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Morto a 49 anni Francesco Pompilio, addio all'attore de 'Il Paradiso delle Signore' e 'Buen Camino'

(Adnkronos) - E' morto all’età di 49 anni Francesco Pompilio, attore originario di Pescara, conosciuto dal pubblico televisivo per le sue interpretazioni nella serie "Il Paradiso delle Signore" e "Prisma" e apparso recentemente anche nel film "Buen Camino", con Checco Zalone. La notizia della scomparsa è stata comunicata dalla Fil5 Agency, l’agenzia che seguiva la sua attività professionale. Al momento non sono state diffuse informazioni sulle cause della morte. 

Nato nel 1977, Pompilio aveva costruito un percorso artistico che attraversava diversi ambiti dello spettacolo. Dopo gli anni dedicati alla formazione, aveva intrapreso la carriera professionale nel 2008, alternando esperienze teatrali, televisive e cinematografiche. Tra le interpretazioni che lo avevano fatto conoscere al grande pubblico figura quella nella terza stagione de "Il Paradiso delle Signore", fiction nella quale aveva vestito i panni di Mattia Meneghini, rappresentante di abiti da sposa. Successivamente aveva preso parte a "Prisma", la serie diretta da Ludovico Bessegato, interpretando il personaggio dello zio Michele, presente anche nella seconda stagione. Nel suo curriculum televisivo trovano spazio anche produzioni come "Ripley", in cui aveva interpretato un cameriere, "Qui non è Hollywood" e "Un'estate fa". 

Negli ultimi anni Pompilio aveva lavorato anche per il cinema. Nel 2022 aveva partecipato a "Finalmente l'alba", film diretto da Saverio Costanzo. Più recentemente era entrato nel cast di "Buen Camino", la commedia firmata da Gennaro Nunziante con Checco Zalone, nella quale interpretava Riccardo, un ruolo che rappresenta la sua ultima apparizione cinematografica ufficiale. Accanto al lavoro davanti alla macchina da presa, l'attore aveva coltivato a lungo la passione per il palcoscenico. Nel corso della sua carriera si era confrontato con autori importanti della tradizione teatrale, da William Shakespeare a Luigi Pirandello, interpretando, tra gli altri, Ross nel Macbeth e il dottor Puleio ne L'uomo, la bestia e la virtù. Aveva inoltre approfondito la commedia dell'arte, portando in scena la maschera di Pantalone, e si era dedicato alla scrittura di monologhi e commedie. Nel suo percorso figuravano anche due anni di esperienza come conduttore radiofonico. Dopo l'annuncio della morte, sono arrivati i messaggi di cordoglio dal mondo dello spettacolo. Tra questi, quello di Francesca Manzini, che ha ricordato Pompilio attraverso un video pubblicato sui social, descrivendolo come una persona solare e capace di conservare il sorriso anche nei momenti più difficili. Nel messaggio di commiato, la Fil5 Agency ha sottolineato la generosità, la professionalità e la dedizione con cui l'attore aveva vissuto il proprio mestiere, ricordandone anche il rapporto umano costruito con colleghi e collaboratori nel corso degli anni. 

 

30 ott 2026

Malattie rare, De Stefano (UniCatt): "Piastrinopenia aumenta del 40% rischio mortalità"

(Adnkronos) - "La piastrinopenia immune è una malattia rara che, nella narrazione corrente, viene attribuita ai giovani di sesso femminile. In realtà è trasversale: anche le persone anziane possono avere una piastrinopenia immune, oltre naturalmente ai giovani e ai bambini. È una patologia non banalissima, in quanto aumenta all’incirca del 40% il rischio di mortalità: circa la metà di questo incremento è legata a emorragie dovute alla bassa conta piastrinica". Lo ha detto Valerio De Stefano, professore di Ematologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in occasione della terza giornata del Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi (Siset), in corso a Roma. 

"La situazione sta cambiando in maniera vertiginosa perché abbiamo a disposizione varie classi di farmaci che possono incrementare il numero di piastrine - prosegue De Stefano - Con la splenectomia, cioè la rimozione della milza, organo dove avviene la distruzione del complesso antigene-anticorpo, abbiamo fino al 60% di pazienti liberi dalla malattia nei successivi 10 anni. Ma fortunatamente, negli ultimi 10-15 anni abbiamo a disposizione tutta una classe di farmaci che ci permette di superare questo approccio così invasivo. Possiamo avere terapie ‘one shot’, con somministrazioni di anticorpi monoclonali e quindi una manipolazione immunitaria che porta a un riequilibrio del sistema immunitario, oppure farmaci che mantengono la conta piastrinica in maniera cronica e stabile, con un modesto effetto di tipo immunitario". 

