Logo Il Foglio

Portaerei Lincoln, Hegseth nega condizioni difficili. La Uss Washington presto in Medio Oriente per sostituirla

(Adnkronos) - Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha ridimensionato le notizie sulle difficili condizioni a bordo della portaerei Uss Abraham Lincoln, impegnata in Medio Oriente e in mare da oltre 250 giorni, sostenendo che siano state "completamente travisate". "Ci assicuriamo che ogni nave, ogni membro dell'equipaggio e ogni comandante abbia tutto ciò che possiamo fornire in ogni singolo momento - ha dichiarato Hegseth durante una visita a Panama - Alcuni dispiegamenti sono più lunghi di altri e nutro per quei marinai più rispetto e gratitudine di chiunque altro. Quello che fanno in alto mare, in quelle condizioni difficili e con meno scali nei porti, è incredibile". 

Le dichiarazioni arrivano mentre il 'Wall Street Journal' rivela che gli Stati Uniti si preparano a inviare in Medio Oriente la portaerei Uss George Washington per sostituire proprio la Lincoln. Lo riferiscono al Wall Street Journal funzionari americani, precisando che l'avvicendamento rientra in un piano di rotazione già programmato prima delle recenti polemiche sulle condizioni a bordo della Lincoln. Partita a novembre per una missione nel Pacifico, la portaerei era stata dirottata in Medio Oriente a gennaio, partecipando alla campagna di bombardamenti dell'operazione Epic Fury e, successivamente, al blocco statunitense dei porti iraniani. 

I democratici al Congresso americano chiedono risposte sulle condizioni della Uss Abraham Lincoln. Il senatore democratico Richard Blumenthal ha chiesto chiarimenti a Hegseth e al segretario ad interim della Marina Hung Cao sulle condizioni a bordo. In una lettera, Blumenthal ha denunciato "diffuse segnalazioni di carenze di forniture di base, contaminazione dell'acqua, problemi idraulici, deterioramento della salute mentale, problemi di sicurezza sul ponte e disservizi nel sistema postale", che avrebbero provocato ritardi di mesi nella consegna di numerosi pacchi destinati all'equipaggio. La Lincoln è in missione da oltre 250 giorni e, secondo Blumenthal, non tocca terra da più di 200, stabilendo un record di permanenza consecutiva in mare. 

A destare particolare allarme sono le notizie, riportate da Navy Times e Stars and Stripes, di diversi marinai che sarebbero stati fermati nel tentativo di gettarsi in mare. Durante un recente e teso incontro a San Diego, circa 200 familiari dei militari a bordo hanno espresso le loro preoccupazioni direttamente ai vertici della Marina, tra cui Cao e i viceammiragli Douglas Verissimo e Joseph Cahill, denunciando il forte stress psicologico provocato dal continuo prolungamento della missione. Una donna ha accusato i vertici di aver "spezzato il rapporto di fiducia tra noi e la leadership", mentre un'altra ha raccontato in lacrime che il marito le aveva scritto quello stesso giorno di sperare di "non svegliarsi domani". Il deputato democratico Mike Levin ha descritto condizioni segnate da "docce ammuffite, bagni rotti, lavanderia fuori uso per settimane, lunghi periodi senza acqua calda" e pasti ridotti, in alcuni casi, a "mezza tazza di riso e due tortillas". 

Contattata da Cbs News, la Marina americana ha tuttavia ridimensionato l'allarme. Un funzionario ha dichiarato che, sulla base delle informazioni disponibili, "non abbiamo riscontrato un aumento delle segnalazioni di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio a bordo", assicurando la presenza di consulenti, cappellani e personale medico e psicologico. Ai familiari, i vertici della Marina hanno inoltre assicurato di essere al lavoro per inviare altri professionisti della salute mentale sulla portaerei. La Marina ha riconosciuto che la guerra ha interrotto i tradizionali canali di rifornimento in Medio Oriente, imponendo di dare priorità prima al cibo, poi ai prodotti per l'igiene e infine alla posta. Secondo il funzionario, tuttavia, le informazioni provenienti dalla nave confermano attualmente "accesso continuo ad acqua pulita, aria condizionata funzionante e opzioni alimentari salutari". 

