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Premio Impatto 2026, ecco i vincitori

(Adnkronos) - Anche quest’anno, nel corso dell’edizione nazionale del Salone della Csr e dell’innovazione sociale, sono stati scelti i sei vincitori del Premio Impatto: un riconoscimento voluto dal Gruppo promotore del Salone in collaborazione con Assobenefit, Csvnet, Fondazione Italia Digitale, ReFe e Social Value Italia, per dare valore a progetti ed esperienze capaci di trasformare l’impegno in impatto positivo per le persone e la comunità. A partecipare alla quinta edizione sono state 61 imprese, 40 organizzazioni non profit e 6 Pubbliche Amministrazioni. Progetti diversi, accomunati dalla volontà di generare cambiamenti concreti e misurabili. Per ogni categoria sono stati scelti due vincitori. 

CATEGORIA PROFIT - Intesa Sanpaolo, Progetto 'Valutazione dell’impatto sociale di quattro spazi museali' - Il valore di un museo non può essere misurato soltanto attraverso il numero degli ingressi. Il progetto ha sviluppato e applicato in quattro musei un framework innovativo di valutazione dell’impatto, capace di considerare dimensioni fondamentali quali l’apprendimento, l’accessibilità, il benessere, il rapporto con il territorio e le ricadute economiche.  

Near Sgr, Progetto '5Square' - Il modello valuta l'impatto ambientale, sociale ed economico di 5Square, progetto di rigenerazione urbana che ha restituito alla città cinque edifici direzionali incompiuti nel quartiere Vigentino, a sud di Milano.  

CATEGORIA PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - Comune di Milano, Progetto 'Valutazione partecipata della Rete degli Spazi Ibridi della città di Milano'. La Rete degli Spazi Ibridi riunisce luoghi molto diversi, accomunati dal ruolo che svolgono nella vita dei quartieri. Il Comune di Milano ha costruito insieme ai gestori un metodo per valutarne gli effetti sulle persone e sul territorio. La valutazione considera, tra gli altri aspetti, l’accessibilità delle attività, le relazioni che nascono negli Spazi e le opportunità di partecipazione. Sono state ascoltate più di 1.000 persone e 100 organizzazioni. 

Università degli studi di Brescia, Progetto -Stem in Genere'. Il progetto Stem in Genere affronta gli stereotipi sulle materie scientifiche quando le scelte di studio devono ancora maturare. Lo fa con attività diverse per età, dai laboratori per i più piccoli al coding e alla formazione degli insegnanti. Nel 2025 ha coinvolto 13.351 studenti e studentesse e 330 docenti. La collaborazione con scuole e imprese ha permesso di offrire gratuitamente le attività. Il progetto si distingue anche per la valutazione, che cerca di misurare non solo quante persone partecipano, ma come cambiano l’interesse per le Stem e la fiducia nelle proprie capacità. Lo Sroi aiuta a stimare il valore sociale di questi cambiamenti.  

CATEGORIA ENTI DEL TERZO SETTORE - Fondazione Helpcode Italia, Progetto 'The Water Code'. Il progetto The Water Code porta l’educazione alla tutela dell’acqua fuori dalla sola lezione in classe. Gli studenti hanno usato il coding e il giornalismo partecipativo e hanno svolto attività sul campo, tra cui il campionamento delle microplastiche. Il progetto ha raggiunto 14.429 studenti e 1.247 docenti in nove regioni. La valutazione esterna ha utilizzato test, questionari e interviste per verificare conoscenze e competenze acquisite. Tra i risultati, l’89,1% degli studenti riconosce i rapporti di causa ed effetto dell’inquinamento idrico. 

Cramars Società Cooperativa Sociale, Progetto 'Silver in Alps'. Nei comuni montani della Carnia, raggiungere le persone anziane con attività continuative non è semplice. Il progetto Silver in Alps ha scelto uno strumento alla portata di molti, il telefono, per proporre dodici settimane di esercizi cognitivi personalizzati. Le chiamate, condotte da operatrici formate, hanno offerto anche un’occasione regolare di ascolto e relazione. In nove comuni, 62 persone hanno completato il percorso. La valutazione ha confrontato le capacità cognitive prima e dopo le attività e ha raccolto i riscontri dei partecipanti. I risultati indicano miglioramenti nella memoria e in altre funzioni cognitive.  

