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Contratto Bancari, Sileoni: “Il rinnovo non può aspettare, con tempi più lunghi, a rischio aumento conflittualità"

(Adnkronos) - Il primo nodo riguarda il rinnovo del contratto nazionale dei bancari, scaduto il 31 marzo. Dopo i primi tre incontri, la trattativa non è ancora entrata nel merito delle richieste sindacali. Il quarto appuntamento è previsto a Roma, nella sede dell’ABI. "Più che una strada in salita, stiamo parlando del niente", afferma Lando Maria Sileoni, segretario generale della FABI, sottolineando come, a suo giudizio, il comitato sindacale dell’ABI non abbia ancora ricevuto un mandato sufficiente per avviare una discussione concreta. 

La parte economica rappresenta tradizionalmente l’aspetto più complesso del negoziato, ma anche le altre richieste contenute nella piattaforma sindacale comportano costi per l’associazione bancaria e per i singoli gruppi. 

Secondo Sileoni, un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dalle operazioni straordinarie in corso nel settore. Gli istituti, osserva, potrebbero essere in attesa di capire come cambieranno gli equilibri di forza e gli assetti del sistema bancario prima di assumere impegni nella trattativa. 

 

Il contesto economico e il rischio di un aumento dell’inflazione rendono ancora più urgente il rinnovo. La FABI, spiega Sileoni, punta a raggiungere un accordo attraverso il confronto con l’ABI e con i gruppi bancari, senza rinunciare alla tutela del potere d’acquisto dei lavoratori. 

"Di fronte a una perdita di tempo che non ha il minimo senso, dobbiamo rappresentare gli interessi di 260 mila addetti, ai quali si aggiungono quasi 30 mila lavoratori delle banche di credito cooperativo. Queste ultime hanno un contratto nazionale distinto, ma, secondo Sileoni, l’esito della trattativa ABI influenzerà inevitabilmente anche il loro rinnovo. 

Il messaggio alle banche è netto: "Se aspettano ancora, chiederemo ulteriori aumenti, perché l’inflazione potrebbe produrre altri disagi. Il recupero sarà maggiore. Più perdono tempo, peggio sarà per loro". 

Se il rinnovo non dovesse arrivare in tempi ragionevoli, la FABI è pronta a irrigidire i rapporti sindacali, con possibili conseguenze anche sulla gestione delle operazioni straordinarie previste nei prossimi anni. 

“Gli amministratori delegati devono sapere che, se non dovessimo arrivare in tempi ragionevoli alla conclusione positiva del contratto nazionale, siamo pronti a congelare qualunque tipo di rapporto e a bloccare i risultati che provengono dalle operazioni straordinarie», dichiara. Una posizione che Sileoni presenta come una forma di tutela degli interessi economici e normativi dei lavoratori, non come una minaccia fine a sé stessa. 

La prospettiva è quella di una possibile fase di conflittualità nei gruppi bancari, che potrebbe mettere a rischio i tempi e i risultati delle riorganizzazioni. Anche gli istituti non direttamente coinvolti nelle principali operazioni di risiko, aggiunge, dovranno fare i conti con il confronto sindacale e con gli eventuali aggiornamenti dei propri piani industriali. 

Al centro della trattativa c’è anche la distribuzione dei risultati economici del settore. Sileoni richiama gli oltre 50 miliardi di utili delle banche, sostenendo che una parte significativa della ricchezza prodotta debba tradursi in benefici concreti per il personale. 

"Una parte importante della ricchezza non può finire soltanto nelle tasche degli amministratori delegati, dei membri dei consigli di amministrazione e di altri soggetti. Una parte deve essere legittimamente ripartita fra le lavoratrici e i lavoratori del settore", afferma. 

Per il segretario generale della FABI, il rinnovo rappresenta l’occasione per passare dalle dichiarazioni ai fatti, riconoscendo aumenti economici e miglioramenti normativi coerenti con il valore del lavoro svolto nelle banche. 

