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Famiglia nel bosco, Papa risponde a lettera genitori: "Vi ricordo nelle mie preghiere"

12 ago 2026

Usa, Trump cambia aereo in segreto ma giornalisti tenuti all'oscuro: è polemica

(Adnkronos) - È polemica tra i giornalisti della Casa Bianca dopo la scoperta che Donald Trump aveva lasciato in segreto l'Air Force One durante un volo verso la Gran Bretagna, mentre il Press Pool restava a bordo all'oscuro di tutto. I reporter contestano di essere stati utilizzati come "esca" senza essere informati e denunciano un precedente pericoloso per l'indipendenza dell'informazione. La White House Correspondents Association ha chiesto maggiori garanzie sulla possibilità di documentare in modo indipendente gli spostamenti del presidente. "Dipende tutto dal Secret Service. Mi limito a seguire le loro indicazioni. Quindi mi affido al Secret Service e ai militari: per ragioni di sicurezza, volevano che viaggiassi su un volo diverso, su un aereo diverso. Hanno voluto così e l'ho fatto; ho seguito le loro disposizioni", ha dichiarato Trump per spiegare il cambio di aereo a sorpresa in Turchia, il mese scorso, in risposta a una minaccia proveniente dall'Iran. Tuttavia, il presidente non ha voluto parlare del rischio corso dalle persone che ha lasciato a bordo dell'Air Force One, tra cui un gruppo di alti funzionari, come il segretario di Stato Marco Rubio e quello del Tesoro Scott Bessent, collaboratori come Stephen Miller e Steven Cheung, giornalisti e militari. Non è la prima volta che un presidente americano viaggia in zone pericolose, da Bill Clinton in Pakistan a George W. Bush in Iraq, fino a Joe Biden in Ucraina; tuttavia, l'episodio di Ankara è il primo, in quasi trent'anni, in cui nessun giornalista è stato informato sui movimenti reali del capo della Casa Bianca. 

Il Pool è composto da un gruppo di giornalisti in rotazione che inviano resoconti, foto e filmati delle attività del presidente all'intero corpo della stampa. Questo sistema esiste dal 1937 ed è concepito per garantire la presenza di un rappresentante della stampa che osservi gli spostamenti e le attività del presidente, offrendo al pubblico un resoconto indipendente. Ai giornalisti che viaggiavano nella parte posteriore dell'aereo era stata impartita, lo scorso 8 luglio, l'istruzione di tenere abbassate le tendine dei finestrini durante il volo da Ankara alla Gran Bretagna, dove Trump è atterrato in segreto con un altro aereo militare. Il presidente è stato poi fatto risalire di nascosto sull'Air Force One, in modo da poter sbarcare davanti alle telecamere come se fosse stato a bordo per l'intera durata del viaggio. L'incidente ora rischia di peggiorare ulteriormente i rapporti già tesi tra la Casa Bianca di Trump e la stampa, una relazione segnata da insulti, minacce, restrizioni e azioni legali intentate dal tycoon da quando ha iniziato il suo secondo mandato. 

"Capisco il Secret Service, che è pronto a sacrificare la propria vita per il Presidente. Ma io sono solo un giornalista e il mio lavoro non è quello di proteggere Trump, bensì informare su cosa fa e cosa dice", ha scritto per messaggio uno dei giornalisti che facevano parte del pool in Turchia ad Adnkronos. Il tono del messaggio è apparso, fin da subito, estremamente infastidito. Jacqui Heinrich, l'attuale presidente della White House Correspondents Association, in un'e-mail inviata martedì sera ai membri della Whca – di cui Adnkronos è venuto in possesso – ha riferito di aver avuto un "incontro franco e produttivo" con alti funzionari dell'amministrazione per esprimere le preoccupazioni dei corrispondenti in merito alla capacità del gruppo di giornalisti accreditati di documentare in modo indipendente gli spostamenti del presidente, nonché sull'integrità e la credibilità dell'informazione prodotta. Ha sottolineato che il gruppo deve rimanere informato anche in caso di problemi di sicurezza. "Qualora le circostanze portassero i reporter a diffondere involontariamente informazioni imprecise o fuorvianti, deve esserci la possibilità per la stampa di rettificare quanto riportato una volta superata l'emergenza legata alla sicurezza", ha scritto. Il fastidio tra i corrispondenti è quello di aver creduto, per più di un mese, che Trump fosse a bordo dell'Air Force One con loro, quando in realtà aveva cambiato velivolo, utilizzando un camion per il servizio di catering. 