De Stefano richiama infine l’attenzione sulle difficoltà della ricerca indipendente. "Oggi - conclude - abbiamo vincoli bloccanti da parte dei regolamenti sulla privacy e dei comitati etici che stanno uccidendo la possibilità di fare ricerca indipendente. Attualmente l’unica ricerca importante su larga scala che può essere fatta è quella finanziata dall’industria. Questo va anche bene ma dobbiamo renderci conto che, per tutelare i pazienti, è necessario fare uno sforzo in più". 

30 ott 2026

Malattie rare, Grandone (Siset): "Non creare allarmismo su trombosi nelle donne"

(Adnkronos) - Quando si parla di trombosi nelle donne in fase di gravidanza, nel post parto o che assumono la pillola anticoncezionale, "è importante non creare allarmismo. Il rischio da somministrazione di farmaci ormonali, soprattutto a base di estroprogestinici, è modesto e questo va sottolineato”. Così Elvira Grandone, vicepresidente e presidente eletto Siset, partecipando oggi al XXIX Congresso nazionale della Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi. Un appuntamento che rappresenta una grande occasione per tutti i ricercatori italiani di incontrarsi e presentare i più recenti risultati della ricerca nel settore. 

"L’utilizzo di estroprogestinici avviene sia a scopo contraccettivo sia a scopo terapeutico per numerose condizioni che possono influire negativamente sulla fertilità femminile e per le quali la terapia ormonale rappresenta spesso un trattamento necessario - continua l'esperta - Il rischio è assolutamente basso in termini assoluti e tutte le società scientifiche internazionali sono allineate su questo punto. Lo sforzo che dobbiamo fare è identificare, tra le numerose donne alle quali prescriviamo questi prodotti, quelle che meritano un’attenzione particolare. Oggi disponiamo di moltissimi farmaci e, per questo, la terapia deve essere personalizzata, sempre più sartoriale". 

La necessità di una maggiore attenzione alla salute della donna riguarda anche il riconoscimento delle patologie tromboemboliche ed emorragiche. "Queste patologie - chiarisce Grandone - sono spesso poco conosciute, non solo perché alcune sono rare e quindi se ne parla meno rispetto alle malattie che hanno un’incidenza maggiore nella popolazione generale. C’è anche da parte nostra", dei clinici, "una ridotta sensibilità, soprattutto nei confronti di alcune fasce della popolazione meno presenti e meno rappresentate nella letteratura scientifica. Penso, per esempio, alle donne che hanno problematiche legate al ciclo mestruale o sanguinamenti in altre età della vita, anche quando l’epoca riproduttiva è terminata. Si tende generalmente ad attribuire queste manifestazioni a problemi degli organi riproduttivi e non, invece, a possibili alterazioni della coagulazione", conclude. 

30 ott 2026

Ucraina, Ue verso ok a prestito da 45 miliardi per il 2027

(Adnkronos) - La Commissione Europea ha proposto formalmente al Consiglio di approvare la parte restante del prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina per il 2026-27, pari a 45 miliardi di euro per l'anno prossimo. Con questa proposta, dice la presidente Ursula von der Leyen "offriamo all'Ucraina una prevedibilità quanto mai necessaria e contribuiamo a mantenere i servizi pubblici essenziali. Il rafforzamento del sostegno all'Ucraina è una priorità nell'agenda dei lavori a Montreal", sede del vertice Ue-Canada. "Insieme ai nostri alleati, dobbiamo inoltre fare tutto ciò che è in nostro potere per esercitare pressioni sulla Russia affinché ponga fine alla sua barbara guerra di aggressione". 

Accanto all'Ue, si impegna in particolare il Canada. "Voglio riconoscere la decisione del primo ministro di contribuire al sostegno all'Ucraina, con il prestito per l'Ucraina. È un messaggio forte sulla nostra collaborazione a favore di Kiev per tutto il tempo necessario", dice il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa al termine del vertice Ue-Canada di Montreal, riferendosi alla scelta del premier canadese Mark Carney. 

