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Sanità, Pavesi (Aifa): "Interoperabilità dei dati per creare valore comune"

21 set 2026

Presley Gerber, media Usa: "Il figlio di Cindy Crawford morto per sospetta overdose"

21 set 2026

Salute Direzione Nord: "Prevenzione, equità e innovazione leve per garantire diritto universale"

(Adnkronos) - "La salute come diritto universale e come asset strategico capace di generare valore sociale ed economico per il Paese e di garantire ai pazienti le giuste cure". È il filo conduttore della nuova edizione di Salute Direzione Nord, evento promosso da Fondazione Stelline e organizzato da Inrete - Relazioni istituzionali e comunicazione, giunto alla 29esima edizione e ospitato al Belvedere di Palazzo Lombardia a Milano. Prevenzione, nutrizione, oncologia, malattie rare, equità nell'accesso alle cure, digitalizzazione, intelligenza artificiale, ricerca e sviluppo e collaborazione pubblico-privato sono fra i temi principali al centro dei panel di discussione: "Leve diverse, ma interconnesse, di un unico ecosistema salute", spiegano gli organizzatori dell'appuntamento. Una giornata di confronto tra rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali, professionisti sanitari, mondo scientifico e accademico, associazioni dei pazienti e imprese del settore, con l'obiettivo di "approfondire le diverse dimensioni attraverso cui la salute può produrre benefici che vanno oltre l'ambito clinico, contribuendo alla qualità della vita delle persone, alla coesione sociale, all'innovazione e alla competitività del sistema Paese. Una prospettiva che supera una lettura della sanità legata esclusivamente alla spesa e alla sostenibilità economica", perché "investire in salute significa creare valore, rafforzando la capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere ai bisogni dei cittadini e, al tempo stesso, sostenendo lo sviluppo sociale ed economico del Paese". 

Ad aprire i lavori, riporta una nota, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. "L'invecchiamento della popolazione e l'emergere di nuovi bisogni - dichiara - ci impongono di ripensare il modello di assistenza, mettendo sempre di più la persona al centro, affinché si possa garantire una presa in carico che consideri il cittadino nella sua globalità. In questo percorso, prevenzione e corretti stili di vita sono fondamentali, così come lo sviluppo di una sanità sempre più territoriale, vicina alle persone e capace di utilizzare le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. È una trasformazione che deve accompagnare il cittadino nelle diverse fasi e necessità della vita, senza contrapposizioni ideologiche. È con questo approccio che Regione Lombardia ha scelto di intervenire anche sul tema dei caregiver, mettendo a disposizione risorse importanti, circa 110 milioni di euro l'anno. E lo stesso principio di attenzione alla persona deve guidarci nell'affrontare un tema delicato come quello del fine vita: nel rispetto delle diverse sensibilità etiche e liberali e di quanto stabilito dalla Corte costituzionale, deve essere garantita la possibilità di scelta del cittadino. Regione Lombardia ha già definito le proprie linee guida, ma è necessaria una legge nazionale che assicuri un quadro chiaro e omogeneo su tutto il territorio". 

"Sul fine vita - concorda l'assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso - è necessario arrivare a una legge nazionale che definisca un quadro chiaro e omogeneo. Le sentenze della Corte costituzionale rappresentano un riferimento fondamentale, che chi governa ha il dovere di rispettare, ma non possiamo demandare alla Corte il compito che spetta alla politica: assumersi la responsabilità delle decisioni, confrontarsi anche tra posizioni diverse e trovare una sintesi. Sarà necessariamente una legge frutto di una mediazione, come è accaduto per molte grandi questioni sociali del nostro Paese, ma l'importante è arrivare a una norma. Oggi la sanità è sempre più in rete e una materia così delicata non può essere lasciata alla capacità organizzativa delle singole strutture. Allo stesso tempo, al fine di ridurre al massimo le richieste di fine vita, abbiamo il dovere di garantire a ogni persona che soffre la migliore assistenza possibile, intervenendo in tutti gli ambiti in cui possiamo alleviarne la sofferenza e rispondere ai suoi bisogni. In questo quadro è centrale anche il ruolo dei caregiver, troppo spesso dimenticati nonostante rappresentino un pilastro fondamentale dell’assistenza: il loro lavoro deve essere riconosciuto e tutelato. Su questo abbiamo già una proposta normativa pronta e auspico che, trovate le necessarie coperture, possa essere approvata. Credo che la politica possa riuscire a trovare la stessa capacità di sintesi anche sul fine vita, auspicabilmente entro la fine della legislatura". 