6 ott 2026

Morte David Rossi, il fratello Filippo: "Suicidio? Non ci avrebbe mai salutato così"

(Adnkronos) - “Le persone non finisci mai di conoscerle, ma per quanto conoscevo David non avrebbe potuto salutarci in questa maniera. Penso che qualcosa a me l’avrebbe detta, non so in che modo, ma così dalla sera alla mattina no”, non l’avrebbe fatto. Lo ha affermato Filippo Rossi, fratello di David Rossi, sentito in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte dell’ex capo della Comunicazione di Mps precipitato da una finestra della banca il 6 marzo 2013, riguardo all’ipotesi del suicidio. Nel corso dell’audizione Filippo Rossi ha spiegato che, rispetto al suicidio, “qualche dubbio lo abbiamo sempre avuto, le indagini sono state fatte male”. E si è detto convinto che se il fratello avesse voluto fare un gesto estremo non lo avrebbe certamente fatto “dove lavorava”; magari sarebbe andato “alla casa in campagna”, ma non avrebbe fatto mai una cosa del genere “in un luogo pubblico” ed esposto come la banca.  

La seduta in Commissione è stata anche l’occasione per parlare del rapporto tra fratelli. Filippo Rossi ha riferito che non parlava mai con David di lavoro e “mai” il manager gli aveva rappresentato un stato d’animo di ansia o stress. “Era più quello che leggevo - ha sostenuto facendo riferimento alle notizie dell’epoca e alla situazione della banca - che quello che traspariva da lui”. Il fratello, rispondendo alle domande, ha anche ricostruito il momento in cui ha saputo della morte del manager: “Mi ha telefonato mio fratello Ranieri con la moglie, era l’ora di cena”. In seguito si è recato dalla mamma per darle la triste notizia per evitare lo scoprisse dalla tv: “Salii, la svegliai e le dissi ‘David è caduto dalla finestra’; la mia mamma in dormiveglia mi disse che l’avevano ammazzato”.  

6 ott 2026

Tavolo Regione Lazio su golf car, nodo su numero chiuso e accesso al centro storico

(Adnkronos) - Nuovo incontro, questa mattina presso la Commissione Lavori pubblici, infrastrutture, mobilità e trasporti della Regione Lazio, sul tema golf car. Per la prima volta sono stati sentiti tutti i soggetti interessati al trasporto turistico con i 'caddie': dai tassisti agli Ncc, dagli operatori dei bus turistici agli organi istituzionali, fino ai tour operator e alle società che gestiscono le golf car. Un confronto acceso che ha lasciato sul tavolo ancora molte questioni aperte: l’introduzione di un numero chiuso per i veicoli, l’individuazione di percorsi prestabiliti e di una qualifica professionale per i conducenti (con apposito registro) e la creazione di aree di sosta e fermata per le golf car. Le audizioni hanno riguardato la proposta di Legge regionale n. 302 del 16 settembre 2026 su "Disposizioni per il trasporto con navetta turistica nei centri storici”, di cui è primo firmatario Marco Bertucci, consigliere di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Bilancio. 

“L’attività delle golf car e degli altri mezzi che questa legge andrà a normare - premette Bertucci - non verrà soppressa ma deve essere regolamentata. Bisogna trovare un punto di sintesi affinché questo regolamento non diventi una sanatoria ma individui percorsi prestabiliti prevedendo un contingentamento di questi mezzi. La presenza di una guida abilitata a bordo tutelerà anche tassisti e Ncc. Ci riuniremo come commissione Trasporti il 20 ottobre - riferisce - e immagino che entro fine mese la legge sarà varata in Commissione. La speranza è che sia approvata in Consiglio regionale entro il mese di novembre. Daremo inoltre una deroga - precisa il consigliere di Fdi - per il regolamento ai singoli Comuni facendo una distinzione tra comuni turistici e Roma Capitale”. 

Tra i temi più dibattuti oggi alla Pisana, il numero chiuso proposto dal Campidoglio e il divieto di accesso ai siti Unesco che, per quanto riguarda la Capitale, di fatto riguarderebbe l’intero centro storico. “È inevitabile che ci sarà un numero chiuso e una limitazione dei veicoli turistici che entrano nel centro storico” sostiene l’assessore alla Mobilità di Roma Capitale Eugenio Patanè, a margine delle audizioni. “Attualmente abbiamo un numero eccessivo di passaggi nel centro storico - prosegue Patanè - che ammonta complessivamente a circa 43mila accessi quotidiani nella Ztl. Gli accessi dovrebbero essere ridotti a 25-30mila”. 

