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Superenalotto, numeri combinazione vincente di oggi 6 ottobre

(Adnkronos) - Nessun 6 né 5+1 nel concorso del Superenalotto di oggi, martedì 6 ottobre 2026. In 5 hanno centrato il montepremi a disposizione dei Punti 5, incassando rispettivamente 34.464,15 euro a testa. Il jackpot stimato per il prossimo concorso a disposizione dei Punti 6 sale così a 37.400.000,00 euro. Si torna a giocare giovedì 8 ottobre. 

 

La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. 

La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata. 

 

Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima: 

- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; 

- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; 

- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; 

- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; 

- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro. 

 

E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni. 

 

La combinazione vincente del SuperEnalotto: 22 - 32 - 34 - 70 - 74 - 77; Numero Jolly 30; SuperStar 14. 

6 ott 2026

Peste in Siberia, Burioni sui social: "Non è preoccupante, ma può diventarlo"

(Adnkronos) - "Un caso di peste non è in alcun modo preoccupante". Esordisce così il virologo Roberto Burioni sui social commentando il caso della 28enne, Daria Chipilova, tecnica di laboratorio morta in Siberia. Può diventarlo, aggiunge però il Professore ordinario di Microbiologia e Virologia all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano,"se accade nel laboratorio di un Paese che dal 1920 raccoglie i ceppi di Yersinia pestis più pericolosi dall'ambiente, che negli anni '70 li ha modificati geneticamente per renderli più virulenti e resistenti agli antibiotici e che nel 1986 ha negato per 18 giorni la catastrofe di Chernobyl". 

Nel suo intervento il virologo richiama, quindi, l'attenzione non tanto sul singolo caso in sé, quanto sul contesto in cui l'episodio si sarebbe verificato, facendo riferimento a precedenti storici e scientifici che meritano di essere presi in considerazione nel valutare l'accaduto. 

  

Burioni respinge, quindi, le accuse di chi interpreta le sue parole come un tentativo di generare preoccupazione e rivendica la volontà di attenersi solo a elementi documentati."Io non sto facendo allarmismo" precisa in coda al post come post scriptum. "Sto semplicemente raccontando inoppugnabili dati di fatto" asserisce. "Se la realtà vi provoca allarme, potete smettere di seguire questa pagina, che dà per scontato di essere seguita da persone adulte" conclude. 

 

Proprio oggi i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) degli Stati Uniti hanno dichiarato di seguire con attenzione le segnalazioni relative al sospetto caso di peste polmonare nella regione russa di Irkuts. L'agenzia rassicura che al momento non emergono segnali di una minaccia più ampia per gli Stati Uniti, pur confermando il monitoraggio costante dell'evoluzione della situazione. 

I Cdc ricordano, inoltre, che la peste è una grave infezione batterica curabile con antibiotici, soprattutto se diagnosticata tempestivamente. La forma polmonare può trasmettersi tra persone attraverso le goccioline respiratorie in caso di contatti ravvicinati, motivo per cui identificazione precoce dei casi, trattamento e sorveglianza dei contatti restano misure fondamentali di sanità pubblica. 

6 ott 2026

Al tempio di Roma la commemorazione per il 7 ottobre e l'attentato del 9 ottobre 1982

6 ott 2026

Legge elettorale, dalla Camera via libera alla fiducia su art.1 e 2. Opposizioni: "Incostituzionale"

6 ott 2026

Roma, uomo investito dal treno alla stazione Trastevere: ipotesi suicidio

6 ott 2026

Sinner salta le Atp Finals, i tifosi... rivendono i biglietti: "No Jannik, no tennis"

(Adnkronos) - Il numero uno è il numero uno. E la notizia della sua rinuncia alle Atp Finals di Torino non è stata presa benissimo da tanti tifosi italiani. Jannik Sinner l'ha annunciato oggi, martedì 6 ottobre: non parteciperà al 'Torneo dei Maestri' a causa di quel problema al ginocchio che lo ha già costretto a saltare tutti gli appuntamenti successivi a Wimbledon. Poche ore dopo, tanti appassionati hanno così rimesso subito in vendita sui social i biglietti acquistati per l'ultimo atto della stagione, finale compresa.  

