Logo Il Foglio

Eurovision, cambia il regolamento: Paesi in guerra non ospiteranno concorso

12 ago 2026

Federer, vacanza italiana sulla terra rossa: il match a Taormina con Arnault

12 ago 2026

Ranucci: "Da Moro a Falcone, zittita voce che spaventa". Salvini: "Rai sospenda collaborazione"

12 ago 2026

Ufficiale la cessione di Lukaku dal Napoli al Fenerbahçe

12 ago 2026

Migranti, Berlino: "Ci aspettiamo che i trasferimenti continuino". Tajani: "Trovare un equilibrio sulle Ong"

(Adnkronos) - La questione dei migranti riaccende la tensione in Europa. "La Germania e l'Italia collaborano strettamente e in uno spirito di fiducia sulle questioni relative alla politica migratoria e all'attuazione del Sistema Europeo Comune di Asilo" dice il portavoce del Ministero dell'Interno federale tedesco. "Un sistema di Dublino funzionante è la condizione fondamentale per il successo del Sistema Comune Europeo di Asilo (Geas) - spiega -. La Germania si aspetta che i trasferimenti verso l'Italia e la Grecia vengano nuovamente effettuati a partire dal 12 giugno 2026". 

"Il ministero dell'Interno federale si è impegnato con successo per l'introduzione di nuove regole di trasferimento ai sensi del Regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione (Amm-Vo), che succede a Dublino III", prosegue, ricordando che "queste includono modalità di trasferimento vincolanti e pratiche per tutti gli Stati membri, nonché un quadro giuridico dettagliato per i trasferimenti volontari come forma di trasferimento non burocratica ed efficiente". "Il regolamento di esecuzione che stabilisce questo nuovo quadro giuridico (Amm-Dvo) - continua - è in vigore dall'applicabilità del Geas, ovvero dal 12 giugno 2026. A ciò si aggiunge che l'Italia e la Grecia hanno concordato, nel quadro di accordi bilaterali nell'autunno del 2025, di reimplementare le regole di Dublino a partire dall'applicabilità del Geas nel giugno 2026. La Germania si aspetta pertanto che i trasferimenti verso l'Italia e la Grecia vengano nuovamente effettuati a partire dal 12 giugno 2026. Gli accordi si riferiscono all'attuazione della procedura di determinazione dello Stato competente a partire dal 12 giugno 2026. Il numero di persone trasferite di volta in volta dipende da una moltitudine di fattori. Non è quindi possibile formulare previsioni su quante persone saranno trasferite in futuro". 

 

Sul tema è intervenuto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Non credo che ci sia un problema" con la Germania sulla questione dei dublinanti, ha detto a margine delle commemorazioni dell'anniversario dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema. "Non credo ci sia un problema perché c'è tutta la questione delle navi Ong battenti bandiera tedesca che hanno fatto sbarcare in Italia, quindi credo che da questo punto di vista si trovi un equilibrio - ha spiegato Tajani - non credo ci siano problemi per far rientrare i dublinanti nella Germania". 

 

A margine delle commemorazioni dell'anniversario dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema Tajani è tornato sulla sospensione di Schengen "vediamo che cosa succede, abbiamo detto fino al 15 (agosto, ndr.) non si revoca, poi vediamo quali saranno gli sviluppi della situazione. Prenderemo le decisioni nell'interesse dell'Europa e nell'interesse della sicurezza nazionale a tutela dei confini italiani, sono 7mila chilometri di costa che sono anche confini europei". Con il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, "non abbiamo parlato, ma la nostra non è una decisione contro la Spagna, non abbiamo fatto nessuna ritorsione, abbiamo soltanto cercato di tutelare l'interesse nazionale e la sicurezza nazionale e dell'Europa di fronte a un'emergenza che non si era mai vista prima". 

"Non credo che ci sia un problema" con la Germania sulla questione dei dublinanti, aggiunge il ministro degli Esteri. "Non credo ci sia un problema perché c'è tutta la questione delle navi ong battenti bandiera tedesca che hanno fatto sbarcare in Italia, quindi credo che da questo punto di vista si trovi un equilibrio - ha spiegato Tajani - non credo ci siano problemi per far rientrare i dublinanti nella Germania". 