Heinrich ha aggiunto: "In un panorama informativo già segnato da teorie cospirative, l'incertezza sull'affidabilità delle notizie indipendenti può essere sfruttata da soggetti malintenzionati che mirano a seminare confusione e a minare la fiducia nel giornalismo". La Casa Bianca non ha risposto a una richiesta di commento di Adnkronos sull'impatto dell'operazione sui giornalisti a bordo dell'aereo. Tuttavia, Donald Trump ha assicurato che il vero obiettivo sarebbe stato comunque sia lui: "In realtà credo che l'aereo su cui ho viaggiato io fosse più a rischio, perché penso che sarebbe stato proprio quello il velivolo che avrebbero preso di mira più probabilmente". Un'affermazione in contraddizione con la logica stessa alla base del cambio di aereo. Questo inganno ha messo in luce il senso di pericolo avvertito da Trump, che nel 2024 è stato sfiorato da un proiettile sparato durante un comizio a Butler, in Pennsylvania, ed è stato preso di mira da un altro uomo armato presso il suo campo da golf in Florida più tardi nello stesso anno. Durante l'amministrazione Biden, alcuni funzionari hanno riferito che elementi iraniani stavano cercando di uccidere Trump. Anche questo martedì, la polizia ha indagato su un allarme bomba in un McDonald's in Ohio, vicino al luogo in cui Trump si era recato per un evento presidenziale. 

Il Secret Service e le unità militari incaricate della sicurezza del presidente utilizzano solitamente esche per confondere eventuali aggressori, senza però coinvolgere a loro insaputa civili. Quando il presidente si sposta in auto, nella caravana di mezzi sono generalmente presenti anche due limousine blindate o suv identici, dotati delle stesse targhe di Washington D.C., proprio per rendere difficile individuare il veicolo in cui egli si trova effettivamente. Quando viaggia a bordo dell'elicottero Marine One, spesso volano in formazione tre o quattro elicotteri identici, caratterizzati dalla livrea verde e bianca. "In caso di attacco, il nucleo di sicurezza protetto si separa dal resto del gruppo, lasciando tutti gli altri - dal personale della Casa Bianca ai funzionari militari, fino ai giornalisti e ai membri del Congresso - a cavarsela da soli", ha scritto martedì sui social media Ari Fleischer, già portavoce della Casa Bianca durante l'amministrazione Bush. "La sicurezza del Presidente ha sempre la priorità assoluta. Non ci lamentiamo. Le cose stanno così". 

I dettagli della minaccia che ha spinto a organizzare l'operazione sono sconosciuti, quindi è impossibile calcolare i rischi per i giornalisti. Tuttavia, secondo gli esperti, i reporter a bordo dell'aereo erano probabilmente esposti alla stessa minaccia che aveva portato alle straordinarie misure di sicurezza, tanto che questo incidente – con la Casa Bianca che tiene completamente all'oscuro il Pool – è una novità assoluta e senza precedenti. Allo stesso tempo, altri esperti ritengono che quando ci sia un rischio, ogni misura estrema sia giustificata per proteggere il presidente. Dopo lo scoop del Washington Post, inoltre, si è scatenata una corsa tra i giornalisti della Casa Bianca alla ricerca di ulteriori informazioni. Michelle Stoddart dell'Abc, produttrice responsabile del pool televisivo a bordo del volo, ha fornito ai membri della Whca ulteriori dettagli sul viaggio. Adnkronos ha potuto accedere a questi dettagli. "Al momento dell'arrivo in aeroporto, la situazione non è sembrata particolarmente insolita al pool al seguito - ha scritto - Il nostro fotografo ha notato che la scaletta è stata rapidamente allontanata mentre la stampa saliva a bordo. Ha riferito che un fotografo seduto dietro di lei ha sollevato l'oscurante del finestrino, ma è stato subito invitato a richiuderlo da un membro dello staff della Casa Bianca, che ha spiegato che si trattava di una 'richiesta del Secret Service' ". (di Iacopo Luzi) 

 

12 ago 2026

Attentato Ranucci, Lavitola: "Sono io il mandante". Il suo legale: "Sigfrido sapeva? Su questo non dico altro"

(Adnkronos) - “Lavitola ha confermato l'ipotesi accusatoria della procura ammettendo di essere stato il mandante dell'attentato" al conduttore di Report Sigfrido Ranucci "e dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare il livello di protezione”. Così l’avvocato Sergio Cola al termine dell’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola nel carcere di Rebibbia.  

