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Manovra, arriva il salvadanaio per neonati: 100 euro ogni anno fino a 18 anni

(Adnkronos) - Arriva il salvadanaio per i neonati con la Manovra 2027. Tra le misure contenute nella legge di bilancio che ha ricevuto l'ok del Consiglio dei ministri, c'è anche il salvadanaio per i nuovi nati con un importo di circa 100 euro l’anno fino ai 18 anni. Lanciata in estate dal presidente dell’Inps, l’idea di un libretto previdenziale per i neonati prende forma. Il progetto prevede un contributo dello Stato alla nascita, insieme all’apertura della posizione presso l’Inps, e la possibilità di integrarlo per genitori e nonni e, poi, direttamente dall’intestatario. 

"Prevediamo una misura dedicata a ogni nuovo nato, una misura che a me e al ministro Giorgetti piace particolarmente: per ogni bambino che nasce l'Inps aprirà una posizione previdenziale, come fosse un piccolo salvadanaio, nel quale lo Stato verserà inizialmente una quota di 100 euro di benvenuto, che i genitori e i familiari potranno continuare negli anni successivi ad alimentare", spiega la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. 

"La somma di questo salvadanaio non sarà passabile, non sarà pignorabile, non sarà utilizzabile fino ai 18 anni di vita di questo nuovo nato, salvo che non sia per un'emergenza straordinaria ma in quel caso servirebbe l'autorizzazione di un giudice tutelare, e al compimento dei 18 anni questo ragazzo o questa ragazza potrà riscattare questa somma e utilizzarla per l'università, per avviare un'attività o per alimentarla come futura forma di previdenza complementare. Quindi più figli si fanno, più lo Stato è presente e abbiamo cercato di dare risposte da questo punto di vista", aggiunge. 

28 ott 2026

Mbangula show a San Siro: tripletta e risposta a Cissé, il Bologna ribalta il Milan

28 ott 2026

Scintille tra Meloni e giornalista su scontri ai cortei: "Credo nello Stato di diritto, difende la gente perbene"

28 ott 2026

Lorenzo Mirandola, il cacciatore di aurora boreale si racconta in 'Quando il cielo si accende'

(Adnkronos) - E' disponibile in tutte le librerie 'Quando il cielo si accende – La mia vita a caccia di aurore Boreali' il primo libro di Lorenzo Mirandola, ingegnere ambientale e 'Aurora Hunters' nonché l'italiano n.1 al mondo, il più seguito in assoluto sui social in termini di avvistamento di aurore boreali, con 600 mila followers su instagram, un vero e proprio "cacciatore di aurora boreale", un fenomeno e orgoglio tutto italiano. Solo nell'ultima stagione ne ha viste oltre 210.  

In un formato agile e ricco di spettacolari fotografie scattate sul campo, Mirandola intreccia racconto autobiografico e narrazione visiva, trasportando il lettore dentro notti gelide, inseguimenti improvvisi e attese cariche di meraviglia alla ricerca dell’aurora boreale, fenomeno che vale la pena di vivere almeno una volta nella vita. E’ la storia di un percorso coraggioso: quello di chi ha trasformato una passione in un lavoro, affrontando l’incertezza e l’imprevedibilità della natura per vivere appieno la propria vocazione. In 'Quando il cielo si accende' immagini e parole si fondono in un’esperienza immersiva che unisce avventura, riflessioni e stupore. Al centro una filosofia semplice ma potente: L’Aurora boreale non si aspetta, si insegue. Un libro ispirazionale che invita a guardare oltre l’orizzonte e a trovare il coraggio di seguire la propria luce. 