Sul punto è netta l’opposizione degli imprenditori che propongono tour con golf car nella Capitale, che si dicono contrari al numero chiuso. E propongono un contingentamento dei mezzi in base ai flussi turistici su dati Istat. "Le nostre aziende - dicono - sono in regola, abbiamo fatto degli investimenti e non capiamo perché dobbiamo essere penalizzati. Che fine faranno i nostri dipendenti?", chiedono. "I fenomeni di abusivismo esistono e vanno combattuti, servirebbero più controlli. Siamo i primi a volere un regolamento chiaro - scandiscono - ma non si può limitare un servizio di cui Roma ormai ha bisogno”. 

Il comune di Roma infine ha precisato la necessità di estendere il regolamento a tutti i veicoli del trasporto turistico. “Finalmente entriamo nel vivo della discussione di questa legge regionale tanto attesa per dare una normativa a questo settore - osserva Patanè - che noi speriamo comprenda golf car, 500 decappottabili, sidecar, minivan ecc". Quanto all’autonomia dei Comuni, l’assessore sottolinea: “Non ci deve essere un regolamento regionale, ogni Comune infatti deve approvare un regolamento proprio e autonomo realizzato d’intesa con la Regione. Roma non si può paragonare ad altri Comuni come Viterbo o Civitavecchia, siamo realtà completamente differenti”. 

Numerose anche le sigle di categoria dei tassisti che hanno sollevato il tema della sicurezza stradale e del rapporto di lavoro tra conducenti e aziende. Secondo Nicola Di Giacobbe (Unica - Cgil Taxi) "stiamo parlando di un mercato che si sta sviluppando senza regole. Una città come Roma - ammonisce - deve avere un numero di soggetti abilitati. La proposta della regione non va a limitare il numero di veicoli e non tutela gli operatori che svolgono questi servizi. Alla guida di una golf car - sostiene - ci dovrebbe essere una guida turistica con una patente Bk. Il rischio vero che stiamo sottovalutando è che quello che sta avvenendo a Roma non è un servizio di trasporto ma una forma di caporalato: alla guida di quei mezzi ci sono dei poveri soggetti che non hanno né i requisiti né i titoli per poter svolgere quei servizi, sono solo degli sfruttati”. Sul tema dell’abilitazione professionale, è intervenuta Francesca Duimich, presidente Federagit–Confesercenti: “In rappresentanza delle guide e degli accompagnatori turistici, riteniamo che a bordo delle golf car che effettuano visite guidate ci debba essere sempre una guida abilitata. L’autista inoltre non dovrebbe fare anche la guida - afferma - ma serve una figura a parte. Quello delle golf car è un fenomeno in crescita che va regolamentato ma non credo vada demonizzato. All’interno di una cornice legislativa potrebbero svolgere un servizio utile ad esempio per turisti che hanno difficoltà a camminare”. 

6 ott 2026

Farmaci, Carugi (Farmindustria): "Plasmaderivati strategici, in Italia sistema all'avanguardia"

(Adnkronos) - Plasmaderivati, ovvero farmaci biologici salvavita prodotti dall'industria a partire dalla lavorazione del plasma umano, la parte liquida del sangue donata da volontari. Medicinali che “hanno un valore importantissimo, pochi sanno che in Italia l'80% del plasma che viene raccolto all'interno del sistema di autosufficienza nazionale viene poi conferito alle aziende per essere frazionato e per produrre poi i plasmaderivati. E soltanto un 20% è dedicato alle emergenze”, spiega all'Adnkronos Salute Francesco Carugi, presidente del Gruppo Emoderivati Farmindustria. (VIDEO) 

Un settore importante, insomma, ma con caratteristiche peculiari sul piano della produzione. "Il plasma - continua Carugi - è una materia prima di origine biologica quindi non è sintetizzabile in laboratorio e conseguentemente è legato esclusivamente alla donazione. In Italia esiste un sistema per l'autosufficienza molto all'avanguardia che ha raggiunto negli ultimi anni delle cifre assai importanti, oltre 900 mila chili di plasma raccolto". Tra i plasmaderivati ci sono immunoglobuline, albumina umana, l'alfa 1-antitripsina, fattori della coagulazione .“Questi farmaci sono indirizzati prevalentemente a malattie rare, spesso non hanno alternative terapeutiche, quindi per migliaia di pazienti, la disponibilità del plasma coincide con l'opportunità di avere una continuità terapeutica e una migliore qualità di vita”.  