Lavitola ha quindi "riferito anche le ragioni per cui si è si è spinto a fare questo atto indubbiamente delittuoso. Lo ha fatto per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati".  

Valter Lavitola ha compiuto l'attentato a Sigfrido Ranucci "non per un movente politico anche se di fatto l'attentato, ma non per volontà di Lavitola, ha potuto aumentare la popolarità", ha poi aggiunto l'avvocato Cola. "Ranucci aveva all'epoca una protezione composta solamente da due uomini. Siccome gli attentatori secondo il modo di vedere di Lavitola erano pericolosissimi, lui l'ha fatto perché poi in effetti dopo l'attentato la scorta è stata più che raddoppiata: si è passati da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo", spiega il penalista. 

Ranucci era a conoscenza del proposito di Lavitola? “Su questo non dico assolutamente altro. Vi sto dicendo quello che potevo dirvi”. 

 

 

“La confessione di cui apprendiamo lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia se il movente reale fosse effettivamente quello riportato. Anche perché Sigfrido Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2021 confermata negli anni per la gravità delle minacce di morte ricevute e rigorosamente valutate dal ministero dell’Interno”. Così l’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci, dopo l’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola. 

"Così come la popolarità del conduttore di Report era già da molto tempo elevatissima sia in Italia che all’estero, prova ne è la persistenza della tensione mediatica su quanto sta avvenendo. Quindi - sottolinea il penalista - se il movente è quello si colloca tra l’inutile e il rassicurante, di certo lontano da ipotesi ben più gravi e gravose. Ovviamente un conto è la confessione altro la valutazione della sua credibilità”. 

 

Lavitola, al quale viene contestato anche il metodo mafioso, è recluso in carcere da lunedì dopo che i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Iole Moricca a seguito della richiesta avanzata dalla procura di Roma. 

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, seguita ora dal pm della Dda Edoardo De Santis, ha già portato a fine giugno all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Destinatario della misura emessa dal gip è anche Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola, che attualmente si troverebbe in Africa. Nei suoi confronti i pm capitolini avvieranno l’iter per l’estradizione. 

 

12 ago 2026

Ranucci, Gasparri. "Si accosta a Moro e Falcone? No, dispiaciuto per non poter più mangiare gratis spaghetti e vongole..."

(Adnkronos) - ''Ho letto il post di Ranucci. C'è chi dice che lui si accosti a Moro, Falcone, Borsellino, Piersanti Mattarella, personalità che hanno fatto la storia della Repubblica italiana. Sinceramente non posso credere che uno deve giustificare i pranzi a base di spaghetti alle vongole con Lavitola...". Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e presidente della commissione Affari esteri di palazzo Madama, commenta così con l'Adnkronos il post pubblicato oggi dal conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, a proposito del caso Lavitola. 

"Non credo che sia così presuntuoso da paragonarsi a uomini di tale statura, considerati da tutti dei veri eroi. Una delle due: o c'è qualcosa di sbagliato nel post o c'è qualcosa di sbagliato in Ranucci. Solo Ranucci può saperlo'', perché "quando si guarda allo specchio si conosce. E' impossibile che si accosti a personaggi di questo genere...". "Quando Ranucci si guarda allo specchio - insiste Gasparri - si conosce, nel bene e nel male. E' impossibile, che si possa paragonare ai Falcone e ai Moro. Forse è solo dispiaciuto che non poter più mangiare - penso gratis perché si tratta di un dettaglio mai approfondito- gli spaghetti con le vongole a Monteverde...''.  