 

“Sono molto contento di uscire con questo mio libro – dichiara Lorenzo Mirandola – è un progetto in cui esce tutta la mia passione per l’aurora Boreale. Oltre al mio percorso tra aneddoti, viaggi alla scoperta dell’aurora, curiosità e consigli preziosi, all’interno dell’opera non mancano anche incursioni tecniche, sempre con un linguaggio chiaro e comprensibile, per avvicinare tutti a questo fenomeno del cielo unico, cercando di fare chiarezza anche su falsi miti, credenze e fake news sull’aurora. Non basta essere in “Lapponia” per vedere l’aurora anche essere nel posto migliore del mondo… e non la vedrai mai – dichiara Lorenzo Mirandola - Molte volte bisogna guidare ore, cambiare paese, scappare dalle nuvole, controllare i venti, l’umidità, il vento solare, i gap nel cloud cover. Insomma: bisogna cacciarla, non aspettarla l’aurora. Anche se hai il cielo sereno tutta la notte devi sapere quando essere fuori. Tanti che vanno da soli perdono sempre la parte migliore della notte. Le app possono essere utili ma non ti dicono se il cielo è coperto, se sta arrivando neve, se il vento cambia direzione, se in un’altra zona a 200 km c’è un buco perfetto. Il meteo nell’artico è imprevedibile e le App sono nel 50% delle volte sbagliate. Il 90% delle persone che non la vede si fida troppo delle app e troppo poco del meteo reale.” 

Lorenzo, che sui social è diventato il "cacciatore di aurora boreale" più noto al mondo, vive in Lapponia da tantissimi anni con base a Rovaniemi, dove ho trasformato la sua passione per l’avventura e la natura artica nel suo lavoro. Sin da piccolo con il sogno eterno dell’aurora boreale, ha deciso di mettere la sua grande passione al servizio altrui, occupandosi di spedizioni a caccia dell'emozione dello spettacolo unico dell'Aurora Boreale organizzando tour di un solo giorno nei dintorni di Rovaniemi o “Aurora Road Trips” di 3/4 giorni in itinere dedicati all'avvistamento dell'aurora boreale in Lapponia, tra Finlandia, Svezia e Norvegia. "Arctic Road Trips" è infatti il suo progetto unico nato insieme a Luisa Schaffner per mostrare la vera Lapponia, portando le persone a vivere l’Artico in maniera autentica e rispettosa dell'ambiente. Viaggi in piccoli gruppi, senza percorsi prestabiliti seguendo il meteo, le aurore e la natura per garantire la migliore esperienza possibile. Una community solida quella di Lorenzo Mirandola tra appassionati e curiosi di conoscere sempre meglio il magico fenomeno dell’Aurora Boreale, che attraverso una quotidiana testimonianza sui social vive condivisioni uniche tra divulgazione scientifica, curiosità, video e immagini pazzesche dell’aurora. 

 

In molti affermano che il 2026/2027 sarà il periodo migliore per l’avvistamento delle aurore boreali. Molto spesso circolano in rete anche fake news e credenze sbagliate che spesso creano confusione tra visitatori in circa dell’emozione dell’avvistamento dell’aurora boreale. “In riferimento al 2026/2027 non potremmo saperlo finché non sarà finito l’anno – prosegue Mirandola - Siamo vicino al massimo solare, già passato nel 2024/2025 quindi l’attività solare è spesso più forte. Ma se il cielo è coperto non cambia niente. Poi al nord dove operiamo noi anche durante il minimo solare possiamo avere aurore assurde. Anzi le aurore più belle della mia vita le ho viste tutte durante il minimo solare 2020-2022. E’ forse possibile che meno tempeste magnetiche si possano verificare nei prossimi anni ma, alle nostre latitudini un attività non molto forte ci può dare comunque aurore bellissime. Tra le fake news più comuni anche il fatto che con la luna piena non si possa vedere l’aurora, che per avvistare l’aurora bisogna avere un KP sempre alto, e che L’aurora possa uscire ad orari prestabiliti. Personalmente in relazione a questi falsi miti ho visto aurore fortissime anche con la luna piena, con Kp0 e a qualsiasi ora della notte” 

L’aurora, fenomeno in costante crescita, attrae sempre più un numero maggiore di visitatori in viaggio verso la Lapponia e i paesi artici, persone alla ricerca di un momento indelebile che ricorderanno per tutta la vita. L’aurora attrae chi ha bisogno di sentirsi vivo, affascinando così tanto perché è uno spettacolo unico e imprevedibile. Non è come un monumento: può esplodere nel cielo in un minuto e sparire subito dopo. È qualcosa che ti fa sentire piccolo ma vivo. Chi la vede per la prima volta si emoziona sempre, difficile rimanere indifferenti. 