Su social e piattaforme specializzate, i post si sono presto moltiplicati. Basta digitare le parole chiave - per esempio su Facebook - per visualizzare offerte di ogni tipo: da una coppia di biglietti per la finale di domenica 22 novembre in tribuna Nord, a 932 euro, a tagliandi per le serate infrasettimanali, con prezzi vari e che oscillano dai 50 euro a cifre superiori a 400 euro.  

Sono tanti gli appassionati a protestare, per una questione che è in primis di principio: "No Sinner no tennis? Siete solo degli occasionali" si legge in uno dei commenti che riassume meglio il concetto che fa più infuriare una nutrita schiera di tifosi. E ancora: "Adesso andrete tutti a tifare Antonelli in Formula 1?" o "Solo perché manca Jannik vendete i biglietti? Siete patetici e non sapete proprio cosa sia il tennis".  

Qualcun altro sceglie la diplomazia: "Alle Atp Finals ci sono i migliori del mondo, da Alcaraz a Zverev e Djokovic, senza nulla togliere a Sinner. Perché li vendete? Potrete comunque andare lì per vedere un grande tennis". Oppure, visto il gran numero di biglietti rimessi in circolo per l'ultimo atto del torneo: "Eravate così sicuri di vedere Jannik in finale? E se avesse perso prima?". 

Altri utenti toccano invece un altro tema: "Non c'è Jannik, è vero, ma ci sono ottime possibilità di vedere giocare Cobolli. Perché non andare lì a tifare Italia per lui? Avete dimenticato le emozioni che Flavio ci ha regalato a Bologna con la Coppa Davis?". Difficile, per un appassionato, dargli torto.  

 

6 ott 2026

Garlasco, Sempio: "Condanna Stasi è giusta. Non sto vivendo, su tv e social solo il delitto"

(Adnkronos) - Dietro la vicenda giudiziaria che ha portato alla condanna di Alberto Stasi per l'omicidio di Chiara Poggi non c'è un errore giudiziario. Ne è certo Andrea Sempio, ospite stasera di 'Porta a Porta'. Il nuovo indagato per il delitto del 13 agosto 2007 sostiene la colpevolezza dell'allora fidanzato della vittima. "Secondo me la condanna è giusta, ci sono cose che non mi convincono nel racconto alternativo che vedrebbe Stasi innocente, alcune cose che vengono sollevate non mi convincono", dice. 

"Il bombardamento è costante: accendi la televisione c'è solo Garlasco, guardi i social e lo trovi lì. Davanti a casa nostra tu hai giornalisti che sono lì fissi tutto il giorno, vivi a fatica. Io dico che oggi non sto vivendo, perché realmente la mia vita oggi è o chiuso in camera o dall'avvocato o in trasferta quando magari andiamo a incontrare i consulenti, però realmente la mia vita è quella", afferma Sempio. A chi gli chiede se i suoi genitori hanno paura per lui, replica: "Certo, chi non avrebbe paura in questa situazione, è scontato". 

"Cerco di non immaginare come potrà essere dopo, perché vedo difficile l'idea di ricostruirsi una vita, cosa che comunque dovrai fare in qualche modo. Per il momento cerco di non interrogarmi. So che la macchia di assassino che se l'è cavata quella non te la levi, quella di sicuro no", dice ancora intervistato a 'Porta a Porta', replicando così a chi gli chiede come potrà recuperare la sua normalità se dovesse essere riconosciuta la sua innocenza. "Devi vedere chi decide di accompagnarsi con te, sapendo che magari per strada per ancora tanto tempo avrai un dito puntato. Come potrà essere dopo? E' una cosa su cui cerco di non farmi domande per adesso", risponde. 

"Vedendo gli elementi io penso che sia tutto spiegabile. Il mio unico dubbio è dato che ci sarà tanta roba da valutare, tanti elementi diversi, spero di riuscire a risolvere tutto in udienza preliminare, di non dover affrontare un vero e proprio processo con tutti i vari gradi", afferma Sempio. "Il pensiero che si possa arrivare al carcere c'è, francamente cerco di non pensarci, cerco proprio di non immaginarmi quell'eventualità", aggiunge. 

