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Venezia-Lazio 0-2, Zaccagni-Noslin gol e Gattuso primo con Roma e Inter

(Adnkronos) - La Lazio batte due colpi e torna in vetta. I biancocelesti passano anche al Penzo, contro il Venezia, centrano la quarta vittoria nelle prime cinque giornate di Serie A e agguantano Inter e Roma in testa alla classifica di Serie A a 13 punti. Contro i lagunari, decidono le reti di Zaccagni e Noslin.  

La partita inizia con qualche difficoltà per la squadra di Gattuso. Al 16’, Mandas atterra Correia in area di rigore biancoceleste ed è penalty per gli uomini di Stroppa. Sul dischetto va Yeboah, ma Mandas lo ipnotizza e tiene a galla i suoi con una grande risposta. La gara si sblocca dagli undici metri, ma serve aspettare la ripresa: al 50’ Yeboah cerca di anticipare Taylor in area, l’intervento dell’attaccante è scomposto e l’arbitro Sozza assegna un nuovo rigore. Tira Zaccagni, che non sbaglia e torna al gol dopo dieci mesi, nel giorno della sua presenza numero 199 con i capitolini. Pochi minuti dopo, la Lazio raddoppia: cross dalla sinistra di Nuno Tavares e terzo tempo perfetto di Noslin, per il 2-0 che chiude i giochi e ammazza le speranze del Venezia. Dopo il pari contro il Milan, Gattuso torna a sorridere in vista della sosta nazionali. E a guardare tutti dall’alto, con la miglior partenza della storia del club.  

Dall'altra parte, sarà una pausa di riflessioni: i lagunari sono ultimi a zero punti.  

 

Dopo la sosta , la Lazio ospiterà il Monza all'Olimpico, domenica 11 ottobre alle 15. Il Venezia tornerà in campo lunedì 12 ottobre alle 18:30, in trasferta contro l'Atalanta. 

19 set 2026

Houthi lanciano attacchi contro siti sensibili a Riad e impianti petroliferi a Yanbu in Arabia Saudita

(Adnkronos) - Gli Houthi dello Yemen hanno annunciato di aver sferrato attacchi contro "siti sensibili" a Riad e impianti petroliferi nella città portuale di Yanbu in Arabia Saudita. "In risposta ai tentativi criminali del nemico saudita di colpire la capitale Sana'a... le Forze Armate yemenite hanno condotto due operazioni militari riuscite, impiegando un gran numero di missili balistici, missili da crociera e droni", ha affermato il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, in una dichiarazione su Telegram. "La prima operazione ha preso di mira siti sensibili nella capitale saudita, Riad, mentre la seconda ha colpito gli impianti della Aramco a Yanbu". 

 

Fonti militari hanno riferito oggi all'Afp che gli scontri nel sud dello Yemen tra le forze governative, sostenute dall'Arabia Saudita e i combattenti Houthi filoiraniani, hanno causato la morte di 48 persone nelle ultime ore. Secondo fonti militari governative, 17 soldati sono rimasti uccisi, mentre gli Houthi hanno parlato della morte di 31 combattenti. 

 

Un serbatoio di carburante del colosso petrolifero saudita Aramco, situato nei pressi dell'aeroporto internazionale di Riad, è in fiamme. Lo ha constatato un giornalista dell'Afp, dopo che alcuni abitanti della capitale avevano riferito di aver udito esplosioni e visto colonne di fume nero levarsi da una zona vicina allo scalo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, impegnati a domare le fiamme che si sprigionavano dal serbatoio, sul quale era visibile il logo della compagnia petrolifera nazionale saudita. 

 

Le missioni diplomatiche statunitensi in Israele e in Medio Oriente hanno diramato un'allerta di sicurezza generale per i cittadini americani nella regione, a causa dell'aumento delle tensioni e dei timori di una rapida escalation. Secondo l'ambasciata americana in Israele, l'Iran e i suoi proxy, tra cui gli Houthi, che hanno attaccato obiettivi in Arabia Saudita, potrebbero prendere di mira missioni diplomatiche, aziende e istituzioni americane in Medio Oriente e nel mondo. 

I cittadini sono stati avvertiti di possibili interruzioni dei voli e chiusure dello spazio aereo nella regione e sono stati esortati a mantenere un alto livello di vigilanza, a fare scorta di cibo e acqua e a scaricare applicazioni di allerta in tempo reale. 