Prima di organizzare un viaggio avventuroso per vivere il fascino eterno dell’aurora boreale è importante ricordare che la stagione dell’aurora boreale ha due momenti perfetti, da fine agosto a metà novembre per i colori incredibili, temperature meno rigide, riflessi nei laghi, e l’inverno da metà Gennaio fino ad inizio Aprile per i paesaggi da fiaba, neve ovunque, atmosfera magica, ricordandosi di affidarsi sempre a guide esperte, altrimenti si rischia davvero di non vederla. 

28 ott 2026

Genoa-Juventus 2-0, Ehizibue e Baldanzi stendono i bianconeri: Spalletti a -11 da Inter e Lazio

28 ott 2026

Venezia-Inter, annullato dal Var il gol di Lauerbach. Cosa è successo

28 ott 2026

Cissé show a San Siro: doppietta in 13 minuti e il Milan ribalta il Bologna

(Adnkronos) - Certe notti sono destinate a restare nella memoria. Per Cissé, San Siro si trasforma in un palcoscenico speciale: due gol in appena 13 minuti, una partita ribaltata e una doppietta che cambia l'inerzia della sfida contro il Bologna, valida per nona nona giornata di Serie A. Dopo non aver ancora trovato la via della rete nello stadio rossonero, l'attaccante si sblocca nel modo più spettacolare possibile, diventando il protagonista assoluto della rimonta del Milan. 

Il gol del pareggio al 14' nasce dalla pressione alta di Hutchinson, bravo ad aggredire Theate e a sporcare il rinvio del difensore rossoblù. Il pallone finisce proprio sui piedi dell'esterno inglese, che non perde tempo e serve immediatamente al centro un Cissé completamente libero. Per l'attaccante è un gioco da ragazzi firmare il gol dell'1-1 e accendere San Siro. 

Ma non è finita qui. Il Milan continua a spingere e trova ancora in Hutchinson l'uomo capace di creare scompiglio nella retroguardia avversaria. L'esterno viene fermato all'ingresso dell'area, ma sulla seconda palla è Tomori ad arrivare per primo, sfruttando lo spazio e la propria velocità. Il difensore rossonero alza la testa e disegna un assist sul secondo palo, dove Cissé, lasciato nuovamente solo dalla difesa del Bologna, deve soltanto appoggiare in rete. 

È il gol del sorpasso al 27', quello che completa la rimonta e consegna a Cissé una doppietta da ricordare. Due reti in 13 minuti, entrambe nate dalla capacità del Milan di aggredire gli avversari e sfruttare le disattenzioni difensive rossoblù. San Siro ha il suo nuovo protagonista: Alphadjo Cissé.  

28 ott 2026

Ottimisti sulla propria vita, pessimisti sul mondo: cosa racconta il grande sondaggio FII

(Adnkronos) - Il mondo va nella direzione sbagliata, ma la propria vita, tutto sommato, procede bene. È il paradosso che emerge dal FII PRIORITY Compass 2026, la quinta edizione della grande indagine internazionale realizzata dal Future Investment Initiative Institute con Ipsos. Soltanto il 34% degli intervistati ritiene che il mondo stia andando nella direzione giusta, il 46% pensa altrettanto del proprio Paese, mentre ben il 75% continua a esprimere fiducia nell'andamento della propria esistenza. Un pianeta nel quale il futuro collettivo appare incerto, ma quello individuale conserva una sorprendente capacità di resistenza. 

La ricerca, condotta tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026 su 61.200 adulti in 32 Paesi, fotografa un mondo che chiede soprattutto sicurezza economica, servizi pubblici accessibili e tecnologie capaci di migliorare la vita senza sottrarsi al controllo umano. 