13 ago 2026

Ucraina, stop attacchi contro navi civili nel Mar Nero: la proposta di Kiev a Mosca

(Adnkronos) - L’Ucraina ha proposto alla Russia un accordo che prevedrebbe che entrambe le parti interrompano gli attacchi contro le navi civili nel Mar Nero in quello che sembra come un tentativo di riaprire un’importante rotta per il trasporto di cereali. Lo riferisce 'The Guardian' che cita Reuters. L'Ucraina avrebbe presentato la proposta attraverso un Paese terzo. Mosca non avrebbe ancora risposto.  

La via marittima del Mar Nero è una rotta fondamentale per le esportazioni sia della Russia sia dell’Ucraina ed è utilizzata per trasportare cereali e altri prodotti alimentari essenziali in tutto il mondo. Da luglio, l’Ucraina ha di fatto chiuso la rotta alla navigazione commerciale russa. I suoi droni hanno colpito quasi 220 imbarcazioni nel Mar d’Azov e nel Mar Nero, tra cui petroliere, navi cargo che trasportavano cereali e traghetti passeggeri. La campagna di attacchi ha costretto la Russia a sospendere la navigazione attraverso un canale che collega il Mar Caspio al Mar d’Azov attraverso una rete di fiumi russi. La rotta passa attraverso lo Stretto di Kerč, tra la Crimea occupata e la Russia, e prosegue verso lo Stretto del Bosforo, in Turchia. Nello stesso periodo, la Russia ha intensificato gli attacchi contro i porti meridionali dell’Ucraina, infliggendo un duro colpo al settore agricolo del Paese. Circa il 90% delle esportazioni di cereali e girasole parte dai porti di Odessa e dai vicini Chornomorsk e Pivdenne. 

Intanto il sistema di difesa aerea russo ha abbattuto due droni diretti verso Mosca. Lo ha riferito il sindaco della capitale, Sergej Sobianin, secondo quanto riporta l'agenzia di stampa russa Tass. "Le forze di difesa aerea del ministero della Difesa hanno distrutto due droni diretti verso Mosca. Gli specialisti dei servizi di emergenza stanno operando sul luogo della caduta dei detriti", ha scritto il ministero sul social network russo Max. 

L'ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta preparando un piano strategico completo, volto a migliorare l'immagine pubblica e la reputazione dell'Ucraina in Polonia, secondo quanto riportato dal quotidiano polacco Dziennik Gazeta Prawna (Dgp). Il programma si concentra sulla diplomazia pubblica e prevede il coinvolgimento di un'agenzia esterna di pubbliche relazioni, riferisce il Dgp. I funzionari ucraini intendono interagire con i gruppi simpatizzanti nella società polacca attraverso campagne informative mirate, che mettano in luce l'attuale minaccia russa alla sicurezza e la passata cooperazione bilaterale, afferma il giornale. 

L'amministrazione di Zelensky mira anche a rafforzare i legami istituzionali con le imprese, i think tank e i media polacchi. Allo stesso tempo, i servizi segreti sarebbero stati incaricati di cercare prove di un eventuale sostegno finanziario russo a gruppi anti-ucraini in Polonia. 

Secondo fonti citate dalla Dgp, Kiev ha valutato tre strategie per gestire le sue future relazioni con Varsavia prima di optare per un approccio più proattivo, sostenuto da Iryna Vereshchuk, vice capo dell'ufficio presidenziale. Vereshchuk conosce bene la Polonia, essendo nata a Rava-Ruska, una città nell'Ucraina occidentale vicino al confine polacco. 

Tra le altre opzioni, c'era quella di attendere che l'ondata di indignazione pubblica si placasse, una strategia già adottata da Kiev lo scorso maggio in seguito alle tensioni scoppiate per la denominazione di un'unità militare ucraina con il nome dell'Esercito Insurrezionale Ucraino (Upa). In Polonia, l'Upa è principalmente associata ai massacri di polacchi in Volinia, mentre nell'Ucraina moderna è considerata da alcuni un simbolo della lotta per l'indipendenza dal dominio sovietico. 

Una terza alternativa, più conflittuale, prevedeva di sollevare le controversie relative ai presunti episodi anti-ucraini in Polonia a livello delle istituzioni dell'Unione Europea, compresa la possibilità di presentare un reclamo formale ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea. 