 

19 set 2026

Rozzano, indagini sulle 'ronde': ipotesi percosse con odio razziale

(Adnkronos) - Sono percosse aggravate dall’odio razziale il reato ipotizzato dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Milano nell'informativa inviata in Procura sulle ronde effettuate nei giorni scorsi a Rozzano. 

In particolare - a quanto si apprende - le indagini si concentrano su quello che è successo mercoledì, quando la tensione è scoppiata al mattino per una presunta aggressione subita da una donna in auto e culminata in un violento pestaggio da parte dei residenti ai danni di un uomo marocchino, trasportato poi in ospedale. Scene di violenza che si sono ripetute in serata e nei giorni successivi, con 'ronde per la sicurezza' organizzate dai cittadini. 

Un arresto per droga e quattro persone denunciate è intanto il bilancio di un servizio straordinario di controllo del territorio svolto ieri sera dai carabinieri nel comune. Il servizio è stato disposto in sede di comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, "con una presenza rafforzata - spiega in una nota la Prefettura di Milano - nelle aree maggiormente interessate da situazioni di degrado e da fenomeni suscettibili di incidere sulla sicurezza e sulla vivibilità del territorio". 

Nel corso dell’intervento sono state identificate 57 persone e controllati 21 veicoli e un negozio. Un uomo è stato arrestato per spaccio e altri quattro, tutti con precedenti di polizia, sono stati denunciati per droga, reati contro il patrimonio e porto abusivo di armi. Il controllo straordinario ha permesso inoltre di sequestrare droga di vario tipo e un'arma. 

Nella notte, poi, in via Volta, i carabinieri della tenenza di Rozzano hanno denunciato una ragazza di 18 anni per resistenza a pubblico ufficiale. La giovane, in evidente stato di alterazione, aveva lanciato un cassonetto contro un'autolettiga. I militari hanno provato a farla calmare, ma lei li ha aggrediti, prendendoli a calci. Immobilizzata, è stata accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale San Paolo di Milano, perché continuava a essere in evidente stato di alterazione. I carabinieri non hanno fatto ricorso a cure mediche, ma uno di loro ha riportato un'escoriazione al ginocchio. L'episodio - a quanto si apprende - non ha nulla a che fare con le ronde per la sicurezza e le manifestazioni di protesta nel comune alle porte di Milano. 

19 set 2026

Roma-Inter, convalidato il secondo gol di Koné tra le polemiche: cos'è successo all'Olimpico

19 set 2026

Sla, Simone (Aisla): "Assistenza specialistica a domicilio con Ovunque vicini"

19 set 2026

Sla, Cerri (NeMo): "Fondamentale una presa in carico multidisciplinare"

(Adnkronos) - "Solo con una presa in carico multidisciplinare possiamo identificare precocemente eventuali problematiche e anticipare la malattia in alcune sue mosse. Solo in questo modo possiamo costruire una reale medicina personalizzata, che è anche uno degli obiettivi principali della ricerca scientifica. Curare in modo multidisciplinare significa conoscere a fondo la patologia, conoscere a fondo la persona con Sla e costruire insieme un percorso di cura che sia il più efficace possibile". Lo ha detto Federica Cerri, neurologo responsabile dell’area Sla del Centro clinico NeMo di Milano e specialista di Ovunque vicini, oggi a Milano in occasione dell’open day di Aisla. Durante la giornata persone con Sla e i loro familiari hanno potuto svolgere diverse attività e incontro all’interno della sede milanese dell’associazione. È stata anche l’occasione per conoscere meglio il progetto 'Ovunque vicini' nato per portare l'assistenza e le visite specialistiche direttamente a domicilio. 

"La Sla è una patologia che – prosegue Cerri – ad oggi rimane senza un trattamento farmacologico risolutivo, ma questo non vuol dire che non ci sia una possibilità di cura. La cura non passa esclusivamente attraverso il trattamento farmacologico, ma è un concetto molto più complesso. Cura vuol dire prevenzione, promozione, assistenza e qualità di vita e, quando la patologia progredisce, anche introduzione delle cure palliative. La Sla è quindi l’esempio più caratteristico di come la cura possa essere messa in atto in tutte le sue modalità". Cerri spiega che curare una persona con Sla "significa garantirgli la possibilità di esserci, come padre, come madre, come lavoratore attivo. L’obbligo che noi clinici abbiamo è identificare il bisogno del paziente e dare una pronta risposta affinché possa mantenersi attivo lungo tutto il percorso di malattia. Questo vuol dire riconoscere una disabilità, promuovere un’assistenza specifica con ausili personalizzati, restituire la capacità di comunicazione qualora la malattia l’avesse tolta e garantire una parte attiva nel percorso di cura lungo tutta la storia naturale della malattia". 