Una delle fratture più significative riguarda la percezione del futuro tra Nord e Sud globale. Nei 19 Paesi classificati come Global South, il 47% ritiene che il mondo stia andando nella direzione giusta. Nei 13 Paesi del Global North la percentuale precipita al 15%. 

La distanza si ripete nelle aspettative economiche: il 49% degli intervistati nel Sud globale è ottimista sull'economia mondiale, contro appena il 19% nel Nord. Non significa che le condizioni materiali siano migliori nei Paesi emergenti, ma suggerisce una diversa relazione con il progresso. Dove redditi e opportunità sono cresciuti, il futuro appare ancora come una promessa; dove il benessere è consolidato, prevale la paura di perderlo. 

Anche la fiducia nella mobilità sociale segue questa geografia: il 75% nel Sud globale ritiene che lavorare duramente permetta di migliorare la propria posizione nella società, contro il 60% nel Nord. A livello mondiale la percentuale raggiunge il 69%, sei punti in più rispetto al 2025. 

Per il quinto anno consecutivo, il costo della vita rimane la principale preoccupazione mondiale: lo indica il 56% degli intervistati, sei punti percentuali in più rispetto al 2025. Le spese energetiche pesano in modo particolare, citate dal 34% del campione. 

Quando viene chiesto che cosa conti maggiormente per il benessere personale, ai primi posti compaiono la salute e l'accesso alle cure (44%) e la sicurezza del lavoro e del reddito (43%). Più della metà degli intervistati indica inoltre nel costo della vita e nell'indebitamento ostacoli alla possibilità di avere il numero di figli desiderato. 

La prosperità, insomma, non viene associata soltanto all'aumento del reddito, ma alla possibilità di proteggersi dagli imprevisti. Una domanda di stabilità che attraversa economie avanzate ed emergenti. 

Il rapporto restituisce una popolazione mondiale tutt'altro che ostile alle nuove tecnologie. Il 57% degli intervistati si dice disposto a pagare per acquisire competenze nell'intelligenza artificiale. Ma l'apertura all'innovazione non coincide con la disponibilità a delegarle qualsiasi responsabilità. 

L'80% respinge l'idea che l'AI possa prendere la decisione finale in ambiti delicati come assunzioni, giustizia e sanità. Ancora più ampio, l'85%, è il consenso verso una regolamentazione internazionale. 

L'atteggiamento verso la robotica conferma questa ambivalenza: il 65% ritiene che entro dieci anni i robot saranno una presenza normale nella vita quotidiana e il 61% sarebbe a proprio agio nell'affidare loro le faccende domestiche. L'accettazione diminuisce quando si tratta di delegare attività di cura. 

La tecnologia è dunque benvenuta quando libera tempo e riduce la fatica. Suscita più resistenze quando sostituisce relazioni e responsabilità umane. 

Meno della metà degli intervistati si dichiara soddisfatta dell'assistenza sanitaria disponibile nel proprio Paese, mentre il 63% sarebbe favorevole a pagare tasse più elevate per garantire cure accessibili a tutti. 

Anche l'università attraversa una crisi di percezione: il 65% ritiene che, per la maggior parte delle persone, frequentarla non valga più il costo sostenuto. Il 69% chiede ai governi di dare maggiore priorità alla formazione professionale, anche alla luce dei cambiamenti introdotti dall'AI nel mercato del lavoro. 

Il problema non è soltanto quali professioni verranno automatizzate, ma come preparare lavoratori e studenti a un'economia nella quale le competenze richieste cambiano più rapidamente dei tradizionali percorsi educativi. 

È proprio sul rapporto tra istruzione, opportunità e mobilità sociale che i risultati italiani assumono particolare rilievo. 

Soltanto il 46% degli intervistati ritiene che il sistema educativo offra ai bambini provenienti da famiglie a basso reddito una reale possibilità di migliorare la propria posizione sociale. La media globale è del 60%: quattordici punti di differenza. 

