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Carlo e Camilla, così la distanza tiene vivo l'amore: weekend separati per non annoiarsi

(Adnkronos) - Sono sposati da oltre 21 anni e si amano da più di mezzo secolo: un record dietro il quale, evidentemente, c'è un segreto. Che Rebecca English, responsabile della sezione reale del Daily Mail, sembra conoscere. Il fattore chiave, secondo l'esperta è avere ciascuno i propri spazi, vivendo periodi - strano a dirsi - anche lontani l'uno dall'altra. Il tempo che trascorrono per conto proprio, coltivando interessi individuali, fa sì che il loro rapporto perduri nel tempo.  

 

La coppia passa spesso i fine settimana separati, Carlo nella sua residenza di campagna, Highgrove House, nel Gloucestershire, e Camilla a Ray Mill House, la dimora nel Wiltshire che possedeva prima di sposare Charles nel 2005. Insomma, sembra che la risposta giusta per stare per sempre insieme sia non stare sempre insieme. In una recente puntata del programma 'Palace Confidential' del Daily Mail, i fan hanno chiesto informazioni sull'insolita sistemazione di Carlo e Camilla per il fine settimana. E la English ha risposto che la decisione di Camilla di mantenere Ray Mill House, dove la Regina si trovava - la dimora acquistata dopo il divorzio dal suo primo marito, Andrew Parker Bowles, negli anni '90 - era per lei molto importante. "C'erano dubbi sul fatto che l'avrebbe tenuta anche dopo il matrimonio", ha detto la royalist. Sebbene la casa del XIX secolo necessitasse di un sistema di sicurezza e avrebbe comportato "costi aggiuntivi", ha aggiunto, Camilla "ha chiarito in modo inequivocabile di volerla conservare". 

Charles a volte si reca a Ray Mill House, ma di solito trascorre i fine settimana a Highgrove, dove "si dedica al giardinaggio", ha fatto notare la English. "Inoltre, conducono vite piuttosto indipendenti e non credo che questo influisca minimamente sulla loro relazione", ha affermato, sottolineando che la coppia è "abbastanza abituata" a vivere separata, dato che si sono frequentati per anni senza convivere. "Posso capire perché sembri un po' strano alla gente, ma in realtà per loro funziona. Ray Mill House, ha continuato, "è un vero e proprio rifugio per lei. È molto informale. Ha i figli con sé e anche i nipoti". Nel frattempo, ha detto, il re "può dedicarsi alle sue cose" a Highgrove. 

7 ago 2026

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7 ago 2026

Marcinelle, Pagliaro (Inca Cgil): "70 anni di memoria per evitare che riaccada, mercificazione lavoro ancora oggi"

(Adnkronos) - "L'8 agosto 1956 è una data importante, che non si può dimenticare. Perché la tragedia di Marcinelle ha visto 262 morti, di cui 136 minatori italiani. E l'aspetto meno noto è che in quegli anni, e soprattutto nel decennio precedente, dal 1946 al 1955, sono stati 500 gli operai italiani, minatori, che hanno perso la vita sul lavoro. Marcinelle è una tragedia legata sostanzialmente a quello che è stato l'accordo Uomo Carbone del 23 giugno 1946, di cui quest'anno ricorrono gli 80 anni, e che portò migliaia di italiani nelle miniere del Belgio, in cambio di forniture di carbone a prezzi favorevoli per l'Italia postbellica. Ottanta anni fa si realizzava la mercificazione del lavoro che continua ancora oggi". Così, intervistato da Adnkronos/Labitalia, Michele Pagliaro, presidente del Patronato Inca Cgil, sulla tragedia sul lavoro di Marcinelle per la quale domani ricorre il settantesimo anniversario.  

Un momento drammatico dell'emigrazione italiana che, secondo Pagliaro, ancora oggi rappresenta un monito a chiedere migliori condizioni di lavoro. "Sicuramente il fenomeno dell'emigrazione italiana purtroppo continua ancora oggi, e ogni anno coinvolge circa 130-140mila lavoratori. Ovviamente oggi vanno via i giovani, ma anche i meno giovani", spiega.  

Per Pagliaro, non si tratta solo di 'fuga di cervelli'. "Dai dati che abbiamo emerge che il 67,2% degli emigranti italiani nell'anno 2024 non è in possesso di laurea. Quindi questo vuol dire che partono tutti, non solo i laureati, che comunque sono 25-30mila all'anno, che è un numero considerevole, come se ogni anno scomparisse una città come Enna o Isernia", sottolinea.  

A spingere l'emigrazione di italiani verso l'estero, secondo Pagliaro, "ovviamente sono le insicurezze e le precarietà del lavoro nel nostro Paese, le criticità diffuse ovunque". "Se io dovessi fare un parallelismo, credo che ancora oggi nel 2026, purtroppo, grida vendetta il fatto che si muore di lavoro. Credo che la tragedia di Marcinelle dovrebbe insegnarci una cosa: evitare di commettere gli stessi errori. Oggi si muore sicuramente non nelle miniere, ma si muore negli appalti, nei subappalti, segno del tutto evidente che il lavoro, soprattutto quello di basso profilo, deve ancora progredire", sottolinea ancora Pagliaro.  