12 ago 2026

Famiglia nel bosco, Papa risponde a lettera genitori: "Vi ricordo nelle mie preghiere"

12 ago 2026

Usa, Trump cambia aereo in segreto ma giornalisti tenuti all'oscuro: è polemica

(Adnkronos) - È polemica tra i giornalisti della Casa Bianca dopo la scoperta che Donald Trump aveva lasciato in segreto l'Air Force One durante un volo verso la Gran Bretagna, mentre il Press Pool restava a bordo all'oscuro di tutto. I reporter contestano di essere stati utilizzati come "esca" senza essere informati e denunciano un precedente pericoloso per l'indipendenza dell'informazione. La White House Correspondents Association ha chiesto maggiori garanzie sulla possibilità di documentare in modo indipendente gli spostamenti del presidente. "Dipende tutto dal Secret Service. Mi limito a seguire le loro indicazioni. Quindi mi affido al Secret Service e ai militari: per ragioni di sicurezza, volevano che viaggiassi su un volo diverso, su un aereo diverso. Hanno voluto così e l'ho fatto; ho seguito le loro disposizioni", ha dichiarato Trump per spiegare il cambio di aereo a sorpresa in Turchia, il mese scorso, in risposta a una minaccia proveniente dall'Iran. Tuttavia, il presidente non ha voluto parlare del rischio corso dalle persone che ha lasciato a bordo dell'Air Force One, tra cui un gruppo di alti funzionari, come il segretario di Stato Marco Rubio e quello del Tesoro Scott Bessent, collaboratori come Stephen Miller e Steven Cheung, giornalisti e militari. Non è la prima volta che un presidente americano viaggia in zone pericolose, da Bill Clinton in Pakistan a George W. Bush in Iraq, fino a Joe Biden in Ucraina; tuttavia, l'episodio di Ankara è il primo, in quasi trent'anni, in cui nessun giornalista è stato informato sui movimenti reali del capo della Casa Bianca. 

Il Pool è composto da un gruppo di giornalisti in rotazione che inviano resoconti, foto e filmati delle attività del presidente all'intero corpo della stampa. Questo sistema esiste dal 1937 ed è concepito per garantire la presenza di un rappresentante della stampa che osservi gli spostamenti e le attività del presidente, offrendo al pubblico un resoconto indipendente. Ai giornalisti che viaggiavano nella parte posteriore dell'aereo era stata impartita, lo scorso 8 luglio, l'istruzione di tenere abbassate le tendine dei finestrini durante il volo da Ankara alla Gran Bretagna, dove Trump è atterrato in segreto con un altro aereo militare. Il presidente è stato poi fatto risalire di nascosto sull'Air Force One, in modo da poter sbarcare davanti alle telecamere come se fosse stato a bordo per l'intera durata del viaggio. L'incidente ora rischia di peggiorare ulteriormente i rapporti già tesi tra la Casa Bianca di Trump e la stampa, una relazione segnata da insulti, minacce, restrizioni e azioni legali intentate dal tycoon da quando ha iniziato il suo secondo mandato. 

"Capisco il Secret Service, che è pronto a sacrificare la propria vita per il Presidente. Ma io sono solo un giornalista e il mio lavoro non è quello di proteggere Trump, bensì informare su cosa fa e cosa dice", ha scritto per messaggio uno dei giornalisti che facevano parte del pool in Turchia ad Adnkronos. Il tono del messaggio è apparso, fin da subito, estremamente infastidito. Jacqui Heinrich, l'attuale presidente della White House Correspondents Association, in un'e-mail inviata martedì sera ai membri della Whca – di cui Adnkronos è venuto in possesso – ha riferito di aver avuto un "incontro franco e produttivo" con alti funzionari dell'amministrazione per esprimere le preoccupazioni dei corrispondenti in merito alla capacità del gruppo di giornalisti accreditati di documentare in modo indipendente gli spostamenti del presidente, nonché sull'integrità e la credibilità dell'informazione prodotta. Ha sottolineato che il gruppo deve rimanere informato anche in caso di problemi di sicurezza. "Qualora le circostanze portassero i reporter a diffondere involontariamente informazioni imprecise o fuorvianti, deve esserci la possibilità per la stampa di rettificare quanto riportato una volta superata l'emergenza legata alla sicurezza", ha scritto. Il fastidio tra i corrispondenti è quello di aver creduto, per più di un mese, che Trump fosse a bordo dell'Air Force One con loro, quando in realtà aveva cambiato velivolo, utilizzando un camion per il servizio di catering. 

Heinrich ha aggiunto: "In un panorama informativo già segnato da teorie cospirative, l'incertezza sull'affidabilità delle notizie indipendenti può essere sfruttata da soggetti malintenzionati che mirano a seminare confusione e a minare la fiducia nel giornalismo". La Casa Bianca non ha risposto a una richiesta di commento di Adnkronos sull'impatto dell'operazione sui giornalisti a bordo dell'aereo. Tuttavia, Donald Trump ha assicurato che il vero obiettivo sarebbe stato comunque sia lui: "In realtà credo che l'aereo su cui ho viaggiato io fosse più a rischio, perché penso che sarebbe stato proprio quello il velivolo che avrebbero preso di mira più probabilmente". Un'affermazione in contraddizione con la logica stessa alla base del cambio di aereo. Questo inganno ha messo in luce il senso di pericolo avvertito da Trump, che nel 2024 è stato sfiorato da un proiettile sparato durante un comizio a Butler, in Pennsylvania, ed è stato preso di mira da un altro uomo armato presso il suo campo da golf in Florida più tardi nello stesso anno. Durante l'amministrazione Biden, alcuni funzionari hanno riferito che elementi iraniani stavano cercando di uccidere Trump. Anche questo martedì, la polizia ha indagato su un allarme bomba in un McDonald's in Ohio, vicino al luogo in cui Trump si era recato per un evento presidenziale. 