Quest'ultimo, da parte sua, conferma che il contributo iniziale equivarrà a 500 milioni di euro. Il prestito è "un meccanismo molto importante ed efficace", afferma, complimentandosi con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e con Costa per averlo creato. "Lavoriamo fianco a fianco per sostenere l'Ucraina, di fronte alla guerra di aggressione condotta dalla Russia da quasi cinque anni", afferma Costa, spiegando che al vertice le due parti hanno deciso di approfondire il partenariato nel campo della sicurezza e della difesa, "attraverso una cooperazione industriale ancora più stretta e la partecipazione del Canada al nostro programma Safe": Ottawa, ricorda il leader Ue, è la prima capitale non Ue ad aderirvi. 

30 ott 2026

Le guerre non finiscono quando crediamo. La Bosnia e quella difesa europea che esiste già

(Adnkronos) - L'idea che l'Europa possa risparmiare sulla propria difesa chiedendo all'Ucraina di deporre le armi e accettare le condizioni di Mosca contiene un errore di contabilità, prima ancora che di valutazione politica o morale. Un'Ucraina disarmata, governata da un regime subordinato alla Russia, porterebbe l'influenza militare e strategica di Mosca fino alle frontiere della Polonia, della Slovacchia e della Romania. La fine dei combattimenti aprirebbe una stagione di instabilità, costringendo i Paesi europei a investire per decenni in deterrenza, difesa aerea, infrastrutture militari, intelligence e protezione dei confini. 

Nessuno può sapere se da una vittoria russa deriverebbe un'altra invasione, sebbene siano molti gli esperti e i servizi di intelligence che prevedono nei prossimi anni un gesto ostile del Cremlino per testare la tenuta dell’articolo 5 Nato. È lo scenario ipotizzato, tra gli altri, da Carlo Masala, professore all'Università della Bundeswehr di Monaco, in questa intervista all’Adnkronos durante la Lennart Meri Conference. 

Il Kiel Institute for the World Economy aveva già calcolato nel 2024 che, in uno scenario di interruzione degli aiuti occidentali e conseguente avanzata russa, i costi economici per la Germania nei cinque anni successivi sarebbero stati da dieci a venti volte superiori a quelli del mantenimento del sostegno militare a Kiev. Una stima condizionata alle ipotesi dello studio, ma utile a contestare l'equazione tra resa e risparmio. 

Del resto, sappiamo già quanto possa essere lungo e costoso il periodo che segue la fine di una guerra. Basta guardare alla Bosnia. 

Quattro italiani hanno perso la vita nell’incidente di un elicottero CH-47 Chinook, impegnato nella missione europea Eufor Althea nella regione bosniaca di Brčko. Altri undici sono rimasti feriti.  

Sono passati trentun anni dagli accordi di Dayton, negoziati nel novembre 1995 nella base aerea americana di Wright-Patterson, in Ohio, dai presidenti Slobodan Milošević, Franjo Tuđman e Alija Izetbegović, sotto la regia diplomatica statunitense di Richard Holbrooke. Firmati formalmente a Parigi il 14 dicembre, posero fine a una guerra che aveva provocato circa centomila morti e milioni di profughi e sfollati. 

Dayton fu un successo diplomatico indiscutibile. Ma il compromesso che rese possibile la pace cristallizzò le divisioni etniche all'interno delle istituzioni. La Bosnia fu organizzata in due entità, la Federazione di Bosnia-Erzegovina e la Republika Srpska, con una presidenza tripartita e un complesso sistema di rappresentanza e di veto. 

L'assetto costituzionale costruito per impedire una nuova guerra ha spesso impedito anche il normale funzionamento dello Stato. Le tensioni separatiste, le contestazioni delle istituzioni centrali e la fragilità politica continuano a rendere necessaria una presenza militare internazionale. 

Dal 2 dicembre 2004 è l'Unione europea a guidare la missione di stabilizzazione in Bosnia, subentrando alla Nato. L'operazione Eufor Althea, autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell'Onu, conta oggi circa 1.200 militari. Il suo compito è garantire un ambiente sicuro, vigilare sull'attuazione degli aspetti militari degli accordi di Dayton, sostenere e addestrare le forze armate bosniache. 