Per Sempio l'impronta 33 trovata sul muro della cantina della villetta di Garlasco "non è attribuibile né a me, né a nessun altro. Qualora non riuscissimo a convincere un giudice di questa cosa e quindi diventerà di Sempio va bene, ma è sul muro in un punto in cui ci sono impronte di altre persone" e per l'indagato "non c'è certezza" che sia insanguinata. Anche sulla querelle legata al numero di scarpa dell'assassino - una taglia 42 secondo l'impronta lasciata sul pavimento della villetta - "tutte le scarpe di cui ho memoria e che ho ancora in casa, anche vecchie, sono tutte 44". La difesa per cercare di smontare la tesi accusatoria ha fatto indossare due numeri più piccoli all'indagato, ma "il 42 non mi sta" sostiene l'intervistato. 

Quando al Dna sulle unghie della vittima, Sempio risponde con sicurezza: "La conclusione della perizia Albani è stata che con quella traccia non possiamo farci nulla, non è una traccia solida, non è replicata, è mista e degradata, sono venuti fuori risultati differenti. A me pare che il discorso Dna ormai sia risolto".  

Sempio respinge di aver avuto una familiarità con la vittima, ma di averle parlato solo "due volte. Se ci fosse stato qualcosa di particolare in quelle chiamate probabilmente l'avrebbe riferito o al fidanzato o al fratello o alla famiglia. Non c'è nessuno che possa dire che io abbia mai parlato di Chiara o che Chiara abbia mai parlato di me, quindi anche quest'idea che ci potesse essere un interesse non c'è in realtà". Quanto alla visione di alcuni video intimi della vittima, che per i pm è il movente del delitto, chiosa: "Io quei video non li ho mai visti, ho scoperto della loro esistenza attraverso i media". 

 

"Eravamo già eravamo abbastanza pronti che arrivasse l'indagine per corruzione a carico di mio papà. Devo dire che è stata molto più tranquilla dell'indagine mia per omicidio. Ci sono stati molti meno colpi di scena, molto meno pressione mediatica quindi ovviamente la vive col suo peso ma fortunatamente è stata meno pesante della mia. Sicuramente è provato anche lui dal vivere sotto questa costante accusa" dice Sempio. Dopo la chiusura indagine sull'omicidio di Garlasco, sembra accelerare il nuovo filone d'indagine sulla presunta corruzione e "l'idea di essere coinvolto in una nuova indagine non mi fa piacere, è una cosa che non mi non mi augurerei" conclude. 

6 ott 2026

Open fiber ed Enea: turismo, energia e monitoraggio del territorio, ecco il modello di borgo

(Adnkronos) - Sperimentare sistemi per il monitoraggio dei rischi naturali, migliorare l’efficienza dell’illuminazione pubblica, creare un gemello digitale del Comune per conoscere e gestire il territorio, valorizzare il patrimonio culturale con la realtà aumentata. Sono alcune delle quindici applicazioni sviluppate a Pitigliano che hanno dato vita a un modello di borgo digitale sostenibile, replicabile in altri piccoli Comuni. Open Fiber ed ENEA hanno presentato oggi a Roma, presso l’Associazione Civita, i risultati del progetto 'Laboratorio a cielo aperto per lo sviluppo dei borghi digitali sostenibili 2023–2026', realizzato insieme al Comune di Pitigliano con il supporto scientifico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e del Centro di ricerca SMARTER dell’Università dell’Insubria. Il progetto racconta come l’infrastruttura in fibra ottica di Open Fiber, insieme alle metodologie ENEA possono sviluppare, attraverso le piattaforme digitali servizi innovativi individuati attraverso il confronto con i cittadini e gli amministratori locali.  

Tra queste, la piattaforma V-ERA, realizzata da Open Fiber, raccoglie e aggrega le informazioni del territorio a supporto della gestione integrata dei servizi da parte del Comune, come l’efficientamento energetico, la conoscenza del territorio e l’accoglienza turistica. La piattaforma PELL di ENEA è la soluzione metodologica e tecnologica per la mappatura dei dati di consistenza degli impianti di illuminazione pubblica; PELL mette a disposizione del Comune una fotografia statica e dinamica degli impianti e KPI per sintetizzarne alcuni livelli di prestazione e progetto.  

L’università dell’Insubria ha studiato la scalabilità e la replicabilità del modello di Borgo digitale sostenibile per i comuni e i territori di nuova generazione, dove il monitoraggio dei parametri ambientali e la sperimentazione con INGV sui rischi naturali contribuiscono alle attività di analisi e prevenzione. Per il turismo, i punti informativi e il monitoraggio dei flussi dei visitatori affiancano i percorsi in realtà aumentata dedicati al patrimonio culturale. Dall’esperienza di Pitigliano nasce un modello di borgo digitale che Open Fiber ed ENEA mettono a disposizione degli altri piccoli Comuni: un metodo per scegliere i servizi, adattarli alle esigenze locali e organizzarne la gestione, anche in forma associata.  

