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Tom Cruise, la figlia Suri rinuncia al cognome

28 lug 2026

Webuild: rinnova intesa con Carabinieri su legalità e tutela infrastrutture

(Adnkronos) - Rinnovato e ampliato per altri tre anni il protocollo d'intesa tra Webuild e l'Arma dei Carabinieri. L'accordo rafforza la collaborazione avviata nel 2023 e amplia le attività congiunte in materia di legalità, prevenzione antimafia, sicurezza delle persone, tutela delle infrastrutture strategiche, cybersecurity e prevenzione lungo la filiera produttiva. L'accordo, firmato da Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, e dal Generale di Corpo d'Armata Andrea Taurelli Salimbeni, Capo di Stato Maggiore dell'Arma dei Carabinieri, consolida la collaborazione già avviata e ne estende l'ambito di applicazione a temi centrali per la realizzazione e la gestione di grandi opere infrastrutturali.  

L'intesa prevede iniziative congiunte in diversi ambiti: dalla formazione specialistica Heat (Hostile environment awareness training) per il personale impegnato in contesti ad alto rischio, alla promozione della legalità e alla prevenzione antimafia nella filiera degli appalti. L'accordo include inoltre attività sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e contro il caporalato, con il supporto del Comando Carabinieri per la tutela del lavoro, sulla cybersecurity e sulla protezione delle infrastrutture critiche, oltre al rafforzamento dello scambio informativo per la prevenzione dei rischi.  

Il rinnovo dell'intesa conferma come sicurezza e legalità nella realizzazione di grandi infrastrutture rappresentino un pilastro strategico delle attività del Gruppo. In Italia Webuild è attualmente impegnata nella realizzazione di 34 grandi progetti infrastrutturali, con il coinvolgimento di oltre 22.000 persone e una filiera di più di 15.200 imprese da inizio lavori. In questo contesto, formazione, prevenzione e sviluppo delle competenze assumono un ruolo sempre più rilevante. La collaborazione tra Webuild e Arma dei Carabinieri punta quindi a garantire i massimi standard di sicurezza, legalità, trasparenza e controllo lungo l'intero ciclo di realizzazione delle infrastrutture e della relativa filiera produttiva. 

Comunicato stampa: https://www.webuildgroup.com/it/media/note-stampa/webuild-arma-carabinieri-rinnovano-protocollo-legalita/  

 

28 lug 2026

Madre e figlia uccise con la ricina, caccia al veleno: analisi anche su abiti e mobili in casa

(Adnkronos) - Gli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino sono già in Molise. Sono arrivati nelle scorse ore a Campobasso Christian Herzog, tra i massimi esperti mondiali nel campo dei veleni, e la dottoressa Silvia Worbs. Con loro anche gli agenti della polizia scientifica tedesca Bka che, insieme ai colleghi italiani della squadra mobile e della scientifica, saranno presenti giovedì mattina a Pietracatella per il decisivo sopralluogo nell'abitazione di via Risorgimento, dove vivevano Antonella di Ielsi e Sara Di Vita.  

 

Gli esperti lavoreranno per cercare le tracce di ricina, il potente veleno che ha portato al decesso delle due donne. Il sopralluogo nell'abitazione, posta sotto sequestro dal 28 dicembre scorso, inizierà intorno alle nove e potrà essere seguito dalle parti da remoto, mediante attrezzature e mezzi tecnici che saranno messi a disposizione dalla procura di Larino. Gli esperti, durante il sopralluogo, indosseranno materiali idonei alla protezione individuale da eventuale contaminazione ambientale. Tutte le operazioni verranno filmate.  

 

La procura di Larino indaga per duplice omicidio aggravato dalla premeditazione e dall'uso del mezzo venefico, cioè del veleno. Al momento non ci sono nomi scritti sul registro degli indagati e si procede contro ignoti. L'obiettivo che la procuratrice Elvira Antonelli ha indicato agli esperti tedeschi e italiani è quello di cercare eventuali tracce residue di ricina su mobili, suppellettili, pavimenti, indumenti, superfici e arredi, per riuscire a dare un nome e un volto a chi ha ucciso Antonella e Sara. 