Per quanto riguarda l'approvvigionamento, continua Carugi ,“in Italia esiste una legge che dovrebbe portare alla totale autosufficienza nazionale. Purtroppo la quantità di plasma che viene raccolto nel nostro Paese non basta a coprire l'intero fabbisogno”. Le aziende, quindi, “intervengono con un secondo canale”, continuando a fornire i farmaci necessari ma derivati "da plasma non italiano, proveniente dagli Stati Uniti o da altri Paesi europei”. I processi di produzione in questo campo, evidenzia il rappresentante di Farmindustria “sono molto sofisticati, tecnologicamente avanzati, sono processi industriali molto lunghi. Addirittura dal momento in cui c'è una sacca che arriva da un donatore al momento in cui un plasmaderivato diventa disponibile per una terapia possono passare anche 12 mesi” 

Il ruolo dell'industria, però, non si ferma soltanto alla produzione di plasmaderivati c'è anche “un'attività significativa di ricerca e sviluppo: da un lato per aumentare il paniere delle plasma proteine disponibili, dall'altro lato anche per sviluppare nuove indicazioni per i farmaci già esistenti mediante la ricerca clinica". E infine c'è anche "l'affinamento dei processi industriali per cercare di avere la maggior resa possibile per ogni chilo di plasma che viene conferito all'industria”. 

6 ott 2026

Export, Tripoli: "Con AI le Pmi rischiano di sparire dalle selezioni, noi le aiutiamo"

(Adnkronos) - Le Camere di commercio puntano soprattutto sulle imprese di minori dimensioni per accompagnarle nei processi di internazionalizzazione, dalla valutazione della capacità di affrontare un mercato estero fino ai primi contatti con operatori e imprenditori stranieri. Un’attività costruita anche attraverso un rapporto diretto con le singole aziende, per verificarne prodotto, organizzazione e potenziale sui mercati internazionali. 

Lo ha detto Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, durante la diretta speciale Adnkronos alla conferenza “Obiettivo Export. Imprese e territori del centro Italia” organizzata a Roma dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. 

“Il sistema delle Camere di commercio lavora da tempo sul tema dell’internazionalizzazione e guarda soprattutto alle imprese di minore dimensione, quelle che da sole non riescono ad andare all’estero e vorrebbero essere aiutate”, ha spiegato Tripoli. Il valore aggiunto del sistema camerale, ha aggiunto, è anche “quel contatto one to one con le singole imprese” per capire se abbiano “la potenzialità per coprire un mercato estero”, verificando l’adeguatezza del prodotto e dell’organizzazione e accompagnandole poi nei primi rapporti con il mercato. 

 

Sul fronte digitale, Tripoli ha ricordato il lavoro svolto attraverso i Pid, i Punti impresa digitale delle Camere di commercio, che hanno aiutato “alcune centinaia di migliaia di imprese” ad acquisire maggiore familiarità con gli strumenti digitali e ad avviare i primi investimenti tecnologici. 

Ora, però, secondo il segretario generale di Unioncamere, l’intelligenza artificiale impone un salto ulteriore. “Siamo a un punto di svolta”, ha osservato, sottolineando che la questione riguarda un sistema produttivo italiano composto per il 99% da Pmi e chiama in causa tutti gli attori pubblici. 

“È già capitato che diverse aziende non siano state selezionate più da buyer, persone fisiche all’estero, ma da sistemi legati all’intelligenza artificiale”, ha spiegato Tripoli. Il rischio, soprattutto per le realtà più piccole, è che se non riescono a fornire ai nuovi strumenti digitali gli elementi necessari per essere individuate e valutate “scompaiono semplicemente dalle selezioni. Anche la qualità del prodotto a quel punto non viene più conosciuta”. 

“Questo è un problema vero e grosso per tutte le aziende medie e soprattutto per quelle piccole o piccolissime del nostro Paese”, ha concluso Tripoli. Per affrontarlo, ha aggiunto, servono competenze capaci di accompagnare le imprese e risorse per sostenere gli investimenti necessari. 