Il Patronato Inca Cgil ha operato sempre per tenere accesa la 'fiamma' del ricordo di quanto avvenuto a Marcinelle e in occasione di questo settantesimo anniversario ha messo in campo diverse iniziative. "Siamo in Belgio per partecipare alla commemorazione e alla giornata istituzionale di ricordo. Abbiamo inoltre provveduto a restaurare l'opera monumentale 'Il ventre della terra' dell’artista Antonio Nocera, che avevamo donato noi 20 anni fa. Questa sfera di bronzo spaccata, dalla quale ritornano a nascere le case e gli alberi, è un segnale evidente del fatto che la vita continua anche dopo le tragedie peggiori", dice Pagliaro. E non solo, il Patronato in occasione della ricorrenza presenta anche il volume 'Marcinelle 1956-2026, 70 anni tra memoria, diritti e tutele', che è "un lavoro importante che abbiamo voluto mettere in campo per l'occasione, dove raccontiamo il processo, attraverso, gli atti raccolti dall'avvocato Jacques Moins, che era il nostro consulente dell'Inca di quegli anni", sottolinea Pagliaro.  

"Abbiamo anche pubblicato una serie di carte del nostro archivio, che è stato dichiarato dal ministero della Cultura patrimonio di interesse storico proprio l'anno scorso in occasione degli 80 anni dell'Inca, e ovviamente daremo il nostro contributo a questa iniziativa sapendo che la memoria è sempre un valore e in questo caso la tutela deve spingersi oltre, possibilmente evitando che possano accadere tragedie come questa", conclude.  

7 ago 2026

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7 ago 2026

"Account X sospetti amplificano i post del sindaco di New York Mamdani": la rivelazione del Jerusalem Post

(Adnkronos) - Decine, se non centinaia, di account sospetti su X stanno amplificando artificialmente i post del sindaco di New York Zohran Mamdani e del suo entourage politico. Lo rivela un'inchiesta pubblicata dal Jerusalem Post, citando dati trasmessi all'Organizzazione Sionista Mondiale da specialisti di sicurezza informatica nell'ambito delle sue attività di contrasto all'antisemitismo online. La loro analisi si sarebbe concentrata sugli indirizzi IP, le abitudini di pubblicazione e le reti di distribuzione degli account coinvolti. Gli esperti consultati dal quotidiano israeliano affermano di essere certi che alcuni indirizzi IP possano essere collegati all'infrastruttura informatica del municipio di New York . 

Tuttavia, non esistono prove pubblicate che stabiliscano chi controllasse gli account, né che dimostrino che il sindaco musulmano di New York, da più parti accusato di antisemitismo, e i suoi collaboratori ne abbiano ordinato l'utilizzo. Gli account analizzati presentavano diverse caratteristiche comuni: creazione recente, profili incompleti, pochissimi post personali e condivisione quasi sistematica di contenuti già pubblicati. Per alcuni di loro, tra il 96% e il 100% dell'attività consisteva in repost. Diversi account avrebbero pubblicato più di 500 messaggi al giorno, mentre alcuni avrebbero superato gli 800 o 900 post giornalieri. L'account "SnoopyLima13" avrebbe pubblicato 955 messaggi in un solo giorno, tutti costituiti da contenuti ripubblicati. Un altro account, "CatCat2005689", avrebbe raggiunto quota 864 post con la stessa frequenza di ripubblicazione.  

Un'attività così prolungata da sola non basta a dimostrare l'utilizzo di un robot. Potrebbe anche derivare da strumenti di programmazione o da un'intensa gestione umana. Gli analisti ritengono, tuttavia, che l'accumulo di diversi indicatori simili su numerosi account rafforzi l'ipotesi di un'operazione automatizzata o coordinata. La principale caratteristica comune a questi resoconti sarebbe la tendenza a diffondere contenuti provenienti dall'account ufficiale di Mamdani, dagli account comunali e da figure politiche vicine al sindaco. Il presunto meccanismo funzionerebbe conferendo rapidamente volume a una pubblicazione, favorendone così la promozione da parte dell'algoritmo di X. Il coinvolgimento di utenti reali potrebbe poi aumentarne ulteriormente la visibilità.  

L'inchiesta cita, in particolare, un video pubblicato il 27 luglio in cui Mamdani affermava di non poter far arrestare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a New York e accusava Israele di aver ucciso migliaia di persone. Il video ha totalizzato diversi milioni di visualizzazioni, sebbene sia stato impossibile stabilire quante di queste fossero generate artificialmente.  