28 lug 2026

Mondiali 'privati', il piano di Infantino (e Trump) vale miliardi per la Fifa. Uefa pronta allo scontro

(Adnkronos) - Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, prepara la vendita di quote della Coppa del Mondo a investitori privati. Compreso, magari, Donald Trump. L'operazione, secondo lo scenario delineato dal Times, consentirebbe alla Fifa di guadagnare cifre astronomiche - nell'ordine di miliardi - con un effetto dirompente sul calcio internazionale. Il progetto prende forma anche con la collaborazione dell'amministrazione del presidente Trump, che ha un rapporto solidissimo con Infantino, complici anche i Mondiali 2026 organizzati da Usa, Canada e Messico. La Uefa boccia senza appello l'iniziativa e, secondo Sky Sport, valuta l'ipotesi di boicottare la World Cup. 

La Fifa, in un comunicato, rende noto che è pronta ad aumentare i finanziamenti per lo sviluppo del calcio fino a oltre 10 miliardi di dollari, previa approvazione da parte delle Federazioni affiliate. La federcalcio internazionale lancia la società Fifa Forward Enterprise (FFE), una nuova iniziativa commerciale avallata dal presidente Infantino. Come evidenzia il Times, il presidente della Fifa "potrebbe diventare 'commissario' di una nuova società, secondo un piano discusso con l'amministrazione Trump". 

La Fifa gestirebbe diritti commerciali, tra cui trasmissioni televisive, sponsorizzazioni, biglietteria e licenze, insieme alla gestione operativa dei tornei Fifa, compresi i Mondiali. La Fifa potrebbe raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari da investitori esterni attraverso la vendita di quote di minoranza non di controllo in FFE, il cui valore totale si aggirerebbe intorno ai 20 miliardi di dollari (15 miliardi di sterline). L'investitore principale, a quanto pare, potrebbe essere Josh Kushner. Chi è? E' il fratello di Jared Kushner, genero di Donald Trump. I nuovi investitori, in un futuro non lontano, potrebbero sedersi al tavolo del calcio mondiale e provare a dettare la propria agenda, con effetti anche sul format delle competizioni e - quindi - dei Mondiali.  

 

Il piano, secondo le anticipazioni di stampa, prevede che la Coppa del Mondo venga scorporata dalla Fifa e trasferita di fatto sotto l'egida della FFE. Infantino, presidente della Fifa fino al 2031, manterebbe il controllo della World Cup come numero 1 della FFE. Con la prospettiva, magari, di modificare la frequenza del torneo: non ogni 4 anni ma, per dire, 2 o 3. Il presidente non può attuare la privatizzazione in maniera unilaterale, ha bisogno del voto dei membri della Fifa. Per convincerli, ovviamente, ci sono i soldi. Ogni nazione riceverebbe una quota da 20 milioni nella FFE ma potrebbe mantenere o vendere le azioni. Non è fantascienza ipotizzare che alcune federazioni - non propriamente ricche - potrebbero mettere all'asta le proprie quote a scopo di lucro: la Coppa del Mondo, a quel punto, potrebbe essere realmente gestita da fondi privati. 

Una rivoluzione, a cui qualcuno prova ad opporsi. In prima linea, nello schieramento del no, c'è la Uefa. "Si oltrepassa un limite che le istituzioni che governano il calcio non dovrebbero mai superare. La Uefa prende estremamente sul serio la vicenza. Così come dovrebbero fare tutte le Federazioni Calcistiche Nazionali. E così anche tutti i soggetti interessati: leghe, club, giocatori, tifosi, governi e chiunque abbia a cuore il futuro di questo sport. L'anima e la gestione del calcio non sono beni da svendere, soprattutto in assenza di trasparenza su chi ne trae profitto finanziario. Nessuno di noi è il proprietario del calcio. Non spetta alla Fifa venderlo", dice la Confederazione europea. 