La valorizzazione del personale, aggiunge, non riguarda soltanto la retribuzione, ma anche la qualità della vita professionale e personale. Lavoratori più gratificati, secondo Sileoni, possono contribuire in misura maggiore ai risultati degli istituti. 

Un altro tema riguarda il confronto tra il governo e il settore bancario sulle risorse necessarie per la manovra economica. Le richieste di un ulteriore contributo da parte degli istituti si intrecciano con il dibattito sugli utili e sugli accordi già raggiunti con l'esecutivo. 

Sileoni respinge però qualsiasi tentativo di collegare il contributo delle banche al rinnovo del contratto nazionale. 

"Sono due cose completamente separate. Il percorso del contratto nazionale deve essere autonomo rispetto a qualunque tentativo di coinvolgere le banche", chiarisce. 

Richiama, inoltre, le posizioni espresse dal presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, e dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, sottolineando che gli accordi già sottoscritti devono essere rispettati. 

La FABI, spiega, non intende diventare uno strumento di confronto politico né accettare che le richieste economiche dei bancari siano utilizzate come argomento nel dibattito sulle risorse da destinare alla manovra. 

"Noi ci garantiamo e ci tuteliamo da soli. Il percorso del contratto non va messo in contraddizione o in competizione con quello che è un eventuale contributo richiesto dal governo", afferma. 

Sileoni considera legittima la richiesta dell’esecutivo di individuare risorse aggiuntive, ma ritiene altrettanto legittimo il richiamo al rispetto degli accordi già raggiunti. Allo stesso tempo, giudica opportuno coinvolgere anche altri soggetti finanziari, evitando che le banche diventino il riferimento esclusivo nei momenti di necessità. 

"Le banche non devono diventare il bancomat nei momenti di urgenza", osserva, auspicando che il confronto tra governo e sistema bancario possa portare a una soluzione condivisa. 

Le operazioni di aggregazione e acquisizione che stanno ridisegnando il settore rappresentano un altro passaggio cruciale. Le possibili conseguenze riguardano gli organici, la rete degli sportelli, i piani industriali e l’armonizzazione dei trattamenti economici e normativi tra i diversi gruppi. 

Sileoni si dice fiducioso nella capacità del sindacato di affrontare le trasformazioni in corso, facendo leva sull’esperienza maturata negli ultimi decenni nella gestione dei piani industriali e delle riorganizzazioni. 

Secondo il segretario generale della FABI, negli anni il confronto tra sindacati e banche ha consentito di gestire le ricadute occupazionali attraverso strumenti volontari, come i prepensionamenti e gli esodi incentivati, evitando il ricorso ai licenziamenti collettivi. 

Anche le eventuali chiusure o cessioni di sportelli e le ricadute sugli organici dovranno quindi essere esaminate sulla base dei piani effettivi, senza anticipare conclusioni che, al momento, non possono essere considerate definitive. 

Per Sileoni, il risiko bancario non si esaurirà con la conclusione delle operazioni attualmente al centro dell’attenzione. La dimensione degli istituti e la disponibilità di risorse finanziarie potrebbero favorire nuove iniziative, anche da parte di gruppi che finora sono rimasti ai margini delle principali manovre. 

Riconosce la legittimità delle strategie di crescita dei singoli istituti, in un contesto nel quale la dimensione può fare la differenza sul piano competitivo.Accanto alle strategie industriali, però, richiama il ruolo del risparmio degli italiani e la necessità di garantirne la tutela attraverso adeguate coperture politiche e finanziarie. Un altro elemento decisivo sarà la capacità delle banche di distribuire parte della ricchezza prodotta sui territori e tra i lavoratori. 

"Ho una preferenza per quelle banche e quei gruppi che, oltre a ottenere risultati economici e finanziari importanti, hanno dimostrato di voler distribuire una parte della ricchezza insieme alle organizzazioni sindacali e alle persone che lavorano ogni giorno in banca", afferma. 