Il direttore generale della Polizia ha avvertito che la strategia proposta potrebbe essere complicata dalle tensioni irrisolte nel settore agricolo. Secondo quanto riferito, i colloqui a Kiev sull'aumento del transito di cereali ucraini attraverso la Polonia si sono svolti con una scarsa condivisione di informazioni con la controparte polacca, cosa che ha suscitato preoccupazione tra gli agricoltori per il potenziale impatto sul mercato interno. 

13 ago 2026

Caro carburanti, Ferragosto salato per chi si sposta in auto: pieno di gasolio costa oltre 22 euro in più rispetto all'anno scorso

(Adnkronos) - Gli italiani che si metteranno in viaggio in occasione del Ferragosto, e quelli che terminate le ferie rientreranno dalle proprie vacanze, dovranno fare i conti col caro carburante e prepararsi ad aprire i portafogli ai distributori. I più penalizzati sono senza dubbio i proprietari gli autovetture alimentate a gasolio: nonostante il taglio delle accise disposto dal governo, gli aumenti registrati nelle ultime settimane hanno portato un litro di diesel a costare il 27,6% in più rispetto al Ferragosto del 2025. Per un pieno di gasolio si spende così la bellezza di 22,55 euro in più. Lo afferma Assoutenti che, in vista della festività di Ferragosto, ha calcolato l'impatto dei rincari per le varie tipologie di carburante sulle tasche dei consumatori.  

Male anche la benzina, che risulta il secondo carburante più rincarato di base annua. Un litro di verde costa oggi quasi il 17% in più rispetto al periodo di Ferragosto dello scorso anno, con un aggravio da +14,3 euro a pieno. Mentre i proprietari di autovetture alimentate a gas devono fare i conti con gli aumenti dei listini alla pompa: un pieno di metano costa infatti il 12,1% in più rispetto allo scorso anno, mentre il gpl, pur risultando il carburante meno rincarato, costa il 7,2% in più.  

"La situazione in Medio Oriente continua a pesare come un macigno sulle tasche dei consumatori, e gli interventi fin qui adottati non sono stati sufficienti ad evitare una vera e propria stangata sugli automobilisti", dichiara il presidente, Gabriele Melluso. Per questo motivo "chiediamo al governo misure più incisive volte a calmierare sia i listini dei carburanti sia le bollette energetiche, reperendo risorse attraverso una tassazione mirata dei profitti record di società petrolifere, energetiche, banche e assicurazioni", conclude. 

13 ago 2026

Usa, da Tribunale ok a dazi anche su piccoli pacchi di valore inferiore a 800 dollari

(Adnkronos) - Un tribunale negli Stati Uniti ha confermato che i piccoli pacchi in ingresso negli Stati Uniti possono essere soggetti a dazi doganali. Un vittoria per il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che aveva firmato lo scorso anno un ordine esecutivo che aveva sospeso il regime di esenzione da dazi doganali, tasse e oneri (il cosiddetto regime de minimis) di cui finora beneficiavano le spedizioni di valore inferiore a 800 dollari. Soltanto i "regali ricevuti in buona fede" a titolo privato e di valore inferiore a 100 dollari possono ancora beneficiare dell’esenzione. Diversi importatori avevano presentato ricorso presso la Court of International Trade (Cit) di New York, sostenendo che Trump avesse oltrepassato i propri poteri abolendo l’esenzione, dal momento che, a loro avviso, la materia dei dazi doganali rientra esclusivamente nelle competenze del Congresso. Nella loro decisione, i giudici della Cit hanno invece stabilito che il presidente degli Stati Uniti avesse agito legittimamente poiché l’esenzione "de minimis" costituisce un "privilegio". 