Il Secret Service e le unità militari incaricate della sicurezza del presidente utilizzano solitamente esche per confondere eventuali aggressori, senza però coinvolgere a loro insaputa civili. Quando il presidente si sposta in auto, nella caravana di mezzi sono generalmente presenti anche due limousine blindate o suv identici, dotati delle stesse targhe di Washington D.C., proprio per rendere difficile individuare il veicolo in cui egli si trova effettivamente. Quando viaggia a bordo dell'elicottero Marine One, spesso volano in formazione tre o quattro elicotteri identici, caratterizzati dalla livrea verde e bianca. "In caso di attacco, il nucleo di sicurezza protetto si separa dal resto del gruppo, lasciando tutti gli altri - dal personale della Casa Bianca ai funzionari militari, fino ai giornalisti e ai membri del Congresso - a cavarsela da soli", ha scritto martedì sui social media Ari Fleischer, già portavoce della Casa Bianca durante l'amministrazione Bush. "La sicurezza del Presidente ha sempre la priorità assoluta. Non ci lamentiamo. Le cose stanno così". 

I dettagli della minaccia che ha spinto a organizzare l'operazione sono sconosciuti, quindi è impossibile calcolare i rischi per i giornalisti. Tuttavia, secondo gli esperti, i reporter a bordo dell'aereo erano probabilmente esposti alla stessa minaccia che aveva portato alle straordinarie misure di sicurezza, tanto che questo incidente – con la Casa Bianca che tiene completamente all'oscuro il Pool – è una novità assoluta e senza precedenti. Allo stesso tempo, altri esperti ritengono che quando ci sia un rischio, ogni misura estrema sia giustificata per proteggere il presidente. Dopo lo scoop del Washington Post, inoltre, si è scatenata una corsa tra i giornalisti della Casa Bianca alla ricerca di ulteriori informazioni. Michelle Stoddart dell'Abc, produttrice responsabile del pool televisivo a bordo del volo, ha fornito ai membri della Whca ulteriori dettagli sul viaggio. Adnkronos ha potuto accedere a questi dettagli. "Al momento dell'arrivo in aeroporto, la situazione non è sembrata particolarmente insolita al pool al seguito - ha scritto - Il nostro fotografo ha notato che la scaletta è stata rapidamente allontanata mentre la stampa saliva a bordo. Ha riferito che un fotografo seduto dietro di lei ha sollevato l'oscurante del finestrino, ma è stato subito invitato a richiuderlo da un membro dello staff della Casa Bianca, che ha spiegato che si trattava di una 'richiesta del Secret Service' ". (di Iacopo Luzi) 

 

12 ago 2026

Attentato a Ranucci, Lavitola ammette: "Sono io il mandante, volevo fargli innalzare il livello di scorta"

(Adnkronos) - “Lavitola ha confermato l'ipotesi accusatoria della procura ammettendo di essere stato il mandante dell'attentato" al conduttore di Report Sigfrido Ranucci "e dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare il livello di protezione”. Così l’avvocato Sergio Cola al termine dell’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola nel carcere di Rebibbia.  

Lavitola ha quindi "riferito anche le ragioni per cui si è si è spinto a fare questo atto indubbiamente delittuoso. Lo ha fatto per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati".  

Valter Lavitola ha compiuto l'attentato a Sigfrido Ranucci "non per un movente politico anche se di fatto l'attentato, ma non per volontà di Lavitola, ha potuto aumentare la popolarità", ha poi aggiunto l'avvocato Cola. "Ranucci aveva all'epoca una protezione composta solamente da due uomini. Siccome gli attentatori secondo il modo di vedere di Lavitola erano pericolosissimi, lui l'ha fatto perché poi in effetti dopo l'attentato la scorta è stata più che raddoppiata: si è passati da due a otto agenti con una protezione a ferro di cavallo", spiega il penalista. 

Ranucci era a conoscenza del proposito di Lavitola? “Su questo non dico assolutamente altro. Vi sto dicendo quello che potevo dirvi”. 