Per oltre metà degli italiani, dunque, la scuola non rappresenta più, o non rappresenta abbastanza, quello strumento di emancipazione sul quale si è costruita una parte importante della promessa democratica del secondo dopoguerra. A indebolirsi non è necessariamente la fiducia nell'insegnamento, ma nella sua capacità di compensare gli svantaggi di partenza. 

Più articolato il giudizio sull'università. In Italia il 53% ritiene che, per la maggior parte delle persone, frequentarla non valga più il costo sostenuto. È una maggioranza, ma ben inferiore alla media globale del 65%: il terzo valore più basso tra i 32 Paesi esaminati. 

Un risultato per certi versi controintuitivo: gli italiani credono poco nella capacità della scuola di favorire la mobilità sociale, ma sono relativamente meno scettici di altri sul valore economico dell'istruzione universitaria. 

Un'altra risposta contribuisce a chiarire il quadro. Soltanto il 47% degli italiani concorda con l'affermazione secondo cui, per trovare un buon lavoro, il titolo di studio conta più delle competenze effettive. È il secondo valore più basso a livello mondiale. 

Si può quindi continuare a considerare utile una laurea senza attribuire ai titoli di studio un valore automaticamente superiore alle capacità concretamente dimostrabili. E si può credere nell'istruzione senza essere convinti che il sistema offra a tutti le stesse opportunità. 

Per le università, ma anche per le imprese, è un segnale da non sottovalutare: la credibilità della formazione passa sempre più dalla capacità di produrre competenze riconoscibili e opportunità professionali, non soltanto certificazioni. 

Se la scuola fatica a convincere gli italiani della propria capacità di ridurre le disuguaglianze, il sistema dell'informazione affronta una crisi di fiducia ancora più evidente. 

L'Italia registra livelli inferiori alla media globale in tutte le forme di media considerate. La televisione nazionale è ritenuta affidabile dal 43% degli intervistati, contro il 62% nel mondo: uno scarto di 19 punti. Per le notizie online la fiducia scende al 37%, contro il 52% globale. 

Il dato più impressionante riguarda però la percezione dell'indipendenza editoriale: l'82% degli italiani ritiene che i media tradizionali siano politicamente orientati. 

Non significa, naturalmente, che l'82% dei media sia effettivamente schierato: il sondaggio misura la percezione dei cittadini. Ma è proprio questa percezione a rappresentare un problema per un settore la cui autorevolezza dipende dalla credibilità. 

La diffidenza, del resto, investe tanto i mezzi tradizionali quanto le piattaforme digitali, suggerendo una crisi più generale nel rapporto tra cittadini e informazione. 

La crisi dei media tradizionali non si traduce automaticamente in una fiducia generalizzata nei nuovi protagonisti dell'informazione digitale. 

Il 48% degli italiani ritiene che i creatori di contenuti online riescano a cogliere le preoccupazioni delle persone comuni. Una valutazione che riguarda soprattutto la capacità di rappresentare bisogni e sensibilità del pubblico, non necessariamente l'accuratezza delle informazioni. 

Gli influencer possono dunque essere percepiti come più vicini all'esperienza quotidiana delle persone, anche quando la fiducia complessiva nelle notizie online rimane bassa. 

È una delle trasformazioni più profonde dell'ecosistema informativo: l'autorevolezza professionale e la capacità di stabilire un rapporto diretto con il pubblico non coincidono più necessariamente. 

La diffidenza verso l'ecosistema digitale si accompagna a una forte domanda di protezione dei più giovani. 

Il 58% degli italiani è favorevole a vietare l'accesso ai social media ai minori di 16 anni, mentre il 37% preferirebbe consentire l'apertura di account soltanto con il consenso dei genitori. 

La posizione italiana si inserisce in una tendenza più ampia: nei Paesi del Nord globale, il 74% ritiene che le aziende tecnologiche non facciano abbastanza per proteggere gli utenti più giovani. Nel Sud globale la percentuale scende al 45%. 

Un'altra manifestazione della diversa percezione della tecnologia: per una parte del mondo l'innovazione digitale continua a rappresentare soprattutto un'opportunità, per un'altra è diventata anche un sistema di rischi da contenere. 