 

Gasparri parla del 'futuro' di Ranucci, visto che c'è chi vede a rischio il suo posto a 'Report', se non proprio alla Rai. ''Ora -precisa l'ex ministro - Ranucci ha un problema serio e concreto di reputazione e credibilità''. La reputazione gli ''viene contestata anche dalla sua redazione, che ha scritto un documento nel quale viene invocata una sorta di direzione collegiale della trasmissione. Spetta però agli organi competenti valutare tutte le circostanze del caso e capire se ci sono le condizioni per mettere in discussione la sua credibilità personale e professionale. Queste valutazioni spettano innanzitutto all'editore, ovvero la Rai, anche perché non si nasce mica conduttori o si fa il conduttore di una trasmissione tv per diritto naturale. Poi bisogna attendere l'esito degli approfondimenti fatti dal comitato etico e cosa emergerà dall'Audit interna alla Rai. Allora chi ha il potere di valutare, prenderà le sue decisioni". 

 

Infine, riguardo all'inchiesta giudiziaria su Lavitola, Gasparri osserva: ''Allo stato, Ranucci è la parte lesa, è la vittima di tutta la vicenda. Non riesco a capire però una cosa: Lavitola voleva fare del conduttore di Report un leader e l'attentato serviva a farne una sorta di martire politico, ma era consapevole o meno che Ranucci avrebbe rischiato così di morire, trasformandosi in un martire vero? Altro aspetto poco chiaro è che dopo la perquisizione nei confronti di Lavitola, ci sarebbe stata una lunga conversazione tra lo stesso Lavitola e Ranucci, tesa a inquadrare gli episodi fino ad ora accaduti. Allo stato, ribadisco, Ranucci resta la parte lesa e nessuno può dire diversamente, ma vorrei sapere che ragionamento ha fatto Lavitola nella sua follia. Se fossi un giudice, gli chiederei: avete considerato che l'attentato poteva causare la morte di Ranucci e i suoi familiari?''.  

 

12 ago 2026

Europei nuoto, Curtis record del mondo nei 50 dorso poi trascina la staffetta all'argento, Pilato e Ceccon di bronzo

12 ago 2026

Migranti a Ceuta, tra rimpatri forzati e allarme nuove ondate per Ferragosto

(Adnkronos) - La città autonoma spagnola di Ceuta rimane oggi in una situazione di incertezza. Migliaia di persone sono ancora presenti in città dopo essere entrate illegalmente, mentre la questione dei rimpatri resta avvolta nel mistero. Il numero esatto dei cittadini stranieri, quasi tutti di origine marocchina, ancora presenti a Ceuta è sconosciuto, ad eccezione di circa 1.500 minori non accompagnati.  

Nel frattempo, sui social media si annuncia una nuova ondata di migranti per il 15 agosto, che si aggiungerebbe alle circa 80mila persone arrivate il 30 luglio. Ieri, il governo spagnolo ha comunicato di essere al lavoro per rimpatriare oltre mille minori. 

"Stiamo collaborando con il governo marocchino su un piano d'azione, su un principio operativo (...) affinché tutti i minori presenti a Ceuta possano essere ricongiunti alle loro famiglie in Marocco", ha dichiarato il ministro della Giustizia, Félix Bolaños, da Almería, in Andalusia.  

Si tratta di un gruppo di 1.527 minori non accompagnati già identificati, ai quali viene chiesto di "rientrare con le proprie famiglie", con la preziosa collaborazione dell'amministrazione di Ceuta, affinché "ricevano un'accoglienza che rispetti i diritti umani".  

"Garantiremo il rispetto dei diritti umani, tuteleremo il superiore interesse del minore e agiremo con umanità", ha sottolineato Bolaños. 

Da parte sua, il ministro degli Affari Esteri José Manuel Albares ha visitato Ceuta ieri, incontrando il presidente del governo di Ceuta, Juan Jesús Vivas.  

Secondo un comunicato ufficiale, entrambe le parti hanno discusso della situazione al confine, delle esigenze della città e della cooperazione con il Marocco, nonché delle prospettive di sostegno a livello europeo. 

Albares ha espresso il suo sostegno alle autorità e alla popolazione di Ceuta e Melilla, alle forze e agli enti di sicurezza e all'esercito mobilitato che opera in entrambe le città. Il ministro ha spiegato che il Ministero degli Esteri sta lavorando su tre fronti dall'inizio della crisi.  