Sul fronte delle operazioni internazionali, Sileoni richiama anche la partita tra UniCredit e Commerzbank, sottolineando che la conclusione della fase relativa alla proprietà non esaurisce le questioni da affrontare. La sfida successiva sarà la gestione del gruppo tedesco, anche alla luce della sensibilità politica che ha accompagnato la vicenda in Germania. 

22 ott 2026

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22 ott 2026

Maire, inaugurato a Roma ‘Node’ il centro Nextchem per ricerca e sviluppo

(Adnkronos) - Maire ha inaugurato a Roma Node, il nuovo centro di Nextchem dedicato alla ricerca applicata, allo sviluppo e alla dimostrazione delle tecnologie proprietarie a supporto della transizione energetica. A tagliare il nastro, il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, il sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri oltre ad altre autorità, insieme al presidente e Fondatore di Maire, Fabrizio Di Amato, e al managing director di Nextchem Fabio Fritelli. 

Il nuovo centro romano è parte dell’ecosistema Node, Nextchem Operating Research & Development Excellence, la rete internazionale di ricerca applicata di Nextchem che collega centri specializzati e complementari per accompagnare le tecnologie dalla sperimentazione alla validazione su scala pilota e quindi allo scale-up industriale. La rete si articola in sei sedi, per un investimento complessivo di circa 125 milioni di euro: Roma, Milano, Brescia, Basilea, Sittard e Francoforte, con un bacino di circa 250 professionisti dedicati alla ricerca e un indotto di circa 600 persone. Concepita come un’organizzazione distribuita dell’innovazione tecnologica, valorizza le specializzazioni di ciascun centro e favorisce la condivisione di competenze e risultati tra i diversi nodi e le linee di business di Nextchem. 

“Node Roma, in via di Vannina nella Tiburtina Valley, nasce come centro di eccellenza per accelerare lo sviluppo e la validazione di tecnologie innovative, combinando ricerca scientifica, competenze ingegneristiche e know-how industriale: laboratori, impianti pilota e capacità computazionale abilitata dall’Ai sono integrati in un’unica piattaforma”, si legge in una nota. Il centro “impiegherà una squadra di circa 100 professionisti, con un indotto stimato di circa 300 addetti sul territorio; nel corso dei lavori di realizzazione sono state impiegate complessivamente circa 300 maestranze”. La sede di via di Vannina è “il luogo in cui, 40 anni fa, ha avuto origine Maire” e oggi “diventa un centro di sviluppo tecnologico e dimostrazione industriale, nel solco dell’eredità italiana di chimica e ingegneria da Montecatini a Maire”. Node Roma sarà però anche un hub culturale, con un museo aziendale, e spazi per il patrimonio industriale di Maire e il dialogo con gli artisti ospitati dal gruppo.  

  

 

“Quarant’anni fa la nostra storia è iniziata qui e oggi avviamo un nuovo percorso per i prossimi decenni dell’industria chimica ed energetica europea. Ai Node, laboratori, impianti pilota semi-industriali e competenze tecniche dialogano in uno spazio concepito per accompagnare le tecnologie oltre la sperimentazione e portarle alla scala industriale. È il luogo in cui memoria e futuro si incontrano: un percorso che consente alle nuove generazioni di frequentare un liceo tecnologico, proseguire nell’ITS, lavorare in azienda, perfezionarsi all’università, sperimentare le proprie idee su un impianto pilota, creando l’ecosistema dell’innovazione aperta del terzo millennio”, ha commentato Fabrizio Di Amato, Fondatore e Presidente di Maire. E Fabio Fritelli, managing director di Nextchem, ha aggiunto: “Node rafforza la capacità di Nextchem di accompagnare le proprie tecnologie lungo l’intero percorso di sviluppo, dalla ricerca applicata alla validazione su scala pilota. Mettere in rete competenze complementari, laboratori e impianti di dimostrazione ci permette di accelerare la maturazione delle tecnologie e lavorare in modo sempre più integrato con clienti e partner industriali”. 