Letti insieme, i risultati globali e quelli italiani raccontano qualcosa che va oltre le singole preoccupazioni. 

Nel mondo, le persone continuano a credere nelle proprie possibilità individuali, ma faticano a riconoscersi nella direzione intrapresa dalle società e dalle istituzioni. Chiedono stabilità economica, cure accessibili, formazione utile e tecnologie governate da regole. 

In Italia, questa distanza assume soprattutto i contorni di una crisi di fiducia nelle istituzioni chiamate a garantire opportunità e informazione. La scuola dovrebbe ridurre gli svantaggi di partenza, ma meno di un italiano su due crede che ci riesca. I titoli di studio dovrebbero aprire opportunità professionali, ma il loro valore viene messo in discussione. I media dovrebbero informare in modo credibile, eppure sono percepiti in larghissima maggioranza come politicamente orientati. 

Non è necessariamente un rifiuto delle istituzioni. È, piuttosto, una richiesta che tornino a dimostrare concretamente la propria utilità e indipendenza. 

Il paradosso fotografato dal FII PRIORITY Compass 2026 è tutto qui: le persone continuano a credere nella possibilità di migliorare la propria vita. Sono molto meno sicure che il mondo sappia aiutarle a farlo._____________________ 

Il FII PRIORITY Compass 2026 è stato realizzato con Ipsos attraverso interviste online a 61.200 adulti in 32 Paesi, tra il 24 aprile e il 5 giugno 2026. Il campione italiano comprende 2.500 intervistati. Le percentuali descrivono opinioni e percezioni degli intervistati.  

28 ott 2026

Manovra 2027, tutte le misure: da taglio Irpef al salvadanaio per neonati

(Adnkronos) - Dal taglio dell'Irpef ai redditi fino a 55mila euro al salvadanaio previdenziale per i neonati e le misure per i giovani e gli anziani: la Manovra 2027 del governo Meloni da circa 26 miliardi interessa ampie fasce di cittadini, tra i vari interventi. Per le coperture l'esecutivo ricorre alla flessibilità Ue, al prelievo su banche e assicurazioni (tranne bcc e popolari), alle società energetiche, ai giochi, ai tagli ai ministeri e alla tobin tax. 

Ecco le principali misure che hanno ricevuto l'ok del Consiglio dei ministri: 

Il governo riduce l'Irpef dal 45% al 33% per i redditi fino a 55mila euro, con un beneficio massimo di circa 500 euro l'anno.  

Arriva in manovra il fondo da 850 milioni per la flessibilità, pensato, dice il vice premier Matteo Salvini, per dare la possibilità di andare in pensione a 64 anni e non 67, dedicato a milioni di italiani nati dal 1960 in poi. 

Per ogni bambino che nasce l'Inps aprirà una posizione previdenziale nella quale lo Stato verserà una quota di 100 euro di benvenuto che i genitori potranno via via alimentare. 

Premio di 2.500 euro per gli under 30 tassato all'1%. 

Climatizzatori e pompe di calore nelle scuole. 

L'esenzione dal bollo auto per i veicoli di piccola e media potenza diventa strutturale. 

La Manovra introduce la possibilità di avere delle targhe personalizzate con un costo da sostenere. 

Voucher da circa 300 euro per le spese sanitarie per gli over 75 con una pensione fino a 28 mila euro annui. La misura, che riguarda circa 5,5 milioni di persone, comporta un costo complessivo di 1,6 miliardi di euro. 

Sale a 100mila euro la soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, dagli 85mila precedenti. 

Sugli affitti a canone concordato l'aliquota della cedolare secca scende dal 10 al 5%, ma per chi affitta a canone concordato a un giovane fino a 35 anni la cedolare secca è all'1%. 

