ci aiuti ad allargare ancora la platea, attraverso un linguaggio immediato e accessibile anche a chi non ha competenze sanitarie", spiega Silvia De Rosa, responsabile del Comitato di Comunicazione Siaarti. Non solo. Per l'occasione Siaarti invita la popolazione a partecipare alla survey "Conosci la sepsi?" (disponibile al link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfxFBKHVwEFsGJl5B_Kzhg198DOIsLhZ62ZOknS4clX_CIy7Q/viewform), nata da una collaborazione del Dipartimento di Scienze chirurgiche dell'Università di Torino con la Sezione infezioni e sepsi di Siaarti. Il questionario è anonimo, aperto a tutti i cittadini e richiede pochi minuti per la compilazione. L'obiettivo è fotografare il livello di conoscenza della sepsi nella popolazione italiana, con particolare attenzione ai segnali e ai principali rischi.  

La raccolta delle risposte, curata dall'Università di Torino, resterà aperta per tutto il mese di settembre. "Sappiamo poco di quanto le persone in Italia conoscano davvero la sepsi. Questa survey, realizzata insieme alla professoressa Giorgia Montrucchio dell'Università di Torino, ci darà un quadro concreto e aggiornato del livello di conoscenza della sepsi nella popolazione. I risultati serviranno a costruire campagne di sensibilizzazione più mirate, sia per i cittadini sia per i medici di famiglia", commenta Stefano Busani, responsabile della Sezione infezioni e sepsi Siaarti. 

 

La sepsi si verifica quando la risposta con cui l’organismo cerca di combattere un’infezione diventa anomala e incontrollata, fino a danneggiare i suoi stessi tessuti e organi. Può colpire chiunque, a qualsiasi età - avvertono gli anestesisti - ma i più esposti sono neonati, anziani, donne in gravidanza o nel post-partum e persone immunodepresse o con malattie croniche. I segnali da non sottovalutare sono febbre alta o temperatura corporea molto bassa, respiro accelerato, confusione o sonnolenza insolita, pelle fredda o a chiazze, urine scarse o assenti. Se si sospetta una sepsi, la raccomandazione è chiamare subito il 118 o recarsi al Pronto Soccorso, senza aspettare. 

Il tema mondiale di quest'anno, scelto dalla Global Sepsis Alliance, è Invest in Sepsis - Save Lives: un invito a investire nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nella cura della sepsi. Servono percorsi assistenziali condivisi, formazione continua per i professionisti sanitari e un’attenzione specifica al follow-up dei sopravvissuti. Siaarti - concldue la nota - "continuerà a lavorare su questi aspetti insieme alle altre società scientifiche e alle associazioni di cittadini e pazienti". 

11 set 2026

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