28 lug 2026

Totti-Blasi, il divorzio è ufficiale: ridotto di 1.600 euro il mantenimento per i figli

(Adnkronos) - E’ ufficiale il divorzio fra Francesco Totti e Ilary Blasi. La sentenza del tribunale civile, come anticipato da 'Repubblica', è stata depositata a inizio giugno ed è passata in giudicato pochi giorni fa. Si avvicina, così, a una conclusione la vicenda legale, iniziata nel luglio 2022 con l’annuncio della separazione, e passata attraverso tante udienze attraverso Rolex contesi e assegni di mantenimento. Proprio su questo ultimo punto intanto, il giudice avrebbe ridotto di 1.600 euro, da 12.500 a 10.900 euro, l’assegno mensile che Totti deve versare all’ex moglie per il mantenimento dei loro tre figli, riconoscendo in parte l'autosufficienza del primogenito, Cristian Totti. 

 

Finisce, così, in tribunale la fiaba tra l'ex calciatore e la showgirl. La separazione tra Totti e Blasi è diventata una delle battaglie legali più seguite in Italia. Dopo quasi quattro anni di udienze, accuse reciproche e contenziosi economici. La sentenza del Tribunale civile di Roma ha chiuso un'unione durata oltre vent’anni, seguita dai media sin dal matrimonio del 19 giugno del 2005 nella basilica di Santa Maria a Roma. Dalla loro unione sono nati tre figli: Cristian, Chanel e Isabel. Oggi l'ultimo atto di una lunghissima battaglia legale. 

Entrambi hanno già nuove relazioni: Totti con Noemi Bocchi, Ilary con Bastian Muller, che sarebbe pronta a sposare. "Firmate le carte, sono libera", ha detto la conduttrice a inizio luglio in un'intervista a 'Chi', parlando delle prossime nozze con l'imprenditore tedesco.  

28 lug 2026

Sport, Greta De Salvia premiata al Giffoni Award

(Adnkronos) - Importante riconoscimento per Greta De Salvia, giovane atleta di salto ostacoli e ambassador di BeGreat, che ha ricevuto il Giffoni Sport Award nell'ambito del Giffoni Film Festival. Il premio celebra il percorso di una giovane protagonista dello sport italiano che incarna i valori dell'impegno, della disciplina e della crescita personale, distinguendosi per la capacità di coniugare eccellenza sportiva e formazione accademica. Come studentessa e atleta, Greta De Salvia rappresenta infatti il modello della dual career, promuovendo una visione del talento fondata non solo sulla performance, ma anche sulla responsabilità, sulla cultura e sulla costruzione del proprio futuro. "Ricevere questo premio è per me un grande onore - ha detto De Salvia - Lo considero un riconoscimento non soltanto al mio percorso sportivo, ma a tutti i giovani che ogni giorno scelgono di investire sui propri sogni con impegno, sacrificio e passione. Credo profondamente che il talento abbia bisogno di opportunità, di persone che sappiano crederci e di un ecosistema capace di sostenerlo nel tempo". 

"Greta De Salvia rappresenta una generazione di giovani che affronta con serietà, passione e consapevolezza il proprio percorso di crescita - ha aggiunto Jacopo Gubitosi, general manager Giffoni Film Festival - Attraverso lo sport, lo studio e il suo impegno come ambassador di BeGreat, ha dimostrato come il talento, la determinazione, la disciplina dentro e fuori dal campo, possano diventare uno strumento di ispirazione e di impatto positivo per la comunità. Con questo premio intendiamo valorizzare una giovane donna che interpreta al meglio i valori che Giffoni promuove da oltre cinquant'anni: cultura, educazione, merito, inclusione e fiducia nel potenziale delle nuove generazioni".  

L'assegnazione del premio si inserisce nel percorso promosso da Giffoni Sport, piattaforma dedicata alla valorizzazione dello sport come leva di crescita, educazione e sviluppo del talento. Attraverso iniziative che mettono al centro i giovani e le loro aspirazioni, Giffoni Sport favorisce l'incontro tra cultura, sport, innovazione e formazione, contribuendo alla costruzione di modelli positivi e percorsi di eccellenza per le nuove generazioni. In questo scenario, Greta De Salvia rappresenta una testimonianza concreta dei valori di impegno, responsabilità e visione che il progetto intende promuovere.  