ConfermatI per le imprese sia la Zes unica al Sud, l'iperammortamento che viene esteso agli investimenti digitali e confermato anche lo schema più assumi meno paghi.Sanità Il Fondo Sanitario Nazionale cresce di 3,4 miliardi in più (di cui un miliardo già previsto dalla scorsa manovra) rispetto al 2026. Una quota di questo ulteriore aumento viene vincolata al rafforzamento degli stipendi dei medici di pronto soccorso. Arriva, inoltre, un voucher di 300 euro per gli over 75 con reddito da pensione fino a 28.000 euro da utilizzare per spese non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale. La platea interessata è di circa 5,5 milioni di persone. Cedolare secca negozi Per la prima volta viene introdotta la cedolare secca sugli immobili commerciali, ridotta al 21%. Congedi parentali Si aggiunge un mese in più di congedo parentale pagato all'80% dello stipendio, arrivando così a 4 mesi per tutti. Non solo: i mesi diventano 5 mesi per il secondo figlio e 6 mesi dal terzo figlio in poi. Confermati interventi Manovra precedente Confermati tutti i provvedimenti della precedente manovra in scadenza a fine anno, un pacchetto da oltre 9 miliardi, tra questi: credito d'imposta per gli investimenti nella Zes Unica del Mezzogiorno, tassazione all'1% dei premi di produttività, bonus per le mamme lavoratrici e super deduzione del costo del lavoro al 120% ‘più assumi meno paghi’. Confermata anche la tassazione agevolata al 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali, che ha incentivato il rinnovo dei contratti di oltre 4 milioni e 250mila lavoratori.  

Per le coperture l'esecutivo ricorre alla flessibilità Ue per circa 14 miliardi, al prelievo su banche e assicurazioni (tranne bcc e popolari) per oltre 5 miliardi, ai tagli ai ministeri per circa 1 miliardo. Inoltre, 700 milioni dalle società energetiche, 700 milioni dai giochi e dalla tobin tax. 

 

 

Con il varo da parte del Consiglio dei ministri inizia il lungo iter della manovra economica che il Parlamento dovrà approvare entro il 31 di dicembre, pena la necessità dell'esercizio provvisorio. Una vera e propria maratona che sovente termina alla vigilia del cenone di Capodanno, dopo un lunga tira e molla sui vari emendamenti, specie quelli presentati dai partiti di maggioranza, sui quali interviene la mannaia del maxi-emendamento del Governo approvato con voto di fiducia. 

Primo passo sarà l'autorizzazione da parte del Presidente della Repubblica alla presentazione del disegno di legge di Bilancio in Parlamento, quest'anno alla Camera per il principio dell'alternanza tra le due Assemblee. Il presidente assegnerà il documento alla commissione Bilancio in sede referente, quindi inizieranno le audizioni di organi istituzionali e parti sociali che vedranno la partecipazione anche dei componenti della commissione Bilancio del Senato. Nel frattempo il Governo avrà provveduto ad inviare alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio (Dpb), che riassume i contenuti della manovra. 

Terminata questa fase, si entrerà nel vivo dell'esame del testo e dei vari emendamenti presentati, prima di licenziare il disegno di legge per l'Aula, presumibilmente i primi di dicembre. A quel punto è probabile che le modifiche accolte dal Governo trovino posto nel maxi-emendamento, sul quale si procederà probabilmente al voto di fiducia, anche perchè, come insegna l'esperienza degli anni scorsi, i tempi si saranno fatti stretti e le festività natalizie saranno imminenti ed incombenti. 

Il provvedimento verrà trasmesso quindi all'esame del Senato, che, dopo il passaggio in commissione, approverà, anche qui con tutta probabilità con voto di fiducia, il testo uscito da Montecitorio. Da capire se tutto si esaurirà entro la vigilia di Natale oppure se ai senatori sarà richiesto di tornare a Roma dopo il 25 dicembre. Ipotesi remota per i deputati, che però potrebbe effettivamente materializzarsi qualora l'Assemblea di Palazzo Madama dovesse modificare il testo, anche per ragioni tecniche, e si rendesse necessario un terzo passaggio a Montecitorio. Ultimo atto la firma e la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica. 

28 ott 2026

Milan-Bologna, Theate, che disastro: Cissè ringrazia e fa 1-1

28 ott 2026

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