 

Con il contributo del Centro di ricerca SMARTER dell’Università dell’Insubria, sono stati individuati gruppi di Comuni con caratteristiche simili, ai quali proporre soluzioni adeguate. Unioni di Comuni e Comunità montane possono facilitarne l’adozione condividendo piattaforme, competenze e risorse. La possibilità di estendere l’esperienza e fare del borgo digitale un modello nazionale di innovazione urbana è al centro del confronto tra istituzioni centrali e locali.  

“La connettività è una delle leve della rinascita delle aree interne. Rafforza i legami tra questi luoghi e il resto del Paese e consente a chi li abita di partecipare più pienamente alla vita economica e sociale. L’esperienza di Pitigliano si inserisce in questo percorso con un modello che può essere utile ad altri borghi”, afferma Tommaso Foti, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, nel videomessaggio. “Il modello di borgo digitale presentato questa mattina rappresenta un concreto strumento di sviluppo, coesione e innovazione per i territori. È coerente con gli obiettivi di trasformazione digitale e valorizzazione delle aree interne promossi a livello nazionale ed europeo, per i quali l’investimento pubblico ha rappresentato una leva decisiva. Il suo valore sta nella replicabilità. Altri Comuni possono adattarne il metodo alle proprie esigenze, mettendo in relazione infrastrutture digitali, servizi e capacità amministrativa. Innovare i borghi significa investire nel futuro dei nostri territori e, insieme, nel futuro dell’Italia”.  

“Con il PNRR Cultura il MiC ha sbloccato risorse per oltre 4 miliardi di euro, distribuite su nove misure, tra cui l'investimento ‘Attrattività dei Borghi’, su cui abbiamo voluto puntare in modo particolare. Le tre giornate di ‘PNRR Piccoli Borghi’, concluse lo scorso 18 settembre, ci hanno restituito risultati eccellenti e ci hanno messo di fronte alla sfida che attende i territori dopo il 2026: dare continuità a quanto costruito anche quando il PNRR sarà terminato. In quest’ottica, colmare il digital divide è un passaggio chiave per contrastare lo spopolamento, e il Ministero continuerà ad accompagnare i Comuni in questo percorso” ha commentato Lucia Borgonzoni, Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura.  

 

“Il digitale è una leva fondamentale per la crescita dei borghi: permette alle imprese di raggiungere nuovi mercati, rende più accessibili i servizi e amplia le possibilità di lavorare e studiare senza lasciare il proprio territorio. La presenza di un’infrastruttura in fibra ottica è la base per offrire a chi vive nei piccoli Comuni le stesse opportunità disponibili nelle città”, dichiara Giuseppe Gola, Amministratore Delegato di Open Fiber. “A Pitigliano abbiamo lavorato con ENEA e con l’amministrazione per tradurre queste possibilità in applicazioni legate ai bisogni della comunità. Ora mettiamo questa esperienza a disposizione di altri Comuni, perché gli investimenti nella rete diventino una risorsa per lo sviluppo dei territori”. 

“Le infrastrutture digitali rappresentano oggi veri strumenti di sviluppo e garantiscono pari opportunità a tutti i territori: borghi, aree interne, territori isolati, isole minori. L’esperienza dei borghi italiani può diventare un modello di innovazione territoriale: una connettività adeguata consente accesso veloce ai servizi ai cittadini e accresce l’attrattività di comunità e imprese – dichiara la Presidente di Infratel Italia Daniela Faraoni, garantendo lo sviluppo di una rete di infrastrutture digitali su tutto il territorio, intende promuovere di fatto l’interesse sempre più ampio della popolazione, che ricerca sistemi di vita quotidiana vissuta in spazi ampi e a contatto con la natura. Il fenomeno ha una valenza sociale non indifferente non solo sotto il profilo della qualità della vita, ma anche per la possibilità che offre di ripopolare aree di grande pregio culturale e storico che non sono più isolate ma connesse con modalità sicure e veloci da consentire qualunque ipotesi di Smart working”. 