In primo luogo, intende agevolare il rimpatrio in Marocco delle persone entrate illegalmente e che non lo hanno ancora fatto.  

In secondo luogo, vuole contrastare la disinformazione sui social media attraverso il sito web del Ministero degli Affari Esteri, disponibile anche in arabo, e gli account social ufficiali di ambasciate e consolati. Infine, vorrebbe sostenere il rafforzamento del controllo delle frontiere. 

La ministra della Difesa, Margarita Robles, è stata in visita a Ceuta oggi. Lunedì scorso, il Partito della Sinistra Europea (Pel) ha denunciato la "manovra criminale orchestrata dalla monarchia alawita del Marocco" in relazione agli eventi di Ceuta. 

Il Pel, che comprende Izquierda Unida e il Partito Comunista di Spagna (Pce), ha affermato che gli eventi sono stati resi possibili dalla "Fortezza Europa", che usa le vite umane come merce di scambio geopolitica.  

Il partito ha sottolineato il "doppio standard" in questa grave crisi dell’amministrazione di Donald Trump, che "loda il Marocco come un ‘pilastro di stabilità’, mentre ignora i suoi crimini nel Sahara Occidentale e addirittura istiga una nuova ‘Marcia Verde’ verso Ceuta e Melilla". 

 

12 ago 2026

Webuild sostiene 'Calcio Italiano' a Perth: chiusa la settimana con Milan, Inter, Juventus e Palermo

(Adnkronos) - Si è conclusa a Perth "Calcio Italiano", la manifestazione che ha portato per la prima volta in Western Australia quattro grandi protagoniste del calcio italiano: AC Milan, Inter, Juventus e Palermo. Sostenuta da Webuild come Major Event Partner, l'iniziativa ha richiamato tifosi, comunità italo-australiane e visitatori da tutto il Paese, confermando la crescente centralità di Perth come destinazione per grandi eventi internazionali. Nel corso della settimana si sono disputate tre sfide di grande richiamo: il Derby della Madonnina tra Milan e Inter il 5 agosto con 53.000 spettatori, il Derby d'Italia tra Juventus e Inter l'8 agosto con 56.000 spettatori e, a chiusura della manifestazione, la partita tra Juventus e Palermo all'HBF Park di Perth.  

Organizzato esclusivamente a Perth, il torneo ha riunito alcune delle squadre più iconiche del calcio italiano, offrendo un'importante occasione di incontro tra sport, territorio e comunità italiane in Australia. Un appuntamento che si inserisce nel calendario dei principali eventi internazionali promossi dal Western Australia per attrarre turismo, investimenti e attenzione globale. Il sostegno a Calcio Italiano riflette il radicamento di lungo periodo di Webuild nel Paese. Attraverso , società di ingegneria e costruzioni fondata a Perth nel 1919 e parte del Gruppo dal 2023, Webuild contribuisce da oltre un secolo allo sviluppo di infrastrutture strategiche in Australia nei settori dei trasporti, dell'energia, dell'acqua e della sanità.  

Tra i più recenti progetti realizzati figura la Perth Airport Line, tra quelli in corso il New Women's and Babies Hospital Project, la K2 Gas Power Station e il potenziamento della Woodman Point Water Resource Recovery Facility. A questi si affiancano grandi opere in corso nel Paese, tra cui Snowy 2.0, il più grande progetto idroelettrico dell'Australia, realizzato con la partecipazione della controllata Clough. Oggi Webuild rappresenta uno dei principali operatori infrastrutturali presenti nel mercato australiano e, secondo la classifica ENR, è il terzo contractor internazionale del Paese, a conferma di una presenza consolidata e in continua crescita a supporto dello sviluppo economico e sociale delle comunità australiane. 

12 ago 2026

La lettera di addio di Messi a papà Jorge: "Non so come fare senza di te, non credo di giocare ancora a lungo"

(Adnkronos) - "Papà, non riesco ancora a credere che te ne sia andato. Per me è molto difficile immaginare che non ti vedrò più, che non parleremo più. So che soffrivi e che è stato meglio così, ma te ne sei andato troppo presto. Avevamo ancora tante cose da vivere e da goderci insieme". Così in un lungo post su Instagram, Lionel Messi, piange il papà Jorge morto nei giorni scorsi a 68 anni.  