28 lug 2026

Milano, la figlia di Leonardo Maria Del Vecchio consegnata alla madre

(Adnkronos) - La figlia di Leonardo Maria Del Vecchio è stata consegnata, come da disposizione della giudice di Milano Valentina Maderna, alla madre la modella Sara Soldati. Dopo venti giorni di separazione, il Tribunale civile ha stabilito – su istanza dell’avvocata Annamaria Bernardini de Pace e del collega Luca Procaccini - che la donna ha diritto di stare con la figlia nata un anno fa dal legame con il figlio del fondatore di Luxottica. Lo apprende l'Adnkronos da fonti legali.  

La decisione della giudice è arrivata ieri dopo l'istanza, presentata dall'avvocata Annamaria Bernardini de Pace, che assiste la modella e influencer che "da 20 giorni non vede la figlia'' aveva detto ieri Bernardini de Pace all'Adnkronos. 

Sulle dichiarazioni poste alla base del ricorso della Soldati i legali Del Vecchio oggi hanno precisato in una nota "che la signora Kornelia Strzelichowska smentisce definitivamente che le possano essere attribuite le ricostruzioni in merito ai fatti avvenuti a bordo nella notte tra il 22 e il 26 luglio". I legali hanno allegato al comunicato la copia di una dichiarazione giurata datata New York, 28 luglio, nella quale la modella polacca smentisce il contenuto del video che la ex compagna dell'imprenditore, Sara Soldati, ha usato nella battaglia legale per la figlia di un anno. 

A quanto affermano i legali, la modella, nota come Kornelia Ski, "smentisce di aver mai espresso alcun giudizio sull'idoneità genitoriale del signor Del Vecchio, così come smentisce di averlo mai visto in stato di alterazione. Tali dichiarazioni non le appartengono e la signora Strzelichowska non ne riconosce in alcun modo il contenuto, come da dichiarazione da lei sottoscritta". Nella nota, gli avvocati segnalano, inoltre, "come le circostanze rappresentate risultino raccolte in un momento di evidente fragilità emotiva della signora Strzelichowska, in un contesto che la signora Soldati avrebbe consapevolmente manipolato, orientato e condizionato approfittando dello stato di vulnerabilità della ragazza. Tale modalità di acquisizione solleva evidenti profili di illegittimità, sia per le modalità con cui il materiale sarebbe stato raccolto, sia per l'attendibilità di quanto riportato in giudizio".  

Per questo, la difesa annuncia di riservarsi "ogni iniziativa opportuna, anche in sede penale, per l'accertamento delle responsabilità di chi ha raccolto e diffuso tali dichiarazioni". 

28 lug 2026

Ostia, via alla demolizione dello stabilimento dei vip. Gualtieri: "Il mare di Roma cambia volto"

(Adnkronos) - E' cominciata oggi la demolizione dello stabilimento balneare Shilling di Ostia, sequestrato dall’estate del 2024, alla presenza del prefetto di Roma Lamberto Giannini, del presidente del X municipio di Roma, Mario Falconi, dell’assessore alle Politiche Abitative e al Patrimonio del Campidoglio, Tobia Zevi e del sindaco della Capitale Roberto Gualtieri: "Oggi è partito un altro intervento molto importante per la riqualificazione e il decoro del nostro mare. Lo Shilling era sotto sequestro, era chiuso. Questo determinava sia il mancato uso di quella porzione di spiaggia sia il degrado, una situazione con situazioni di abusivismo, mancato decoro e pericoli". 

"Grazie al lavoro di squadra, al ‘Metodo Roma’ - prosegue Gualtieri - si sta procedendo alla demolizione della struttura abbandonata che consentirà di ripulire tutto e di realizzare poi una spiaggia libera senza ostruzioni alla vista per i cittadini". Demolizioni che, prosegue il sindaco, "poi ci consentiranno di aggredire l’altro rudere, lo Sporting. Così, si sarà riqualificato un pezzo molto importante e pregiato del nostro lungomare, che verrà restituita ai cittadini non solo dal punto di vista della visuale, ma anche della fruibilità. Ostia è il mare di Roma e quindi è necessario un impegno da parte di tutte le istituzioni". 

