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Meloni, pressing sull'Ue per l'energia e critica a Trump: "Rischiosa intesa su gasolio russo"

(Adnkronos) - Alla vigilia di uno dei Consigli europei più importanti, Giorgia Meloni si è presentata alle Camere con due certezze: si deve continuare il pressing per l'energia ed è rischioso che Donald Trump abbia aperto al gasolio russo. Non c'è solo questo, chiaramente, nel lungo menu che la premier ha presentato al Parlamento, e così, tra una portata e un'altra in cui non ha mancato di ribadire il sostegno del governo all'Ucraina, ha lanciato qualche frecciata anche alle opposizioni, in particolare al Movimento 5 stelle e al suo presidente, Giuseppe Conte. 

E' lui, questa volta, che Meloni identifica come il nemico: sia per le spese in difesa che, da presidente del Consiglio, ha aumentato e persino durante la pandemia, sia perché lui, con la legge elettorale appena approvata, a Palazzo Chigi non ci sarebbe mai arrivato. Nel mezzo, non ha mancato di tirare le orecchie all'Unione europea e persino al Partito democratico, accusando il deputato Peppe Provenzano di misoginia. 

 

Sono le 9:10 quando Meloni si presenta in aula al Senato. Tailleur crema e tacco a spillo, e subito a parlare di energia. E di Ets. "Le regole pensate in un contesto completamente diverso da quello che viviamo" non devono finire "oggi per aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando - dice la presidente del Consiglio -. Perché le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l'Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti. E il tempo per correggere la rotta non è infinito. È su questo che l'Italia ha concentrato il proprio lavoro".  

Energia, ancora, che per la leader di Fratelli d'Italia va di pari passo con la sicurezza: "Senza sicurezza, l'energia costa di più. E senza energia, potrebbe non rimanere nulla da difendere", registra ancora. Ed è per questo, aggiunge, che "abbiamo chiesto, e ottenuto, che la clausola di salvaguardia nazionale potesse essere utilizzata non soltanto per le spese di difesa, ma anche per le misure necessarie ad affrontare la crisi energetica". "Ricordo che la maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa essenzialmente risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa non potremmo spenderli per altro", avverte poi Meloni. 

Sulla difesa arriva il primo affondo contro Conte. "Chi racconta che più sicurezza significa meno ospedali, risorse distratte dai servizi essenziali da un governo di guerrafondai - rimarca - mente sapendo di farlo. Tanto più se gli stessi che oggi ci accusano dall'opposizione, quando erano al governo approvavano, in piena pandemia, un aumento delle spese militari da circa 15 miliardi di euro. E allora non c'era neanche la guerra in Ucraina". 

Eccola, la guerra in Ucraina. Tutti sono per la pace, scandisce la premier, ma non per questo si deve far mancare l'appoggio a Volodymyr Zelensky, che infatti la ringrazia. E non solo. Perché, mette agli atti ancora, l'intesa sul gasolio russo annunciata da Trump "è una scelta che considero molto rischiosa". "Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l'esigenza di contenere i prezzi dell'energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l'impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari - spiega -. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative". 

Meloni parla anche di migranti, e di Unione europea. Se sui primi rivendica il lavoro fatto da quando siede a Palazzo Chigi, dall'altro chiede ancora un allargamento, ma soprattutto non mette paletti, specie sul bilancio. "La presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l'obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell'anno. Noi non siamo contrari per principio a questo obiettivo, ma deve essere chiaro che la data non può diventare più importante del contenuto. Non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data. Noi firmeremo un accordo solo quando sarà giusto per l'Italia", dice, scandendo che "l'Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione", architravi dell'autonomia strategica europea. 

Il discorso è chiaro e netto, dice il presidente del Senato Ignazio La Russa, e non è un caso che ad applaudire ci sia anche parte delle opposizioni. Non sicuramente quelle contro cui si scaglia ancora nella replica, tanto al Senato, quanto alla Camera. Ancora una volta sono i pentastellati a finire nel mirino della premier, in particolare il vecchio inquilino di Palazzo Chigi. "Se le preferenze vi piacciono così tanto perché non le avete messe quando eravate al governo?", chiede alla senatrice Alessandra Maiorino. E dunque: "E' molto chiara la ragione per la quale siete arrabbiati per la nuova legge elettorale: i cittadini scelgono, voi dovete dichiarare prima di andare al voto alleanze, candidato premier e programma. Mi rendo conto della difficoltà, del resto il vostro partito è guidato da un signore che se queste regole ci fossero state prima, alla presidenza del Consiglio dei ministri non ci poteva arrivare". 

