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M5S, il 'forziere' di Conte: nel 2025 conti a posto con 14 milioni liquidi

(Adnkronos) - Circa 14 milioni di euro di liquidi. Più di 3 milioni di euro dal 2xmille e altrettanti dalle 'donazioni' di parlamentari, consiglieri regionali e privati. Conti in attivo per il Movimento 5 stelle nel 2025, che chiude l'ultimo bilancio, quello al 31 dicembre 2025, con un "rilevante avanzo" di 2 milioni 513mila 854 euro. Giuseppe Conte può contare su un vero e proprio tesoretto che farebbe gola a chiunque in questi tempi di magra post abolizione del finanziamento pubblico ai partiti in vista delle prossime politiche. 

Numeri alla mano, i pentastellati hanno casse floride grazie ai 3 milioni 171mila 153 euro derivanti dall'Irpef e al contributo degli 'eletti' e cittadini comuni, stimato in 3 milioni 66mila 912 euro. L'avvocato di Volturala Appula dispone soprattutto di un partito molto liquido: 7 milioni 823mila 149 euro sul conto Intesa San Paolo dedicato alla gestione, altri 5 milioni 415mila 486 euro sul c/c delle 'devoluzioni', mentre 146mila 309 euro sono depositati in un conto PayPal; 243 euro e rotti risultano in contanti e, infine, 1391 euro disponobili su una prepagata. 

In particolare, la "somma di 5 milioni 415 mila 486 euro è costituita dalle restituzioni effettuate dai portavoce eletti, in conformità con quanto previsto dal regolamento relativo al trattamento economco degli eletti del Movimento''. Si tratta di ''risorse vincolate, riservate a iniziative di preminente interesse collettivo, sociale o pubblico, senza scopo di lucro, il cui impiego avviene previa deliberazione degli organismi competenti dell'Associazione''.  

Soddisfatto il tesoriere Claudio Cominardi, che nella sua relazione gestionale scrive: ''L'attivo patrimoniale è ulteriormente incrementato con l'aumentare delle disponibilità liquide, alimentate in particolare dall'ingente incasso del contributo statale derivante dal due per mille dell'Irpef''. Spulciando il rendiconto, spiccano i cosiddetti proventi della gestione caratteristica di 6 milioni 238mila 65 euro ''rappresentati in larga parte dalla contribuzione indiretta dello Stato a cui si aggiungono le 'donazioni' degli eletti di M5S e quelle ''dei privati cittadini, ovvero persone fisiche iscritte nelle liste elettorali, ammesse al pieno esercizio del diritto di voto''. Nel dettaglio, le contribuzioni da persone fisiche (versate da senatori deputati consiglieri regionali e privati') sono composte da due voci: quelle 'per spese di gestione' pari a 2 milioni 498 mila 112 euro e quelle 'per devoluzioni' di 568 mila 800 euro, per un totale di 3 milioni 66 mila 912 euro. Una particolarità: il movimento contiano non registra a bilancio nessun 'finanziamento' da parte delle cosiddette persone giuridiche, ovvero società e aziende. 

Gli 'oneri' della stessa gestione, invece, ammontano a 4 milioni 123mila 382 euro, "rappresentati'' per lo più dalle ''spese per acquisto di beni (87mila 592 euro) e servizi (quasi un milione di euro), per l'utilizzo di beni di terzi (944 mila 031 euro), per il personale dipendente e i collaboratori (oltre 300 mila euro), nonchè per le quote di ammortamento''. Nell'arco del 2025 I Cinque stelle hanno sborsato 1 milione 80 mila euro, di cui 370 mila investiti solo in Campania dove alle ultime regionali ha vinto come governatore il pentastellato Roberto Fico (250mila euro sono stati assegnati al Comitato e 120mila al candidato). Tra i parlamentari che hanno contribuito alla causa Conte ha versato 30mila euro. Se il ''totale dell'attivo'', dunque, ''è aumentato rispetto al 2024, passando da 15 milioni 789 mila 278 euro a 18 milioni 358 mila 607 euro'', grazie ''principalmente all'aumento delle disponibilità liquide'', anche il 'passivo totale'' del Movimento "è aumentato rispetto all'anno precedente passando da 15 milioni 789 278 euro a 18 milioni 358 mila 607 euro" mentre la voce 'debiti' raggiunge quota 1 milione 183mila 424 euro.  