I beni sottoposti a sequestro, come lo stabilimento Shilling e lo Sporting, "dovevano essere rimossi oppure resi fruibili per farne godere i cittadini e per evitare che diventassero luoghi di degrado. Detto, fatto. Appena fatte le attività necessarie, abbiamo proceduto: questo è molto importante, e dobbiamo procedere così. Ostia ha avviato da tempo un percorso, che io ritengo irreversibile, per diventare veramente un mare bello per tutti i romani e un ulteriore vanto di Roma", dice il prefetto Giannini. 

“I lavori di demolizione dello Shilling dureranno pochi giorni. Poi, nel corso di alcune settimane, inizierà il lavoro più oneroso: quello dello smaltimento e della differenziazione dei rifiuti. Entro settembre riusciremo a demolire sia lo Shilling sia lo Sporting", dice Zevi. "Ovviamente - prosegue Zevi - vogliamo riaprire il Kursaal. Lo faremo sicuramente dopo il Pua (il piano di utilizzazione degli arenili, ndr). Se, nel frattempo, riuscissimo a trovare una soluzione ponte, ci farebbe piacere, fermo restando che si tratta di una cosa complicata, che richiede grandi interventi e investimenti. L’orizzonte è il bando pluriennale 2027/28. Il Kursaal per noi è un simbolo di Roma - conclude - e faremo di tutto per salvarlo". 

28 lug 2026

Bari, studentessa picchiata al parco: indagati per lesioni e rapina custode bagni e il compagno

28 lug 2026

Leonardo Maria Del Vecchio, un patrimonio che pesa: liti, debiti e tutti i dossier aperti

(Adnkronos) - Leonardo Maria Del Vecchio possiede sulla carta una delle maggiori fortune italiane. Ma, a quattro anni dalla morte del padre, quella ricchezza è diventata anche una fonte di vincoli, liti e debiti. La quota del 12,5% della cassaforte lussemburghese Delfin gli attribuisce indirettamente partecipazioni miliardarie in EssilorLuxottica, Generali, Mps e UniCredit. Non gli garantisce però né il controllo della holding né la libertà di utilizzare le azioni come garanzia. Nel frattempo, intorno al suo nome si sono accumulati dossier familiari, finanziari, giudiziari e reputazionali che rischiano di condizionare il progetto con cui vuole trasformarsi da erede a protagonista autonomo dell’economia italiana. 

Leonardo Del Vecchio senior lasciò Delfin in parti uguali a otto eredi, ciascuno con il 12,5%. Lo statuto prevede maggioranze rafforzate per le decisioni principali: nessun erede può quindi imporre da solo una strategia e anche una coalizione di due o tre soci può non bastare. Delfin detiene il 32,4% circa di EssilorLuxottica, il 17,5% di Mps, il 10,1% di Generali e poco meno del 3% di UniCredit. La partecipazione posseduta da Leonardo Maria Del Vecchio vale indicativamente tra 5 e 7 miliardi di euro, a seconda che si consideri il prezzo negoziato per le quote dei fratelli o il valore patrimoniale lordo degli asset di Delfin. È una ricchezza enorme, ma non immediatamente liquidabile né liberamente utilizzabile come garanzia. 

Il primo obiettivo di Leonardo Maria è stato intervenire sull’equilibrio tra gli otto eredi. I fratelli Luca e Paola hanno accettato di vendergli il loro 25% complessivo: l’operazione lo porterebbe al 37,5%, rendendolo il primo azionista di Delfin, ma senza il controllo assoluto. Parallelamente, Leonardo Maria ha contestato il trasferimento compiuto dalla madre Nicoletta Zampillo, pochi giorni dopo la morte del fondatore, di parte dei propri diritti su Delfin al figlio Rocco Basilico. Quest’ultimo ha a sua volta impugnato alcune decisioni assembleari favorevoli al trasferimento delle quote di Luca e Paola. 

A giugno Leonardo Maria e Basilico avevano raggiunto un’intesa per ritirare le rispettive azioni legali. La tregua però non è stata formalizzata in maniera definitiva e l’assemblea di Delfin di fine giugno non ha sbloccato il passaggio del 25%. Leonardo Maria non ha partecipato alla riunione e il veto sul trasferimento è rimasto. Anche la possibile acquisizione dello 0,4% attribuito a Basilico è diventata un altro nodo: la partecipazione è stata valutata 149 milioni di euro, somma che Leonardo Maria dovrebbe reperire senza poter utilizzare come garanzia la sua quota originaria di Delfin.  