6 ott 2026

Export, Garbellini: "Mercosur apre nuove opportunità, Italia si è posta da pioniere"

(Adnkronos) - “Dal primo maggio del 2026 è in vigore il nuovo accordo tra l’Unione europea e il Mercosur, che progressivamente ridurrà le tariffe e i dazi doganali fino ad eliminarli del tutto su oltre il 90% dei prodotti fatti nell’Unione europea. È un momento effettivamente storico che apre nuove opportunità per le aziende italiane ed europee”. Lo ha detto Alessandro Garbellini, responsabile dell’Ufficio economico-commerciale dell’Ambasciata d’Italia a Brasilia, durante la diretta speciale Adnkronos alla conferenza “Obiettivo Export. Imprese e territori del centro Italia” organizzata a Roma dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. 

Le possibilità per le imprese italiane, spiega Garbellini, riguardano numerosi comparti. “Si va dal tradizionale settore dei macchinari, sempre più avanzati per l’industria, fino al farmaceutico e medicale, all’energia rinnovabile e a tutte le tecnologie per la transizione energetica. Ma anche ai macchinari per l’agroalimentare e ai prodotti agroalimentari delle eccellenze italiane”. 

Un passaggio importante riguarda proprio il Made in Italy alimentare. “L’accordo finalmente introduce anche la tutela per 57 indicazioni geografiche”, sottolinea il consigliere, spiegando che questo permetterà anche ai territori italiani di proiettarsi con maggiore forza sul mercato brasiliano. 

L’Italia, aggiunge Garbellini, ha cercato di muoversi in anticipo per accompagnare le aziende nella nuova fase. Il 9 settembre una missione guidata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha portato in Brasile una delegazione con il presidente di Confindustria e circa cento rappresentanti tra associazioni di categoria e imprese. 

Nel corso della missione è stata inoltre concordata con il ministro del Commercio brasiliano l’attivazione di un tavolo bilaterale Italia-Brasile, con l’obiettivo di affrontare le eventuali difficoltà incontrate dalle aziende nella fase di attuazione dell’accordo e individuare nuove opportunità commerciali. “È stato un momento in cui l’Italia si è posta effettivamente da pioniere”, conclude Garbellini. 

6 ott 2026

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6 ott 2026

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6 ott 2026

Export, Agostini (Inta): "Senza capitali pazienti l'innovazione non arriva sul mercato"

(Adnkronos) - Nata nel 2020 come spin-off della Scuola Normale Superiore e dell’Istituto Nanoscienze del Cnr di Pisa, Inta è oggi una Pmi innovativa con oltre 15 persone e diversi milioni di euro raccolti attraverso investimenti di venture capital. La società sviluppa Nano Analyzer, uno strumento hardware e software che consente di individuare rapidamente marcatori biologici nei liquidi senza dover effettuare le analisi nei laboratori ospedalieri. 

“Il nostro percorso è estremamente complesso dal punto di vista regolatorio perché ha a che fare con la salute dei pazienti e delle persone”, spiega all’Adnkronos Matteo Agostini, amministratore delegato e cofondatore di Inta, a margine di Obiettivo Export. “In Europa, ma anche in altri grandi mercati come quello statunitense, esistono percorsi regolatori molto capital intensive: hanno bisogno di molti capitali per poter essere completati con successo, ma anche di tempo e quindi di capitale paziente”. 

Da qui la necessità, per una realtà nata dalla ricerca italiana e ora impegnata nella crescita internazionale, di ampliare la propria capacità di attrarre risorse. “La ricerca di investitori internazionali che possano supportare realtà come la nostra diventa fondamentale, altrimenti il percorso non arriva fino in fondo e non si riescono ad avere neanche i benefici del capitale precedentemente investito”, osserva Agostini. 

Nano Analyzer nasce dalla ricerca di base nelle nanotecnologie, nelle biotecnologie e nell’intelligenza artificiale e sfrutta un brevetto sviluppato dagli stessi fondatori durante l’attività di ricerca. La principale applicazione sulla quale Inta lavora da anni riguarda la diagnosi rapida dei danni cerebrali da trauma attraverso analisi del sangue che possono essere effettuate nel triage ospedaliero, ma anche a bordo di ambulanze o elicotteri. 

