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'Fashion & Talents', a piazza di Spagna VIII sfilata-evento di ECampus e Accademia del Lusso

(Adnkronos) - I riflettori di Piazza di Spagna si accendono di nuovo per illuminare il talento dei giovani stilisti. Mercoledì 16 settembre Roma accoglierà l’ottava edizione di 'Fashion & Talents', appuntamento promosso da Università eCampus e Accademia del Lusso, con il patrocinio dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale. In passerella sfileranno le creazioni degli studenti di Fashion Design di Accademia del Lusso e i lavori creativi di giovani stilisti provenienti dalla Cina, rappresentata da due prestigiose istituzioni accademiche: la Guangzhou Xinhua University, una delle accademie nazionali di Belle Arti più rinomate, e la Chengdu University of Light Industry, università multidisciplinare di riferimento per coloro che vogliono studiare moda. L’evento di quest'anno rinnova l’impegno dell’Accademia del Lusso nei confronti dei temi sociali con il sostegno alla onlus “Mai più Vittima”, organizzazione di volontariato attiva nel supporto psicologico e legale alle donne vittime di violenza di genere, nella tutela dei minori e nella prevenzione del bullismo nelle scuole attraverso programmi d'ascolto e sensibilizzazione. 

“Fashion & Talents - spiega Laura Gramigna, direttrice di Accademia del Lusso Roma - nasce dal desiderio di mettere in primo piano la creatività delle nuove generazioni e offrire una vetrina prestigiosa alle collezioni dei giovani studenti di fashion design più brillanti, promuovendo al contempo il valore di una formazione d’eccellenza, l’importanza dell’inclusione sociale e il dialogo fra il talento emergente e il sistema moda globale”. “Questa edizione di Fashion & Talents - aggiunge Enzo Siviero, rettore di eCampus - contiene tradizione e soprattutto innovazione. Recupera stilemi del passato e, valorizzando i talenti, li proietta verso il loro futuro, scoprendone le intrinseche capacità e offrendo loro un grande salto di qualità”. 

Il momento cruciale della serata, condotta da Eleonora Daniele, vedrà protagonisti i ragazzi di Accademia del Lusso che hanno lavorato sul progetto speciale, dedicato a Giuliano Fujiwara. Con la collezione Spring - Summer ‘27 gli studenti reinterpretano l’identità del brand attraverso una visione contemporanea, un percorso di ricerca dei codici distintivi della Maison che fonde sensibilità progettuale, sartorialità e sperimentazione. A testimonianza della continuità tra formazione e affermazione professionale, la serata ospiterà inoltre la sfilata “Genesi” del brand Chronos Corps, fondato dai giovani designer Matteo Cesarotti e Nicola Minotti. Ex studenti di Accademia del Lusso, i due creativi vantano già importanti successi internazionali, con presenze sulle passerelle in Giappone e la selezione negli showroom di Parigi. Un focus speciale sarà dedicato ai protagonisti del Final Work, gli studenti di Accademia del Lusso di Roma e Milano che presenteranno le proprie capsule collections. Nel corso della serata Accademia del Lusso attribuirà importanti borse di studio a due realtà del territorio: gli Istituti Superiori Paritari Aniene, che presentano un progetto dedicato a Valentino Garavani, maestro indiscusso dell'Alta Moda italiana, e il Liceo Artistico Statale Enzo Rossi, storica istituzione fondata nel 1967 dal pittore Enzo Rossi, impegnata nel supportare la creatività e la progettualità dei suoi studenti. 

11 set 2026

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11 set 2026

Da Don DeLillo a Paul Auster, l'attacco alle Torri Gemelle nei libri

(Adnkronos) - Un attacco senza precedenti agli Stati Uniti. L'11 Settembre del 2001 è stato un unicum nella storia degli Usa. Mai, prima di quella tragica mattina, il Paese è stato colpito con la potenza di fuoco sferrata da Al Qaida contro New York e il Pentagono. Un disastro che ha toccato la coscienza civile del popolo americano e non solo, suscitando anche una forte reazione militare, che ha interrogato scrittori e analisti, da Don De Lillo a Paul Auster, passando per John Updike. I quasi 3mila morti delle Torri Gemelle, crollate poco dopo l'impatto dei due aerei lanciati come missili sul World Trade Center, infatti, sono al centro di numerosi libri. Romanzi e saggi che - utilizzando chiavi di lettura diverse - hanno cercato di interpretare e capire una delle pagine più dolorose della lunga vicenda americana.  