"Grande vittoria oggi presso la Us Court of International Trade contro una delle scappatoie più detestabili della politica commerciale americana: la cosiddetta esenzione 'de minimis'", sottolinea Trump in un post su 'Truth social'. "Per anni, i venditori stranieri - rileva il presidente degli Usa - hanno potuto spedire nel nostro Paese pacchi del valore fino a 800 dollari senza dazi, senza tariffe e con controlli molto meno rigorosi. È diventata un’enorme scappatoia per chi eludeva i dazi e un canale sfruttato dai trafficanti di fentanyl, dai contraffattori e da altri criminali per spedire in America prodotti pericolosi e illegali". I numeri, sottolinea Trump, "sono impressionanti. Solo nel 2024, la normativa 'de minimis' è costata all’America circa 10,8 miliardi di dollari in mancati introiti da dazi, e una quota sorprendentemente elevata dei sequestri di stupefacenti e prodotti contraffatti è passata attraverso questo canale". Ora, aggiunge, "abbiamo posto fine a questo ridicolo regalo e fatto sì che le merci straniere rispettino le regole. Gli importatori hanno fatto causa. Oggi hanno perso. Il tribunale ha stabilito che il presidente disponeva dell’autorità legale per revocare questo cosiddetto 'privilegio'". Ora, continua Trump, "l’America è più sicura, i nostri lavoratori sono meglio protetti e i miliardi di dollari di entrate derivanti dai dazi che prima sfuggivano attraverso questa scappatoia possono invece contribuire a finanziare il nostro Grande Esercito e la riduzione delle tasse". 

Il Congresso, ricorda Axios, istituì l’esenzione 'de minimis' nel 1938 per evitare i costi e gli oneri legati alla riscossione dei dazi sulle spedizioni di basso valore. Il suo utilizzo è esploso parallelamente alla forte crescita del commercio elettronico. La fine dell’esenzione 'de minimis' ha sconvolto il modello di business che aveva permesso, tra gli altri, a Temu e Shein di vendere prodotti a prezzi estremamente bassi ai consumatori statunitensi, facendo aumentare i costi e, in alcuni casi, costringendole a modificare le proprie catene di approvvigionamento. Il giro di vite sulle importazioni a basso costo esenti da dazi sembra destinato a rimanere in vigore e si sta estendendo a livello globale: anche l’Europa sta eliminando la propria esenzione per i pacchi importati di basso valore. 

Sempre sul fronte dazi, Trump ha firmato un ordine esecutivo che prevede l'introduzione di dazi del 100% per le importazioni di droni. Lo rende noto la Casa Bianca in una nota. Questo ordine riguarda droni di determinate dimensioni o dotati di specifiche capacità particolarmente sensibili dal punto di vista della sicurezza nazionale, sulle stazioni di attracco di tali droni e su alcuni componenti critici. Rientrano in questa categoria i droni con un peso massimo al decollo superiore a 25 kg e quelli dotati di capacità di imaging termico, ossia che rileva la radiazione infrarossa emessa da corpi e oggetti. L'ordine introduce inoltre dazi del 25% su determinati droni più piccoli e privi di alcune delle capacità che presentano particolari implicazioni per la sicurezza nazionale, nonché su altri componenti per droni. 

Inoltre, sottolinea la Casa Bianca, sono previsti dazi del 15% sui droni e sui componenti provenienti da Unione Europea, Giappone, Liechtenstein, Corea del Sud, Svizzera e Taiwan, e dazi del 10% sui droni provenienti dal Regno Unito, a condizione che una parte sostanzialmente completa dell’hardware, del software e della tecnologia abbia origine in questi Paesi e negli Stati Uniti. L'ordine autorizza inoltre il Segretario al Commercio a istituire un programma di onshoring per le aziende che effettuano nuovi investimenti nella produzione di droni e componenti per droni. I dazi entreranno in vigore 21 giorni dopo la firma dell'ordine. Per i componenti dei droni non considerati particolarmente sensibili, i dazi entreranno in vigore dopo 180 giorni dall'ordine. 

Secondo l’amministrazione Trump i nuovi dazi sui droni proteggeranno "la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e la loro base industriale della difesa e dei settori collegati alla difesa, sostenendo e creando posti di lavoro americani. I droni sono una tecnologia fondamentale nei moderni conflitti armati e rivestono un ruolo cruciale nelle operazioni militari statunitensi presenti e future. I droni utilizzati sia per scopi commerciali sia dalle forze armate statunitensi dipendono da fonti estere per componenti essenziali dei sistemi aerei senza equipaggio (Uas)". La produzione americana di droni "deve quindi essere rapidamente ampliata per garantire la sicurezza nazionale ed economica degli Stati Uniti". 