22 ott 2026

Milano, scontri e devastazioni: tre minori restano in carcere, 21 ai domiciliari o in comunità

(Adnkronos) - Tre dei minori, arrestati per gli scontri del 18 ottobre a Milano, restano in carcere. Per altri 21 giovani, coinvolti nei disordini, dopo le udienze di convalida svolte tra ieri e oggi, giovedì 22 ottobre, il Tribunale per i minorenni ha disposto gli arresti domiciliari o il collocamento in comunità. La decisione, resa nota con un comunicato congiunto della presidente del Tribunale per i minorenni, Paola Ortolan e del procuratore minorile Luca Villa. 

Dopo gli scontri di sabato scorso anche domenica la protesta è degenerata in episodi di guerriglia urbana. Gruppi di giovani incappucciati si sono mossi tra San Babila, via Torino e piazza Duomo, colpendo vetrine, auto e arredi urbani prima di disperdersi e ricompattarsi in altre zone del centro. 

Per contenere il fenomeno il governo ha dato una stretta alle violenze degli ultimi giorni con il 'decreto cortei'. Tra i principali provvedimenti: d'ora in poi anche per loro sarà possibile il fermo preventivo, mentre dai 14 anni saranno imputabili fino a prova contraria. Arrivano, quindi, le aggravanti per i reati di devastazione, saccheggio e attentato a impianti di pubblica utilità, mentre diventa reato la partecipazione violenta alle manifestazioni. Previste poi sanzioni fino a duemila euro per minori e genitori in caso di danneggiamenti, durante i cortei. Ci saranno, poi, 500 militari in più a Milano fino al 31 dicembre 2026. 

Stop, invece, alla norma per conferire poteri di polizia giudiziaria ai militari impiegati per rafforzare la tutela dell’ordine pubblico. 

 

"Stigmatizziamo il comportamento di quella stampa che, nel fornire notizie relative a minori" sotto i 14 anni "tramite la pubblicazione di particolari riguardanti la frequenza scolastica e intervistando persone vicine agli interessati, ne ha reso facilmente riconoscibili le identità, in evidente violazione della Carta di Treviso". E' la condanna che arriva da Paola Ortolan, presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, e Luca Villa, procuratore presso lo stesso tribunale. Un riferimento implicito all'attenzione dei media alle vicende di un ragazzino di soli 11 anni, non imputabile. "Segnaliamo, a chi ha cuore il risultato dei procedimenti rieducativi che riguardano i minori, che la loro sovraesposizione mediatica non produce altro effetto che rinforzarne il loro già dichiarato intento di essere protagonisti e presi a modello - seppur negativo - dai propri coetanei" aggiungono. 

 

Il coordinamento dei collettivi studenteschi di Milano non promuoverà iniziative di piazza il 24 ottobre. La decisione è emersa dall'assemblea convocata ai giardini pubblici 'Indro Montanelli' di via Palestro. "Il 24 è una data complessa, perché non c'è una piazza né una chiamata pubblica e ci sembra che l'interesse sia reprimere qualsiasi forma di manifestazione", spiegano gli studenti. "Con qualsiasi atteggiamento si scenda in piazza non ci sembra che ci sia margine per attraversare il 24", è la valutazione emersa dal confronto. 

A farsi portavoce del sentimento generale è Giano, del collettivo 'Deriva'. "E' chiaro che certe immagini colpiscono e sono difficili da digerire", dice rispetto ai disordini dello scorso fine settimana, "ma dall'altra parte per noi è fondamentale riuscire a trasformare questo sentimento di rabbia in qualcosa che ci renda protagonisti. Ci sembra fondamentale lavorare sulla politicizzazione di un disagio e cercheremo di farlo in vista dello sciopero generale del 30 ottobre, indetto dai sindacati di base". 