Lo scrittore Don DeLillo affronta il trauma subito dai cittadini americani nel romanzo 'L'uomo che cade', pubblicato da Einaudi. Un libro in cui mette in scena la strana normalità di un terrorista che si prepara al martirio affiancandola alla solitudine in cui precipita la famiglia di un sopravvissuto al crollo delle Torri. Un racconto forte e duro. "Sono pagine di forza e controllo straordinari, il genio di DeLillo in tutta la sua grandezza. Leggendole, ricordatevi di respirare", ha avvertito la rivista britannica New Statesman.  

"C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". E' con questa frase - solo apparentemente rassicurante - che in qualche modo si apre 'Molto forte, incredibilmente vicino', il libro in cui Jonathan Safran Foer, ha descritto l'11 Settembre. Quel messaggio è l'ultimo che Oskar, un newyorkese di nove anni, riceve dal padre, morto nell'attacco alle Torri Gemelle. Tra gli oggetti del papà scomparso il ragazzino troverà una busta con un nome, Black, e una chiave. È a questi due elementi che il giovane si affiderà per riallacciare il rapporto troncato e compensare un vuoto che neppure la madre è capace a colmare. Com'è cambiata l'America dopo l'11 Settembre? Che effetti ha prodotto sulla sua storia? Queste le domande cui ha tentato di rispondere la scrittrice e saggista Joan Didion, autrice del saggio 'Idee fisse. L'America dopo l'11 settembre'. Un volume nel quale svela anzitutto la sua reazione personale al trauma collettivo ma in cui, soprattutto, analizza la risposta degli Stati Uniti: l'idea fissa della guerra al terrorismo dietro la quale - sostiene la Didion - si nascondono i principi del nazionalismo, dell'imperialismo e dell'interesse economico.  

Lo scrittore statunitense John Updike ha rielaborato, da parte sua, il dramma a stelle e strisce sia nelle ore successive al dramma, sia in modo più ragionato e articolato. Updike, infatti, pochi giorni dopo gli attentati rispose all'appello del settimanale 'The Yorker' che chiedeva agli scrittori la loro testimonianza rispondendo alla domanda: "Cosa può fare uno scrittore di fronte al massacro?'. Anni dopo Updike ritornò sull'argomento con un titolo eloquente, 'Terrorista', edito in Italia da Guanda. Al centro del racconto spicca la figura di Ahmad Mulloy, un diciottenne solitario che vive nel New Jersey. Un giovane che si avvicina al Corano e mano a mano viene plagiato dall'imam cui si affida. Plagiato al punto tale da concepire il progetto che deve porre fine ai suoi giorni: far saltare in aria il Lincoln Tunnel di New York.  

Un altro 'gigante' della letteratura statunitense contemporanea, Paul Auster, si è lasciato influenzare dall'11 Settembre. Non è un caso che 'Follie di Brooklyn', libro del 2005, si chiuda proprio il giorno dell'attacco. E non è un caso, a maggior ragione, che un altro romanzo, 'Uomo nel buio' del 2008, tocchi più da vicino la tragedia che ha investito il suo Paese. Al centro della storia c'è August Brill. Ha 72 anni, vive nel Vermont. Si sta rimettendo da un grave incidente d'auto. Nelle notti d'insonnia, sdraiato nel buio, immagina un'America dilaniata da un'ipotetica guerra civile scoppiata nel 2000 durante la prima elezione di Bush e nella quale l'attentato dell'11 settembre non è mai avvenuto. (di Carlo Roma) 

11 set 2026

'Il filo di Arianna', alla mostra di Venezia la pellicola che racconta il cancro al rene

(Adnkronos) - In Italia vivono oltre 154mila uomini e donne con una diagnosi di tumore del rene. È una forma di cancro molto insidiosa, difficile da diagnosticare precocemente e con un forte impatto sulla vita dei pazienti e dei caregiver. A loro è dedicato il documentario 'Il filo di Arianna', di Donatella Romani e Roberto Amato, prodotto da Telomero Produzioni, con il patrocinio di Anture-Associazione nazionale tumore del rene e il contributo non condizionante di Ipsen. È un’opera incentrata sul viaggio umano e scientifico di pazienti, caregiver e medici che ogni giorno, in modo diverso, affrontano questa neoplasia. A guidare lo spettatore in questo racconto intimo sono il volto e la voce dell’attrice Giuliana De Sio. La pellicola - informa una nota - è stata presentata ieri in occasione della 83esima Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia all'interno della rassegna 'Venezia26' di Giffoni Innovation Hub.  