“ENEA opera per supportare lo sviluppo tecnologico e la crescita economica del Paese attraverso strategie e modelli che sostengono gli obiettivi di riduzione delle emissioni, l’autonomia energetica e la digitalizzazione, ponendo sempre attenzione alle caratteristiche e alle esigenze specifiche dei territori – commenta Giulia Monteleone, Direttrice del Dipartimento Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili di ENEA - e il nostro compito non è solo fornire strumenti tecnologici per la transizione digitale ed energetica, ma anche accompagnare le amministrazioni pubbliche e i cittadini nel recepimento di questi risultati. Come a Pitigliano, dove abbiamo messo in campo le nostre competenze per guidare una gestione urbana data-driven, efficiente e sicura. Unendo tecnologia, competenze e una necessaria transizione culturale potremo trasformare un modello pilota, come quello di Pitigliano, in una road map di innovazione nazionale replicabile su molti altri Comuni italiani”.  

 

“Il monitoraggio sismico è nel DNA dell’INGV e, oggi, le nuove tecnologie ci permettono di portare questa nostra attività dentro le infrastrutture e nelle città. A Pitigliano abbiamo installato, in ambiente urbano, un sistema di Distributed Acoustic Sensing (DAS) sulla rete in fibra ottica di Open Fiber. Abbiamo così trasformato una rete di telecomunicazione in una rete di sensori distribuiti”, spiega Andrè Herrero, ricercatore dell’INGV. “Questa sperimentazione dimostra il potenziale della fibra ottica per il monitoraggio del territorio. Il sistema può affiancare le reti sismiche tradizionali con un’osservazione continua e diffusa. Si aprono così nuove possibilità per la conoscenza, la sicurezza e la prevenzione. L’obiettivo è sviluppare soluzioni scalabili per i borghi digitali, utilizzando infrastrutture già presenti sul territorio”.  

“Con l’Urban Check-Up Model partiamo da una fotografia dei bisogni del Comune per capire quali sono le priorità e dove indirizzare investimenti e innovazione. Pitigliano ci ha permesso di sperimentare questo percorso e di costruire un modello che ora può essere adattato e portato in molti altri piccoli Comuni, anche mettendo in comune servizi e tecnologie. L’obiettivo finale non è soltanto rendere i territori più digitali, ma generare benefici concreti per le comunità: nuove opportunità, maggiore attrattività, valorizzazione del patrimonio e diritto a restare”, dichiara la professoressa Roberta Rita Pezzetti, Direttrice scientifica del Centro di Ricerca SMARTER dell’Università dell’Insubria. 

6 ott 2026

Arte, Ferrara entra nel Sistema dei Poli Culturali Bper

(Adnkronos) - Palazzo Barbantini-Koch apre una nuova pagina della propria storia e si presenta alla città come Polo Culturale di Ferrara de La Galleria Bper. Lo storico edificio di corso della Giovecca, progettato all’inizio del Novecento come sede della Cassa di Risparmio di Ferrara, torna ad essere un luogo aperto alla collettività, dopo un importante intervento di recupero e rifunzionalizzazione. L’inaugurazione si è svolta oggi con una conferenza stampa alla presenza dei vertici di Bper, dei rappresentanti delle istituzioni e della cultura del territorio. Il progetto è stato realizzato con il patrocinio del Comune di Ferrara, in collaborazione con Fondazione di Ferrara e Soprintendenza. Palazzo Barbantini-Koch nasce oggi con una vocazione che mette in dialogo arte, architettura e memoria: al piano nobile trova spazio la collezione permanente, mentre il percorso del Palazzo comprende anche le sale dedicate alle mostre temporanee e la valorizzazione del patrimonio documentario dell’Archivio storico Bper.  