Non si tratta soltanto di osservare. Althea dispone di un mandato esecutivo e di capacità di intervento in caso di deterioramento della sicurezza. I militari svolgono esercitazioni, pattugliamenti, attività di sorveglianza e mantengono rapporti continui con le autorità e le comunità locali. 

L'Italia ha una responsabilità di primo piano. Dal 21 gennaio 2026 il comandante della missione è il generale di divisione Maurizio Fronda. Il nostro Paese aveva già guidato Althea nel 2005-2006 e nel 2008-2009. Per il 2026 il Parlamento ha autorizzato un contingente nazionale massimo di 320 militari, con mezzi terrestri e assetti aerei. Il contributo italiano comprende personale dell'Esercito impegnato nella sorveglianza e nella raccolta di informazioni, unità di fanteria e assetti dell'Aviazione dell'Esercito. 

L'operazione mostra anche come funziona concretamente la cooperazione militare europea: la direzione politica appartiene all'Unione, le truppe sono fornite dagli Stati e parte delle capacità di pianificazione e comando è assicurata attraverso gli accordi Berlin Plus con la Nato. 

Quando si dice che l'Europa non dispone di una difesa comune si trascura un pezzo di realtà. L'Unione conduce da anni operazioni militari all'estero. Oltre ad Althea, nel Mediterraneo opera Irini, impegnata soprattutto nell'applicazione dell'embargo sulle armi verso la Libia; nel Mar Rosso Aspides protegge la navigazione commerciale; nell'Oceano Indiano Atalanta contribuisce alla sicurezza delle rotte marittime. Eumam Ukraine si occupa invece dell'addestramento delle forze ucraine. 

L'Italia svolge un ruolo rilevante in diverse di queste operazioni, compreso il comando strategico di Irini, con quartier generale a Roma. 

L'Europa dispone dunque di missioni, comandi e una certa esperienza operativa. Non possiede però un esercito federale né l'autonomia necessaria per affrontare da sola un conflitto convenzionale di grandi dimensioni. Gli uomini e i mezzi dipendono dai governi nazionali; molte capacità decisive restano legate alla Nato e agli Stati Uniti. 

È su questa distanza tra le responsabilità assunte e le capacità effettivamente disponibili che si concentra il nuovo sforzo europeo per la difesa, con il programma Safe da 150 miliardi di euro in prestiti per investimenti e acquisti congiunti e il più ampio piano di preparazione militare al 2030 (maldestramente chiamato “Rearm” in un primo momento).  

La Bosnia ci fa vedere cosa l’Europa è già in grado di fare in termini di stabilizzazione, solidarietà e responsabilità. I missili balistici russi che colpiscono le città, le scuole e gli ospedali ucraini ci ricordano ogni giorno quanto ancora dovrebbe essere capace di fare. 

Le due guerre hanno storie, dimensioni e responsabilità differenti. Il caso bosniaco aiuta a correggere un equivoco ricorrente: un accordo può interrompere le ostilità senza risolvere le condizioni che le hanno provocate. 

Dayton ha garantito alla Bosnia trentun anni senza una nuova guerra. È un risultato storico. Eppure, più di due decenni dopo il passaggio delle responsabilità dalla Nato all'Unione europea, servono militari internazionali per garantire la stabilità del Paese. 

I quattro italiani morti a Brčko partecipavano a una missione che larga parte dell'opinione pubblica europea aveva dimenticato, pur continuando a beneficiarne. 

Chi propone oggi una resa dell'Ucraina come scorciatoia verso la pace dovrebbe considerare anche questo. Un cessate il fuoco può essere necessario, una trattativa può essere auspicabile. Ma senza garanzie credibili e un equilibrio di sicurezza sostenibile, la fine della guerra rischia di trasferirne il costo sugli anni successivi, sulle frontiere di altri Paesi e sulle generazioni che dovranno difenderle. Le guerre possono finire in un giorno. Le loro conseguenze strategiche, molto raramente. 