Insomma, sabato 24 ottobre i collettivi studenteschi se saranno in piazza sarà solo per "vedere cosa succederà in centro", ma l'appuntamento per loro resta quello del venerdì successivo. "Il luogo dove possiamo di poter costruire qualcosa è senz'altro il 30. Ci sembra chiaro che sia una data su cui noi come generazione Z dovremo essere presenti e dovremo darci delle parole chiave giuste per interpretare anche il periodo storico che stiamo vivendo", dice Giano. 

Al governo, aggiunge Emma Citterio, attivista del Lambretta, "chiediamo attenzione. La sua priorità dovrebbe essere quella di educarci e aiutarci a comprendere il nostro disagio e allenarci anche a come reagire a tutto questo. Purtroppo la scuola non lo fa e la risposta governativa è solo quella di reprimere. Lo abbiamo visto in questi giorni con il nuovo decreto sicurezza", che "pensa soltanto a reprimere e ad aumentare i decreti per i minorenni, quando le carceri sono strapiene di gente e sono dei posti che non sono educativi e non servono allo scopo per cui esistono. Chiediamo al governo di rivalutare le sue priorità e non viaggiare su idee come la remigrazione, che sicuramente non appartengono a questo secolo". 

Quanto a ciò che è accaduto lo scorso fine settimana "noi non ci sentiamo né di condannarlo né di elogiarlo", dice l'attivista del Lambretta, esortando a guardare i disordini "in una visione più ampia: la nostra generazione cresce con una dimensione precaria del futuro e un presente che ci fa crescere senza pensiero critico; in una scuola che crolla a pezzi e ci insegna la passività rispetto a tutto quello che sta succedendo e che noi vediamo attraverso i social e non grazie alla scuola, che non si preoccupa di insegnarci abbastanza". 

22 ott 2026

Cancro vescica, via libera Ue a pembrolizumab più enfortumab vedotin prima e dopo chirurgia

(Adnkronos) - Msd ha annunciato oggi che la Commissione europea ha approvato pembrolizumab in combinazione con enfortumab vedotin, come trattamento neoadiuvante e successivamente, dopo cistectomia radicale, come trattamento adiuvante negli adulti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo (Mibc) resecabile. L’approvazione - informa una nota - "rappresenta il primo e unico regime con un inibitore di PD-1 più un anticorpo-farmaco coniugato (Adc) disponibile nell’Ue per i pazienti con Mibc, indipendentemente dall’eleggibilità al cisplatino". 

"Questa approvazione rappresenta un passaggio epocale nel trattamento del carcinoma della vescica muscolo-invasivo: finalmente disponiamo di un’opzione terapeutica efficace, indipendentemente dall’eleggibilità al cisplatino - ha dichiarato Patrizia Giannatempo, dirigente medico presso la Struttura complessa di Oncologia medica genitourinaria della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano -. Sappiamo che circa il 50% dei pazienti non è eleggibile alla chemioterapia a base di cisplatino. Oggi possiamo offrire un trattamento perioperatorio innovativo a una popolazione molto più ampia di pazienti, superando molte delle limitazioni legate all'impiego del cisplatino. Anche quei pazienti che in precedenza erano destinati alla sola cistectomia radicale possono ora beneficiare di un trattamento sistemico in grado di ridurre il rischio di recidiva e migliorare la sopravvivenza globale. Possiamo dichiarare conclusa l’epoca della cisplatino-eleggibilità come principale criterio di scelta terapeutica". 

"A meno di sei mesi dalla precedente approvazione di pembrolizumab più enfortumab vedotin nell’Ue, siamo lieti di poter offrire questa importante opzione terapeutica a una popolazione più ampia, come primo regime con un inibitore di PD-1 più un anticorpo-farmaco coniugato approvato per i pazienti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo indipendentemente dall’eleggibilità al cisplatino - ha sottolineato Marjorie Green, Senior Vice President e Head of Oncology, Global Clinical Development, Msd Research Laboratories -. Questa approvazione rappresenta un incoraggiante progresso nel trattamento del tumore della vescica e sottolinea il nostro impegno nel rispondere ai bisogni delle persone che convivono con questa malattia". 