Durante i lavori - continua la nota - ampio spazio è stato dedicato al valore della prevenzione, in un contesto caratterizzato dall'invecchiamento della popolazione e dalla crescita delle patologie croniche. "Anticipare i bisogni di salute, favorire diagnosi precoci, aumentare la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini significa non soltanto migliorare gli esiti di salute, ma contribuire alla sostenibilità complessiva del sistema", è il messaggio. A confrontarsi sul tema, fra gli altri, Gian Antonio Girelli, membro della Commissione Affari sociali della Camera; Emanuele Monti, presidente della Commissione IX Sostenibilità sociale, Casa e Famiglia di Regione Lombardia; Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano; Danilo Cereda, direttore Uo Prevenzione della Dg Welfare di Regione Lombardia; Maria Grazia Colombo, direttore Generale Asst Fatebenefratelli Sacco Milano; Annarosa Racca, presidente Federfarma Lombardia; e Andrea Gori, professore ordinario di Malattie infettive dell'università degli Studi di Milano. 

"La prevenzione non può essere considerata un capitolo accessorio alle politiche sanitarie, ma deve diventare il principio intorno al quale programmare l'intero sistema - afferma Monti - Investire nella diagnosi precoce, negli screening e nella promozione di corretti stili di vita significa tutelare la salute delle persone e ridurre il peso delle cronicità sui cittadini, sulle famiglie e sul servizio sanitario".  

La prevenzione passa dall'alimentazione, come sottolineato nel panel 'Promuovere la salute attraverso la nutrizione', che ha portato al centro del dibattito il ruolo dell'alimentazione quale determinante di salute, insieme alla promozione di corretti stili di vita, fondamentali per la gestione delle principali sfide epidemiologiche. Tra gli interventi quelli di Elena Lucchini, assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità di Regione Lombardia; Elena Murelli, componente della Commissione Affari sociali e Sanità del Senato; Simona De Stefano, direttore Ufficio 5 Nutrizione ed Etichettatura del ministero della Salute; e Riccardo Caccialanza, direttore della Struttura complessa di Dietetica e Nutrizione clinica della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia. L'argomento alimentazione è stato affrontato anche dalla prospettiva delle disuguaglianze di salute con un focus dedicato a povertà e sicurezza alimentare, perché "l'accesso a un cibo sicuro e di qualità rappresenta un fattore che incide direttamente sulla salute delle fasce più fragili e sulla pressione esercitata sul sistema sociosanitario". Il confronto ha coinvolto l'intera catena del valore, dai mercati all'ingrosso alla distribuzione, fino al welfare territoriale e al Terzo settore, al fine di individuare strategie di prevenzione e inclusione. 