30 ott 2026

Emofilia, Peyvandi (UniMi): "Farmaci bispecifici hanno cambiato vita a pazienti"

(Adnkronos) - "La vita dei pazienti con emofilia negli ultimi dieci anni è cambiata in modo significativo. Nei pazienti che avevano anticorpi contro il fattore VIII - i cosiddetti inibitori - la qualità di vita era veramente bassa: avevano sanguinamenti continui e la terapia non era efficace. L’utilizzo dei nuovi farmaci bispecifici", molecole di bioingegneria progettate per legare contemporaneamente due bersagli diversi, "ha cambiato completamente la loro vita". Lo ha detto Flora Peyvandi, professoressa di Medicina interna all’Università degli Studi di Milano e direttrice del Centro emostasi e trombosi 'Angelo Bianchi Bonomi' del Policlinico di Milano, intervenendo oggi al XXIX Congresso nazionale Siset-Società italiana per lo studio dell’emostasi e della trombosi. 

Con le nuove terapie "non si infonde il fattore mancante, ma si cercare di attivare la coagulazione - spiega l'esperta - È un capitolo nuovo di farmaci per l’emofilia A che cambiano la strategia, l’efficacia e anche la qualità di vita dei nostri pazienti. Queste terapie hanno una caratteristica importante: vengono iniettate per via sottocutanea con intervalli molto più ampi, da una settimana fino a una volta al mese. Per l’emofilia B - aggiunge - ci sono altre strategie, cosiddette di rebalancing: non andiamo soltanto a infondere il fattore nuovo, ma abbiamo anche farmaci che potenziano la coagulazione riducendo l’attività degli anticoagulanti. Sia per il fattore VIII sia per il fattore IX ci sono prodotti avanzati che consentono somministrazioni meno frequenti. Anche la terapia genica ha aperto un capitolo molto interessante - illustra - Con una singola infusione endovenosa possiamo avere, nell’emofilia B, livelli di fattore IX intorno al 30-35% dopo 5 anni. È un risultato incredibile. Dalla prima generazione della terapia genica abbiamo imparato molto anche sulla sicurezza e sull’efficacia: parliamo di terapie moderne con una singola infusione e una risposta molto più prolungata". 

Peyvandi richiama infine l’attenzione sulle donne. "Fino ad adesso si sentivano madri o sorelle di pazienti emofilici maschi, dovevano proteggerli e, se sanguinavano di più, erano un po’ sottostimate. Adesso bisogna pensare che non sono soltanto portatrici, ma possono essere donne che hanno dei problemi. Dobbiamo capire quali sono questi problemi e trovare anche la cura migliore per loro", conclude. 

30 ott 2026

Nessun giallo Darderi in Coppa Davis, sarà a Bologna con l’Italia

30 ott 2026

Halloween, da lenti colorate a glitter e trucco: le insidie sottovalutate per gli occhi

(Adnkronos) - Halloween può essere 'spaventosamente' divertente per i fan del genere dark di tutte le età. Ma sbagliare l'approccio al trucco può portare a problemi 'da paura', soprattutto per gli occhi. A mettere in guardia sono medici ed esperti, che - in particolare dagli Usa, dove la festa è particolarmente sentita - invitano gli appassionati della ricorrenza a non sottovalutare i rischi di travestimenti improvvisati. Lentine colorate non a norma, cosmetici con ingredienti non controllati: le insidie possono nascondersi anche nell'accessorio più insospettabile. 

Un primo alert riguarda il trucco. E fra chi offre vademecum per "garantire un Halloween spettrale, ma sicuro" c'è l'optometrista Meng Meng Xu del Wilmer Eye Institute, Johns Hopkins Medicine, in un focus online dedicato proprio alla festa che precede Ognissanti. L'esperta avverte: è fondamentale prendere le dovute precauzioni quando si utilizzano cosmetici vicino agli occhi. I prodotti vanno scelti con cura, è il consiglio, e va tenuto presente che alcuni ingredienti, come profumi, conservanti (tra cui parabeni e cloruro di benzalconio), pigmenti metallici e coloranti, potrebbero irritare la pelle o gli occhi. "Eseguire un test su una piccola area di cute prima dell'applicazione su una zona più ampia può aiutare a individuare eventuali allergie o reazioni", si suggerisce nel focus. Altro consiglio: evitare di applicare prodotti all'interno della linea delle ciglia. "E' stato infatti dimostrato che aumenta l'irritazione e la secchezza della superficie oculare", spiegano gli autori dell'approfondimento. I glitter vanno evitati, raccomanda poi l'esperta dell'istituto Usa. Le particelle di plastica e i coloranti contenuti in quelli cosmetici "non sono tossici - premette - Tuttavia, se applicati vicino alle palpebre, c'è il rischio che si trasferiscano sull'occhio e graffino la superficie oculare". Mentre i glitter per lavori manuali, che possono contenere particelle di metallo o vetro e coloranti nocivi, "non dovrebbero mai essere utilizzati" per scopi cosmetici. "A volte i pazienti si presentano con reazioni allergiche, graffi alla cornea e infezioni alle palpebre dopo aver usato ciglia finte e trucco per costumi a base di glitter", afferma Xu. "Le palpebre e la superficie oculare sono più soggette a irritazioni rispetto alla pelle di altre parti del corpo". 