 

L’approvazione della Ce si basa sui risultati dello studio di fase 3 Keynote-B15, noto anche come EV-304, condotto in collaborazione con Pfizer e Astellas - dettaglia la nota -. Nello studio, pembrolizumab più enfortumab vedotin come trattamento perioperatorio ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da eventi (Efs), riducendo del 47% il rischio di eventi Efs, definiti come progressione della malattia, recidiva o morte(HR=0,53; IC 95%: 0,41–0,70; p<0,0001; 87/405 [21%] rispetto a 146/403 [36%]), nei pazienti con Mibc eleggibili alla chemioterapia a base di cisplatino, rispetto alla chemioterapia neoadiuvante con gemcitabina e cisplatino seguita da chirurgia. 

Pembrolizumab più enfortumab vedotin - sottlioneano dall'azienda - ha "inoltre dimostrato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza globale (Os), riducendo del 35% il rischio di morte (HR=0,65; IC 95%: 0,48–0,89; p=0,0029; 69/405 [17%] rispetto a 99/403 [25%]). Lo studio ha mostrato anche un miglioramento statisticamente significativo del tasso di risposta patologica completa (pCR) rispetto alla chemioterapia neoadiuvante: 55,8% rispetto a 32,5%. L’approvazione fa seguito al parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano dell’Agenzia europea per i medicinali, espresso a settembre 2026". L’approvazione autorizza la commercializzazione di questo regime terapeutico con pembrolizumab per tale indicazione in tutti i 27 Stati membri dell’Ue, oltre che in Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Le tempistiche della disponibilità commerciale nei singoli Paesi dipenderanno da molteplici fattori, tra cui il completamento delle procedure nazionali di rimborso. Keynote-B15, noto anche come EV-304, è uno studio di fase 3 in aperto, randomizzato, multicentrico e con controllo attivo (ClinicalTrials.gov, NCT04700124), che valuta pembrolizumab in combinazione con enfortumab vedotin e chirurgia, comprendente cistectomia radicale e dissezione dei linfonodi pelvici, rispetto alla chemioterapia neoadiuvante con gemcitabina più cisplatino e chirurgia, in pazienti con Mibc precedentemente non trattato ed eleggibili alla chemioterapia a base di cisplatino. Lo studio ha arruolato 808 pazienti, randomizzati.  

Il tumore della vescica è l’ottavo tumore più comune a livello mondiale, con oltre 635.000 diagnosi ogni anno. In Europa, nel 2024 - conclude la nota - sono state stimate 208.291 diagnosi e oltre 67.000 decessi. In Italia, nel 2024, sono stati stimati circa 31.000 nuovi casi. Secondo alcune linee guida di pratica clinica, circa il 25% dei nuovi casi è rappresentato da Mibc. Lo standard di cura è la chemioterapia neoadiuvante a base di cisplatino seguita da chirurgia; tuttavia, quasi la metà dei pazienti trattati secondo questo standard va incontro a recidiva e fino alla metà dei pazienti con MIBC non è eleggibile al cisplatino. 

22 ott 2026

Tragedia nel mondo del rugby: Cléa Menier muore a 17 anni per un colpo alla testa durante una partita

(Adnkronos) - Una tragedia improvvisa ha sconvolto il mondo del rugby francese. Cléa Menier, appena 17 anni, è morta dopo aver subito un violento colpo alla testa durante la partita tra l’Union du Bassin Marmandais, il club in cui militava, e l’Agen, disputata sabato scorso. 

Secondo quanto comunicato dalla società, l’impatto ha provocato un arresto cardiocircolatorio. I soccorritori sono intervenuti immediatamente, avviando le manovre di rianimazione che hanno permesso di stabilizzare inizialmente le condizioni della ragazza. Cléa è stata quindi trasportata d’urgenza all’ospedale Pellegrin di Bordeaux, dove purtroppo è deceduta a causa delle ferite riportate. 