La contrapposizione tra i fratellastri va oltre la lite tra gli eredi: è lo scontro tra due figure che Leonardo Del Vecchio aveva fatto crescere all’interno del gruppo e collocato, con modalità diverse, nel futuro della propria eredità. Il primo rivendica il ruolo di continuatore del nome e punta a diventare l’azionista più forte di Delfin; il secondo, protagonista della scommessa tecnologica sugli smart glasses, difende una quota che gli era stata attribuita dal fondatore e propone una strada opposta per sciogliere il nodo della successione. 

Per liquidare Luca e Paola servono circa 10 miliardi di euro. Il primo progetto finanziario prevedeva un pacchetto complessivo vicino agli 11 miliardi: 10 miliardi per acquistare il 25% di Delfin detenuto dai due fratelli e circa un miliardo per rifinanziare esposizioni già esistenti. Tra gli istituti coinvolti nelle trattative erano stati indicati UniCredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole. 

A complicare l’operazione, secondo la ricostruzione dello stesso Leonardo Maria Del Vecchio, è stato anche il risiko bancario italiano. In una lettera pubblicata a giugno, l’imprenditore ha scritto che “il finanziamento è finito nel pieno del risiko bancario italiano”, in una fase in cui gli stessi soggetti potevano trovarsi, a seconda dell’operazione, nella posizione di finanziatori, società partecipate, controparti o potenziali acquirenti. Una sovrapposizione che avrebbe fatto emergere, nelle sue parole, “questioni di sostenibilità e allocazione del rischio”. Del Vecchio ha comunque escluso che vi fossero rapporti impropri tra il finanziamento richiesto e le partite del consolidamento bancario. 

Il prestito si è però arenato soprattutto sulle garanzie. Lo statuto non consente a Leonardo Maria di impegnare liberamente il 12,5% di Delfin già in suo possesso, mentre avrebbero potuto essere date in pegno le quote acquistate da Luca e Paola. Le banche avevano quindi chiesto il sostegno della holding attraverso una lettera di patronage: in caso di insolvenza, Delfin si sarebbe impegnata a riacquistare le partecipazioni di Leonardo Maria per circa 10 miliardi, evitando l’ingresso degli istituti nel capitale. Il consiglio di amministrazione della holding ha però respinto la richiesta. 

Il primo progetto bancario è così incagliato. Dire che avrebbe consegnato Delfin alle banche sarebbe eccessivo, perché il meccanismo di riacquisto era pensato proprio per impedirne l’ingresso nella holding. Ma, in caso di mancato pagamento, Leonardo Maria avrebbe rischiato di perdere l’intera partecipazione del 37,5% e i creditori avrebbero avuto una forte capacità di condizionare tempi e modalità della ristrutturazione. 

Secondo quanto ricostruito dal “Messaggero”, Leonardo Maria Del Vecchio ha firmato con Apollo Global Management un finanziamento da 1,1 miliardi di euro, della durata di 18 mesi e con un tasso d’interesse dell’8%. 

Il prestito è destinato a rifinanziare circa 760 milioni di esposizioni dirette e personali nei confronti di UniCredit e Alba Leasing e a mettere a disposizione altra liquidità. Apollo avrebbe ottenuto in cambio garanzie sui veicoli societari attraverso i quali Del Vecchio controlla i propri investimenti. 

Il finanziamento non cancella quindi l’indebitamento: ne modifica i creditori e le condizioni. Con le risorse di Apollo vengono rifinanziati, e dunque rimborsati, i precedenti prestiti di UniCredit e Alba Leasing, mentre Leonardo Maria assume un nuovo debito verso il fondo statunitense, con una scadenza breve e un costo superiore a quello normalmente applicato dal sistema bancario alle grandi operazioni societarie. 