Innovazione e accesso alle cure sono stati un altro grande asse della giornata, prosegue la nota. Un focus specifico è stato dedicato all'oncologia, uno degli ambiti in cui ricerca biomedica, diagnostica e innovazione terapeutica stanno rapidamente modificando le prospettive di cura e la qualità di vita dei pazienti. Al confronto hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni e alcuni dei principali esponenti del mondo clinico e scientifico, tra cui Giancarlo Pruneri, Diego Cortinovis, Andrea Sartore-Bianchi, Lorenzo Preda e Giulia Veronesi, insieme alle associazioni dei pazienti e al mondo dell'industria. A fare da ponte tra innovazione e diritto universale alla salute anche il tema delle malattie rare, per le quali "equità significa garantire diagnosi tempestive, percorsi assistenziali appropriati e accesso alle opportunità offerte dal progresso scientifico, indipendentemente dalla complessità o dalla rarità della patologia". Ne hanno discusso, tra gli altri, Francesco Saverio Mennini, capo Dipartimento della Programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del Ssn del ministero della Salute; Alessandro Scardoni della Dg Welfare di Regione Lombardia; Lisa Noja; Chiara Valcepina; Annalisa Scopinaro, presidente Uniamo; e Tonino Aceti, presidente Salutequità, insieme ai rappresentanti dell'industria. 

La giornata ha poi destinato due momenti di confronto al presidente dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco), Robert Giovanni Nisticò, e al vicepresidente e assessore al Bilancio e Finanza di Regione Lombardia, Marco Alparone, chiamati a intervenire sui principali temi legati al farmaco, all'innovazione, all'accesso alle terapie e alla sostenibilità economica. "La salute è un diritto - evidenzia Nisticò - ma è anche uno dei più importanti investimenti per il futuro del nostro Paese. Sappiamo che prevenzione, innovazione terapeutica, equità nell'accesso alle cure, trasformazione digitale e investimenti in ricerca e sviluppo possono generare benefici per la salute e, allo stesso tempo, rafforzare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e la competitività dell'Italia. La sfida è tradurre l'innovazione in benefici concreti e accessibili per tutti i cittadini. Per questo dobbiamo continuare a costruire un sistema capace di innovare, garantire equità e mettere davvero al centro le persone, con strumenti e modelli regolatori capaci di evolvere insieme alla ricerca, coniugando sicurezza, appropriatezza e sostenibilità, e attraverso una strategia di lungo periodo e una collaborazione sempre più stretta tra le agenzie regolatorie europee e internazionali, in grado di rendere la filiera farmaceutica meno dipendente dagli equilibri geopolitici mondiali".  

Per Alparone "il Pnrr ha accelerato un processo di trasformazione già avviato in Lombardia, sostenendo il rafforzamento della rete territoriale, l'ammodernamento delle strutture e l'innovazione tecnologica e digitale. La sfida della fase post-Pnrr - avverte - è trasformare questi investimenti in capacità strutturale del sistema, integrandoli nei modelli organizzativi e nei percorsi di presa in carico. Questo richiede un'evoluzione della programmazione, con maggiore integrazione tra ospedale e territorio, interoperabilità tra professionisti e servizi, valorizzazione dei dati e misurazione degli esiti. Una programmazione pluriennale e integrata consente di valutare gli investimenti non solo in termini di spesa, ma di valore prodotto in salute, appropriatezza ed efficacia, generando così le condizioni per la sostenibilità del sistema nel tempo". 

Fra le sfide decisive per il futuro del Servizio sanitario nazionale, si è parlato anche di trasformazione digitale: "Dati, interoperabilità e intelligenza artificiale stanno modificando il modo in cui la sanità programma, organizza e gestisce i percorsi di cura, offrendo nuovi strumenti per supportare le decisioni, integrare i servizi e accompagnare l'evoluzione dei modelli assistenziali". Il panel 'Tra digitalizzazione e nuove strutture assistenziali, dati e Ai al servizio del valore' ha messo a confronto, tra gli altri, l'europarlamentare e co-relatore dell'Ai Act Brando Benifei; Simona Loizzo, presidente dell’Intergruppo parlamentare Sanità digitale e Terapie digitali; Manuela Lanzarin, presidente della Commissione permanente nelle Politiche sanitarie, sociosanitarie e sociali della Regione Veneto; l'assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi; rappresentanti di Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali), Aifa, strutture sanitarie, mondo accademico e imprese. 