"La Sla è una patologia estremamente complessa ed eterogenea e questa eterogeneità non si conosce dall’inizio, ma emerge lungo il suo percorso. È quindi fondamentale che l’assistenza e la cura passino attraverso un’azione multidisciplinare. Multidisciplinarietà non vuol dire semplicemente mettere insieme professionisti, ma integrare le competenze specifiche di ciascuno affinché venga costruito attorno al paziente un percorso di assistenza e cura il più personale possibile. È questo, per esempio, il modello di cura adottato dai Centri clinici NeMo: un luogo in cui il paziente incontra gli specialisti necessari per individuare le eventuali problematiche legate alla malattia e dove si integrano le necessità determinate dalla patologia con ciò che il paziente ritiene giusto per sé, sempre nel rispetto della persona e con un’attenzione fondamentale alla specificità della malattia”" conclude Cerri. 

19 set 2026

Vicenza, precipita per 100 metri sulla Ferrata delle Anguane: morto escursionista

19 set 2026

Crosetto contro il Fatto: "Titolo falso, Italia non è in guerra"

(Adnkronos) - "L'Italia non è in guerra". Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, lo afferma in una nota in cui smentisce le ricostruzioni e il contenuto di articoli di stampa. "Il giornale 'Il Fatto Quotidiano”, nella sua edizione di oggi, ha superato sé stesso nella definitiva mistificazione dei fatti. Il titolo 'L'Italia in guerra senza dirlo agli italiani e al Colle' è falso, offensivo, ingannevole e gravissimo per la dignità del mio ufficio, il mio giuramento da Ministro, come per il Capo dello Stato, le Forze Armate, i cittadini. L’Italia non è in guerra. Il Parlamento non è stato 'escluso' da niente. Il Quirinale non è stato tenuto all’oscuro di nulla", dice Crosetto. 

La presenza militare italiana in Arabia Saudita "non è mai stata ‘segreta’. Sarebbe stato sufficiente consultare gli atti del Parlamento, dove più volte sono andato, come pure dove si sono recati anche il Capo di Stato Maggiore, il Comandante del Covi, il Ministro degli Esteri, i Sottosegretari alla Difesa, fornendo tutte le informazioni necessarie, e doverose, in merito a tale specifica missione. Ed io non ho 'minimizzato' l’attacco al nostro Eurofighter: l’ho seguito personalmente, l’ho comunicato ed ho chiesto le valutazioni operative sulla sicurezza del nostro personale. L'ho fatto di notte come di giorno, seguendo in ogni momento tutti gli sviluppi dell’attacco e sincerandomi, sempre personalmente, delle condizioni dei nostri militari. Il Fatto sta solo fingendo di produrre un ‘caso’ che non esiste: mischia dati qua e là, missioni diverse e decisioni assunte secondo precise e regolari procedure, li mescola e costruisce una storia politica che quei fatti non dimostrano". 

"Infine, sulle navi nel Mar Rosso, una cosa è bene ricordarla: dottor Travaglio, Guido Crosetto non ha né possiede navi. Nemmeno un gommone. Le navi sono della Repubblica Italiana e della Marina Militare e operano nell’ambito di Aspides, una missione dell’Unione europea, con un mandato ben preciso sul quale ho scritto una lettera aperta e urgente all’Alto commissario Kallas, ieri uscita ovunque, ma che non vi siete neppure presi la briga di leggere. La Difesa non è, né sarà mai, il giocattolo di un ministro. È un’Istituzione dello Stato, che può muoversi solo dentro leggi, mandati, procedure e responsabilità precise, definite, che passano sempre e comunque dentro il Parlamento e che solo questi può autorizzare rispettando leggi e Costituzione. Si può criticare il Governo. Si può criticare il Ministro. È il sale della democrazia. Ma raccontare agli italiani che il Ministro e il Governo li hanno portati di nascosto in guerra, tenendo fuori Parlamento e Quirinale, senza dimostrarlo con un solo fatto, non è critica. È mistificazione politica. E questa volta non passerò oltre e non fingerò indifferenza per rispetto della Repubblica, della Costituzione e degli italiani", conclude. 