  

13 lug 2026

Beatrice Venezi: "Atreju uno sbaglio. Fenice? Fossi stata di sinistra non sarei stata attaccata"

(Adnkronos) - “Non tornerei ad Atreju”, “il Sovrintendente non ha preparato il terreno per il mio arrivo ma un contratto c’era eccome”, “il ministro Giuli in sette mesi non ha detto una parola in mia difesa” e “non ho le prove, ma risulterebbe che il comunicato del mio licenziamento sia partito proprio dal ministero” sono solo alcuni dei passaggi più forti dell’intervista che Beatrice Venezi, che non fa mai il nome di Colabianchi, ha concesso oggi a Hoara Borselli per il suo podcast Sette Vite.  

“Non solo ho dichiarato simpatia per la Meloni, ma anche il fatto di non aver dichiarato la mia simpatia per il solito circoletto è sicuramente stato un motivo di svantaggio e, onestamente, non risalirei sul palco di Atreju” dice Beatrice Venezi a Hoara Borselli, aggiungendo anche che sconsiglierebbe ad altri di farlo “perché ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende”.  

“Se fossi stata di sinistra sicuramente non sarei stata attaccata dai sindacati della Fenice – continua Venezi in un altro passaggio -. La Fondazione aveva bisogno di presentare una faccia nuova, avevano scelto la mia, ma sono stata usata. Quando i lavoratori della Fenice hanno cominciato a manifestare contro di me, una lavoratrice come loro, con ripetute letture di volantini anche sul palco, mi chiedo come mai non ci sia stato nessun richiamo da parte del Sovrintendente, che evidentemente aveva avallato che fossero letti”. 

“Il Sovrintendente non ha fatto nulla per preparare il terreno circa il mio arrivo alla Fenice, incontrando le varie componenti del teatro. C’è stata una mancanza in tal senso, non so se voluta da parte del Sovrintendente. Tutto questo non è stato fatto e tutto ha preso una motivazione politica”. “La mia intervista è stato solo il pretesto che hanno voluto usare per licenziarmi - continua in un altro passaggio la direttrice Venezi -. Se il problema fosse stato davvero quella mia dichiarazione in quell’intervista mi sarei aspettata una chiamata per dire ‘rettifica, spiega meglio’, invece nessuno lo ha fatto”. 

In un altro passaggio Venezi tira in ballo direttamente il ministro della cultura Giuli. “Da quel che mi riferiscono, ma specifico che non ne ho le prove, pare che il comunicato del mio licenziamento sia partito dal ministero e non direttamente dalla Fenice” dice Venezi che attribuisce il mancato appoggio di Giuli alle sue esternazioni a supporto del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco sul padiglione russo “che possono non essere piaciute a Giuli”. Il quale Giuli “non ha fatto nulla in sette mesi” precisa Venezi. “Non ho avuto alcuna forma di tutela da parte della Fondazione, ma anche il ministero non è mai intervenuto nei miei confronti. Se fossi stato il ministro mi sarei mosso in qualche modo per capire che stava succedendo a Venezia, invece in sette mesi il ministro non ci ha mai messo la faccia e io non l’ho mai sentito”.  

“Perché non mi sono dimessa prima? Perché tutti mi chiedevano di rimanere, a partire dal sindaco Brugnaro. Tutti mi dicevano: no, devi resistere. Salvo poi essere lasciata in mezzo al guado” racconta Venezi che poi ha rivelato di non aver più risposto “apposta” alle telefonate di solidarietà una volta licenziata “perché era troppo tardi”. Venezi torna poi sulla questione del contratto smentendo il Sovrintendente della Fenice che ha più volte dichiarato che non è mai stato formalmente firmato.  