A chiudere il percorso il tema della collaborazione fra pubblico e privato come "fattore strategico per generare valore condiviso, accelerare l'innovazione e migliorare la capacità del sistema di rispondere a bisogni di salute sempre più complessi". Un confronto tra istituzioni, management sanitario, ricerca e industria, "per individuare nuovi modelli di collaborazione capaci di coniugare sostenibilità, competitività e qualità dell’assistenza". 

Salute Direzione Nord, conclude la nota, conferma così la propria "vocazione di luogo di confronto tra istituzioni, professionisti sanitari, associazioni, mondo accademico e imprese, con l'obiettivo di mettere a sistema competenze e prospettive differenti e individuare le condizioni affinché equità, prevenzione, innovazione e sviluppo possano procedere insieme. La salute non soltanto come costo da sostenere, dunque, ma come investimento e diritto universale: un asset strategico per le persone, per il sistema sanitario e per il Paese". 

21 set 2026

Xhaka ammette la frode sul pass Covid, niente Nazionale: rischia carcere e lunga squalifica

21 set 2026

Omicidi Villa Pamphili, i testimoni in aula: "Anastasia era impaurita da Kaufmann"

(Adnkronos) - “Si vedeva che era impaurita”. Viene descritta così Anastasia Trofimova dai testimoni, che hanno incontrato la donna prima che venisse trovata senza vita insieme alla figlia Andromeda il 7 giugno dello scorso anno a Villa Pamphili, sentiti oggi in aula nel processo che vede imputato Francis Kaufmann, accusato del duplice omicidio.  

I testimoni hanno riferito di alcuni episodi relativi alla famiglia nelle settimane precedenti al duplice omicidio: un addetto alla sicurezza di un ristorante in piazza Farnese ha raccontato che il 21 maggio era intervenuto dopo che una turista gli aveva segnalato la presenza di un uomo insanguinato accompagnato da una donna e da una bambina. “Non sapevo cosa fosse successo, ho visto che l’uomo era sanguinante, aveva una ferita sopra la testa, ed era in stato di ebbrezza. La ragazza non era felice - ha detto - aveva la faccia triste di chi ha paura della persona che le sta a fianco, l’ho capito dallo sguardo. Come una persona che ti vuole dire qualcosa ma che non lo può dire”.  

Altri testimoni che lavoravano nel mercato di San Silverio hanno riferito che i tre, tra aprile e maggio dello scorso anno, erano stati visti spesso a mangiare lì e lavarsi nei bagni pubblici. “Non li abbiamo mai sentiti parlare tra di loro - racconta una teste - Venivano, mangiavano e poi andavano via”.  

La prossima udienza del processo davanti alla Prima Corte d’Assise è fissata per il prossimo 6 ottobre quando era in programma la testimonianza dei genitori di Anastasia, ma come spiegato in aula dal pm Antonio Verdi dalle autorità russe “non abbiamo avuto alcuna risposta” in merito alla possibilità di sentirli in videoconferenza.  

“Se non arrivano i familiari saremo costretti ad acquisire le sit, i verbali delle sommarie informazioni che hanno dato alla polizia - ha spiegato l’avvocato Mario Angelelli, che rappresenta i genitori di Trofimova - Loro ci tenevano a comparire, perché per loro è un dovere morale. Dispiace tantissimo di questa vicenda, si tratta di una famiglia che non è nelle condizioni economiche di affrontare un altro viaggio in Italia, perché i costi dei biglietti dalla Russia per l’Italia e poi per il soggiorno sarebbero per loro proibitivi. Si trovano quindi di fronte a questo dilemma. Noi speriamo in un miracolo, che le autorità giudiziarie di entrambi i Paesi possano collaborare per permettere la rogatoria, e quindi permettere a loro di essere sentiti in videoconferenza. Ma c’è anche un problema logistico, perché i nostri assistiti si trovano in Siberia”.  