13 ago 2026

Studio italiano svela legame tra microplastiche e rischio Sla

(Adnkronos) - Livelli più alti di microplastiche nel sistema nervoso sono associati a un maggiore rischio di Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. Indica una nuova pista da seguire nelle malattie neurodegenerative uno studio italiano in pubblicazione su 'Brain Communications', condotto da scienziati dell'università di Modena e Reggio Emilia. I risultati del lavoro suggeriscono un possibile effetto neurotossico in particolare delle microplastiche più piccole, le nanoplastiche, che però va ancora chiarito. Gli autori ritengono necessarie conferme da studi più ampi. 

"Lo studio - spiegano da UniMoRe - ha determinato per la prima volta al mondo i livelli di microplastiche, e in modo particolare delle nanoplastiche (caratterizzate da ridottissime dimensioni, dell'ordine dei decimillesimi di millimetro), nel liquor e quindi nel sistema nervoso centrale di pazienti con Sla, paragonando tali livelli con quelli riscontrati in persone sane. I risultati suggeriscono come elevati livelli di microplastiche siano associati, al di sopra di un livello 'soglia' di esposizione individuato nella ricerca, a un maggior rischio di Sla, o a causa di un effetto tossico diretto di tali contaminanti o per l'azione di altre sostanze tossiche associate alle microplastiche. Lo studio è anche il primo a caratterizzare la relazione tra livelli e dimensioni delle microplastiche nel sangue (dove sono presenti grazie all'esposizione ambientale e all'introduzione tramite la dieta) e presenza di tali contaminanti nel sistema nervoso, ponendo le basi per la realizzazione e validazione di nuovi studi nell'uomo su tali inquinanti di particolare attualità, e sul loro possibile ruolo nel determinare malattie del sistema nervoso". 

Coordinatori della ricerca, primo e ultimo autore della pubblicazione - riporta una nota - sono Marco Vinceti e Jessica Mandrioli, rispettivamente ordinari di Epidemiologia e di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze di UniMoRe. Lo studio nasce dalla stretta collaborazione tra epidemiologi (Marco Vinceti, Tommaso Filippini e Teresa Urbano) e neurologi (Jessica Mandrioli, Giulia Gianferrari e Roberta Bedin) di UniMoRe-Aou, a cui si è aggiunto il contributo del gruppo di ricerca igienistico dell'università di Catania guidato da Margherita Ferrante e Gea Oliveri Conti, titolare di un avanzato brevetto europeo per la determinazione di quantità piccolissime di nano e microplastiche, e di Lauren Wise della Boston University School of Public Health. 

"Questa stretta collaborazione tra igienisti-epidemiologi e neurologi del nostro Dipartimento di Scienze biomediche, metaboliche e neuroscienze viene da lontano, testimoniando una volta di più l'importanza della ricerca interdisciplinare sul tema delle cause ambientali e della prevenzione nel campo delle malattie neurodegenerative", afferma Vinceti. "Se e quanto questi nuovi contaminanti rappresentati da nano e microplastiche siano responsabili di effetti tossici sul sistema nervoso rimane da accertare in modo conclusivo", precisa. "I nostri risultati evidenziano però la loro presenza in vivo in ambito cerebrale e suggeriscono una possibile attività neurotossica delle particelle di minori dimensioni".  

Per Mandrioli "questo studio apre una nuova prospettiva sul possibile ruolo delle microplastiche nelle malattie neurodegenerative e dimostra quanto sia fondamentale integrare competenze cliniche, epidemiologiche e di laboratorio per affrontare quesiti scientifici complessi. Questi risultati, che dovranno essere confermati da studi più ampi, sono stati resi possibili anche grazie all'investimento di UniMoRe nella ricerca traslazionale e alla NeuroBioBanca di Modena, una risorsa strategica che consente di sviluppare studi innovativi sui meccanismi delle malattie neurologiche e di porre le basi per future strategie di prevenzione e cura". 

13 ago 2026

Caldo record, solo due bollini rossi a Ferragosto: poi temporali e temperature in calo

(Adnkronos) - Ferragosto porta una tregua dal caldo estremo e il meteo prepara una svolta per la prossima settimana. Sabato 15 agosto saranno soltanto Bari e Bolzano a restare sotto il bollino rosso per il rischio legato alle alte temperature, mentre in gran parte d'Italia prevarrà l'allerta gialla. Da lunedì 17 agosto, però, due perturbazioni sono pronte a interrompere la fase di caldo intenso, con temporali anche forti, grandinate e raffiche di vento al Nord e in alcune zone del Centro. Tra mercoledì e giovedì è atteso un generale calo delle temperature, mentre da venerdì 21 agosto potrebbe arrivare una seconda perturbazione, ancora più intensa, capace di ridimensionare ulteriormente il caldo. 