A Montecitorio, però, le stoccate iniziano con i deputati 'fedeli' a Roberto Vannacci. L'inizio è soft, solo qualche allusione su di chi, i vannacciani, tutelino gli interessi, poi l'affondo. "Quello che noi stiamo facendo sull'Ucraina è quello che c'è scritto nel nostro programma, con il quale ci siamo presentati al cospetto degli italiani nel 2022 e siamo stati eletti, anche lei e tutti i suoi colleghi - dice Meloni rivolgendosi a Laura Ravetto -. Sono certa che il cambio di posizione in finale di legislatura sia genuino e non sia determinato dal rischio di una mancata rielezione nei partiti nei quali eravate stati rieletti, ma in questo caso sarebbe più credibile se rassegnaste le dimissioni e vi ricandidaste con le nuove tesi che sostenete". 

Tra uno Zampolli (al M5s dice: parlate di Usa imperialisti e poi correte da Zampolli a pranzo) e una tirata di orecchie per essersi assentati in Senato sulla seconda risoluzione della maggioranza che chiedeva di sostenere una tregua energetica tra Russia e Ucraina, Meloni continua ad avercela con le opposizioni, e se la prende soprattutto per quello che dice il deputato dem Provenzano. Il tono, quando rivendica il suo essere donna, si alza: "Io faccio politica da 35 anni e non sono arrivata dove sono arrivata con carezze e moine, ma combattendo, con le mie idee, dimostrando il mio valore e con il consenso dei cittadini, e lei non utilizzerebbe questo tono con un collega maschio", annota prima di affermare che "dobbiamo iniziare a fare i conti con una misoginia che ha impedito alla sinistra in Italia di consentire alle donne di arrivare dove meritavano". Il finale è velenoso ancora per il Pd. "Sono certa che voi sareste in grado di fare meglio, sono certa che portereste pace, prosperità, che mettereste tutti d'accordo, ma se posso darvi un consiglio: prima di provare a mettere d'accordo Putin e Trump, provate a mettere d'accordo Magi e Fratoianni in un'unica risoluzione", conclude Meloni. Che poi incassa il via libera alle due risoluzioni, entrambe della maggioranza, ovviamente.  

 

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Roma, harakiri all’Olimpico: avanti 3-1 all’83’, crolla nel finale e il Real Madrid vince 4-3 al 90'

(Adnkronos) - Sembrava fatta, poi l’incubo. La Roma accarezza una vittoria di prestigio in Champions League contro il Real Madrid, forte di un vantaggio di 3-1 che resiste fino all’83’. Ma nel calcio, a volte, bastano pochi minuti per trasformare una serata da ricordare in una disfatta difficile da digerire. I giallorossi si spengono proprio sul più bello e gli spagnoli ne approfittano, completando una rimonta incredibile: dal 3-1 al 4-3, con il gol decisivo di Antonio Rüdiger al 90’. 

Il momento che cambia tutto arriva all’83’. Il Real accorcia le distanze con Espi, il più rapido a intervenire sulla ribattuta di Gollini dopo un colpo di testa su calcio d’angolo. La rete viene inizialmente annullata per fuorigioco, ma il controllo del Var ribalta la decisione: gol convalidato e partita improvvisamente riaperta. 

La Roma accusa il colpo e, appena due minuti più tardi, subisce anche il pareggio. All’85’ è Endrick a svettare in area sugli sviluppi di un altro corner, indirizzando il pallone alla destra di Gollini. Il portiere non riesce a intervenire e il Real completa una rimonta che fino a pochi istanti prima sembrava lontanissima. Il peggio, per la Roma, deve ancora arrivare. I giallorossi faticano a contenere la pressione degli avversari e all’87’ rischiano ancora, quando Bellingham sfiora il gol di testa su un altro calcio d’angolo. 

Poi, al 90’, arriva la sentenza. Arda Güler disegna dalla destra un altro cross perfetto con il mancino e Rüdiger, appostato nell’area piccola, trova il tempo per colpire di sinistro tra Molina e Wesley. Il pallone finisce in rete: è il 4-3 del Real Madrid. Il difensore tedesco non esulta, quasi a chiedere scusa al pubblico che lo aveva sostenuto in passato. Un gesto che aggiunge un dettaglio simbolico a una serata già incredibile. 

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14 ott 2026

Ucraina, Musk spegne Starlink e ferma i droni di Kiev: "Decisione di Trump"

(Adnkronos) - Elon Musk 'spegne' il sistema satellitare Starlink su ordine di Donald Trump e crea problemi all'Ucraina, che fa affidamento sulla tecnologia per coordinare le azioni militari nella guerra con la Russia. Nelle ultime 24 ore, Kiev ha dovuto fare i conti con un rallentamento nel funzionamento del sistema satellitare, strumento essenziale nel conflitto. Il presidente Volodymyr Zelensky si è rivolto direttamente a Musk dopo gli ultimi episodi: "Spero che sia un errore, magari un grosso problema tecnico. Non lo so, ma chiediamo che venga riattivato", dice il presidente ucraino in un'intervista al giornalista britannico Piers Morgan. 