Il racconto intende rileggere l'esperienza oncologica con una metafora: la diagnosi del carcinoma renale coincide con l'ingresso in un labirinto. Un luogo fitto e sconosciuto in cui le coordinate personali si azzerano e subentra la paura. Nel percorso dalla diagnosi alla cura il paziente e la sua famiglia devono attingere a risorse interiori profonde per non perdersi, trovare un nuovo equilibrio. Lungo questo cammino tortuoso emergono però degli alleati fondamentali: l'équipe medica e la ricerca scientifica, che assumono le sembianze del leggendario 'filo', l'unica vera guida per ritrovare la strada verso l'uscita. Dopo la prima visione su La7, il documentario è ora disponibile su Amazon Prime Video. 

Il documentario si arricchisce dei pareri scientifici di due specialisti, che evidenziano l'evoluzione terapeutica e l'approccio olistico essenziale nel trattamento della malattia. "Oggi lo scenario, nella gestione del cancro del rene, è profondamente cambiato grazie alla ricerca scientifica e all'innovazione terapeutica", afferma Andrea Necchi, direttore del Programma strategico di Ricerca oncologica nei tumori dell'apparato genitourinario dell'Irccs ospedale San Raffaele e professore associato di Oncologia medica dell'università Vita-Salute San Raffaele. "La svolta è stata ottenuta grazie all'introduzione dei farmaci a bersaglio molecolare e dell'immunoterapia. Questi trattamenti rappresentano quel 'filo di Arianna' che ci permette di offrire risposte concrete anche nelle fasi più avanzate. Abbiamo ridisegnato l'aspettativa di vita in una malattia per la quale le terapie 'tradizionali' si sono rivelate poco efficaci", sottolinea l'esperto. "Poter garantire una lunga sopravvivenza è importante quanto una solida alleanza terapeutica", aggiunge Giuseppe Procopio, direttore della Struttura di Oncologia medica genitourinaria e del Programma Prostata della Fondazione Irccs Istituto nazionale tumori di Milano. "È fondamentale aprirsi all'ascolto reciproco per migliorare il rapporto medico-paziente affinché si raggiunga la migliore qualità di vita possibile durante il percorso di cura. Curare - precisa - non può significare solo prolungare la sopravvivenza di una persona. Vuol dire anche preservarne la dignità, il benessere psico-fisico per ritornare a una tranquilla quotidianità".  

Accanto alle figure dei clinici, emerge il ruolo insostituibile del network associativo, un impegno costante nello sforzo comune di non lasciare soli pazienti e caregiver. "Entrare nel labirinto fa paura, ma scoprire che qualcuno lo ha già attraversato prima di te cambia tutto - osserva Tonia Cinquegrana, presidente di Anture - La nostra realtà nasce per essere quel nodo che tiene stretto il filo della condivisione. Facendo rete abbattiamo il senso di solitudine e aiutiamo chi riceve la diagnosi a trovare la propria strategia di adattamento, trasformando lo smarrimento individuale nella forza della comunità".  

Raccontano Donatella Romani e Roberto Amato, autori del documentario: "Accostarsi ai racconti dei protagonisti è stato un privilegio che ci ha regalato emozioni fortissime. Condividere queste storie alla Mostra del cinema di Venezia risponde a una duplice necessità. Da un lato, donare coraggio e speranza a chi si trova ad affrontare lo stesso percorso oncologico. Dall'altro, sottolineare quanto sia vitale sostenere la ricerca perché è la scienza a tessere quel 'filo di Arianna' che trasforma la paura del labirinto in una concreta prospettiva di gestione della malattia con una buona qualità di vita". 

"Per Ipsen, innovare significa generare un impatto positivo che va oltre lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche - conclude Irina Zotova, presidente e amministratore delegato di Ipsen Italia - Significa ascoltare, comprendere e contribuire a costruire una maggiore consapevolezza attorno ai bisogni delle persone. Sostenendo questa iniziativa, e valorizzando la forza narrativa del cinema nel contesto unico di Venezia, vogliamo portare all'attenzione pubblica l'esperienza di chi convive con il tumore del rene e riaffermare il nostro impegno nel promuovere una cultura della salute fondata su conoscenza, empatia e fiducia nel progresso scientifico". 