Il presidente di Bper, Fabio Cerchiai, ha dichiarato: "Con il Polo Culturale di Ferrara Bper compie un nuovo passo nel percorso di valorizzazione della propria storia e del legame con i territori. Palazzo Barbantini-Koch è un luogo particolarmente significativo perché qui architettura, opere e documenti raccontano insieme la storia della città e della Cassa di Risparmio di Ferrara. Restituire questo patrimonio alla fruizione pubblica significa per noi trasformare la memoria in una risorsa viva, capace di creare nuove occasioni di conoscenza, incontro e partecipazione”. Il nuovo Polo nasce da un legame particolarmente profondo con la città. Opere, documenti e architettura raccontano infatti una storia comune: quella della Cassa di Risparmio di Ferrara e del suo rapporto con il territorio, del ruolo svolto nel tempo nella tutela e nella valorizzazione della cultura cittadina e della formazione di una raccolta che, attraverso acquisizioni, recuperi, donazioni e depositi, riflette oltre cinque secoli di storia artistica. Marco Gulinelli, Assessore alla Cultura Comune di Ferrara, ha dichiarato: “L’apertura del Polo Culturale Bper rappresenta un nuovo e significativo tassello nel panorama culturale ferrarese. Palazzo Barbantini-Koch torna a essere pienamente parte della vita della città, restituendo alla fruizione pubblica un patrimonio che intreccia arte, architettura e memoria e che racconta, attraverso opere e documenti, una parte importante della storia di Ferrara. Assume un particolare valore il fatto che un luogo così profondamente legato alla nostra comunità possa oggi tornare a essere uno spazio di conoscenza, ricerca e confronto. Un progetto che contribuisce a rafforzare quella rete di istituzioni e luoghi della cultura che costituisce uno dei tratti distintivi della città".  

Marcella Zappaterra, Consigliera Regione Emilia-Romagna, ha affermato: “Palazzo Barbantini-Koch è parte della storia di Ferrara ed è un fatto importante che venga restituito alla città. Per questo l’apertura del Polo Culturale Bper non è soltanto il risultato di un importante intervento di recupero, ma la scelta di rimettere in circolo un patrimonio che può tornare a parlare alla città attraverso opere, mostre, percorsi educativi e ricerca. Come Regione Emilia-Romagna guardiamo con grande favore a progetti come questo, perché la cultura non è un elemento accessorio ma rappresenta accesso alla conoscenza, attrattività, lavoro, relazioni, educazione e qualità della vita dei territori. Ringraziamo Bper perché investire su un edificio di pregio, aprendolo al pubblico, significa assumersi una responsabilità verso Ferrara e verso la sua storia. Significa aprire una fase nuova senza dimenticare la profonda ferita ancora aperta. La sfida ora è fare in modo che questo non sia solo un luogo bello da inaugurare ma uno spazio vissuto dai ferraresi, dalle scuole, da chi studia, da chi visita la città. Quindi un luogo riconosciuto e in grado di restituire valore a Ferrara e alla sua identità culturale”. “Restituire alla città Palazzo Barbantini-Koch significa vederlo cambiare pelle: da luogo di gestione amministrativa a presidio culturale aperto, rigenerato e vibrante, capace di generare valore sociale ed educativo per tutta la comunità – ha dichiarato Riccardo Maiarelli, Presidente della Fondazione di Ferrara –. Oggi, accanto all’inaugurazione, rendiamo pubblica anche la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa con BPER e l’ormai imminente trasferimento della nostra sede a palazzo: come Fondazione della comunità e "paziente investitore sociale» non saremo qui come meri spettatori, ma nello spirito di collaborazione reciproca metteremo in campo la nostra vocazione e la nostra energia per fare di questo palazzo uno spazio vivo di partecipazione e aperto a tutti”. 

“L'apertura del nuovo Polo culturale di Ferrara rappresenta un momento davvero significativo per Bper e per il rapporto che la Banca ha costruito con il territorio – ha affermato Cecilia Bavera, Direttore Regionale Emilia Est – Romagna Bper -. Nella nuova veste, Palazzo Barbantini Koch richiama il luogo di grande valore dove storia, arte e memoria diventano patrimonio condiviso e occasione di dialogo con la comunità. Come Banca radicata nel territorio, sentiamo la responsabilità di custodire e valorizzare questo legame sostenendo iniziative capaci di generare cultura e nuove opportunità di incontro”. "Con Ferrara diventano tre i Poli Culturali Bper aperti al pubblico – ha dichiarato Sabrina Bianchi, Responsabile Patrimonio Culturale de La Galleria Bper –. Tre luoghi diversi per storia e identità, ma uniti da una stessa visione: restituire alla fruizione pubblica un patrimonio che appartiene profondamente ai territori in cui si è formato. Palazzo Barbantini-Koch è particolarmente significativo perché qui opere, archivi e architettura raccontano insieme la storia della città. Vogliamo che questo patrimonio non sia soltanto conservato, ma continui a produrre conoscenza, occasioni di incontro e nuove relazioni con il pubblico".  