21 set 2026

Zuppi: "Scuola sia inclusiva, questione educativa tocca il cuore della nostra convivenza"

(Adnkronos) - “Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”. Lo dice a chiare lettere il presidente della Cei, card. Matteo Zuppi, aprendo a Roma il Consiglio episcopale permanente di autunno. Una sottolineatura che arriva all’indomani dell’annuncio della premier Meloni di un tetto agli stranieri in classe. 

Il porporato sottolinea che “la questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza. Educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nel mondo”. Zuppi fa un accenno anche all’ultimo caso della prof accoltellata a Roma: “I recenti episodi di violenza ci interrogano profondamente e devono spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo”.  

Quindi il riferimento all’IA e al cambiamento tecnologico: “L’intelligenza artificiale può offrire risorse preziose, ma non sostituisce l’opera educativa. La scuola non compete con le macchine nel fornire risposte rapide, ma insegna a porre le domande che rendono umana la vita. Nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna. A questo sguardo (degli insegnanti) va un grande riconoscimento. La terza sfida è forse la più profonda: custodire la capacità di pensare. In un mondo saturo di stimoli, informazioni e connessioni, servono luoghi dove imparare a sostare, ad approfondire, a distinguere il vero dal falso, l’essenziale dal superficiale. I giovani hanno bisogno di adulti che testimonino che la vera conoscenza non è accumulo di dati, ma sapienza per la vita. All’inizio dell’anno scolastico non auguriamo soltanto buoni risultati. Auguriamo alle nostre scuole di essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità; luoghi in cui nessuno si senta escluso; laboratori di umanità in cui la tecnologia sia al servizio della persona e non la persona al servizio della tecnologia. La scuola non è uno spazio da attraversare in fretta: è, ancora oggi, un cantiere decisivo del nostro futuro comune”.  

 

Aprendo i lavori del Consiglio episcopale permanente Zuppi parla anche del fine vita. “Continuiamo a ritenere che la vera conquista di civiltà non sia la soppressione della vita, ma la cura che allevia la sofferenza - sottolinea - La Chiesa rigetta l’accanimento terapeutico e riconosce la liceità della rinuncia a trattamenti sproporzionati: distingue però questa rinuncia dall’intenzione di procurare la morte”. 

“Tra l’accanimento e l’anticipazione della morte - osserva - c’è uno spazio che le istituzioni hanno il dovere di riempire prima di aprirne altri: quello delle cure palliative, della terapia del dolore, dell’assistenza domiciliare e negli hospice, del sostegno alle famiglie e ai caregiver. È un ritardo, questo sì, che produce tanta sofferenza, ineguaglianza, smarrimento e priva della dignità e della certezza di essere curati e accompagnati”. 

“Per questo - osserva - mentre si moltiplicano le iniziative regionali su un tema che riguarda la dignità di ogni persona e dunque l’intero Paese, auspichiamo un confronto parlamentare ampio, responsabile, attento alle necessità dei cittadini e libero da strumentalizzazioni e ipocrisie su quello che sta avvenendo nei territori. Auspichiamo che non ci siano polarizzazioni né giochi al ribasso ma sia custodita la dignità della persona che non diminuisce con la malattia, con la fragilità o con la dipendenza dagli altri. È proprio nella cura di chi è più debole che una comunità civile misura la propria umanità. Nessuno sia lasciato solo, nessuno si senta un peso: è questo l’impegno che chiediamo alle istituzioni e che, come Chiesa, continuiamo a vivere ogni giorno accanto a chi soffre”. 