11 set 2026

Kefir superfood o moda del momento? Bassetti: "Ecco cosa dice davvero la scienza"

(Adnkronos) - Kefir superfood o ennesima mania del momento? "Negli ultimi anni sembra che sia diventato la soluzione per tutto: microbiota, intestino, infiammazione, glicemia, difese immunitarie. Ma cosa dice davvero la scienza?". Prova a fare chiarezza sugli studi Matteo Bassetti, direttore Malattie infettive dell'ospedale policlinico San Martino di Genova. "Il kefir è semplicemente un latte fermentato, ricco di batteri e lieviti - evidenzia in un post social - Ed è sicuramente un alimento interessante", ma "miracoli no", precisa l'esperto, avvertendo che, come sempre, "alla fine probabilmente conta molto di più il quadro generale: alimentazione varia, fibre, frutta e verdura, legumi, attività fisica e stile di vita".  

"Le prove nell'uomo suggeriscono", per quanto riguarda il microbiota intestinale, che il kefir "può modificarne in parte la composizione, ma gli studi umani sono ancora pochi e molto eterogenei". Sul fronte della glicemia/insulino-resistenza, "c'è un segnale interessante - spiega l'infettivologo - Una metanalisi del 2025 su 24 studi interventistici ha trovato una riduzione della glicemia a digiuno, ma bassa evidenza", precisa. Su "colesterolo e peso bisogna ridimensionare". Sui "disturbi gastrointestinali non abbiamo prove sufficienti per dire che il kefir 'riequilibra l'intestino' in modo generale. Digestione del lattosio: essendo fermentato, può essere meglio tollerato del latte da alcune persone. Una revisione sistematica degli studi randomizzati sul kefir ha incluso 16 studi e ha concluso che le prove erano ancora insufficienti per raccomandarlo come trattamento o prevenzione di specifiche condizioni".  

In definitiva, quindi, conclude Bassetti, le evidenze "non sono ancora abbastanza solide per chiamarlo 'superfood' o attribuirgli tutti i benefici che si leggono online". Il messaggio è: "Se ti piace, lo tolleri e scegli un kefir naturale senza tonnellate di zuccheri aggiunti, può essere un ottimo alimento da inserire nella dieta. Se invece non lo bevi, non stai perdendo un elisir di lunga vita. E soprattutto: non confondiamo" l'affermazione secondo cui "'può avere un effetto sul microbiota' con 'fa bene sicuramente alla salute'. Il microbiota è importante. Ma la nutrizione non si riduce un singolo alimento. E c'è una cosa interessante: lo yogurt normale è probabilmente molto meno 'glamour', ma ha anch'esso una solida tradizione di prove sui latticini fermentati. Non darei per scontato che il kefir sia magicamente superiore". Quindi "kefir sì. Miracoli no". 

11 set 2026

Ai, Anelli (Fnomceo): "Algoritmi non possono capire il disagio del paziente"

(Adnkronos) - "Gli algoritmi possono esprimere con precisione l'assemblaggio dei sintomi e possono anche rivelare una diagnosi, ma non potranno mai capire il disagio di una persona e da dove la malattia nasce. Questa relazione straordinaria tra medico e cittadino, che si chiama fiducia, non può esserci con una macchina". Così Filippo Anelli, presidente di Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), intervenendo oggi a Roma alla presentazione del volume 'Etica e atto medico. Riflessioni e proposte', a cura di Francesca Gambetti, e del parallelo 'Documento Atto medico' promosso dalla Commissione interna dell'Omceo (Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri) capitolino.  

L'obiettivo di questi due testi è definire i confini e l'identità della professione medica di fronte alla rivoluzione digitale, alle crisi globali e a sistemi sanitari sempre più complessi. "La definizione dell'atto medico consentirebbe ai cittadini di comprendere ancora meglio i loro bisogni - continua Anelli - Quando ci si ammala la prima domanda è a chi rivolgersi, e il pensiero va subito al medico. Nella definizione di ciò che il medico può fare è racchiuso l'intero atto medico che, oltre alla dimensione clinica, possiede un valore relazionale, comunitario e democratico. È nella relazione con il paziente - rimarca Anelli - che si realizza la promessa del medico di mettere le proprie conoscenze al servizio del bene della persona. Ma c'è anche una dimensione comunitaria, perché la tutela della salute riguarda l'intera collettività, e una democratica, che permette a ogni cittadino di decidere sulla propria salute con piena consapevolezza". 

11 set 2026

Nomina Bianchedi capodelegazione Nazionale, necessaria integrazione documenti per parere Anac: esame in corso

11 set 2026

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