Al piano nobile, il percorso permanente 'Uno scrigno di storia. Arte a Ferrara tra passato e presente', a cura di Lucia Peruzzi e Luciano Rivi, presenta 135 opere tra dipinti, sculture, disegni e stampe, distribuite in 18 sale per circa 760 metri quadrati. La collezione mette in relazione i nuclei storici dell’ex Cassa di Risparmio di Ferrara con opere provenienti da altre raccolte della Corporate Collection Bper e attraversa la storia dell’arte dal Rinascimento al Novecento. Il percorso racconta al tempo stesso la storia dell’arte e quella del collezionismo bancario ferrarese. La sezione dedicata all’arte antica ricostruisce la tradizione collezionistica locale e la geografia culturale estense, mentre quella dedicata all’Ottocento e al Novecento restituisce la vitalità della cultura ferrarese attraverso artisti come Gaetano Previati, Giuseppe Mentessi, Filippo de Pisis, Achille Funi, Arrigo Minerbi e Jules Pierre Van Biesbroeck. Tra le opere esposte figura anche l’Allegoria del Buon governo di Gaspare Venturini, originariamente parte dell’apparato decorativo del Camerino dei Libri commissionato dal duca Cesare d’Este per Palazzo dei Diamanti, oltre al Ritratto di Gabriele Tadino di Tiziano e bottega e ad altri dipinti che testimoniano la ricchezza e la varietà della raccolta. Accanto alla collezione, il Polo porta all’attenzione del pubblico anche la memoria documentaria della città. L’Archivio storico Bper, che conserva circa 570 metri lineari di documentazione e serie amministrative e contabili risalenti al 1838, consente di ricostruire non solo la storia dell’istituto, ma anche importanti trasformazioni economiche, sociali, urbanistiche e culturali di Ferrara. Nella storica Sala del Consiglio, documenti, fotografie, elaborati progettuali e strumenti digitali entrano così nel percorso di visita attraverso il progetto narrativo e multimediale 'I Palazzi Testimoni di Bper', che racconta l’edificio come un palinsesto nel quale leggere le tracce delle vicende che lo hanno attraversato. L’apertura del Polo coincide inoltre con l’avvio del programma delle mostre temporanee.  

Dal 8 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027, Palazzo Barbantini-Koch ospiterà 'Vanitas. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati', a cura di Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni, realizzata in collaborazione con 24 ORE Cultura. Attraverso oltre 40 opere tra dipinti e sculture, la mostra ripercorre la rappresentazione del fiore nell’arte italiana tra Ottocento e primo Novecento, da Francesco Hayez a Felice Casorati, attraversando Romanticismo, Naturalismo, Divisionismo, Decadentismo e Simbolismo. Il fiore diventa così chiave di lettura di temi universali come bellezza e fragilità, vita e caducità, desiderio e perdita. Sempre dall’8 ottobre, in dialogo con la mostra, l’artista spagnola Doa Oa presenta inoltre Nontiscordardimé, un intervento site-specific dedicato alla fragilità del vivente, alla crisi climatica e alla perdita di biodiversità. Il Polo Culturale di Ferrara è concepito come un luogo attivo, nel quale collezione, archivio, mostre, attività educative, ricerca e public program possano costruire nuove occasioni di conoscenza e partecipazione. In questa direzione si inserisce anche il protocollo d’intesa con Fondazione di Ferrara, che prevede attività culturali congiunte, iniziative di divulgazione scientifica ed editoriale, percorsi formativi e tirocini. Il nuovo Polo Culturale di Ferrara è parte del progetto de La Galleria Bper, che dal 2017 promuove mostre, progetti scientifici, iniziative educative e collaborazioni con istituzioni culturali, mettendo in relazione opere, territori e comunità. Con Ferrara diventano tre le principali sedi del progetto, insieme a Palazzo San Carlo a Modena e Palazzo Farinosi-Branconi all’Aquila. Da giovedì 8 ottobre il Polo Culturale di Ferrara sarà aperto al pubblico, con il percorso permanente 'Uno scrigno di storia. Arte a Ferrara tra passato e presente' e la mostra 'Vanitas. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati'. 