Il pericolo si nasconde anche dove non si direbbe: se è vero che una bacchetta da strega o una spada da pirata possono completare il look perfetto per Halloween, questi accessori a volte lunghi e appuntiti possono rappresentare un pericolo per gli occhi, sia in luoghi affollati come le feste, sia in zone buie e poco illuminate. Meglio dunque optare per accessori corti e flessibili, preferibilmente realizzati in un materiale morbido come la gommapiuma. C'è poi il capitolo maschere: prima di uscire per il classico 'dolcetto o scherzetto', è bene assicurarsi che cappucci e mascherine non ostruiscano la vista, soprattutto se si va in luoghi scarsamente illuminati. "Quando un occhio è coperto, la perdita della percezione della profondità può aumentare il rischio di lesioni, quindi è più sicuro indossare le bende per gli occhi solo quando si scattano foto o si rimane fermi", propone Xu. 

Un trend sempre più in voga è anche quello di completare il look con lenti a contatto colorate, che possono cambiare il colore degli occhi o l'aspetto delle pupille rendendo ancora più realistici travestimenti da vampiri, streghe, mostri e creature soprannaturali. Ma, anche in questo caso, gli esperti avvertono: sebbene queste lenti per travestimenti non alterino la vista", in generale "sono dispositivi che richiedono una prescrizione medica rilasciata da un oculista. Le lenti a contatto non adatte o non pulite correttamente possono causare danni agli occhi o alla vista".  

Queste lenti possono impedire la circolazione dell'aria, favorire l'accumulo di batteri o depositi, mentre l'attrito causato dal materiale della lente può provocare problemi agli occhi come tagli e graffi alla cornea, ulcere corneali, infezioni oculari. Un alert al riguardo viene lanciato anche dall'American Academy of Ophthalmology (Aao). Indossare lenti cosmetiche, decorative o per travestimenti "può sembrare innocuo - è il messaggio degli specialisti - ma attenzione: le lenti a contatto colorate possono danneggiare gravemente gli occhi" se non adeguate e se utilizzate senza una supervisione medica. "Possono persino causare cecità permanente". Sono pericoli da non sottovalutare, incalzano i camici bianchi. "Ho visto troppi casi gravi, sia in bambini che in adulti, causati dall'uso di lenti a contatto decorative", racconta Thomas Steinemann, oculista del MetroHealth Medical Center di Cleveland, Ohio, e membro dell'Aao. Pur non esistendo studi esaustivi sul numero di lesioni oculari causate dalle lenti a contatto colorate, gli oftalmologi Usa riferiscono di diagnosticare e trattare ogni anno danni agli occhi correlati.  

Nel focus dell'Aao si cita un sondaggio anonimo condotto su 400 adolescenti residenti in Texas: circa 1 su 7 ha utilizzato lenti a contatto cosmetiche. Il sondaggio ha rilevato che le lenti sono più diffuse tra le ragazze e che la maggior parte degli adolescenti ha riferito di adottare comportamenti pericolosi e poco igienici, come conservare e pulire le lenti in acqua. Le infezioni oculari sono tra i problemi più comuni causati dalle lenti a contatto decorative. A questo proposito, da un'analisi della Fda su 300 lenti vendute illegalmente è emersa presenza di batteri in circa il 60%. Per rinforzare il messaggio sul portale dell'Aao ci sono anche le testimonianze dirette di chi ha riportato danni. Come quella di Laura che, da Parkersburg (West Virginia) racconta di aver sperimentato "un dolore fortissimo" a entrambi gli occhi "appena 10 ore dopo aver indossato per la prima volta un paio di lenti a contatto colorate acquistate in un negozio di souvenir". "Si sono attaccate all'occhio come una ventosa", lasciandole una cicatrice.  