La notizia è stata diffusa soltanto nelle scorse ore, accompagnata da messaggi di cordoglio e vicinanza da parte del club e della Federazione francese di rugby. Al momento, non sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle circostanze dell’accaduto. La Federazione ha assicurato che sarà fatto tutto il possibile per comprendere la dinamica della tragedia e che verrà attivato un servizio di supporto psicologico per aiutare le persone coinvolte ad affrontare il dolore. 

"Siamo sotto choc, sprofondati in una enorme tristezza", ha dichiarato l’Union du Bassin Marmandais, manifestando vicinanza alla famiglia, alle compagne di squadra e a tutte le persone che hanno condiviso con lei la passione per il rugby. Un pensiero speciale è stato rivolto ai genitori di Cléa, Cécile e Johann, al fratello Clément e alla sorella Coline, anche lei giocatrice della società. Il club ha inoltre ringraziato il personale sanitario e i vigili del fuoco intervenuti, sottolineando gli sforzi compiuti per tentare di salvarle la vita. 

Anche la Federazione francese di rugby ha voluto rendere omaggio alla diciassettenne, definendo la sua scomparsa una tragedia che "sconvolge la famiglia del rugby". Nel messaggio ufficiale, la Ffr ha espresso solidarietà ai familiari e ai cari di Cléa, estendendo il proprio sostegno alle compagne di squadra, agli educatori e a tutti i membri dell’Union du Bassin Marmandais. 

22 ott 2026

Manchester United, ipotesi Conte, Carrick in bilico

22 ott 2026

Shamonda virus, primo caso umano: cosa sappiamo, tutti i rischi

(Adnkronos) - Un patogeno ai più sconosciuto sta spaventando la Francia, dove è stato identificato il primo caso umano di virus Shamonda, in un paziente "gravemente malato" che è "morto a inizio ottobre". Lo ha annunciato il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che sta "monitorando attentamente la situazione in seguito alla notizia, diffusa dalle autorità francesi, del primo caso documentato di infezione umana da virus Shav. Un patogeno che finora aveva colpito esclusivamente gli animali". L'Ecdc spiega di essere "in contatto con le autorità francesi e con i partner europei per esaminare le potenziali implicazioni per la salute pubblica derivanti da questo primo caso umano". 

 

"L'unica persona finora contagiata" dal virus Shamonda (Shamonda virus o Shav), informa l'Ecdc, "era un paziente già affetto da una grave patologia, condizione che lo rendeva più vulnerabile alle infezioni e alle relative complicazioni rispetto alla popolazione generale. Il paziente è morto all'inizio di ottobre" e "sono in corso accertamenti per stabilire se il virus abbia causato o abbia contribuito al decesso, nonché per determinare le modalità di trasmissione dell'infezione". L'alert su questo primo caso umano di Shav arriva dopo "il primo rilevamento in assoluto del virus tra gli animali da allevamento in Europa, nell'estate del 2026.  

La comparsa di segni clinici negli animali è stata segnalata a partire da giugno - ricorda l'agenzia Ue - mentre l'identificazione di Shav risale alla fine di luglio. Da allora il virus è stato riscontrato in animali da allevamento in Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svizzera e Jersey. In precedenza, Shav era già stato rilevato negli animali in Paesi extraeuropei". 

 

Cos'è il virus Shamonda? "E' un ortobunyavirus appartenente al sierogruppo Simbu, a cui appartiene anche il virus della malattia di Schmallenberg (Sbv). Individuato per la prima volta in Nigeria a metà degli anni ’60, era stato segnalato sporadicamente in Africa, Australia e Giappone. Nell'estate del 2026 è stato rilevato per la prima volta in diversi Paesi dell'Europa centro-occidentale, in particolare Germania, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Liechtenstein e Austria - riporta una circolare del ministero della Salute italiano che a metà settembre 2026, forse dopo il primo rilevamento in un allevamento Ue, faceva il punto sulla 'Circolazione del virus Shamonda in Europa e Italia'- I bovini sono considerati gli ospiti principali, ma il virus è stato rilevato anche in ovini, caprini, alpaca e cavalli. La trasmissione avviene principalmente tramite vettori del genere Culicoides. Si tratta dello stesso vettore del virus della febbre catarrale ovina (Btv) e del virus della malattia emorragica epizootica (Ehdv).  