Musk, in un post su X, fornisce una spiegazione che chiama in causa i vertici militari americani e il presidente Trump. I limiti di velocità e di utilizzo di Starshield - la versione militare della costellazione satellitare - sono decisi dall'esercito e, in ultima istanza, dal presidente Donald Trump. Musk si esprime rispondendo all'ex ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, che ringrazia il miliardario per il ripristino della connettività Starlink fino a 160 chilometri orari e chiesto di eliminare i limiti imposti a Starshield, considerati cruciali per la difesa dell'Ucraina. "I sistemi Starshield sono di proprietà e sotto il controllo del governo americano. Qualsiasi limite alla velocità o all'utilizzo è deciso dall'esercito Usa e, in ultima istanza, dal presidente", scrive Musk, distinguendo Starshield da Starlink, precisando che quest'ultimo è un servizio commerciale di proprietà e sotto il controllo della sua azienda. "L'utilizzo di Starlink è limitato ad attività civili o difensive e non può essere impiegato per azioni militari offensive, perché sarebbe inappropriato per un'azienda commerciale", chiarisce Musk. 

Starlink ha iniziato a funzionare a velocità ridotta nella notte, dopo che Trump ha ripetutamente chiesto una pausa negli attacchi alle infrastrutture energetiche. "SpaceX ha introdotto un limite di velocità per i terminali Starlink in movimento", il rilievo del consigliere del presidente Zelensky, Sergiy Beskrestnov. "Le nostre forze di difesa non erano state avvertite di questa restrizione, il che ha portato all'interruzione di diverse missioni. Ovviamente- sottolinea - questa azione non può essere una coincidenza ed è legata all'attuale situazione politica". 

Le restrizioni introdotte nelle ultime ore al sistema Starshield riguardano i terminal per le comunicazioni usati al fronte, spiegano fonti ucraine, precisando che diversi lanci sono falliti in seguito all'oscuramento. Il video di due droni in ascesa con la connessione in calo, quindi non più in grado di proseguire sulla loro traiettoria, è stato inviato da un comandante delle forze ucraine a Ukrainskaya Pravda. I terminal standard installati sui droni operano a una velocità di 160 chilometri l'ora. Una velocità insufficiente per alcune missioni per cui Kiev usa Starshield. 

Alcuni droni già in missione hanno perso la connessione per circa 20 secondi a una velocità bassa, di 110-120 chilometri orari, al limite dei 10-20 secondi tollerati dal sistema. Ridurre la velocità dei droni per mantenere la connettività rende le piattaforme più vulnerabili agli attacchi delle forze russe. I droni più veloci non sono in grado di completare la loro missione in condizioni di connessione o velocità ridotte, vale a dire soprattutto per i droni a media e lunga gittata che devono accelerare rapidamente durante la fase di lancio. Unità ucraine dispiegate nel settore di Huliaipole della regione di Zaporizhzhia hanno iniziato ad avere problemi di connettività nella notte. Nella notte, i terminal Starshield non hanno funzionato a velocità superiori ai 160 chilometri orari.  

14 ott 2026

L’Olimpico celebra Mourinho: cori, striscioni e lui manda un bacio alla Curva Sud

(Adnkronos) - L’amore tra José Mourinho e il popolo romanista non conosce il tempo. All’Olimpico, il ritorno dello Special One da avversario si trasforma in un momento carico di emozione, con la Curva Sud pronta a tributargli un’accoglienza speciale. Striscioni, cori incessanti e uno stendardo che lo raffigura con la Conference League conquistata nel 2022 raccontano un legame che va ben oltre i risultati sportivi. Il nome di Mourinho risuona sugli spalti, scandito da una tifoseria che non ha dimenticato le emozioni vissute durante la sua esperienza sulla panchina giallorossa. Un omaggio sentito, capace di riportare alla memoria una delle pagine più significative della storia recente della Roma, culminata con il trionfo europeo a Tirana. 

Dalla panchina, il tecnico portoghese non resta indifferente. Si alza, guarda il suo ex pubblico, ringrazia i tifosi e manda un bacio verso gli spalti. Un gesto semplice, ma ricco di significato, che suggella lo scambio di affetto tra l’allenatore e una piazza con cui ha condiviso momenti indimenticabili. Per Mourinho, Roma continua a rappresentare molto più di una tappa della sua carriera. E per i romanisti, lo Special One resta l'uomo che ha riportato un trofeo europeo nella Capitale dopo una lunga attesa. 

All’Olimpico, almeno per un momento, non contano rivalità o colori diversi. Restano i ricordi, la gratitudine e un legame che il tempo non sembra aver scalfito. L’abbraccio della Curva Sud e quel bacio ricambiato raccontano tutto: Mourinho non è stato dimenticato. 

14 ott 2026

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