“Se non avesse mai firmato un contratto, sarebbe bastato salire sul palco e dire ai lavoratori della Fenice ‘ok, non se ne fa più niente’ e invece la mia nomina è stata anche ratificata dal Consiglio di indirizzo e su cosa, su un non contratto?”. Venezi per la causa contro la Fenice ha assoldato tre avvocati: “un giuslavorista, uno per il civile e uno per il penale, perché c’è stato del mobbing mediatico. Ho una rassegna stampa di 2000 pagine, 100 pagine al giorno di gogna mediatica per sette mesi filati. E mi sembra giusto che chi si macchia di certe colpe debba pagare, e ciò vale anche per la politica” conclude Venezi.  

 

13 lug 2026

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13 lug 2026

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13 lug 2026

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13 lug 2026

Salvini: "Russia minaccia per l'Europa? No, minaccia è immigrazione clandestina"

(Adnkronos) - La Russia è una minaccia per l'Europa? "No. Penso che la minaccia che i cittadini italiani quotidianamente affrontano sia quella dell'immigrazione illegale e clandestina, soprattutto di matrice estremista islamica". Così, in un'intervista al Tg3, il ministro, vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini. 

 

 

Vannacci dentro o fuori dalla colaizione? "Per il momento si chiama fuori, quindi quelli che sono i miei desideri conta zero", ha detto ancora rispondendo alla domanda se desideri Futuro nazionale dentro o fuori dalla coalizione di centrodestra. 

"Per il momento loro si stanno chiamando fuori, continuando a votare contro il governo, a votare insieme al Pd e ai 5 stelle, ad esempio sul piano casa". 

 

Quindi la risposta alla domanda sui sondaggi: "Ci danno in calo da sempre e poi vinciamo le elezioni, quindi mi allungano la vita questi sondaggi qua!". 

 

 

"Io sono sempre stato eletto sia al comune di Milano sia in Europa con le preferenze, per quello che mi riguarda non sarebbe un problema", ha detto a proposito dell'emendamento sulle preferenze nella nuova legge elettorale. 

 

 

"Abbiamo degli interventi sul patto di migrazione da seguire in commissione, quindi non penso che riuscirà a andare da nessuna parte del mondo. Poi se il governo italiano manderà qualcun altro non lo so", ha poi detto il leader della Lega a proposito della partecipazione del sottosegretario Nicola Molteni al vertice organizzato da Marco Rubio contro il "terrorismo rosso". 

 

13 lug 2026

Fs, si apre l'era Strisciuglio: nominato Ad con mandato triennale

(Adnkronos) - Si chiude l’era Donnarumma, si apre l’era Strisciuglio. Oggi l’assemblea di Ferrovie dello Stato Italiane – di cui il Mef è azionista unico – ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-2028, confermando alla presidenza Tommaso Tanzilli. Il Cda rinnovato, composto, oltre che da Tanzilli, da Gianpiero Strisciuglio, Pietro Bracco, Franco Fenoglio, Silvia Marzot, Loredana Ricciotti e Daniela Rota, ha a sua volta seguito l’indicazione dell’assemblea, nominando Strisciuglio come amministratore delegato e direttore generale. Il nome non è una sorpresa: da giorni si rincorrevano le voci della scalata dell’ormai ex numero uno di Trenitalia ai vertici di Fs, e lo stesso ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, aveva confermato che sarebbe stata garantita la continuità attraverso una “risorsa interna”.  

Strisciuglio – 50 anni, ingegnere, barese – vanta, effettivamente, una carriera tutta dentro il gruppo, dove è entrato nel 2002, cioè venticinque anni fa; lo avrebbe ricordato lui stesso, commuovendosi, nel suo primo intervento in Cda, raccontano fonti presenti alla riunione. Subito dopo la nomina, l’incontro con Salvini, che è andato di persona nella sede centrale, a piazza della Croce Rossa a Roma, per incontrare l’Ad. “Congratulazioni e buon lavoro a Gianpiero Strisciuglio. Il fatto che sia un ferroviere da oltre 25 anni, cresciuto professionalmente all’interno del gruppo, rappresenta un valore importante per affrontare con competenza, passione e conoscenza del settore le sfide che attendono Ferrovie dello Stato. Lavoriamo insieme per un’Italia più moderna e più connessa”, ha sottolineato il vicepremier. 