L'Organizzazione Sionista Mondiale prevede di trasmettere i risultati della sua indagine a Yehuda Kaploun, inviato speciale degli Stati Uniti per il monitoraggio e la lotta all'antisemitismo, affinché vengano esaminati dalle autorità statunitensi. Yifat Ovadia-Luski, responsabile del dipartimento antisemitismo dell'organizzazione, ha chiesto un'indagine "approfondita, professionale e indipendente" su questa possibile operazione di influenza. Mark Goldfeder, direttore del National Jewish Advocacy Center, ha annunciato la sua intenzione di contattare il Dipartimento Investigativo e l'Ufficio per i Conflitti di Interesse della città. La sua organizzazione richiede in particolare l'accesso ai registri informatici presenti sui server della città. Il Comune di New York e il Dipartimento di Stato americano, contattati dal Jerusalem Post, non avevano ancora risposto al momento della pubblicazione dell'inchiesta. Allo stato attuale, le prove presentate sollevano sospetti di una diffusione coordinata, ma non dimostrano né il coinvolgimento di funzionari comunali né l'esistenza di istruzioni ufficiali, conclude il quotidiano israeliano. 

7 ago 2026

Caso Delmastro, Nordio: "Sicuro di lui, le chat? Un pm non può entrare dentro la vita più intima"

(Adnkronos) - Carlo Nordio ha sentito Andrea Delmastro "dopo il voto . Mi sono congratulato con lui perché è passata una questione di principio e l’ho tirato su con un bicchiere di buon bianco". Lo ha detto al Corriere della Sera il ministro della Giustizia dopo la votazione della Camera che ha negato l'accesso alle chat relative all'ex sottosegretario.  

"Mi han detto che avevo le 'mani insanguinate' per Almasri - aggiunge il Guardasigilli - che ero 'piduista' per il referendum. Ma io queste cose le prendo con filosofia. Mi vien da ridere e le ignoro. So che la politica è fatta anche di aggressioni, più o meno violente. Lui è più emotivo e le soffre", aggiunge riferendosi a Caroccia.  

Alla domanda se è proprio certo che sui rapporti con la camorra non abbia nulla da nascondere, Nordio risponde di esserne "strasicuro. Conoscendo la vita e il vissuto di Delmastro. Se c’è un paladino dell’antimafia che ha fatto della lotta alle cosche la sua vita è lui. Più volte ci siamo scontrati sul mio garantismo. Ad esempio, sul reato di concorso esterno in associazione mafiosa che io giuridicamente guardo con diffidenza ma lui invece è stato granitico nel difendere". Ma lasciando segrete le chat non resta il dubbio che qualcosa da nascondere ci sia, come dice Schlein? "Balle - risponde - La segretezza è il lato simmetrico della nostra libertà. Tanto che la Costituzione dice che la segretezza della corrispondenza è inviolabile. Anche l’opposizione ha chiesto il voto segreto. Perché? Avevano qualcosa da nascondere? No, perché con il segreto si è più liberi. E il voto ne è la massima espressione. Tanto che portare il telefonino nelle urne è un delitto". 

"Non si possono mettere 'fuori le chat', come dicono loro - dice ancora Nordio - Perché per tirarle 'fuori' le dovrebbero individuare. E quindi se avessimo accolto questa loro richiesta generica avremmo dovuto consegnare non solo le chat, ma tutto il contenuto del telefonino che ormai racchiude foto, video, chat a volte anche intime, cartelle cliniche, conti correnti. La vita intera di un individuo. E non solo. Perché c’è la funzione 'inoltra'. E quindi ci sono situazioni che coinvolgono terzi. L’amico che ti ha mandato il documento riservato, i colloqui altrui che ti vengono girati. Chi visiona vede anche quelle. È cambiato il mondo rispetto alle vecchie intercettazioni. Ora ci troviamo nella contraddizione per cui per avere i tabulati il pm deve avere l’autorizzazione del giudice, mentre per i device, che contengono un miliardo di informazioni in più, no. C’è un principio di civiltà giuridica che nessuno ha capito: non è ammissibile che un magistrato entri anche nella vita più intima di un individuo per trovare le chat che gli interessano. Vale per tutti i cittadini, figuriamoci per i parlamentari le cui comunicazioni non possono essere viste se non previa autorizzazione perché tutelate dall’articolo 68 della Costituzione". 

All'obiezione che il pm chiedeva solo le chat con Caroccia, il ministro risponde: "A parte che la richiesta era del tutto generica. E comunque io che garanzia ho che, una volta sbloccato il telefonino, non apra anche le chat fra Delmastro e Meloni o fra Delmastro e Nordio, fra Delmastro e il suo collegio elettorale o magari con l’opposizione? Tutti parlano con qualche collega dell’altra parte. E le chat possono essere interpretate in modo ambiguo. Non si rendono conto che lì dentro c’erano le chat anche loro? Personalmente non sarei contrario all’acquisizione delle chat. Particolarmente a queste cui non si era opposto neanche Delmastro. Ma bisogna trovare il modo in cui nessuno, neanche il pm, venga a vedere cose di cui non debba venire a conoscenza". Ma come può il pm individuare ciò che gli interessa se non può vederle tutte? "Io la soluzione l’avrei. Mettere il pm e l’interessato, in via riservatissima da soli in una stanza per selezionare ciò che davvero interessa all’indagine. Ma con la sanzione assoluta: se quelle cose dovessero uscire il pm sarebbe destituito dalla magistratura". 

7 ago 2026

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