6 ott 2026

Premio Impatto 2026, ecco i vincitori

(Adnkronos) - Anche quest’anno, nel corso dell’edizione nazionale del Salone della Csr e dell’innovazione sociale, sono stati scelti i sei vincitori del Premio Impatto: un riconoscimento voluto dal Gruppo promotore del Salone in collaborazione con Assobenefit, Csvnet, Fondazione Italia Digitale, ReFe e Social Value Italia, per dare valore a progetti ed esperienze capaci di trasformare l’impegno in impatto positivo per le persone e la comunità. A partecipare alla quinta edizione sono state 61 imprese, 40 organizzazioni non profit e 6 Pubbliche Amministrazioni. Progetti diversi, accomunati dalla volontà di generare cambiamenti concreti e misurabili. Per ogni categoria sono stati scelti due vincitori. 

CATEGORIA PROFIT - Intesa Sanpaolo, Progetto 'Valutazione dell’impatto sociale di quattro spazi museali' - Il valore di un museo non può essere misurato soltanto attraverso il numero degli ingressi. Il progetto ha sviluppato e applicato in quattro musei un framework innovativo di valutazione dell’impatto, capace di considerare dimensioni fondamentali quali l’apprendimento, l’accessibilità, il benessere, il rapporto con il territorio e le ricadute economiche.  

Near Sgr, Progetto '5Square' - Il modello valuta l'impatto ambientale, sociale ed economico di 5Square, progetto di rigenerazione urbana che ha restituito alla città cinque edifici direzionali incompiuti nel quartiere Vigentino, a sud di Milano.  

CATEGORIA PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI - Comune di Milano, Progetto 'Valutazione partecipata della Rete degli Spazi Ibridi della città di Milano'. La Rete degli Spazi Ibridi riunisce luoghi molto diversi, accomunati dal ruolo che svolgono nella vita dei quartieri. Il Comune di Milano ha costruito insieme ai gestori un metodo per valutarne gli effetti sulle persone e sul territorio. La valutazione considera, tra gli altri aspetti, l’accessibilità delle attività, le relazioni che nascono negli Spazi e le opportunità di partecipazione. Sono state ascoltate più di 1.000 persone e 100 organizzazioni. 

Università degli studi di Brescia, Progetto -Stem in Genere'. Il progetto Stem in Genere affronta gli stereotipi sulle materie scientifiche quando le scelte di studio devono ancora maturare. Lo fa con attività diverse per età, dai laboratori per i più piccoli al coding e alla formazione degli insegnanti. Nel 2025 ha coinvolto 13.351 studenti e studentesse e 330 docenti. La collaborazione con scuole e imprese ha permesso di offrire gratuitamente le attività. Il progetto si distingue anche per la valutazione, che cerca di misurare non solo quante persone partecipano, ma come cambiano l’interesse per le Stem e la fiducia nelle proprie capacità. Lo Sroi aiuta a stimare il valore sociale di questi cambiamenti.  

CATEGORIA ENTI DEL TERZO SETTORE - Fondazione Helpcode Italia, Progetto 'The Water Code'. Il progetto The Water Code porta l’educazione alla tutela dell’acqua fuori dalla sola lezione in classe. Gli studenti hanno usato il coding e il giornalismo partecipativo e hanno svolto attività sul campo, tra cui il campionamento delle microplastiche. Il progetto ha raggiunto 14.429 studenti e 1.247 docenti in nove regioni. La valutazione esterna ha utilizzato test, questionari e interviste per verificare conoscenze e competenze acquisite. Tra i risultati, l’89,1% degli studenti riconosce i rapporti di causa ed effetto dell’inquinamento idrico. 

Cramars Società Cooperativa Sociale, Progetto 'Silver in Alps'. Nei comuni montani della Carnia, raggiungere le persone anziane con attività continuative non è semplice. Il progetto Silver in Alps ha scelto uno strumento alla portata di molti, il telefono, per proporre dodici settimane di esercizi cognitivi personalizzati. Le chiamate, condotte da operatrici formate, hanno offerto anche un’occasione regolare di ascolto e relazione. In nove comuni, 62 persone hanno completato il percorso. La valutazione ha confrontato le capacità cognitive prima e dopo le attività e ha raccolto i riscontri dei partecipanti. I risultati indicano miglioramenti nella memoria e in altre funzioni cognitive.  

6 ott 2026

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