Al timone delle Ferrovie, quindi, torna effettivamente un ferroviere, e ci torna con un mandato triennale. Non una soluzione ‘ponte’ quindi (come pure si era ventilato nelle settimane precedenti) ma un mandato pieno, che dà al manager la possibilità di tracciare una rotta strategica, oltre a gestire le questioni contingenti. E che, soprattutto, permette al governo di ‘blindare’ Fs prima delle elezioni previste per il 2027.  

Rimane, invece, l’attesa per le nomine dei vertici di Trenitalia e Rfi: la partita è aperta e potrebbe avere tempi più distesi. La nomina delle controllate quindi sarà il primo dei dossier più urgenti che il nuovo Ad – nominato anche direttore generale, con deleghe e poteri in continuità con quelli del predecessore – dovrà affrontare. Secondo indiscrezioni di stampa, per Trenitalia corre Sabrina De Filippis, oggi alla guida di Fs Logistix, insieme ad altri papabili, tra cui Domenico Scida, ora direttore tecnico, e Simone Gorini, responsabile dell'Alta velocità, mentre per Rfi l'ipotesi più accreditata sembra essere quella della conferma di Aldo Isi. 

C’è poi, naturalmente, il dossier viabilità. I numeri restituiscono una fotografia positiva: nel 2026 si conferma infatti la tenuta del sistema, con l’Alta Velocità che registra una puntualità in aumento del 79,6%, gli Intercity in crescita all’87,7%, i regionali che restano stabili rispetto al 91,1% del 2020. Eppure, gli ultimi mesi del mandato di Donnarumma sono stati inevitabilmente segnati dal dibattito pubblico sui frequenti disservizi sulla rete ferroviaria, i ritardi registrati soprattutto sulle linee dell'Av e i disagi provocati dall'intenso programma di ammodernamento dell'infrastruttura. Attualmente, infatti, si contano circa 1300 cantieri aperti sulla rete, a cui si somma un numero maggiore di treni in circolazione: oggi il sistema ferroviario arriva a sfiorare quota 10mila convogli quotidiani. Le interruzioni del servizio e le ripercussioni sulla circolazione hanno alimentato le critiche delle opposizioni e delle associazioni dei consumatori, mentre il governo ha più volte rivendicato la necessità dei lavori per rispettare il cronoprogramma degli investimenti. Poco prima di dimettersi, infatti, Donnarumma e i vertici delle controllate erano stati convocati al Mit per presentare un piano d’azione per la gestione dei flussi estivi (che rimane attivo per i mesi a venire). Sul fronte del Pnrr, il gruppo ha raggiunto i 20 miliardi di spesa, con l'obiettivo di impegnare l'intero ammontare, pari a 25 miliardi, entro fine estate. Strisciuglio però dovrà fare i conti con la necessità – evidenziata da Donnarumma – di una pianificazione finanziaria che superi il 2026, dal momento che numerosi cantieri nevralgici, già avviati, termineranno dopo la scadenza del Piano. 

Strisciuglio comunque, come detto, ha un’esperienza solida nel mondo delle ferrovie. Entrato nel 2002, dal 2013 al 2014 è stato Responsabile di Pianificazione e Sviluppo Servizi di Rete Ferroviaria Italiana, dal 2014 al 2017, sempre in Rfi, ha rivestito il ruolo di direttore commerciale ed esercizio; poi dal 2017 al 2018 è stato responsabile della divisione passeggeri long haul in Trenitalia e dal 2018 all’aprile 2022 ha ricoperto il ruolo di director of strategy, industrial planning, innovation&sustainability in Mercitalia Logistics. Nell’aprile 2022 è stato nominato ad e dg di Mercitalia Logistics (ora Fs Logistix), incarico che ha conservato fino a maggio 2023, quando è arrivato ai vertici di Rfi, centrando il suo mandato sull’attuazione degli interventi del Piano Pnrr per l’ammodernamento della rete ferroviaria. Da marzo 2025 a luglio 2026 ha ricoperto l’incarico di amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia, focalizzando il proprio mandato sull’innovazione e sul potenziamento della flotta, in particolare con il lancio del Frecciarossa 1000 di nuova generazione. Attualmente è presidente Agens, l’agenzia confederale dei trasporti e servizi aderente a Confindustria, Presidente Cifi il collegio ingegneri ferroviari italiani e vicepresidente di Federturismo Confindustria. 