 

Secondo l'ultimo aggiornamento del bollettino del ministero della Salute, sabato 15 agosto l'Italia respira: delle 27 città monitorate, solo in 2 (Bari e Bolzano) è atteso il bollino rosso, codice dell'allerta massima - di livello 3 - con possibili rischi per la salute della popolazione generale. Sulla Penisola prevalgono condizioni di pre-allerta (livello 1), con 21 bollini gialli ad Ancona, Bologna, Brescia, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Milano, Palermo, Perugia, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Torino, Verona e Viterbo. In verde (rischio 0) gli altri 4 capoluoghi: Napoli, Pescara, Trieste e Venezia.  

La festa comincia già venerdì 14 agosto, con 7 bollini rossi (Bari, Bolzano, Cagliari, Genova, Messina, Palermo e Reggio Calabria), 18 gialli (Ancona, Bologna, Brescia, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Verona e Viterbo) e 2 verdi (Trieste e Venezia). 

 

La prossima settimana si preannuncia invece movimentata per il passaggio di due distinte perturbazioni pronte a spezzare l'egemonia del gran caldo con temporali anche di forte intensità su molte delle nostre regioni. 

Il primo peggioramento farà il suo ingresso già tra lunedì 17 e martedì 18 Agosto. A essere investite per prime saranno le regioni del Nord: trattandosi del primo vero affondo instabile dopo una lunga fase di caldo intenso, l'energia termica in gioco sarà elevatissima. L'impatto tra le masse d'aria preesistenti e gli spifferi più freschi in quota potrà generare scontro tra correnti diametralmente opposte. Si profilano dunque temporali particolarmente violenti, con il concreto rischio di grandinate e forti raffiche di vento in particolare su Alpi, Prealpi e vicine pianure di Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. 

Massima attenzione in Liguria e sui settori tirrenici di Toscana e Lazio, dove la congiunzione di più fattori meteorologici aumenta il rischio di eventi estremi. Su queste aree potrebbero innescarsi insidiose convergenze di venti al suolo tra correnti umide meridionali e aria più fresca in quota, fenomeno che tende a bloccare i temporali sulla stessa zona creando strutture autorigeneranti. A rendere il contesto potenzialmente esplosivo si aggiunge il mare surriscaldato, con temperature superficiali fino a 30°C nei giorni precedenti. Questo enorme serbatoio di calore e umidità agirà da vero e proprio carburante per l'atmosfera: non escludiamo la possibilità di nubifragi, grandinate e fortissime raffiche di vento. 

Superata questa prima fase di instabilità, il tempo concederà una breve tregua soleggiata tra mercoledì e giovedì, con ampie schiarite e un generale calo delle temperature: i valori si porteranno su cifre più consone al periodo dopo gli estremi delle ultime settimane. 

I modelli matematici iniziano a delineare uno scenario ancora più marcato: questo secondo affondo atlantico si preannuncia particolarmente intenso e ben organizzato. Se la tendenza verrà confermata, la struttura depressionaria potrebbe infliggere un duro colpo alla struttura dell'anticiclone africano, determinando non solo l'insorgenza di forti temporali diffusi, ma anche un calo delle temperature capace di ridimensionare significativamente il gran caldo che ci ha accompagnato fino a questo momento. 

Trattandosi di una proiezione a medio termine, sarà fondamentale seguire i prossimi aggiornamenti: staremo a vedere se questa tendenza verrà confermata nei prossimi giorni o se i modelli matematici mostreranno ulteriori ridimensionamenti o aggiustamenti di rotta. 

13 ago 2026

Bimbi in vacanza tra caldo record e punture di zecche e meduse, i consigli dell'esperta: "Ecco quando andare in ospedale"

(Adnkronos) - Ferragosto tempo di vacanze in famiglia, spesso con i bimbi al seguito. Come proteggerli dal caldo record? Come capire quando è il caso di portarli in ospedale? E cosa fare in caso di 'incontri ravvicinati' con zecche o meduse? Enza D'Auria, direttore di Allergologia pediatrica all'ospedale dei bambini Vittore Buzzi di Milano e professore associato di Pediatria all'università Statale meneghina, risponde ai dubbi dei genitori in una 'Pillola di salute' su 'Lombardia Notizie'. 