"Precedenti problemi di secchezza oculare o allergie possono aumentare il rischio di irritazione oculare o complicazioni dovute all'uso di lenti a contatto", approfondisce Xu nel focus sul sito della Johns Hopkins Medicine. "Nei casi più gravi, ulcere corneali e cicatrici causate dall'uso di lenti a contatto possono ridurre permanentemente la vista o richiedere trattamenti correttivi complessi". Il consiglio, dunque, è di consultare un oculista se si desidera utilizzare lenti a contatto per Halloween, per verificare la possibilità di indossarle in sicurezza. I prodotti vanno acquistati solo da rivenditori autorizzati, evitando 'affari' intercettati su siti web o negozi non controllati, come mercatini delle pulci, punti vendita di articoli per Halloween o stazioni di servizio. Ulteriori consigli per l'uso corretto delle lenti a contatto: non condividerle con altre persone, pulirle con una soluzione specifica e mai con l'acqua del rubinetto, rimuoverle sempre prima di andare a dormire. In caso di arrossamenti, irritazioni o diminuzione della vista post utilizzo, è importante interrompere immediatamente l'uso e contattare l'oculista per ricevere indicazioni, si conclude nel focus. 

30 ott 2026

'Ciao Maschio', Francesco Paolantoni: "Non ho figli perché non penso di essere maturo. Mi sento un dodicenne"

(Adnkronos) - "Sono proprio un ragazzino, anche per questo non ho fatto figli: perché non pensavo di essere maturo abbastanza da affrontare la genitorialità". Un Francesco Paolantoni inedito, ospite di Nunzia De Girolamo a “Ciao Maschio”, nella puntata in onda domani, sabato 31 ottobre, alle 17 su Rai 1. 

Al centro del confronto, la sindrome di Peter Pan e la difficoltà di diventare adulti. La conduttrice domanda perché questa condizione venga associata soprattutto agli uomini, quando anche le donne possono avere paura di assumersi responsabilità o di invecchiare. Paolantoni risponde senza esitazioni: "Ma non è che è etichettato, io credo che sia veramente affetto. Il maschio è meno coraggioso delle donne, è meno saggio, è più ragazzino". 

Una riflessione che il comico porta subito sul terreno personale, a partire dal proprio mestiere: "Noi che facciamo questo lavoro lo siamo particolarmente, cioè noi giochiamo fino alla vecchiaia. Questo lavoro che facciamo è un gioco". 

Ma per Paolantoni il sentirsi bambini va oltre il palcoscenico e riguarda anche il modo di affrontare la vita e le sue responsabilità: "Io personalmente, a parte il lavoro, lo sono anche nella vita. Sono molto pavido ad affrontare delle cose, sono proprio un ragazzino". Un’ammissione che lega alla scelta di non diventare padre, spiegando di non essersi sentito abbastanza maturo per la genitorialità. "Mi sento proprio un ragazzino, mi sento un dodicenne, mi comporto da dodicenne", spiega. 

"La vecchiaia. Mi fa paura, mi fa schifo. Ritengo che sia volgare, perché proprio questo disfacimento del corpo è veramente volgare, è una cosa proprio che è inaccettabile", continua l'attore. Alla domanda su quale sia la sua paura oggi, Paolantoni risponde senza filtri, soffermandosi soprattutto sul timore di perdere la propria lucidità: "Il decadimento della mente, questo mi fa veramente molta paura, mi fa veramente impressione, non riesco proprio a sopportarla, ad accettarla". 

Nel dialogo con la conduttrice, il comico ripercorre anche le difficoltà economiche vissute da giovane. La fame e la povertà, spiega, sono "esperienze che ti formano in qualche modo", che insegnano ad apprezzare di più il benessere. Ma il timore di perdere tutto non scompare: "Lo spettro della povertà, un po' c’è sempre". Una paura riaffiorata anche dopo aver raggiunto la popolarità: "Ho avuto un bellissimo momento di grande successo e poi una caduta. E lì ho riassaporato il timore del problema economico". 

Alla caduta è seguita, però, una nuova stagione: "Poi mi sono ripreso alla grandissima, il che è ancora più divertente, è ancora più gratificante". 