"Mi hai chiesto così tanto di giocare l’ultimo Mondiale, e fu proprio nei giorni immediatamente precedenti all’inizio che sei peggiorato -ricorda il fuoriclasse argentino-. Era la prima volta che non saresti stato presente a un torneo, ma la mamma mi diceva che saresti migliorato e che saresti stato abbastanza bene da poter viaggiare. Ti dicevo che saremmo arrivati in finale, così saresti potuto venire. Ogni volta che finiva una partita aspettavo e sentivo la mancanza del tuo messaggio. È stato allora che ho capito che la situazione era davvero grave. Nonostante tutto, non ho smesso di pensare ad arrivare il più lontano possibile, per guadagnare tempo e permetterti di vedere almeno una partita. Siamo arrivati in finale e tu non ce l'hai fatta ad esserci. Volevo vincerla per portartela e mostrarti una nuova Coppa. Non ci sono riuscito; le mie gambe non ce la facevano più. Questa volta ho provato ad andare contro il mio corpo, ma non ho potuto farlo. Non sono mai riuscito a sentirmi bene".  

"Quando sono arrivato, pensavi che avessimo perso la finale ai rigori - prosegue Messi -. Non abbiamo potuto parlare di tutto quello che era successo. Non hai potuto goderti nulla. Non siamo diventati campioni, ma non hai idea di quanto abbiamo vissuto e goduto ogni singola partita. Ancora una volta avevi ragione: dovevo esserci e giocarla. Te lo racconto perché è stata l’unica cosa di cui non abbiamo potuto parlare, visto che di tutto il resto sai già ogni cosa. Parlavamo ogni giorno e ci vedevamo ogni volta che potevamo, compatibilmente con i miei impegni. Non so cosa farò senza di te, non so come andare avanti. Ho giocato solo a calcio e ora ho molti dubbi sul fatto che continuerò a farlo ancora per molto. Sei stato al mio fianco fin dall’inizio; mancava così poco alla fine. Perché non hai potuto resistere ancora un po’, quel poco che bastava per arrivare alla fine insieme?".  

Poi, il campione argentino conclude: "So che la tua felicità era vedere la tua famiglia stare bene, tua moglie, i tuoi figli e, soprattutto, senza che gli altri lo sapessero, guardare me giocare… È sempre stato così, fin da quando ero piccolo. Mi portavi a tutti gli allenamenti appena tornavi dal lavoro. Ovviamente non hai mai perso una sola partita. Quanto soffrivi a guardarmi e quanto eri felice, anche se non mi hai mai fatto molti complimenti. Sei stato papà, amico e procuratore. Sei sempre stato la persona di cui avevo bisogno in ogni momento e non hai mai sbagliato nulla. Al di là di qualche rimprovero o discussione, avevi sempre ragione. Alla fine, le cose andavano sempre come dicevi tu. Mi mancherai tantissimo, ma sarai sempre presente, soprattutto nel modo in cui crescerò i miei figli, perché insegno loro e li educo come avete fatto voi due con me -conclude Messi-. Riposa in pace e prenditi cura di noi da lassù, come hai fatto quaggiù. Grazie di tutto. Ti amo, papà".  

12 ago 2026

Concerto di Jovanotti annullato a Barletta: "Area a rischio amianto"

(Adnkronos) - E' stato annullato il concerto di Jovanotti in programma lunedì 17 agosto nell’area dell’ex cartiera di Barletta. E' quanto apprende l'Adnkronos dagli organizzatori.  

Questa mattina, in Prefettura, si è riunita la Commissione di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo, chiamata a valutare l’idoneità del sito dopo le criticità emerse dagli ultimi controlli ambientali.  

In Commissione è arrivato il parere negativo della Asl, dopo che le rilevazioni effettuate dall’Arpa avevano portato al prelievo e all’analisi di alcuni campioni relativi alla presenza di amianto nell’area. Un elemento che ha pesato sulla valutazione complessiva delle condizioni di sicurezza e salubrità del sito. La Commissione ha quindi espresso parere negativo allo svolgimento dell’evento nell’area dell’ex cartiera.  