Attualmente - riportava la circolare - non esistono prove di una significativa trasmissione diretta da animale ad animale, a eccezione della trasmissione verticale dalla madre al feto durante la gestazione". Nel documento si affermava che "questo virus non è trasmissibile all'uomo e non presenta quindi alcun impatto sulla salute pubblica". Ora il primo caso umano in Francia cambia lo scenario.  

 

Nei bovini, "i quadri clinici sono caratterizzati prevalentemente da febbre, diarrea e significativa riduzione della produzione lattea. Il virus è stato inoltre riscontrato in associazione a eventi abortivi. I segni clinici appaiono più lievi nei piccoli ruminanti rispetto ai bovini. L'infezione nel cavallo si manifesta con una grave sintomatologia neurologica. L'infezione da Shav non è una malattia listata ai sensi della normativa dell'Unione Europea in materia di sanità animale e non è quindi soggetta a obbligo di notifica né a misure ufficiali di sorveglianza e controllo. Attualmente non è disponibile alcun vaccino", sottolinea la circolare.  

Le misure di controllo più efficaci "si basano sulla protezione degli allevamenti dagli insetti vettori al fine di ridurre il rischio di infezione (eliminazione dei siti di deposizione delle uova, quali effluenti liquidi e zone di acqua stagnante, disinfestazione dei mezzi di trasporto). Premesso quanto sopra, si raccomanda all'allevatore, nel caso osservi nel proprio bestiame i sintomi sopra descritti (febbre, calo della produzione lattea, diarrea, aborto), in particolare - conclude la circolare - durante il periodo di attività degli insetti vettori, di contattare il proprio veterinario che valuterà le necessarie terapie di supporto e gli opportuni approfondimenti diagnostici".  

22 ott 2026

Ucraina, Kiev: "Morti in un solo giorno 2.250 soldati russi"

(Adnkronos) - Sono morti al fronte in un solo giorno, ieri, 2.250 soldati russi, una cifra record. Lo rende noto lo stato maggiore delle forze di Kiev. Il bilancio complessivo dei militari russi uccisi in guerra dall'inizio dell'invasione su vasta scala dell'Ucraina da parte della Russia supera 1,57 milioni.  

Due giorni fa il presidente americano Donald Trump ha parlato delle recenti perdite nella guerra, affermando che l'Ucraina perde dai 25.000 ai 35.000 uomini ogni mese e che il conflitto avrebbe dovuto essere risolto molto tempo fa. 

"E' Zelensky quello che deve far finire la guerra, deve fare un accordo, noi abbiamo dato più soldi all'Ucraina che a chiunque altro e non abbiamo avuto niente", ha detto Trump durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, aggiungendo che se il presidente ucraino non fa un accordo sarà peggio "perché la Russia è un Paese grande" e le sue conquiste in Ucraina sono sempre più ampie. 

Zelensky ha invece affermato che le forze ucraine hanno riconquistato più territorio di quanto ne abbiano occupato le forze russe quest'autunno. "Stiamo vedendo risultati sul fronte", ha detto il presidente ucraino in un suo videomessaggio serale. Le forze armate ucraine stanno sventando i tentativi russi di lanciare attacchi a Dobropillia, città nella regione di Donetsk, e al contempo difendono le proprie posizioni a Kharkiv e Zaporizhzhia, ha sottolineato, aggiungendo che "il fronte è forte". "La tendenza di quest'anno continua - ha affermato Zelensky - Dall'inizio dell'autunno, i nostri soldati hanno liberato più territorio di quanto i russi siano riusciti a conquistare. Lo stesso è accaduto in altri momenti di quest'anno". 

22 ott 2026

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