21 set 2026

Spagna, il ct campione del mondo De La Fuente rinnova fino al 2032

21 set 2026

Farmaci, anti-obesità semaglutide al centro della nuova protezione cardio-renale

(Adnkronos) -   

L’aggiornamento presentato nell’ambito della European Society of Cardiology (Esc) delle nuove linee guida Ue 

La protezione di cuore e reni è una priorità nella gestione delle persone con diabete di tipo 2, obesità e malattia renale cronica. A pochi giorni dal Congresso Easd, l’aggiornamento presentato nell’ambito della European Society of Cardiology (Esc) riconosce "semaglutide tra le terapie raccomandate per ridurre il rischio di progressione renale ed eventi cardiovascolari, confermando il contributo della ricerca Novo nell’area cardio-renale-metabolica". Il documento, sviluppato in collaborazione con la European Renal Association (Era), è il primo delle Linee guida Esc dedicato specificamente all’intersezione tra malattia cardiovascolare e malattia renale cronica. "L’obiettivo è anticipare la diagnosi, migliorare la stratificazione del rischio e promuovere un trattamento tempestivo nei pazienti in cui cuore e rene sono coinvolti nello stesso continuum di rischio", si legge nella nota della Novo. 

Per le persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica, "il valore di semaglutide iniettivo emerge in modo particolare dallo studio 'Flow', condotto in 3.533 pazienti. Nel trial, semaglutide somministrata per via sottocutanea una volta a settimana ha ridotto del 24% il rischio dell’endpoint composito primario renale rispetto al placebo, che includeva insufficienza renale, riduzione sostenuta di almeno il 50% dell’eGFR (indicatore che stima quanto bene i reni riescono a filtrare il sangue) rispetto al basale o morte per cause renali o cardiovascolari. Lo studio - prosegue la nota - ha inoltre evidenziato una riduzione di circa un terzo del tasso di declino dell’eGFR. Questo stesso studio ha documentato, sebbene come obiettivo secondario, una riduzione importante di eventi maggiori cardiovascolari e di morte per tutte le cause nella stessa popolazione che si ricorda è ad altissimo rischio di eventi cardiovascolari e morte. Sul piano cardiovascolare, 'Flow' ha mostrato una riduzione significativa del 18% dell’endpoint composito secondario cardiovascolare, costituito da infarto miocardico non fatale, ictus non fatale o morte cardiovascolare". 

A sottolineare il valore clinico di questo passaggio è il professor Salvatore De Cosmo, presidente dell’Associazione medici diabetologi (Amd) e Direttore del Dipartimento di Medicina Interna-Endocrinologia dell’Irccs Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo: “Le nuove Linee guida Esc rappresentano un passaggio importante perché traducono in raccomandazioni cliniche evidenze che negli ultimi anni hanno profondamente ampliato il nostro modo di considerare il diabete di tipo 2. Oggi l’obiettivo non è soltanto raggiungere un buon controllo glicemico, ma identificare precocemente i pazienti a maggior rischio e intervenire per proteggere cuore e reni, oltre a prevenire la progressione delle complicanze. Il riconoscimento di semaglutide nelle nuove raccomandazioni europee va in questa direzione e sarà uno dei temi centrali anche al prossimo Congresso Easd, dove si continuerà a discutere di come le nuove evidenze possano tradursi in una gestione sempre più integrata e personalizzata delle persone con diabete”. 

In questo scenario, le raccomandazioni estendono l’attenzione al ruolo dell’obesità come fattore di rischio diretto per cuore e reni. "Nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata, malattia renale cronica e obesità, il trattamento con Glp-1 RA dovrebbe essere considerato per favorire la perdita di peso e migliorare la qualità di vita. Le Linee Guida richiamano inoltre i dati dello studio 'Select', nel quale semaglutide 2,4 mg ha ridotto del 20% il rischio dell’endpoint cardiovascolare primario in persone con sovrappeso o obesità e malattia cardiovascolare preesistente, senza diabete, e del 22% un endpoint renale composito prespecificato", prosegue la nota. 

“Riconoscendo l’obesità come un fattore di rischio diretto per il cuore e per i reni, i cardiologi raccomandano oggi semaglutide come alleato nel supportare e migliorare la qualità di vita in chi soffre di patologie complesse come lo scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata (HFpEF) associato a obesità”, conclude Marco Orsini Federici, direttore Medico e Regolatorio di Novo Italia. “I dati scientifici e le nuove indicazioni della Società Europea di Cardiologia segnano un cambio di passo decisivo: semaglutide non è più da considerare solo una terapia per il diabete o per il peso, ma una vera e propria protezione per il cuore e per i reni”. 