Se i piccoli presentano sintomi come febbre, malessere generale, vertigini, mal di testa che diventa più grave, svenimento e perdita di coscienza, "rivolgersi subito al pronto soccorso più vicino", raccomanda la specialista. E' fondamentale però giocare d'anticipo. "La prevenzione è sempre fondamentale - ricorda D'Auria - e basta rispettare semplici regole. I lattanti al di sotto dei 6 mesi non dovrebbero mai essere esposti direttamente al sole. Per i più grandi evitare esposizione al sole nelle ore centrali (dalle 11 alle 17) e utilizzare un cappellino come copricapo e un solare ad alta protezione, perché i bambini, e soprattutto i lattanti, sono più a rischio del colpo di calore in quanto hanno più difficoltà a regolare la temperatura corporea". 

L'esperta rivolge alle famiglie anche consigli pratici su come gestire le punture di zecca, per chi villeggia in campagna o in collina, e il veleno iniettato delle meduse per chi sceglie il mare. "Per le zecche - spiega - la prevenzione è sempre la parola d'ordine: è buona regola controllare il cuoio capelluto, la zona dietro alle orecchie, le caviglie, le ginocchia, perché se si dovesse riscontrare la presenza di zecche è importante che venga rimossa subito e in maniera accurata utilizzando delle pinzette. Non usiamo olio, ammoniaca o altri rimedi. Controllare la zona della puntura nei giorni successivi, e se il bambino dovesse lamentare difficoltà respiratorie o febbre consultare immediatamente il pediatra. Per le meduse - suggerisce l'allergologa - può essere utile portare con sé una crema con cortisonico a bassa potenza, come l'idrocortisone, utile per questo specifico tipo di puntura e nel caso in cui la reazione infiammatoria persista nei giorni successivi". 

13 ago 2026

Il movimento riduce il rischio di cancro, anche 3 minuti al giorno aiutano

(Adnkronos) - Basta poco per ridurre il rischio legato a 13 tipi di cancro. E' sufficiente fare esercizio fisico 'elementare', come evidenzia uno studio pubblicato su BMC Medicine, per ottenere risultati: salire e scendere le scale per 3 minuti o alzarsi dalla scrivania o dal divano per mezz'ora. Una delle soluzioni proposte contribuisce a ridurre fino al 7% il rischio di alcuni tipi di tumore secondo lo studio condotto dal team coordinato dal professor John J. Mitchell, ricercatore presso l'University College London’s Institute of Sport. 

 

La ricerca è uno dei primi lavori che esaminano in dettaglio cosa succede, in relazione ai rischi collegati al cancro, quando il tempo trascorso seduti viene sostituito da un qualsiasi tipo di attività fisica. I ricercatori hanno utilizzato dati relativi a quasi 60mila persone e, attraverso il ricorso a modelli statistici, hanno analizzato i collegamenti tra le varie attività - da stare in piedi a passeggiare e correre - e un minor numero di casi di cancro, con particolare attenzione al tumore al seno, al colon retto e ai polmoni. 

"Il dato rassicurante è che ogni movimento ha contribuito" a produrre un effetto positivo, la sintesi del professor Mitchell. Ovviamente, evidenzia l'esperto, "alcune scelte si rivelano più utili di altre". La sedentarietà, è noto, è associata a rischi più elevati di patologie cardiache, diabete tipo 2, obesità. L'elenco degli effetti negativi deve comprendere anche il cancro. Per ridurre il rischio, quotidianamente bisognerebbe ridurre il tempo trascorso seduti e dedicare più minuti - o ore - ad una fase attiva. 