 

 

“La confessione di cui apprendiamo lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia se il movente reale fosse effettivamente quello riportato. Anche perché Sigfrido Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2021 confermata negli anni per la gravità delle minacce di morte ricevute e rigorosamente valutate dal ministero dell’Interno”. Così l’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci, dopo l’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola. 

"Così come la popolarità del conduttore di Report era già da molto tempo elevatissima sia in Italia che all’estero, prova ne è la persistenza della tensione mediatica su quanto sta avvenendo. Quindi - sottolinea il penalista - se il movente è quello si colloca tra l’inutile e il rassicurante, di certo lontano da ipotesi ben più gravi e gravose. Ovviamente un conto è la confessione altro la valutazione della sua credibilità”. 

 

Lavitola, al quale viene contestato anche il metodo mafioso, è recluso in carcere da lunedì dopo che i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Iole Moricca a seguito della richiesta avanzata dalla procura di Roma. 

L’inchiesta, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi e avviata dal pm Carlo Villani, passato a dirigere la procura di Velletri, seguita ora dal pm della Dda Edoardo De Santis, ha già portato a fine giugno all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Destinatario della misura emessa dal gip è anche Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola, che attualmente si troverebbe in Africa. Nei suoi confronti i pm capitolini avvieranno l’iter per l’estradizione. 

 

12 ago 2026

Ranucci, Gasparri. "Si accosta a Moro e Falcone? No, dispiaciuto per non poter più mangiare gratis spaghetti e vongole..."

(Adnkronos) - ''Ho letto il post di Ranucci. C'è chi dice che lui si accosti a Moro, Falcone, Borsellino, Piersanti Mattarella, personalità che hanno fatto la storia della Repubblica italiana. Sinceramente non posso credere che uno deve giustificare i pranzi a base di spaghetti alle vongole con Lavitola...". Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e presidente della commissione Affari esteri di palazzo Madama, commenta così con l'Adnkronos il post pubblicato oggi dal conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, a proposito del caso Lavitola. 

"Non credo che sia così presuntuoso da paragonarsi a uomini di tale statura, considerati da tutti dei veri eroi. Una delle due: o c'è qualcosa di sbagliato nel post o c'è qualcosa di sbagliato in Ranucci. Solo Ranucci può saperlo'', perché "quando si guarda allo specchio si conosce. E' impossibile che si accosti a personaggi di questo genere...". "Quando Ranucci si guarda allo specchio - insiste Gasparri - si conosce, nel bene e nel male. E' impossibile, che si possa paragonare ai Falcone e ai Moro. Forse è solo dispiaciuto che non poter più mangiare - penso gratis perché si tratta di un dettaglio mai approfondito- gli spaghetti con le vongole a Monteverde...''.  

 

Gasparri parla del 'futuro' di Ranucci, visto che c'è chi vede a rischio il suo posto a 'Report', se non proprio alla Rai. ''Ora -precisa l'ex ministro - Ranucci ha un problema serio e concreto di reputazione e credibilità''. La reputazione gli ''viene contestata anche dalla sua redazione, che ha scritto un documento nel quale viene invocata una sorta di direzione collegiale della trasmissione. Spetta però agli organi competenti valutare tutte le circostanze del caso e capire se ci sono le condizioni per mettere in discussione la sua credibilità personale e professionale. Queste valutazioni spettano innanzitutto all'editore, ovvero la Rai, anche perché non si nasce mica conduttori o si fa il conduttore di una trasmissione tv per diritto naturale. Poi bisogna attendere l'esito degli approfondimenti fatti dal comitato etico e cosa emergerà dall'Audit interna alla Rai. Allora chi ha il potere di valutare, prenderà le sue decisioni". 

 

Infine, riguardo all'inchiesta giudiziaria su Lavitola, Gasparri osserva: ''Allo stato, Ranucci è la parte lesa, è la vittima di tutta la vicenda. Non riesco a capire però una cosa: Lavitola voleva fare del conduttore di Report un leader e l'attentato serviva a farne una sorta di martire politico, ma era consapevole o meno che Ranucci avrebbe rischiato così di morire, trasformandosi in un martire vero? Altro aspetto poco chiaro è che dopo la perquisizione nei confronti di Lavitola, ci sarebbe stata una lunga conversazione tra lo stesso Lavitola e Ranucci, tesa a inquadrare gli episodi fino ad ora accaduti. Allo stato, ribadisco, Ranucci resta la parte lesa e nessuno può dire diversamente, ma vorrei sapere che ragionamento ha fatto Lavitola nella sua follia. Se fossi un giudice, gli chiederei: avete considerato che l'attentato poteva causare la morte di Ranucci e i suoi familiari?''.  

 

12 ago 2026

Elementi totali: 20
Vai a