21 set 2026

Caos nel Regno Unito, nuovo problema tecnico ai sistemi di controllo del traffico aereo: almeno 200 voli cancellati

21 set 2026

Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo a Totti, Vieri e Moggi

(Adnkronos) - Cresce l’attesa per la quarta edizione del Premio Internazionale Eccellenza Euro-Mediterraneo 2026, in programma il prossimo 14 ottobre a Roma, appuntamento ormai conosciuto come l’“Oscar del Mediterraneo”. L’iniziativa, promossa dall’Associazione Giornalisti del Mediterraneo, riunirà numerose personalità provenienti dal mondo dello sport, della cultura, dell’arte, della comunicazione, del giornalismo e dell’impegno sociale. Il Premio nasce con l’obiettivo di valorizzare personalità che, attraverso il proprio percorso professionale e umano, hanno contribuito a diffondere valori di eccellenza, dialogo, solidarietà e collaborazione tra i Paesi dell’area euro-mediterranea.  

Anche questa edizione si svolgerà sotto il patrocinio e con il sostegno di importanti istituzioni e realtà del mondo dello sport e dell’informazione, tra cui il Ministero della Cultura, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), l'USSI – Unione Stampa Sportiva Italiana e AIPS Europe, oltre ad altre istituzioni e organismi che condividono i valori dell’iniziativa. Come nelle precedenti edizioni, è prevista inoltre la partecipazione di rappresentanti delle rappresentanze diplomatiche di diversi Paesi, a conferma della dimensione internazionale del Premio e della sua capacità di creare occasioni di incontro e confronto. 

Tra i protagonisti dell’edizione 2026 figurano tre nomi di grande rilievo del calcio italiano: Francesco Totti, Christian Vieri e Alessandro Moggi, ai quali sarà assegnato il Premio Eccellenza Euro-Mediterraneo. Totti e Vieri rappresentano due autentiche icone del calcio italiano. Nel corso delle loro carriere hanno conquistato l'affetto di milioni di tifosi e sono diventati punti di riferimento per intere generazioni di giovani, trasmettendo attraverso lo sport valori di professionalità, sacrificio, passione e rispetto. Il loro impegno non si è esaurito con la conclusione delle rispettive carriere calcistiche. Oggi, anche attraverso nuove esperienze sportive come il padel, continuano a essere protagonisti e a trasmettere un messaggio positivo alle nuove generazioni, dimostrando come lo sport possa rappresentare uno strumento di aggregazione e di dialogo anche oltre il campo da calcio. 

 

Il Premio sarà conferito anche ad Alessandro Moggi, protagonista del mondo manageriale e della rappresentanza sportiva. Il suo percorso professionale e le numerose iniziative sviluppate nel mondo dello sport, compreso il settore del padel e i progetti con una dimensione internazionale, rappresentano secondo gli organizzatori un esempio di attenzione alle nuove generazioni e di costruzione di relazioni attraverso lo sport. 

“Sport e cultura sono due chiavi fondamentali per rafforzare i rapporti tra le società e creare nuovi ponti tra i Paesi”, sottolineano gli organizzatori del Premio. “Attraverso le eccellenze dello sport, dell’arte, della cultura, del giornalismo e della comunicazione vogliamo promuovere un messaggio di dialogo, rispetto e collaborazione. Il Mediterraneo non deve essere una frontiera che divide, ma uno spazio comune capace di unire popoli e culture”. 

L’edizione 2026 si prepara così a confermare la vocazione internazionale del Premio, con una platea di personalità italiane e straniere e la presenza di rappresentanti istituzionali e diplomatici. Un appuntamento che, anno dopo anno, punta a consolidare un progetto culturale e internazionale nel segno dell’eccellenza e del dialogo euro-mediterraneo. 

21 set 2026

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