La tecnologia non punta a sostituire la Tac, che “mantiene comunque la sua centralità nel percorso clinico”, precisa Agostini, ma a rendere più efficiente la gestione del paziente, riducendo il numero di esami necessari e fornendo un supporto quando l’imaging non può essere effettuato, come in alcuni casi pediatrici o nei pazienti fragili. 

6 ott 2026

Export, Bianchi (Confindustria): "Per arrivare a 700 miliardi le piccole imprese devono crescere"

(Adnkronos) - In Italia 31mila piccole imprese generano da sole 53 miliardi. “È un dato che significa che siamo un paese straordinario, fatto di piccole e medie imprese. Questo dato non ce lo hanno insieme Francia, Germania e Spagna. Significa che la nostra manifattura è rappresentata nel mondo soprattutto da piccole e medie imprese che significa territori, distretti, filiere e soprattutto in queste filiere, dove ci sono le nostre piccole imprese, significa famiglie”. Lo ha detto Fausto Bianchi, vicepresidente di Confindustria e presidente di Piccola Industria, durante la diretta speciale Adnkronos alla conferenza ‘Obiettivo Export. Imprese e territori del centro Italia’ organizzata a Roma dal ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. “Il contributo che dà il comparto al totale dell’export è il 49% e abbiamo un obiettivo sfidante, ribadito oggi più volte, di arrivare a 700 miliardi di export totale partendo da 643. Se non facciamo in modo che le piccole possano agganciare questa crescita, rafforzarsi e crescere attraverso questo percorso, sarà un dato che non raggiungeremo”, ha osservato Bianchi.  

“La crescita fa parte di una filosofia di una strategia che ci siamo dati e che cerca un po’ di risolvere un tema che è quello delle tante transizioni che stiamo affrontando: quella energetica, quella tecnologica, quella geopolitica. Sono tutte quante momenti di difficoltà, ostacoli che le piccole medie imprese devono superare. Per far questo, dotarsi di un’organizzazione, di una capacità e una dimensione maggiore li favorisce nell’affrontare questi mercati. Questo è un tema che in parte si risolve quando si partecipa a ecosistemi a filiere orizzontali come possono essere reti di impresa che insieme, facendo operazioni di sistema” fanno sfumare “il tema dimensionale”, ha evidenziato il presidente. 

 

Restano però dei nodi da sciogliere a livello nazionale ed europeo, primo tra tutti l’energia. “Noi siamo l’ottava potenza economica al mondo e la quarta per export, siamo un paese straordinario ma pieno di paradossi. Il fatto di avere un’energia che, rispetto alle 60 euro a megawattora pagate in Spagna, paghiamo 240 euro/mwh è sicuramente un fattore di non competitività. Noi vogliamo un mercato unico dell’energia che parta dalla sospensione di un meccanismo perverso qual è quello dell’Ets per avere la possibilità di competere da un punto di vista energetico alla pari, quantomeno, dei nostri cugini europei”, ha ribadito Bianchi. Un altro tema è la burocrazia: “In Italia costa 80 miliardi ma abbiamo dimostrato, attraverso programmi di investimenti come quelli legati alla Zes, che in realtà dove poi c’è semplificazione aumenta la capacità di crescere. Siamo un paese pieno di paradossi ma chiedo a tutti cosa saremo senza questi ‘mattoni’ nello zaino. Siamo – ha ribadito poi il vicepresidente di viale dell’Astronomia – un paese fatto di piccole e medie imprese dove ci sono famiglie e soprattutto i territori dove le nostre imprese, soprattutto nelle aree interne, tengono in piedi la coesione sociale a cui teniamo moltissimo”. 

Nella manovra che l’esecutivo si appresta a tracciare, quindi, “ci attendiamo un’accelerazione di quello che può essere un abilitatore per la crescita”. Le imprese, infatti, si trovano di fronte a varie questioni, tra cui la transizione digitale: “Sull’adozione dell’intelligenza artificiale abbiamo bisogno di strumenti che ci permettano di investire nelle nostre imprese, di innovare per aumentare la produttività che è oggettivamente più la dimensione piccole più c’è un coefficiente di produttività che diciamo non ha i dati di quelle che noi vorremmo raggiungere”. 

6 ott 2026

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