19 set 2026

Scure di Trump sui giornalisti: niente accesso alla Casa Bianca per Cnn, Ms Now e Politico. "Assalto ai diritti, avanti con il nostro lavoro"

(Adnkronos) - Lo ha detto e lo ha fatto. Donald Trump ha bandito dalla Casa Bianca i giornalisti di Cnn, Ms Now e Politico "a causa della loro costante diffusione di notizie false!", ha sostenuto il presidente americano nel suo annuncio su Truth in cui ha minacciato di adottare altre misure contro "altre testate giornalistiche delle fake news". 

E i giornalisti oggi si sono visti negare l'accesso alla Casa Bianca. La corrispondente di Ms Now, Akayla Gardner, ha raccontato che il suo badge non ha funzionato ai tornelli della West Wing, e a questo punto "un agente mi ha chiesto di consegnare il tesserino che era stato disabilitato". Anche un fotografo dell'emittente è stato bloccato. Lo stesso è successo alla giornalista Betsy Klein della Cnn, con l'emittente che ha diffuso un comunicato di denuncia. "Oggi a giornalisti della Cnn è stato negato l'accesso alla Casa Bianca, la missione della Cnn di dare notizie sul governo continuerà a prescindere da ogni tentativo di limitare l'accesso fisico alla Casa Bianca o altri edifici governativi o altri tentativi di bloccare la nostra attività giornalistica - si legge nella dichiarazione - noi abbiamo il diritto sulla base della Costituzione di fare il nostro lavoro senza interferenze del governo e il bando è un assalto illegale al nostro diritto fondamentale". 

Le giornaliste hanno spiegato di essere state informate da agenti del Secret Service del fatto che il loro badge di ingresso era stato disattivato. Anche Ms Now ha diffuso una dichiarazione in cui si afferma la volontà di "intraprendere ogni passo necessario per difendere il Primo Emendamento e il ruolo essenziale del giornalismo indipendente nella nostra democrazia". "Noi stiamo fermi al fianco dei nostri conduttori, reporter e alla nostra redazione - continua la nota - continueremo a riportare notizie sul presidente, la sua amministrazione e su questioni che hanno un impatto per gli americani". 

Anche alla giornalista di Politico Cheyenne Haslett oggi è stato negato l'accesso alla Casa Bianca e le è stato ritirato il badge di ingresso. Lo ha reso noto con una mail alla redazione Jonathan Greenberger, direttore del giornale che, insieme a Cnn e Ms Now, è stato colpito dal bando di Trump. "Noi ci schieriamo al suo fianco e al fianco di tutti i giornalisti che scrivono di Casa Bianca, come abbiamo detto ieri noi difenderemo con forza i nostri diritti sanciti dal Primo Emendamento", si legge nella mail, facendo riferimento alla dichiarazione con cui Politico, subito dopo il post di minacce di Trump, ha affermato che "continuerà a scrivere di questa Casa Bianca e delle prossime". 

La White House Correspondents' Association (Whca), che rappresenta i giornalisti che seguono la Casa Bianca, ha chiesto il ripristino dell'accesso per i colleghi banditi, definendo la loro rimozione incostituzionale. "Il provvedimento odierno che revoca l'accesso ai giornalisti di Cnn, Politico e MsNow viola il Primo Emendamento', della Costituzione, che garantisce la libertà di stampa, ha affermato la Whca in una dichiarazione, esortando il presidente degli Stati Uniti a ripristinare l'accesso "immediato" per i giornalisti. 

"Molti alti funzionari della Casa Bianca sono stati colti di sorpresa dalla direttiva di Trump, annunciata mentre la capo dello staff Susie Wiles era fuori città, e non ne erano al corrente prima di vedere il post", rivela Politico. Citando fonti vicine alla Casa Bianca, il giornale scrive ancora che Trump in passato aveva cercato di mettere al bando altre testate, e ad un certo punto voleva confinare la stampa in un edificio distaccato, l'Eisenhower Executive Office Building, ma il suo staff l'aveva convinto a non farlo. 