Il dato dei 760 milioni coincide con i circa 650 milioni di esposizione personale verso UniCredit e con i 110 milioni riconducibili ad Alba Leasing, utilizzati anche per lo yacht "No Rush" e altri beni. Non è chiaro, sulla base delle informazioni finora disponibili, se il finanziamento Apollo abbia estinto anche i circa 350 milioni di esposizione societaria attribuiti a Lmdv Capital e alle sue controllate nei confronti di Crédit Agricole e Mps.  

L’operazione Apollo va tenuta distinta anche dal finanziamento necessario per acquistare le quote di Luca e Paola. Il fondo americano avrebbe manifestato la disponibilità a estendere il proprio impegno fino a circa 10 miliardi di euro, ma questo secondo e ben più grande prestito non risulta ancora sottoscritto né erogato. La sua eventuale concessione dipenderebbe dalla conclusione dell’accordo con i fratelli e dalla possibilità di predisporre garanzie considerate sufficienti da Apollo. 

Il ricorso al fondo riapre dunque la possibilità di arrivare al 37,5% di Delfin, dopo il fallimento del progetto bancario. Ma sposta il baricentro dell’operazione dalle banche tradizionali a uno dei maggiori operatori mondiali del credito privato, disposto ad accettare rischi più elevati in cambio di interessi più onerosi e garanzie più incisive. 

Il dossier giudiziario più complesso è quello di Equalize, la società investigativa milanese al centro dell’inchiesta sugli accessi abusivi alle banche dati. Il 21 luglio la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di 74 persone nel cosiddetto filone dei clienti, che avrebbe coinvolto 832 presunte vittime. Tra le persone per cui è stato chiesto il processo figura anche Leonardo Maria Del Vecchio, indicato dagli investigatori come cliente.  

Secondo l’ipotesi della Procura, Leonardo Maria, insieme a Marco Talarico (che guida il suo family office Lmdv Capital) e all’uomo della sicurezza Mario Cella, avrebbe utilizzato consapevolmente informazioni ottenute attraverso accessi illeciti, anche su persone a lui vicine e su componenti della famiglia nel pieno delle controversie ereditarie. La difesa sostiene invece che non abbia mai commissionato attività illegali e che i pagamenti effettuati fossero serviti a impedire la diffusione di un dossier contro il fratello Claudio (il primogenito di Leonardo Del Vecchio, che oggi ha 70 anni), in una situazione percepita come estorsiva.  

La vicenda ha un secondo versante, in cui Leonardo Maria è considerato persona offesa. In un procedimento parallelo, alcuni indagati sono accusati di aver sottratto immagini dalla videosorveglianza della sua abitazione, costruito un archivio privato e predisposto falsi dossier per ottenere denaro. Del Vecchio ha annunciato la propria collaborazione con i magistrati e l’intenzione di costituirsi parte civile.  

Un’altra indagine riguarda l’incidente avvenuto il 16 novembre 2025 sulla Tangenziale Est di Milano, tra una Ferrari Purosangue e una Bmw. L’ipotesi investigativa è che, dopo l’urto, un componente della sicurezza di Leonardo Maria abbia dichiarato di trovarsi alla guida al posto suo. Nel gennaio 2026 Del Vecchio è stato iscritto nel registro degli indagati per omissione di soccorso e sostituzione di persona in concorso.  

La partecipazione a “Otto e mezzo” del 29 gennaio 2026 ha segnato il passaggio da una comunicazione prevalentemente finanziaria a un’esposizione politica e personale molto più diretta. Del Vecchio ha raccontato di aver votato in passato Matteo Renzi e successivamente Giorgia Meloni, ha espresso apprezzamento per la stabilità garantita dal governo e ha sostenuto che senza quella stabilità non avrebbe investito in Italia quasi 500 milioni di euro. Ha parlato anche della successione, del proprio percorso imprenditoriale e degli investimenti nell’informazione. La partecipazione televisiva, considerata da molti non efficace se non dannosa, ha avuto un impatto sulla sua immagine di imprenditore e, proprio in quelle settimane, di novello editore. 

L’erede Del Vecchio, dopo aver ricevuto un “no” da John Elkann alla sua offerta di acquistare “la Repubblica”, poi ceduta al gruppo greco Antenna, ha infatti costruito un portafoglio editoriale che comprende il 30% del “Giornale” e il controllo di Editoriale Nazionale, editrice di “Qn”, “Il Giorno”, “La Nazione” e “Il Resto del Carlino”.  