 

Bisogna fare però i conti con la realtà di tutti i giorni, che costringe molte persone ad una sedentarietà forzata. Finora, gli studi non hanno evidenziato l'effetto dei vari tipi di attività fisica 'realizzabili' con relativa facilità. La nuova ricerca nel dettaglio ha coinvolto 59.218 uomini e donne adulti, monitorati attraverso un dispositivo che ha documentato movimenti (e pause) nell'arco di una settimana. I ricercatori hanno analizzato i dati di ogni soggetto determinando quanto tempo l'individuo rimanesse seduto (generalmente circa 10 ore al giorno) e quanto tempo dedicasse alle varie attività: stare in piedi, passeggiare, fare sport in maniera moderata, correre. Negli 8 anni successivi, l'attenzione si è spostata sulle cartelle cliniche e - sulla base dei dati contenuti nella UK Biobank - gli esperti hanno verificato se le persone monitorate avessero sviluppato uno dei 13 tumori associati all'inattività. 

 

Il team coordinato dal professor Mitchell ha gestito l'enorme quantità di dati esaminandoli con modelli statistici ad hoc. Gli studiosi hanno delineato scenari diversi con gli effetti prodotti dalle varie attività e dalla dimunizione del tempo trascorso su una sedia o su in divano. I ricercatori hanno evidenziato che anche rimanere in piedi senza movimenti produce un effetto benefico, seppur limitato. Una passeggiata di 15 minuti, in sintesi, riduce il rischio di cancro nella misura in cui 'funziona' mezz'ora passata in piedi. I progressi più evidenti sono associati ad un'attività vigorosa, come salire e scendere velocemente le scale o correre per prendee l'autobus: 3 minuti di uno sforzo simile riducono il rischio di cancro come può fare un'attività a bassa intensità che richiede 90 minuti. 

Lo studio, al di là delle indicazioni, presenta limiti espliciti: è di carattere osservazionale, non viene stabilito un sistematico rapporto causa-effetto tra maggiore attività fisica e minor rischio di cancro. Non viene spiegato, inoltre, come il movimento modifichi la probabilità di sviluppare un tumore. E' noto che i muscoli, 'lavorando', rilascino sostanza biochimiche: almeno alcune, probabilmente, innescano processi in grado di rallentare lo sviluppo o la progressione del cancro. Lo studio fornisce indicazioni riconducibili alla sintesi 'ogni movimento è positivo' ma non non specifica se sia opportuno concentrare il tempo dedicato al movimento in un'unica sessione o distribuire l'attività nell'arco della giornata.  

13 ago 2026

Migranti, Piantedosi scrive a omologo tedesco: verso stop Italia ai tre casi 'dublinanti'

13 ago 2026

Alcaraz, il guru anti-infortuni: "Meglio se non gioca gli US Open"

(Adnkronos) - "Carlos, meglio non giocare gli US Open". Carlos Alcaraz, numero 2 del tennis mondiale, è fermo ai box da aprile. Colpa di un infortunio al polso destro che da quasi 4 mesi blocca il fuoriclasse spagnolo. Il 23enne di Murcia potrebbe tornare in campo agli US Open, l'ultimo Slam stagionale in programma a New York dal 30 agosto. L'iberico quest'anno ha saltato il Roland Garros e Wimbledon. Nella Grande Mela, difenderebbe il titolo conquistato un anno fa. La sua partecipazione non è ancora assicurata, anche se gli allenamenti proseguono con intensità crescente. Ad integrare il quadro contribuiscono le parole di Stephen Smith, 'guru' nella prevenzione di infortuni. L'esperto, interpellato da Tennis365, vota contro il rientro di Alcaraz a New York. 

"Gli US Open aumentano quasi tutti i rischi per la salute: a New York fa caldo e l'umidità è estrema, si gioca sulla superficie più dura del circuito, i match sono al meglio dei 5 set e possono durare 4 o 5 ore", dice Smith. Il fondatore e Ceo di Kitman Labs, la società leader mondiale nel campo della scienza dello sport e dell'intelligence delle prestazioni, delinea uno scenario particolarmente ostico per chi, come Alcaraz, tornerebbe a competere dopo una lunga assenza. "Per un giocatore che è rimasto inattivo per un periodo di tempo significativo, ci si aspetta che disputi più set del solito, visto il talento che possiede", aggiunge l'esperto. Il rischio, in sostanza, è che il motore di Alcaraz subisca sollecitazioni eccessive al rientro: servirebbe una programmazione più graduale e un approccio più prudente. "Considerata la pazienza che ha dimostrato di avere - conclude Smith- mi sorprenderebbe vederlo agli US Open". 

13 ago 2026

Elementi totali: 20
Vai a