Lo stesso ufficio stampa della Casa Bianca si è trovato quindi in difficoltà a rispondere alle domande dei giornalisti che chiedevano chiarimenti dopo la pubblicazione del post su Truth, limitandosi a fare riferimento appunto a quanto scritto dal presidente. Ma si conferma che "per Potus è reale e permanente" la decisione di mettere al bando queste tre testate, mentre alla Casa Bianca si starebbe già pensando a quali altre testate aggiungere, con Trump che ieri ha già indicato Washington Post e New York Times. 

Rispondendo alle domande di giornalisti che gli chiedevano che cosa l'avesse spinto a mettere al bando le testate, Trump ha detto che non si è trattato di un singolo fatto ma il risultato di "articoli cumulativi degli ultimi anni" che secondo lui sarebbero stati caratterizzati da "bugie" su di lui. 

"Una messa al bando del genere è assolutamente incostituzionale - ha dichiarato Bruce Brown, presidente del Reporters Committee for Freedom of the Press, dicendosi convinto che la mossa di Trump verrà velocemente bocciata dai giudici - il Primo Emendamento parla chiaro riguardo al fatto che quando la Casa Bianca invita dei giornalisti non può mettere al bando altri perché non gradisce quello che scrivono". 

19 set 2026

Fabio Maria Damato dopo il pandoro-gate: "Ferragni? Nessuno scontro ma non c'è più rapporto"

(Adnkronos) - Dall'ascesa alla crisi e alla fine di un impero: quello costruito negli anni da Chiara Ferragni e Fabio Maria Damato. Ospite oggi, sabato 19 settembre, a Verissimo, il manager ed ex braccio destro dell'imprenditrice digitale ha raccontato tutta la 'sua' verità sul caso del Pandoro-gate, tornando sul momento che hanno segnato la fine della sua collaborazione con Ferragni.  

Fabio Maria Damato, con lo scoppio del pandoro-gate, aveva deciso di rimanere in silenzio. Una direzione che oggi è cambiata: "Questa è pure la mia storia e anche io devo raccontarla", ha detto. Dopo un periodo particolarmente difficile, segnato anche dalla depressione, il manager ha deciso di ripercorrere quanto accaduto dal suo punto di vista, con grande lucidità, e senza mai parlare negativamente di Chiara Ferragni, che ha detto di aver sempre rispettato come "capo".  

Tra i due, ha raccontato Damato, non ci sarebbero mai stati dei veri e propri scontri, nemmeno dopo l'esplosione del caso. Il manager ha dato le sue dimissioni dall'azienda dopo circa due mesi. "Non mi sentivo più in linea con quello che l'azienda stava facendo. Io e Chiara non ci siamo nemmeno confrontati". Oggi, tra Damato e Ferragni non ci sarebbe più alcun rapporto perché "è difficile recuperare dopo aver trascorso così tanto insieme. Le nostre vite erano sottosopra in quel momento".  

Il manager ha ricordato il giorno in cui è esplosa l'inchiesta di Selvaggia Lucarelli, che ha portato all'accusa di truffa aggravata l'anno successivo. "Mi ricordo che è stata una sorpresa per tutti noi. Quando Selvaggia ha fatto la sua inchiesta abbiamo analizzato la collaborazione tra le due aziende" - Balocco e Ferragni - "insieme agli avvocati che erano a conoscenza di tutto quello che stavamo facendo".  

Damato ha ribadito di non aver percepito la pratica scorretta: "Per me era tutto una prassi di mercato. Io non ho mai avuto il dubbio, per me era tutto in buona fede. Quale poteva essere il vantaggio di un personaggio così noto a mettersi a rischio? In quel momento non c'era nessuna macchia su Chiara Ferragni".  

E sulle critiche ricevute per il video con la tuta grigia, Damato si dice estraneo a quella scelta: "Io avrei fatto una cosa del tutto diversa. Avrei spiegato le dinamiche dell'operazione, perché quando lo fai è tutto più trasparente. Avrei raccontato le storie delle persone che c'erano dietro le aziende. Io non so la gestazione di quel video. Chiara veniva consigliata anche da professionisti, come avvocati".  

I rapporti con Fedez? "Totalmente di circostanza. L'ho rispettato come marito del mio capo e ho sempre tenuto molto a mente quali fossero i limiti da non valicare". E sulle critiche per il famoso video con la tuta grigia, Damato spiega: "Io avrei fatto qualcosa di molto diverso, avrei spiegato meglio le dinamiche dell’iniziativa. Visto che è stato l’aspetto più criticato, probabilmente il pubblico avrebbe gradito sentire delle scuse". 

19 set 2026

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