Se l’invecchiamento lo spaventa, la solitudine è invece una condizione che ha imparato ad apprezzare. "Io sto molto bene da solo e quando si sta bene da soli è una conquista meravigliosa. Se riesci a stare bene da solo hai trovato un equilibrio perfetto", racconta. Una riflessione che si allarga alla vita di coppia: "Sai quante coppie sono coppie perché l’uno o l’altro non riesce a stare bene da solo e poi si scannano. Invece stare da soli, imparare a stare bene con se stessi è meraviglioso". E quando De Girolamo gli chiede se si senta un uomo risolto, la risposta è netta: "Sì, sono un uomo risolto". 

Il tono cambia nel ricordo dei genitori, scomparsi quando era ancora molto giovane: "Questa è una ferita profondissima. È una ferita che non si è mai più risanata". Immaginando che possano vederlo oggi, Paolantoni aggiunge: "Penso che sarebbero molto entusiasti, molto felici perché io ho cominciato a frequentare la scuola d’arte drammatica quando erano ancora vivi e loro erano molto contenti che io volessi fare questo percorso". 

Spazio anche a Sanremo. Alla domanda se sarà sul palco o in platea, Paolantoni non scioglie la riserva. "Non ho la minima idea", risponde, spiegando che l’argomento non è stato ancora affrontato. Una certezza, però, c’è: "Io, insieme ai miei compagnucci di parrocchia, andremo lì a sostenere… Stefano De Martino". 

 

30 ott 2026

Lupi 'guadagna' più di Tajani e Fratoianni batte Schlein. Il Paperone del Parlamento è Di Giuseppe

(Adnkronos) - Maurizio Lupi 'più ricco' di Antonio Tajani nel centrodestra. Nicola Fratoianni davanti a Elly Schlein nel campo largo. Il Paperone della Camera, però, non è un big di primissimo piano. Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d'Italia eletto nella circoscrizione Esteri America Settentrionale e Centrale, dichiara oltre 3 milioni e mezzo. Sono i dati che emergono dalle ultime dichiarazioni dei redditi presentate dai due parlamentari secondo quanto riportato sul sito della Camera. 

 

 

A circa 186mila euro (per l'esattezza 185mila 181 euro) ammonta il reddito di imponibile dichiarato al fisco nel 2026 dal segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani. Lo batte di qualche decina di migliaia di euro il presidente di Noi moderati, Maurizio Lupi, che invece percepisce uno 'stipendio' di 209mila 351 euro. Tajani ha presentato la sua dichiarazione dei redditi il 30 settembre, mentre il suo alleato Lupi il 14 dello stesso mese. Mancano, tra i leader del centrodestra, i redditi imponibili sia della premier Giorgia Meloni, sia del segretario della Lega Matteo Salvini. 

 

Nel campo largo le primarie solo a febbraio decideranno chi sarà il leader della coalizione progressista. Intanto, i redditi imponibili presentati per trasparenza tra Camera e Senato possono decretare fin da ora chi è il più 'ricco' tra i frontman del centrosinistra - al netto di chi, ovviamente, ha già provveduto a renderli noti, sia chiaro. E quindi la segretaria del Partito democratico Elly Schlein con i suoi 98mila 471 euro è battuta di un soffio (400 euro) dal co-leader di Avs e segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. Bruno Tabacci, che dovrebbe 'prestare' il simbolo del suo Centro democratico a Più uno di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, arriva a 119mila euro. Carlo Calenda, che però vuole rimanere fuori dai giochi del campo largo, ha guadagnato, invece, 114mila 7 euro. All'appello mancano i redditi di Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Matteo Renzi. 

 

Con oltre 3,5 milioni di reddito imponibile dichiarato al Fisco nel 2026 il 'Paperone' del Parlamento quest'anno, almeno per il momento, diventa Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d'Italia eletto nella circoscrizione Esteri America Settentrionale e Centrale, imprenditore romano che vive tuttora a Miami, in Florida, con la sua famiglia. L'esponente meloniano per l'esattezza ha guadagnato 3 milioni 546mila 872 euro, di cui 93mila 437 dichiarati in Italia. E' seguito a ruota, con 2 milioni 544mila 622 euro di reddito imponibile, dalla senatrice della Lega e avvocata Giulia Bongiorno e dall'ex ministro dei governi Berlusconi Giulio Tremonti, attuale presidente della commissione Esteri della Camera e deputato di Fratelli d'Italia, che ha dichiarato 1 milione 991mila 693 euro. 

30 ott 2026

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