Nel pomeriggio di oggi, la Trident, società organizzatrice del concerto, ha fissato una conferenza stampa via Zoom dove ha comunicato l'annullamento. Un incontro con la stampa dovrebbe tenersi anche domani mattina in Comune a Barletta. 

 

"L'evento è stato annullato perché la commissione provinciale di vigilanza, e in particolare l'Asl, ha ritenuto di non autorizzare il concerto a causa del rischio amianto, sulla scorta del ritrovamento di alcuni manufatti" commenta all'Adnkronos il sindaco di Barletta, Cosimo Cannito. "La società organizzatrice è arrabbiatissima, ma non nei confronti dell'amministrazione comunale. Anzi, lo stesso Salvadori (ad di Trident, ndr.) ha esordito dicendo che il sindaco non è affatto responsabile". Il primo cittadino sottolinea come la rabbia degli organizzatori sia "contro gli enti, in particolare Arpa e Asl, che si sono pronunciati in ritardo", confermando la frustrazione per una decisione arrivata a pochi giorni dall'evento. "Sarebbe stato il quarto concerto di Jovanotti qui - ricorda Cannito - La Trident si è rivolta a noi forte dei tre eventi precedenti, che non hanno prodotto alcuna carenza organizzativa e durante i quali hanno trovato disponibilità umana e accoglienza". 

Il sindaco si dice amareggiato per l'occasione persa e annuncia tolleranza zero verso le strumentalizzazioni. "A tutti gli sciacalli che vorranno usare questa vicenda per fare opposizione politica e personale, dico che li querelerò. Gli insulti sono ingiusti. Nessuno più del sindaco voleva che l'evento si svolgesse". Infine, Cannito fa sapere di stare valutando se indire una conferenza stampa nella giornata di domani "per spiegare nel dettaglio cos'è accaduto e perché si è arrivato a questo risultato negativo" 

 

"Stiamo valutando se esiste uno spazio a Bari che possa ospitare adeguatamente il Jova Summer Party il 19 settembre" ha detto Maurizio Salvadori, amministratore delegato della Trident Concert. "Per cui avremo bisogno di qualche giorno. Dopodiché, ammesso che la risposta sia positiva, i biglietti saranno validi per chi vorrà venire, mentre chi vorrà il rimborso potrà ottenerlo".  

La vicenda è iniziata due mesi fa con un esposto presentato alla Procura della Repubblica sulla salubrità dell'area dell'ex industria cartiera. Questa mattina il parere negativo della Asl, dopo che le rilevazioni effettuate dall'Arpa avevano portato al prelievo e all'analisi di alcuni campioni relativi alla presenza di amianto nell'area. Nella relazione, racconta Salvadori, "è stato scritto che, pur non essendoci nulla nell'aria, è stato trovato un pezzo di amianto di circa 6-8 cm vicino all'ingresso. Questo ha dato adito all'ipotesi che potrebbero essercene altri, non visibili, e che il calpestio di 33.000 persone avrebbe potuto disperdere fibre nell'aria. Sulla base di questa ipotesi, stamattina l'Asl ha ritenuto l'area non idonea". 

"Il problema di fondo - afferma Salvadori - è che, quando c'è un esposto alla Procura, nessun burocrate vuole essere chiamato a giustificare le proprie decisioni. La posizione più comoda è dire 'non si fa', senza curarsi dei danni e dei disagi per 30.000 persone. La storia è tutta qua. Mi viene da dire che se qualcuno butta un pezzo di amianto dentro lo stadio San Nicola, si potrebbe ipotizzare che ce ne siano altri e vietare per sicurezza anche i concerti lì". "Questa vicenda è andata avanti per due mesi e mezzo e oggi, a pochi giorni dall'evento e con il palco quasi montato, ci fermano", dichiara Salvadori, che addebita la responsabilità ai ritardi della burocrazia e aggiunge: "Per smontare, ci hanno detto che dovremo indossare le tute bianche". L'organizzatore, tuttavia, scagiona l'amministrazione comunale: "Il Comune non c'entra niente. Ho visto con i miei occhi il sindaco e tutta l'amministrazione battersi fino all'ultimo, sulla base della logica, per fare il concerto. Qualcun altro ha detto di no". 

12 ago 2026

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