Tommaso Tanzilli, confermato alla presidenza, ricopre l’incarico di presidente di Ferrovie dello Stato Italiane dal giugno 2024. In precedenza, è stato componente del consiglio di amministrazione e presidente del Comitato per la governance, le nomine e la remunerazione. Fino al 2024 è stato direttore generale di Federalberghi Lazio, ruolo che ha assunto dopo esserne stato vicedirettore generale dal 2003 al 2006. Dal 2005 al 2024 è stato anche amministratore delegato della società di servizi Promoroma Hotel Service. È presidente dell’Ente Bilaterale del Turismo del Lazio (di Martina Regis). 

13 lug 2026

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13 lug 2026

Incendi, Vigili del fuoco al lavoro dal Piemonte al Sud: "Bruciati +15% ettari rispetto a scorso anno"

(Adnkronos) - Vigili del fuoco in azione dal Piemonte al Sud per fare fronte all'emergenza incendi - solo oggi sono già 260 gli interventi per roghi di vegetazione - con dati che quest'anno segnano già un aumento degli ettari bruciati rispetto allo scorso anno. "Rispetto alla superficie bruciata il dato è in aumento, secondo la nostra rilevazione media, almeno del 10-15%. Il caldo non aiuta, ma ciò che incide di più sono i lunghi periodi di siccità e le condizioni di vento intenso", sottolinea all'Adnkronos Lorenzo Elia, vicario del direttore centrale per l'Emergenza e il Soccorso tecnico del Dipartimento dei Vigili del fuoco.  

Attualmente in Piemonte "c'è un impiego importante di mezzi aerei che consentono di intervenire in zone molto impervie e montuose, difficilmente raggiungibili dalle squadre a terra. Gli incendi sono contenuti, si sta evitando una propagazione, sono sotto controllo", prosegue Elia aggiungendo che si sta lavorando anche "in Puglia, Sicilia, Calabria, Campania". Per evitare il verificarsi di incendi ci vuole "una gestione del territorio, a cominciare dal sottobosco, molto più attenta da parte degli enti che ne hanno la competenza. Le zone dove si fanno scampagnate, le aree in prossimità di case o abitazioni vicino alle zone boscate dovrebbero essere le più attenzionate perché c'è più presenza antropica e quindi aumenta maggiormente il rischio di comportamenti non corretti. E' importante tenere puliti i bordi delle strade perché molto spesso gli incendi partono dal ciglio della strada, dove magari ci sono immondizia o sterpaglie, e basta un mozzicone di sigaretta buttato dal finestrino a causare le fiamme". Anche i singoli cittadini possono fare la propria parte tenendo puliti i loro terreni e le loro proprietà.  

Quanto invece ai comportamenti da adottare o evitare per mettersi in pericolo, Elia ricorda le notizie di roghi e vittime che arrivano dall'Andalusia dove automobilisti sono rimasti intrappolati nelle loro auto. "L'importante in queste circostanze è seguire, per quanto possibile, le indicazioni delle autorità locali preposte alla gestione di queste situazioni particolarmente gravi - raccomanda il vicario del direttore centrale per l'Emergenza e Soccorso tecnico del Dipartimento dei Vigili del fuoco - Bisogna fare in modo di avere il vento alle spalle e il fuoco che vada nella direzione opposta rispetto a quella verso cui ci si sta indirizzando". "Bisogna evitare di pensare ai beni personali, che sia l'auto o la casa: non bisogna esporsi a rischi particolari se non si hanno a disposizione gli strumenti necessari - continua - Bisogna innanzitutto allontanarsi dalla zona di pericolo, andando contro vento e lasciandosi il fuoco alle spalle". Elia ricorda che il dipartimento di Protezione civile giornalmente emana dei bollettini legati al rischio di incendio o ai rischi naturali in genere: "Bisogna vedere le previsioni e se ci si trova in una zona di quel tipo bisogna prestare la massima attenzione alle indicazioni fornite dalle autorità locali", conclude. 

13 lug 2026

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