Negli ultimi giorni si è aggiunto il conflitto con l’ex compagna per la gestione della figlia minorenne. La donna, difesa dall’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, ha presentato denunce per sottrazione di minore e violenza privata, sostenendo di non aver potuto vedere regolarmente la bambina durante una vacanza in Sardegna. Leonardo Maria è indagato a Milano per sottrazione di minore; i suoi legali respingono le accuse, affermano che gli accordi tra i genitori siano stati rispettati e definiscono false e diffamatorie alcune ricostruzioni.  

Il Tribunale civile di Milano ha ordinato la riconsegna della bambina alla madre entro le ore 18 di oggi, 28 luglio, in attesa dell’udienza fissata per il 10 agosto. In questo caso occorre distinguere il piano civile, relativo all’affidamento e alle modalità di consegna, dalle denunce penali, sulle quali dovranno pronunciarsi magistrati diversi.  

Tra gli investimenti operativi, Boem è il caso con i numeri più difficili. La società delle bevande lanciata con Fedez e Lazza ha chiuso il 2024 con appena 369.715 euro di ricavi e una perdita di 3,13 milioni. Nel settembre 2025 il family office Lmdv Capital ha acquistato anche il 21,75% di Fedez e il 3% di Lazza, assumendo il controllo totale del marchio. I due artisti sono rimasti come ambasciatori.  

La società ha sostenuto che le perdite erano coerenti con la fase di lancio e che nei primi quattro mesi del 2025 i ricavi erano già superiori del 69% all’intero fatturato del 2024. Resta però un rapporto tra entrate e uscite piuttosto sbilanciato. 

Anche Vesta, il ristorante milanese di fascia alta, ha mostrato conti problematici. Il bilancio 2024 riportava ricavi in crescita da 5,56 a 7,76 milioni, ma una perdita di circa 607 mila euro, un patrimonio netto negativo per 1,14 milioni e finanziamenti per oltre 7 milioni. L’aumento del fatturato è stato assorbito dalla crescita dei costi, in particolare del personale. Sono numeri tipici di un’attività ancora in fase di espansione, ma che rendono necessarie nuove risorse dell’azionista.  

Ancora non ci sono numeri recenti sull’acquisizione del Twiga. Il marchio è stato integrato nel più ampio progetto Lmdv Hospitality  

Il bilancio 2024 di Lmdv Capital si è chiuso con ricavi per 66,9 milioni e un utile simbolico di 31.917 euro, dopo la perdita di 1,85 milioni dell’anno precedente. Parte rilevante dei ricavi derivava però dalla vendita di titoli e da rivalutazioni contabili delle partecipazioni. Alla fine dell’esercizio i debiti erano pari a circa 358 milioni: 178 milioni verso le banche e oltre 177 milioni verso lo stesso fondatore della holding. Alcuni finanziamenti erano assistiti da pegni e garanzie personali. 

Leonardo Maria Del Vecchio sta cercando nello stesso momento di riaprire l’acquisto delle quote di Delfin per 10 miliardi, gestire il nuovo finanziamento da 1,1 miliardi con Apollo, integrare attività nell’editoria, nella ristorazione, nel turismo e nelle bevande, difendersi nei procedimenti penali, affrontare il conflitto familiare sull’affidamento della figlia e costruire un’immagine pubblica da grande imprenditore nazionale. 

La sua forza è evidente: una partecipazione da diversi miliardi nella maggiore cassaforte privata italiana. Ma quella stessa partecipazione è bloccata da uno statuto che tutela gli equilibri tra gli eredi. Per liberarsi dal vincolo della famiglia, Leonardo Maria ha bisogno dei finanziatori; per ripagare i finanziatori ha bisogno di dividendi e di asset da offrire in garanzia. Dopo che il prestito bancario è rimasto impigliato nel risiko italiano e nelle richieste di tutela degli istituti, Apollo gli ha offerto una strada alternativa. Una strada percorribile, ma molto più costosa e potenzialmente più vincolante. 

28 lug 2026

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